SHAKRA
"Just Live Loud!"
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 04-09-26
genere: hard rock
voto: 9
Line up: Thom Blunier – lead guitars, Mark Fox – vocals, Thomas Muster – guitars, Cyril Montavon – bass, Roger Tanner – drums.
Tracklist: Let The Show Begin, Wasteland Warriors, Just Live Loud!, Left Outside Alone (Feat. Seraina Telli), Demon Of The Night, Legends Never Die, Lost Generation, When We Were Young, Another Day In The Universe, New Tattoo, High Above The Storm, Screaming Silence, Left Outside Alone (Solo Version).
Quando parliamo del rock più heavy della svizzera, il pensiero corre subito a loro: gli Shakra. I veterani svizzeri tornano sul mercato con il loro nuovo capitolo discografico intitolato Just Live Loud! Un lavoro che conferma nuovamente la caratura di questa band capace di mantenere accesa la fiamma dell'hard rock europeo. Il disco parte subito con il piede sull'acceleratore con brani come “Let The Show Begin” e “Wasteland Warriors” che chiariscono immediatamente le intenzioni: riff quadrati, sezione ritmica d'acciaio e la solita garanzia vocale offerta da Mark Fox. Fox ha registrato le parti vocali direttamente nel proprio studio casalingo durante un periodo di profonda introspezione personale, e questa urgenza espressiva si riflette chiaramente su tutta la scaletta. La title track “Just Live Loud!” è un vero e proprio inno da palcoscenico, pensato per far tremare i concerti della prossima stagione. In questo album troviamo una novità storica per la discografia degli Shakra, ovvero la loro primissima cover ufficiale in oltre trent'anni di carriera, e il primo vero duetto. Per l'occasione la band ha chiamato a raccolta la connazionale Seraina Telli e hanno scelto il brano “Left Outside Alone”, celebre successo pop firmato da Anastacia nel 2004. L'intreccio vocale tra la grinta graffiante di Fox e la carica espressiva di Seraina trasforma il pezzo originale in una bomba hard rock di rara potenza. La seconda metà del disco non cala di tensione, alternando brani dall'impatto frontale come “Demon Of The Night” e “Screaming Silence” a momenti più atmosferici e ragionati come “When We Were Young” e “Another Day In The Universe”. La produzione curata dal chitarrista Thom Blunier riesce a bilanciare la freschezza dei suoni moderni con l'impostazione analogica e ruvida che da sempre costituisce il marchio di fabbrica della formazione. In conclusione, Just Live Loud! si mostra un album maturo. Gli Shakra dimostrano di non aver perso un centimetro di grinta, firmando un lavoro che sa essere contemporaneamente un omaggio al proprio solido passato e un deciso passo in avanti nel circuito hard rock internazionale. Un ascolto obbligato per chiunque si nutra di riff potenti e melodie ad alto voltaggio.
Katia D'Amato
GRAND
“Guilty Pleasure”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 21-08-26
genere: Aor
voto: 8
Line up: Mattias Olofsson – lead and backing vocals, Jakob Svensson – guitars and backing vocals, Maja Thorén – keyboards and backing vocals, Johannes Arvidsson – bass guitars, Axel Nilsson – drums and percussion.
Tracklist: Wild Heart, Guilty Pleasure, Have A Little Faith In Me, Coldhearted, Party Galore, Still So beautiful, I'm Ready, Undo, Amelie, Beggin', Love Me Or Leave Me.
“Guilty Pleasure” è il terzo album in studio dei Grand, band svedese nata nella periferia di Stoccolma e protagonista della nuova scena AOR scandinava. Un elemento particolarmente importante di questo terzo capitolo è l’evoluzione della formazione: i Grand sono passati dalla configurazione iniziale a un quintetto. La presenza di tastiere, sezione ritmica e cori all’interno della nuova formazione contribuisce a dare una completezza maggiore al sound. Il punto forte di ”Guilty Pleasure” è sicuramente la cura della produzione. Il sound dei Grand si fonda su un equilibrio abbastanza preciso… le tastiere non sono semplicemente un elemento di accompagnamento ma costruiscono l’atmosfera dei pezzi e contribuiscono a dare al disco quella dimensione “cinematografica” tipica dell’AOR. Le chitarre di Jakob Svensson, invece, mantengono il legame con il melodic rock, evitando generalmente di trasformare l’album in un disco hard rock tradizionale. Un altro elemento importante è sicuramente la voce di Mattias Olofsson, caratterizzata da un timbro giovanile che dona all’album un tocco espressivo, appassionato e diretto. L’album si apre con “Wild Heart”, una scelta atipica e anche un po’ azzardata, ma vincente: un brano dai toni più morbidi e romantici. Si passa poi alla title track “Guilty Pleasure” che cambia immediatamente atmosfera. È più leggera, diretta e pop-oriented, con un ritornello costruito per essere ricordato al primo ascolto. Ma ci sono due pezzi in particolare che mi hanno colpita: “Still So Beautiful” con il suo fantastico assolo di sax e “Amelie” per il suo significato profondo che tocca tematiche anche attuali. “Guilty Pleasure” può essere considerato un album che non cerca di reinventare le regole dell’AOR, ma di giocare con esse nel modo più efficace possibile. Il suo punto di forza è la coerenza: dall’inizio alla fine il disco sa esattamente cosa vuole essere: grandi melodie, tastiere, chitarre morbide ma definite, cori e atmosfere romantiche costituiscono un’identità ben precisa. In sintesi è un disco che guarda apertamente agli anni Ottanta, ma lo fa con una produzione moderna e con una sensibilità melodica tipicamente scandinava.
Katia D'Amato
PAUL LAINE
“The Long Road Back”
(Frontiers Music srl)
release date: 25-09-2026
genere: melodic rock, Aor
voto: 9
Line up: Paul Laine - lead vocals, Bruno Ravel - bass, Andrew Oye - keyboards and guitars, Michael Schau - guitars, Scotty “Hooch” Taylor - drums
Tracklist: Love Me Or Leave Me, Don't Let Me Go Tonite, Someday, Come Back To Me, Save Me Saturday Night, Her Name Is Trouble, Heaven And Earth Collide, Bad Habit, Kiss Me California, The Ones That Got Away, Now That You Don't Love Me Anymore.
Era dal lontano 1990, con l'uscita dell'album di debutto "Stick It In Your Ear" e successivamente con "Can't Get Enuff" (1996), che il cantante, musicista ed autore Canadese Paul Laine, non si cimentava in lavori solisti. Dopo aver militato, per i decenni successivi, in svariati gruppi della scena melodic rock e AOR, su tutti Danger Danger e The Defians, e vantato numerose collaborazioni, ecco l'atteso ritorno da assoluto protagonista con "The Long Road Back" in uscita per Frontiers. "The Long Road Back" si presenta come eccellenza del genere, un classico senza forzature che strizza l'occhio di continuo alle sonorità 80's dei Bon Jovi e degli stessi Danger Danger ma con una produzione inevitabilmente moderna e di grande spessore condotta dallo stesso cantante insieme all'amico Bruno Ravel (basso), che ne cura anche il mix, coadiuvati dal chitarrista Michael Schau, dal batterista Scotty "Hooch" Taylor e dal tastierista e chitarrista Andrew Oye. Ma entriamo nel dettaglio: l'album si apre con l'energica "Love Me Or Leave Me", un perfetto esempio per descrivere un brano di puro hard rock melodico. Segue "Don't Let Me Go Tonite", inno all'AOR, d'impatto e gradevole all'ascolto. Con "Someday" troviamo invece una prima ballad emozionale ed intima scritta in collaborazione con il tastierista Andrew Oye. "Come Back To Me", con le chitarre pulite in stile The Edge (U2), ci porta in una dimensione leggermente più moderna. "Save Me Saturday Night" è il classico brano che sembra nato apposta per i live, rock potente e arioso. "Her Name Is Trouble", il brano più sporco e graffiante di tutto l'album. La ballad "Heaven And Earth Collide" è un racconto emotivo e malinconico che narra il declino di una storia d'amore. Con "Bad Habit" si torna a graffiare con un rock assai potente. "Kiss Me California" è una power ballad di stampo decisamente Americano, dall'arrangiamento solido e cori finali pronti per essere eseguiti dai fans durante i live. In "The Ones That Got Away" si avverte tutto il DNA Danger Danger, un brano che scorre via in maniera molto fluida. L'album si chiude con l'intensa ballad "Now That You Don't Love Me Anymore" dal grande impatto emotivo. Un drammatico canto all'amore che non si può mai dare per scontato e nella quale Paul mette in mostra tutta la sua anima romantica con un'interpretazione da brividi. In conclusione "The Long Way Back" non arriva certo con la pretesa di stravolgere nulla di quanto proposto fino ad oggi dall'artista Canadese, è un'omaggio in più, di qualità, al classico AOR con giusto qualche sfumatura moderna, e contribuisce, semmai, a ribadire quanto il suo talento sopraffino rimanga inalterato nonostante il tempo passi anche per lui. Voce inossidabile e di riferimento, tra le più belle del panorama melodic rock. Un lavoro davvero ben riuscito che giunge al culmine di massima creativa del cantante e all'apice di una carriera sempre al top ponendone solide basi per quello che sarà il proprio futuro discografico.
Mark Panaia
EUROPE
“Come this Madness”
(Silver Lining Music)
release date: 25-09-26
genere: hard rock
voto: 9
Line up: Joey Tempest - lead vocals, John Norum - guitars, John Levén - bass, Mic Michaeli - keyboards, Ian Haugland – drums.
Tracklist: One on One, The Cult of Ignorance, Come This Madness, This Time of Year, In a Different World, Scandinavian Eyes, Takin' It Back, In the Absence of Grace, The Angels Must Have Flown, The Devil's Back, Nothing Can Follow This.
A quarant’anni da “The Final Countdown”, gli Europe arrivano al loro dodicesimo album in studio con “Come This Madness”, primo release di inediti a ben nove anni di distanza dal precedente “Walk the Heart”. Un disco che sembra voler chiarire una cosa fin dalle prime battute: la band svedese non ha alcuna intenzione di limitarsi a celebrare il proprio passato. In questo album gli Europe sono riusciti a bilanciare la loro maturità sonora, in cui la matrice classic rock degli anni settanta sfuma in un suono potente scuro e profondo. Il primo elemento che colpisce è l’equilibrio tra riff robusti, grandi melodie e aperture atmosferiche. John Norum ha uno spazio importante e i suoi assoli rappresentano uno dei punti di forza del disco. Le tastiere di Mic Michaeli continuano a essere fondamentali per la costruzione del loro sound, che spazia tra imponenti arrangiamenti orchestrali fino a sonorità progressive. La voce di Joey Tempest è sempre posata, espressiva e forte di un'emotività cresciuta negli anni, capace di reggere ritornelli di grande impatto e di calarsi in liriche meno legate all'evasione del passato e più attente alle tensioni del mondo contemporaneo. In questo disco, la collaborazione con Tobias Forge (Ghost) e Mikael Åkerfeldt (Opeth) ha destato molta curiosità. I due musicisti svedesi intervengono come ospiti speciali principalmente nella parte conclusiva e più atmosferica del disco. Brani come “The Cult of Ignorance” e “Come This Madness” guardano alla società contemporanea, alla disinformazione, alla polarizzazione e alla difficoltà di orientarsi in un mondo sempre più rumoroso. Non è quindi un disco costruito soltanto sulla nostalgia degli anni Ottanta. Gli Europe utilizzano la propria esperienza per parlare del presente. Tra i brani già presentati c’è “Scandinavian Eyes”, terzo singolo dell’album. Il pezzo mette in evidenza il lato più epico della band, con un ruolo particolarmente importante per John Norum grazie a riff più duri e assoli più estesi rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da una produzione rock contemporanea. Inoltre si distingue per le sue evidenti atmosfere vicine al sound dei Deep Purple. “This Time of Year” rappresenta uno dei momenti più intimi dell’album, con piano, atmosfera malinconica e una dimensione più emotiva. È proprio questa alternanza fra aggressività e momenti più riflessivi a impedire all’album di diventare monotono. “Come This Madness” si presenta come un disco nel quale convivono melodia, hard rock, atmosfere epiche, riff pesanti e riflessioni sul presente. La vera forza del progetto sembra essere proprio questa: gli Europe possono permettersi di guardarsi indietro, ma scelgono di guardare anche davanti a loro. È un disco di una band che porta con sé oltre quarant’anni di storia e prova ancora a trasformarli in musica nuova. E, soprattutto, sembra voler ricordare che gli Europe non sono soltanto la band di una canzone del 1986: sono ancora una band capace di scrivere, suonare e rischiare.
Katia D'Amato
