GREYWIND
“Severed Heart City”
(FLG)
release: 16 - 01 - 2026
genere: pop punk, emo, pop rock, alternative
voto: 6/7
Line up: Steph O’Sullivan – vocals, Paul O’Sullivan – guitars
Tracklist: Acid Rain, I.K.A.M.F., Happy, Waterfall, Swerve, Make-Believe (LOVE ME), Moon, Let’s See If You Can Float, The Scarecrow, Cope In The Coma
Iniziamo l'anno con qualche recensione particolare ma sicuramente interessante. Il qui presente duo irlandese di fratelli che compongono la band Greywind sono arrivati, con questo ultimo “Severaed Heart City”, al secondo lavoro in studio (il primo ‘Afterthoughts’ risale al 2017 inframezzato dall'EP “Antidote” uscito lo scorso anno). Approdati quindi alla FLG (etichetta del Frontiers Label Group che si occupa di suoni più alternativi e modern rock) ecco l'uscita del freschissimo “Severed Heart City”. Un album che non segue i canoni hard'n'heavy ma si attesta su un suono moderno, dedito ad un emo pop con venature pop punk e pop rock e un pizzico di alternative, in stile Jimmy Eat World, Fall Out Boy, My Chemical Romance e Blink 182. Soprattutto quest'ultimi saltano all'occhio (o meglio all'orecchio hehe...nda) nei momenti più “punk” di questo lavoro. Il sound quindi? Beh ci sarebbe da fare un mix tra i testi e le tematiche e quanto, invece, il duo O'Sullivan fa uscire dalle casse dei vostri amplificatori. Al momento della recensione sta per uscire una intervista che ho fatto ad entrambi, vi consiglio di andare a leggerla per capire bene il loro mondo (ovviamente nella sezione journal/interviste del nostro website). Riporto pari pari quello che i due musicisti affermano, ovvero: “ La nostra band è stata creata dopo il suicidio di nostro zio e da allora siamo stati in un viaggio intenso, realizzando alcuni dei nostri sogni più grandi per poi vederceli strappati via. “Severed Heart City” è un luogo dove è normale essere tristi, depressi e sentirsi contro il mondo intero, ma è anche un luogo dove bisogna assicurarsi che nulla di tutto questo ti faccia mai rinunciare a te stesso o ai tuoi sogni...”. Ecco, leggendo questo, verrebbe da pensare ad un suono cupo, dark, melanconico invece no, tutto il contrario. Nonostante le influenze da loro stessi citate “Severed Heart City” sembra uscito da una session tra Avril Lavigne e i Blink 182. Le song, musicalmente parlando sono vivaci e capaci di infondere energia con quel piglio “giovanile” che sarà caro ai nostri ascoltatori più giovani. Steph, la biondina female singer, è capace di catalizzare coi suoi vocalizzi l'ascoltatore, perde un poco nelle sessioni acute dove la tonalità e la timbrica molto fine è fin troppo “pungente”. Fra tutte le song preferisco quelle più “dirette” e cattivelle come “Make-Believe (LOVE ME)”, “Let’s See If You Can Float”, “I.K.A.M.F.”, mentre la mia preferita potrebbe essere tranquillamente la conclusiva, “Cope In The Coma”, dove il sound si attesta su un tempo medio, grandi apporti melodici ma una buona interpretazione generale della nostra cantante. Disco consigliato a tutti gli amanti di questo genere musicale.
Roby Comanducci
THOMAS RAGGI
“Masquerade”
(RCA)
release date: 5 /12 /2025
genere: rock, alternative rock
voto 7+
Line up: Thomas Raggi - vocal, guitar. Guests: Tom Morello, Nic Cester, Chad Smith, Matt Sorum, Serge Pizzorno dei Kasabian, Beck, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, Maxim dei Prodigy e Nic Cester dei Jet.
Tracklist: Getcha! (with Nic Cester, Chad Smith & Tom Morello), Keep The Pack (with Matt Sorum & Tom Morello), Lucy (with Taylor Cameron Upsahl female singer alternative/indie/pop punk Usa, Hama Okamoto bass guitarist and member of the rock band Okamoto's from Tokyo & Chad Smith), Cat Got Your Tongue (with Sergio Pizzorno), For Nothing (with Matt Sorum), You Spin Me Round Like A Record (with Alex Kapranos), The Ritz (with Luke Spiller), Fallaway (with Maxim)
Ma guarda cosa sto per recensire; il primo debut album solista del chitarrista dei......? Maneskin! Ex chitarrista, poiché ad ora si sono sciolti e, comunque, giovane ventiquattrenne sicuramente interessante come artista e indubbiamente la vera “colonna portante” musicale del suo ex gruppo. Ammetto che a suo tempo recensii il debut dei Maneskin (bistrattati dal nostro mondo rockettaro e ritenuti solo un prodotto preconfezionato) e ricordo rimasi sorpreso da un album anche se iper prodotto e “spinto” a dismisura da stampa e media. Ok. Ma qui non si parla dei Maneskin, ma di un giovane chitarrista che ci ha regalato un dischetto niente male di chitarra moderna, molto alternative con – vistosi- accenni ai RATM mettendoci comunque una sua impronta personale. Sappiamo tutti dell'amore (musicale) del nostro per John Frusciante (anche se tra i suoi “idoli” figurano anche Slash, Page e altri) e del lavoro in studio completamente coadiuvato, diretto e prodotto da Tom Morello. Ovvio, da questo si può facilmente dedurre una influenza marcata degli artisti appena menzionati che, uniti alla lunga lista di guests presenti, ha sicuramente “condizionato” il risultato finale. Però, anche se questo “Masquerade” è sicuramente stato studiato a “puntino” nulla mi vieta dal dire che suona sfacciatamente cool e aggressive e il buon Raggi sia indiscutibilmente un buon compositore oltre che esecutore. Veniamo al disco allora. Si parte col “botto”, nelle due song d'apertura “Getcha!” e “Keep The Pack” dove si riscontra tutta la violenza e aggressività ribelle dei maestri Rage Against The Machine con un ottimo guitar work di raggi che cesella anche un bel solo su”Keep...”. La successiva “Lucy” rallenta gli animi ma rimane su stilemi alternative rock con l'aggiunta della graziosa interpretazione della female singer Upsahl che impreziosisce non poco il risultato finale. Altro pugno nello stomaco è la corrosiva “Cat Got Your Tongue” - con la presenza di Serge Pizzorno dei Kasabian – per un altro momento di pura adrenalina che vi farà saltare come cavallette nella vostra stanza. “For Nothing” è una song lenta, se vogliamo una ballad, dal gusto armonico sopraffino, elegantemente arrangiata suonata e cantata. Bella! Una cover mancava? Eccola: “ You Spin Me Round Like A Record” dei Dead or Alive (featuring Alex Kapranos) eseguita egregiamente con un piglio decisamente mordace in linea col contesto di “Masquerade”. E' il momento della song, a mio modesto parere, clou dell'intero disco: “The Ritz”. Un rock alternativo pulsante che mette in risalto la chitarra di Raggi con un bel solo e una compattezza di sound lodevole. Energia e cattiveria (dosata) sempre al punto giusto. Chiude l'album un'altra song di indubbio interesse, “Fallaway”, caratterizzata sempre da questo suono di chitarra saturo e compresso, ma sempre stemperata da ottime chorus line che si conficcano nel cervello dell'ascoltatore. Bravo Thomas, continua così!!!
Roby Comanducci
RONNIE ROMERO
“Backbone”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 24 -10 - 2025
genere: hard rock
voto: 7
Line up: Ronnie Romero - lead and backing vocals, José Rubio - guitars and bass guitar, Chris Allan – drums, Alessandro Bertoni - keyboards and piano, Russ Ballard - backing vocals in “Hideaway”, Kee Marcello - lead guitar in “Hideaway”, Jiri Rambousek – guitars in “Running Over”
Tracklist: Backbone, Bring The Rock, Lost In Time, Never Felt This Way, Hideaway (Run), Lonely World, Keep On Falling, Eternally, Running Over, Black Dog
Dopo averci regalato l'ottimo live album "Live at Rock Imperium Festivals" e dopo la sua stratosferica performance all'ultimo Frontiers Festival, il grande vocalist cileno pubblica anche un nuovo album di canzoni nuove, aiutato anche, nel caso del singolo "Hideway" da due eccellenti nomi quali Russ Ballard e Kee Marcello. Inutile credo, oramai, presentare chi è costui; Ronnie è entrato di diritto nell'attuale gotha dei masters of vocals mondiale. La sua ugola – che deve molto al piccolo/grande folletto Ronnie James Dio – ci ha regalato emozioni intense nelle sue numerose interpretazioni di cover dello stesso Dio ma anche Rainbow e di tanti altri mostri sacri dell'hard rock. Ed è proprio da qui che proviene il suo background; un suo album suona come un disco dei Rainbow ma con un arrangiamento attuale che conferisce ancora più potenza al prodotto. Tutte le tracce presenti su "Backbone" sono di buona caratura; forse, l'unica "pecca" - ma perché voglio trovare il cosiddetto "pelo nell'uovo" - è una leggera uniformità dei brani: manca probabilmente qualche song che si elevi dal "mucchio" per conferire maggiore originalità all'album. Ma non ci facciamo molti problemi, il disco scorre bene e i brani hanno tutti la giusta dose di grinta ed energia. Interessante "Hideway (Run)", dove il nostro è stato aiutato nel songwriting da un altro mito, Russ Ballard, e da Kee Marcello che ci regala anche un gradevole guitar solo. Impressionante – come sempre – l'incisività dell'ugola di Ronnie nell'interpretazione della melanconica semi ballad "Lost In Time" oppure nel poderoso hard rock che scaturisce da tracce quali "Running Over", "Never Felt This Way", "Lonely World" che non avrebbe sfigurato su "Sacred Heart" di R.J.Dio, o la veloce "Black Dog". Insomma.... per chi ama incondizionatamente l'hard rock di "vecchio stampo", questo disco è un vero affare. Fatelo vostro!
Roby Comanducci
LYNCH MOB
“Dancing With The Devil”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 28 – 11 – 2025
genere: class metal
voto: 7.5
Line up: George Lynch – guitars, Gabriel Colon – vocals, Jaron Gulino – bass, Jimmy D’Anda – drums
Tracklist: Dancing With The Devil, Pictures Of The Dead, Saints And Sinners, Lift Up Your Soul, Love In Denial, Machine Bone, Follow Me Down, Golden Mirror, Sea Of Stones, The Stranger, Somewhere (Bonus Track)
La superband creata dal' axe-men George Lynch ci ha regalato il suo ultimo capitolo, dopo il quale chiuderà i battenti, conscia di aver regalato a milioni di fans nove album e tantissime emozioni. Il loro esordio è targato 1990, la band è praticamente la creatura di Lynch che, abbandonati i Dokken, ha voluto cimentarsi in un suo progetto. Ed ha avuto ragione. Il gruppo ha avuto numerosi avvicendamenti di line up, tra tutti citerei la presenza - in passato - del bravissimo Oni Logan e Mark Mason alla voce, Mick Brown alla batteria, James Lomenzo e Marco Mendoza al basso....ma la lista si grandi artisti potrebbe continuare ancora per molto. Una carriera di 35 anni inframezzata da due stop/scioglimenti e successive reunion, che hanno comunque permesso alla band di rimanere ben salda nel music world senza mai essere dimenticata dai numerosi fans. In questo ultimo atto "Dancing With The Devil" troviamo la medesima line up del penultimo e interessante "Babylon" (2023) ed anche l'energia e la creatività espressa non sono da meno. L'album è un puro esempio di class metal americano: chitarre taglienti, sezione ritmica pulsante, parti vocali cristalline e ammalianti, refrain accattivanti e, ovviamente, un guitar world da primi della classe. E' veramente bello poter paragonare questo ultimo full lenght album all'esordio, il mitico "Wicked Sensation"; il fattore basilare di George è quello di essere stato capace di mantenere il marchio del suo sound senza mai sterzate preoccupanti di stile. Se uno si appresta all'ascolto dei Lynch Mob sa già bene cosa troverà e difficilmente rimarrà deluso. Ok, alcuni album sono stati autentici masterpiece, altri meno, ma la qualità media è sempre stata di elevata caratura e, per fortuna, "Dancing..." non è da meno. Assolutamente! Gabriel Colon, il singer, non ha nulla da invidiare a tanti suoi illustri predecessori e qui dà una prova veramente superlativa di potenza sì, ma, soprattutto, modulabilità, colori e carisma. Il disco parte alla grande con il potente class metal di "Dancing With The Devil" ma non perde mai un colpo. Altre song da segnalare sono "Saints And Sinners", "Machine Bone", l'intrigante e ammaliante strumentale "Golden Mirror", dove George – senza strafare – ci da un saggio della sua bravura ma, soprattutto, del suo gusto nel creare con la sua sei corde momenti di assoluto pathos. D'effetto anche la lenta "Sea Of Stones" dove atmosfere eteree e ipnotiche mettono in risalto la voce di Gabriel. Chiude l'album una bonus track "Somewhere" che riprende il classico stile del gruppo e ci saluta consegnandoci ancora una volta un disco tutto da ascoltare e assaporare. Grazie George, grazie Lynch Mob!
Roby Comanducci
