STRYPER
“The Greatest Gift Of All”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 21-11- 2025
genere: class metal
voto: 7 +
Line up: Michael Sweet - lead vocals/lead & rhythm guitar, Robert Sweet – drums & percussion, Oz Fox - vocals/lead and rhythm guitar, Perry Richardson - vocals/bass
Tracklist: The Greatest Gift Of All, Go Tell It On The Mountain, Heaven Came (On Christmas Day), Little Drummer Boy, Still The Light, Silent Night, On This Holy Night, Joy To The World, Reason For The Season, Winter Wonderland
Domanda, credo, assai banale: chi dovrebbe fare un disco di Natale, metal, con tutti i "crismi"? Semplice, gli Stryper! Ed invece la christian metal band per eccellenza, dopo 40 anni di onorata carriera, oltre 10 milioni di dischi venduti e una corposa discografia alle spalle, non ha mai esaudito questa che – tra l'altro – è da sempre stata una forte richiesta da parte dei propri fans. Oh bene... alla fine il Natale 2025 ha fatto in modo che Mr. Sweet and Co. ci regalassero il loro album di Natale. Al momento in cui scrivo – purtroppo – il buon Michael Sweet ha comunicato al mondo di avere un tumore alla tiroide e si sta curando a dovere per cercare di venirne fuori al più presto, non intendendo minimamente abbandonare progetti e lavori in corso – grandissima forza di volontà!!!! Noi siamo tutti con lui e glielo auguriamo; lo vogliamo al 100% al prossimo Frontiers Festival, dove la band sarà uno dei tre headliners! Forza Michael! Ok, torniamo ad argomenti più belli ed è proprio il caso di dirlo dopo l'ascolto di "The Greatest Gift Of All". L'album è stato strutturato in dieci song, metà delle quali ripescano grandi hit natalizie rivisitate in chiave Stryper e le altre cinque sono brani originali. Quattro di ultima incisione ed una, "Reason For The Season" originalmente scritta nel 1985 Il risultato finale è sicuramente interessante e fila via liscio senza intoppi; le song "natalizie" sono metallizzate al punto giusto – tranne la sacrosanta "Silent Night" che viene riproposta sempre in versione melodica ma con una bella interpretazione vocale del singer – e le song originali sono di buona caratura, soprattutto la corposa e veloce opener /title track, un up tempo che ripesca l'aggressività dei primi periodi, "Soldiers Under Command" et similia. Le altre nuove song sono: "Heaven Came (On Christmas Day)", un elegante heavy rock, "Still The Light", puro class metal, "On This Holy Night", un hard rock che non eccelle ma si lascia ben ascoltare e la già menzionata "Reason For The Season" qui ripresa e ri-arrangiata. Viceversa ho notato che la scelta delle song di Natale ha accostato brani super conosciuti come la famosa "Silent Night" ad altri più sconosciuti, perlomeno dalle nostre parti. Tra tutti ho apprezzato molto la cadenzata "Little Drummer Boy" dal risultato incisivo e corposo, e la bellissima " Winter Wonderland" un brano del 1934 qui stravolto in un pezzo veloce sorretto da un drumming possente e coinvolgente e un ritornello interpretato dai nostri che fa venir voglia a tutti di fare festa. Sicuramente uno dei momenti top dell'intero disco, insieme alla title track! Se volete farvi un regalo, mettete sotto l'albero "The Greatest Gift Of All", farete sicuramente felice qualcuno.
Roby Comanducci
DROIDGLOW
“Neon Inferno”
(NewRetroWave Records)
release date: 24 – 10 - 2025
genere: darksynth, metal, cyberpunk
voto: 7 +
Line up/credits: Lorenzo Figini
Composed, Performed, Produced, Mixed & Mastered by Droidglow
Except: 'The Hunter': composed, performed & produced by Droidglow, Shaun Phillips (House Of Serpents) & Thorr, mixed & mastered by Thorr. 'Worship': composed, performed & produced by Droidglow & Celina, mixed & mastered by Celina. 'Goodbye': composed, performed & produced by Droidglow & Thorr, mixed & mastered by Thorr.
Tracklist: Neon Inferno, Necromancer, The Hunter (with House Of Serpents and Thorr), Totem, Revenant, Worship (with Celina), Life, Spiteful, Slip, Oscillator, Goodbye (with Thorr)
Prendiamola "larga". Eravamo a fine anni ottanta, il sottoscritto – glamster cotonato e truccato – usciva da Transex, famoso negozio di dischi e indumenti in via Cappellari, Duomo, con due ellepì appena acquistati. Un rockers, all'uscita del negozio, mi fermò – premessa, allora ci si conosceva un po' tutti...eh già – e mi disse: "hey Rob ma che ca*** hai preso?" Avevo acquistato un album dei Boston e l'ultimo dei Voidov. Due generi diametralmente opposti nel rock world. Il mio amico si stupiva, perché non capiva come uno potesse ascoltare musica così diversa. Ok, direte voi, ....cosa c'entra con questa recensione? Non vi biasimo. Cathouse, dal lontano '97, è nato per la rivitalizzazione del rnr ma ha anche avuto sempre visioni "aperte". Io credo che la musica buona, la musica che dà energia, la musica che ti fa scuotere le budella, la musica che sparata "a palla" fa scappare il vicino, non sia solo metal, rock, alternative... ma possa far parte anche di mondi "paralleli" e vicini, senza per forza essere parte integrante di un sound prettamente heavy, da headbanging e corna al cielo! Quindi, ecco il motivo per qui nella sezione recensioni del nostro sito potete leggere la mia opinione su questo eclettico album dei bravi Droidglow. A seguito del concerto degli H.E.A.T a Milano, dove i miei amici e collaboratori hanno presenziato e fatto il live report e anche intervista ai Midnight Ranger, ho avuto la fortuna di contattare Lorenzo Figini; cuore, anima e musicista di questo progetto che fa uno stile simile agli appena menzionati MR. Tra l'altro, se non erro e dalle info ricevute, il disco esce per la medesima etichetta dei Midnight. Bene. Mi sono fatto dare questo debut album "Neon Inferno" e, ammetto, che oramai da diverse settimane almeno due o tre passaggi ogni week me li "sparo" a palla dal mio stereo. Non nego, e di musica potente ne ho ascoltata e ne ascolto quotidianamente, che l'energia sprigionata da "Neon Inferno" è portentosa e gli da diritto assoluto di comparire nelle colonne del sito Cathouse Italy! Fate conto di prendere un frullatore e preparare un corrosivo mix tra Midnight Ranger, Killing Joke - periodo "Pandemonium"- , qualcosa degli industrial metallers Swamp Terrorist – periodo "Combat Shock", gli elettronici Sigue Sigue Sputnik – periodo "Flaunt It" e ovviamente una bella dose di originalità. Ecco, questo è il risultato di questa "bomba" di pulsioni ed energia che sono i Droidglow. Il loro sound si può definire come un darksynth anni '80 con influenze metal, cyberpunk e un pizzico di industrial. Il risultato? Un pugno nello stomaco. Si parte con la breve e interessante title track per proseguire con "Necromancer", song aggressiva ma stemperata da synth che cesellano eufonie lodevoli e un ritmo che farebbe ballare anche i morti. Il sound è molto computerizzato, la produzione è elettronica pura, ma l'utilizzo di drum machine (o campionamenti) e chitarre crea un vortice di empatia con l'ascoltatore eccelso. Le chitarre non sono sempre presenti, ma quando ci sono contribuiscono a dare la sterzata vincente e a rendere la song cruda e palpitante come un ossesso. Ne è esempio "The Hunter" song anche cantata, featuring Shaun Phillips (House Of Serpents) & Thorr. Vi assicuro che una traccia del genere farebbe "sfigurare", come energia trasmessa, diverse "classiche" rock band. Diciamo che a farla da padrone sono rhythms and driving beats, pulsanti e corrosivi come un veleno che ti stordisce ma non ti uccide anzi, ti rende partecipe del suo mondo fatto di pura adrenalina. Un altro brano (ma tutte le tracce sono valide senza nessuna esclusione) che ascolto ripetutamente è "Revenant"; pura ritmica ed energia che mi ricorda i miei amati Killing Joke del disco sopra menzionato. Avvolgente l'atmosfera dark e cupa della pulsante e cibernetica "Spiteful". Insomma.....inutile proseguire; il mio consiglio è di cercare e fare vostro questo album. Non ve ne pentirete e, anche se siete defenders e rockers, vi garantisco che "aprendo un poco la mente" riuscirete a godere anche di queste incredibili sonorità. Bravi!
Link https://www.instagram.com/droidglow/
Roby Comanducci
GABRIELE BELLINI “Regeneration 4.0 – One Day I Will Sing Song”
Written by RobertoGABRIELE BELLINI
“Regeneration 4.0 – One Day I Will Sing Song”
(QuaRock)
release date: 2025
genere: guitar oriented
voto: 8
Line up: guitars, songwriting and production, Michel Agostini – drums, Loenzo Meoni – bass. Vocals: Gabriele Bellini (track 9), Cristina Cassarà (track 10), Lorenzo “Bobby” Masi (track 11)
Tracklist: “Bugs con the Brain”, The Age ofHate, Noos, Dirty Diamonds, Aion, Less Distant, Rush 'n' Reset, Eiai, End Connection, Insieme a te sto Bene (Lucio Battisti cover – feat. Cristina Cassarà), Bad Guy (Billie Eilish cover feat. Lorenzo 'Bobby' Masi). The Realm of Acoustic Spaces
E' stato un grosso piacere ricevere il nuovo parto discografico che – tra l'altro – festeggia il lodevole traguardo del 40° anno di attività del maestro e guitar hero italiano, Gabriele Bellini. L'album uscito in questa ultima parte del 2025 racchiude un vero must di bravura, ecletticità, tecnica, innovazione, modernismo e anche agganci col passato. Avevo, due anni fa, recensito l'eccellente “Motus” e adesso mi ritrovo nel recensire questa nuova chicca che piacerà sì ai guitar maniacs e fanatici della sei corde ma, importante, anche a tutti coloro che vogliono ascoltare MUSICA vera, con sana innovazione, avanguardista anche, insomma un tripudio di classe senza mai finire nel mero esibizionismo o masturbazione dello strumento. Anche con questa occasione il buon Gabriele ha differenziato non poco i vari brani inserendo addirittura, come ci aveva già abituato in passato, eccelse cover giustamente “stravolete” con una iniezione del suo stile. Parliamoci chiaro; in italia abbiamo raggiunto vette importanti tra composizione/autori musicali del nostro beneamato genere musicale, non si vive solo di musica esterofila, godiamoci e valorizziamo i nostri artisti! L'album parte veloce e col botto con “Bugs con the Brain”, un up tempo capace di far saltare sulla sedia anche un morto. Il tutto viene poi smussato dalla tranquilla “The Age of Hate” che parte melanconica e poi si sviluppa nel prosieguo in un concentrato di suoni ed emozioni più coinvolgenti, fattore che mi rimembra il buon Steve Vai periodo “Flex - Able”. Tocca a “Noos” e cosa dire, Gabriele continua a stupirci con una profusione e comunanza di suoni che spaziano dall'ipertecnico al sognante, in certe sue canzoni sembra di essere trasportati in un'altra dimensione. Torniamo invece a un groove più hard con la successiva “Dirty Diamonds”, bella ed energica al punto giusto che poi ci trasporta alle atmosfere eteree e suadenti di “Aion”. “Less Distant” è un altro piccolo gioiello di tecnica e melodia con la capacità innovativa di Bellini di rendere un brano unico nel suo genere e stile. Rockettari, non demordete perché è in arrivo un altro pezzo su base hard, “Rush 'n' Reset”, che piacerà a tutti, dai fanatici dello strumento a chi semplicemnete gode nell'ascolto di un brano fortemente heavy rock senza cadere nella banalità. Ottimo. Un pezzo che mi ricorda i Cacophony del duo Marty Friedman e Jason Becker! Ok...adesso tranquilliziamo gli animi con la song acustica “Eiai” che si avviluppa in un turbinio di emozioni e pathos da far“accapponare la pelle”. Eccelso. “End Connection” riporta il guitar sound su stilemi hard, con un suono compresso e saturo, la giusta aggressività mista a originalità e colpi di genio come, a circa un minuto dalla fine, la trasformazione della song in semi acustica con il cantato del bravo Gabriele. Arriviamo dunque alla prima cover e con stupore (positivo ovviamente) troviamo una rivisitazione in “chiave Bellini” del classico “Insieme a te sto Bene” di Lucio Battisti, cover, qui interpretata, dalla brava vocalist Cristina Cassarà. Cosa dire; inizio ovviamente melodico e ammaliante per poi nel refrain e prosieguo alternanza di parti aggressive e quasi “speed”.... difficile descriverlo, bisogna assolutamente ascoltarlo. E vi assicuro che rimarrete stupiti! Altra cover, “Bad Guy” di Billie Eilish featuring il bravo singer Lorenzo 'Bobby' Masi, brano più attuale e contemporaneo ma qui reso al suo meglio. Per chiusura di un album di alto livello troviamo “The Realm of Acoustic Spaces”; song con alterna diversi stili; da momenti semi acustici ricchi di pathos ed eufonie che avviluppano l'ascoltatore in un mondo astratto per poi evolversi quasi in un contesto cinematico, pomposo, da colonna sonora. Brano di 12 minuti capace di racchiudere al suo interno una moltitudine di suoni e colori. Senza ombra di dubbio, per il sottoscritto, “Regeneration 4.0 “ è uno dei dischi top usciti nel 2025. Fatelo vostro!! Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - https://www.instagram.com/gbgabrielebellini/
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Roby Comanducci
WILL O’ DUSK
“The Long Lasting Dusk”
(Diotima Records)
release: 28 – 11 - 2025
genere: hard rock, post grunge, rock
voto: 7.5
Line up: Riccardo Maria Barchiesi – vocals, Danilo Casali – guitars, Stefano Grossi – bass, Luca Gambazza - drums
Tracklist: Break in case of Emergency, Heartbreak Dust, Crossroads, Lucifer's Tears, White Shadow, Let It All Explode, Take it 'til you make it, Slowmo, Whirehouse Road, Last Drop
Sicuramente una bella sorpresa questa dei Will O' Dusk. Grazie al contatto di Pamela della www.neeceeagency.com ho avuto il piacere di presenziare alla presentazione live del debut album al Pogue Mahone's Pub di Milano – e fra poco sarà online anche l'intervista fatta post live – e di ricevere per tempo il loro interessante album. Cosa dire: io oramai ho diversi anni sulle spalle di music world e ho visto tantissime band nascere e morire, alcune vere e proprie meteore, altre tuttora attive dopo anni e capaci di emergere e sopravvivere in questa giungla del rock business. Questi quattro ragazzi, ammetto, mi hanno fatto una gradevole impressione e, parlando con loro, ho percepito quel “fuoco” che dovrebbe essere proprio di ogni combo musicale quando muove i primi passi. Riccardo è un ottimo vocalist, apprezzabile nelle tonalità alte ma soprattutto ammaliante nei passaggi medio bassi. La sua interpretazione vocale è modulabile al punto giusto e fa la differenza (anche se dal vivo sono stati molto bravi). Danilo, è un bravo chitarrista, molto “seventies oriented” se mi permettete, con la giusta attitudine e – a mio avviso – un amore verso Joe Perry (come guitar sound style) e quindi buona tecnica esecutiva anche molto originale. Stefano e Luca, la sezione ritmica, sono validissimi e riescono a creare il giusto tappeto sonoro sul quale poi si sviluppa il sound del gruppo (pregevole l'assolo di batteria fatto dal vivo da Luca...nda). Ma veniamo a questo nuovo “The Long Lasting Dust”. L'album è molto particolare anche a livello di testi: il songwriting infatti è un viaggio tra la parte più introspettiva e oscura che va a contemplare anche il dolore e la solitudine e la seconda parte invece che si sviluppa su tematiche di resilienza, amore, luce e voglia di vivere e imporsi con le proprie idee. Sicuramente interessante e intenso per chi fa dei testi, la parte principale di un album. La musica invece? Beh, non è da meno, anzi, a mio modesto parere, è il punto forte del disco; qui siamo al cospetto di un ragionato mix di generi musicali (difatti i vari musicisti hanno contribuito tutti alla stesura apportando ognuno le diversificate esperienze musicali). Si va dal rock anni settanta ad accenni southern. Si abbraccia il rock più moderno – epopea post grunge – per ammiccare anche a momenti heavy rock ma anche pop rock. La cosa bella è con non ci si stanca mai, poiché l'album non è monotematico bensì ad ogni song ti sorprende. Si parte con un hard rock venato di seventies “Break in case of Emergency” che ci presenta subito una gradita alternanza di parti melodiche e refreain accattivanti a momenti di puro hard sound, il tutto impreziosito da un grintoso riff e guitar work. Si prosegue con “Heartbreak Dust” anch'essa dedita ad un rock settantiano, sempre però stemperato dal gusto dei nostri e quel pizzico di freschezza attuale con non guasta mai. Interessante il guitar solo di Danilo. E' la volta di “Crossroads” dove il rock si modernizza andando ad accarezzare la seconda metà degli anni novanta, con un approccio più “leggero” ma comunque su base sempre hard. “Lucifer's Tears” invece è più rocciosa, forse uno dei brani più “heavy” dell'intero contesto; ottima interpretazione vocale del bravo Riccardo che si erge su un guitar work incisivo e ficcante, come anche il guitar solo e la parte ritmica pulsante e precisa come un treno. Dopo tanta energia ecco la dolce “White Shadow” che placa gli animi regalando gaudiose armonie. Pensavate in un calo di tensione dopo la ballad? Sbagliato! Eccovi servita la spumeggiante “Let It All Explode” che vi farà ballare al ritmo di un hard'n'roll accattivante e ben arrangiato. “Take it 'til you make it” continua a deliziarci cambiando ancora tiro; un malizioso e moderno rock – post grunge direi - aggraziato da un ficcante refrain. Song assolutamente consigliata per passaggi radiofonici anche se – preciso – non è un brano commerciale che ci porta alla particolare e “alternativa” “Slowmo”; un brano che strizza l'occhio ai grandi RHCP con quella scanzonata voglia di divertirsi unita ad una forte capacità di intrattenimento ed energia. Ottima. Arriviamo alla penultima “Whirehouse Road” che ci riporta su un sentiero rock più retrò. Cadenzata e potente al tempo stesso ma, comunque, stemperata da chorus line ad effetto. “Last Drop“ ha il compito di chiudere il disco e lo fa nel migliore dei modi con quel suo mood quasi “glamour” e un ritornello che dal vivo farà la gioia dei fans. Cosa dire ragazzi.... se tutti gli esordi discografici fossero di questa caratura si potrebbero fare sonni tranquilli sul roseo futuro del nostro beneamato settore rock.
Roby Comanducci
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