MALVADA
“Malvada”
(Frontiers Music srl)
release date: 13 – 06 - 2025
genere: heavy rock
voto: 7.5
Line up: Indira Castillo – vocals, Bruna Tsuruda – guitars, Juliana Salgado – drums, Rafaela Reoli – bass.
Tracklist: Down The Walls, Yesterday (My End, My Beginning), Veneno, Fear, After, Como Se Fosse Hoje, Bulletproof, So Sweet, Aversão, I'm Sorry, Dead Like You
Formatesi nel 2020 in periodo pandemico, questo combo brasiliano di all female rockers sta riuscendo nell’impresa di imporsi e dare il proprio contributo portando avanti la scena heavy rock con un prodotto e una musicalità freschi, attuali, accattivanti ma anche ancorati a quanto partorito dal rock negli anni novanta. Le signorine in questione hanno pubblicato nel 2021 due singoli e poi "A Noite Vai Ferver" il loro debut album. Negli anni successivi una intensa attività live – di supporto ad Angra, Tom Morello, Viper, Extreme tanto per citarne alcuni – e poi l’approdo alla preziosa “scuderia” in casa Frontiers è stato di sicuro un “colpo grosso” che ha permesso alla band di fare un notevole salto di qualità ed arrivare a presentarci il loro secondo full lenght album “Malvada” (il primo cantato in inglese/portoghese). Lo ammetto: da sempre sono stato stregato dalle all female band o dai gruppi capitanati da front woman, a partire dagli eighties con le Vixen, Lita Ford poi Girlschool, Genitortures, Wendy O. Williams fino ai giorni nostri con acts come In This Moment, Big Deal, Sick N Beautiful ecc... Ho sempre constatato che il rock “al femminile” ha una potenza controllata e stemperata da un pathos e carisma che le band di soli “ometti” spesso latitano. Ovviamente non è una regola ma sovente capita questo fattore e nelle Malvada di energia e romanticismo ce n’è da vendere. Per questo motivo ho ascoltato attentamente questo disco svariate volte prima di accingermi a fare la recensione; sono brave, suonano egregiamente, hanno il giusto appeal, il calibrato carisma, non copiano nessuno e al pizzico di originalità’ abbinano anche arrangiamenti curati e un songwriting sopra la media. Le song variano di intensità; ci sono pezzi più tirati ed altri più ammalianti. Inutile dire che, quelli cantati in portoghese – anche se tutti dicono che l’inglese per il rock e’ la lingua d’eccezione – hanno quel tocco di malizia e di coinvolgimento che fa la differenza. Ascoltatevi bene la bella ballad “Como Se Fosse Hoje” che rimembra a tratti le 4 Non Blondes e mi darete sicuramente ragione. Interessante anche il modern rock dell’opener “Down The Walls”, oppure “Veneno” cantata in portoghese che mostra tutta la sua grinta e rabbia rock. “Dead Like You” invece strizza l’occhio ad un certo class metal americano quindi ci grazia con partiture e riff taglienti ma coadiuvati da un lirismo vocale molto eufonico. Intrigante anche “Fear” caratterizzata da una alternanza di momenti lenti e sinfonici con accelerazioni e refrain prettamente hard! Il disco, comunque, si attesta su una produzione qualitativa molto buona e sono convinto che saprà conquistare tanti nuovi fans in giro per il mondo. Brave!
Roby Comanducci
LYNYRD SKYNYRD
“Celebrating 50 Years - Live at The Ryman”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 27 - 06 - 2025
genere: southern rock / bues rock / rock and roll
voto: 8
Line up: Johnny Van Zant - vocals, Rickey Medlocke - guitars, vocals, mandoline, Mark Matejka - guitars, vocals, Peter Keys - piano, keyboards, Keith Christopher - bass, Michael Cartellone - drums
Tracklist: What’s Your Name, Workin' for MCA (ft. John Osborne), You Got That Right, I Know A Little, Down South Jukin, That Smell, Cry for the Bad Man, Saturday Night Special (ft. Marcus King), Tuesday’s Gone (ft. Jelly Roll), Red White and Blue (ft. Donnie Van Zant), Simple Man (ft. Brent Smith), Gimme Three Steps, Call Me the Breeze, Sweet Home Alabama, Free Bird, ((Celebrating 50 Years of Lynyrd Skynyrd Documentary))
I Lynyrd Skynyrd, firmati di recente da Frontiers Music, tornano con un nuovo album: realizzato dalle registrazioni del concerto del 2022 presso lo storico Ryman Auditorium a Nashville, il disco celebra i 50 anni della loro leggendaria carriera. Si parte da r’n’b e rock and roll con “What’s your name”, “Workin' for MCA” (brano caratterizzato da trascinanti assoli di chitarra) e “You Got That Right”. Dello stesso tipo ma in stile Shuffle/Boogie troviamo “I Know A Little” e subito dopo “Down South Jukin”, pezzo breve ma sempre movimentato in cui comincia ad emergere la sfumatura “Southern”. In chiusura, John (Van Zant) prende il microfono per condividere un pensiero riguardo alla sua militanza nella band (dalla reunion del 1987), rivolgendo un ricordo al fratello scomparso nel ‘77, Ronnie Van Zant (frontman originale dei LR): il pubblico, già molto presente, dimostra alto gradimento e ulteriore coinvolgimento. Ingresso perfetto per la celeberrima, introspettiva e in qualche modo sofferta ballad “That Smell”, la quale tratta temi delicati come fragilità umane, eccessi e rischio di autodistruzione, caratterizzata a livello musicale da passaggi con cambio di tempo, stacchi “di insieme” e (anche in questo caso) da persistenti e trascinanti assoli di chitarra. Una nota: le sonorità dei brani incontrati finora, soprattutto l’ultimo, richiamano vagamente il repertorio “classico” della superba hard-rock band newyorkese Blue Öyster Cult, mentre andando avanti si può riscontrare anche qualche influenza dei Creedence Clearwater Revival. Il passo successivo è un bluesy “Cry for the Bad Man”, velocità mediamente lenta, grande intensità che cattura l’ascoltatore e grande insieme strumentale-vocale (presenza dell’organo hammond), elementi che fanno risaltare la performance delle coriste, come in molti altri casi all’interno dell’album. Torniamo al southern con “Saturday Night Special”, intro potente di batteria e arrangiamento “stop and go” nella prima parte, grande insieme (anche in questo caso) sull’assolo e ritorno al groove iniziale, il tutto sottolineato dalle tastiere tipo tappeto di archi. La ballad “Tuesday’s Gone” mostra un incipit con armonica a bocca, accenno di batteria e melodia articolata del basso, tempo terzinato, chitarre avvolgenti e presenza del “grand piano”, disegno di uno scenario simile ai precedenti. Un’altra ballad, un altro Southern Rock e un altro “inno” alla propria zona di origine e alla nazione con Red White and Blue (con il contributo alla voce di Donnie Van Zant). L’ultima parte del concerto è composta da una serie di brani iconici e storici per la band originaria di Jacksonville: una versione coinvolgente molto folk-rock della grandissima hit “Simple Man” (con fraseggio/assolo aggiuntivo di chitarra acustica, hammond e grande tessuto sonoro e vocale), passando per i rock’n’roll “Gimme Three Steps” e “Call me the Breeze” (in chiusura si nota una melodia accennata che può sembrare una citazione di “I’ll be there for you”, sigla di “Friends”...), fino ad arrivare ai successi assoluti “Sweet Home Alabama” e “Free Bird”. Conclude il disco, la traccia audio in stile documentario che racconta questa celebrazione dei 50 anni del gruppo, attraverso le voci dei protagonisti, con la musica del concerto in sottofondo. Parlando brevemente della produzione e degli aspetti tecnici, devo dire che i suoni sono tutti ben confezionati, sia per i singoli strumenti e voci che nell’insieme, tutto molto presente, definito e gradevole: si ha la sensazione di un “gran prodotto” nel momento live e anche nel momento successivo, nella realizzazione dell’album. Un pregevole impatto di tecnica (musicale e sonora), sensazioni, messaggi, emozioni e condivisione, per i fan presenti in quell’occasione e per tutti gli ascoltatori (dai più appassionati ai più sporadici). In definitiva, promozione piena per un’uscita che certamente non delude le attese.
Fra "ZMG"
LEVERAGE
“Gravity”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 20 – 06 - 2025
genere: heavy rock
voto: 7+
Line Up: Paolo Ribaldini - all vocals, Tuomas Heikkinen – guitars, Marko Niskala – keyboards, Valtteri Revonkorpi – drums, Sami Norrbacka – bass, Lotta-Maria Heiskanen – violin
Tracklist: Shooting Star, Tales Of The Night, Hellbound Train, Moon Of Madness, Eliza, All Seeing Eye, King Ghidorah, Gravity
Il 20 giugno sono usciti con un nuovo lavoro “Gravity” i Finlandesi Leverage. Dopo la scomparsa del cantante Kimmo Blom nell'estate del 2022 il loro futuro è stato molto incerto. Il disco è composto da otto tracce che rientrano nel loro stile heavy rock anche se qualcuno può pensare ad un power metal, AoR o tributo agli anni '80. Ora analizziamo un pochino alcune tracce partendo da “Moon of Madness"; trattasi di un brano con una bella intensità e velocità ove la voce del cantante e la chitarra di Tuomas la fanno da padroni creando un brano dal forte appeal. Proseguiamo con la traccia "Eliza" nella quale la parte di violino e tastiere mi hanno fatto venire in mente alcuni pezzi dei nostrani Goblin (usati nei film di Dario Argento...nda) ma con una miscela più adrenalinica, più “elettrica”. La traccia finale è "Gravity" che da pure il nome al lavoro; ha un inizio molto lento e molto malinconico e poi spinge con una forte accelerazione e ritorna, quindi, molto lenta per riprendere vigore nel finale. Una song dal forte impatto con chitarre aggressive. Tuomas Heikkinen non ha voluto darsi per vinto e così ha fatto uscire un disco che per gli amanti del heavy rock è una ciliegina.
Luca
THE SPEAKER WARS
“The Speaker Wars”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 30 – 05 - 2025
genere: rock
voto: 6.5
Line up: Stan Lynch – drums, Jon Christopher Davis – vocals, Jay Michael Smith – guitar, Brian Patterson – bass, Steve Ritter – percussion, Jay Brown – keyboard
Tracklist: You Make Every Lie Come True; It Ain't Easy, Taste Of Heaven, Never Ready To Go, The Forgiveness Tree, When The Moon Cries Wolf, Trader's South, Leave Him, Sit With My Soul, I Wish You Peace
THE SPEAKER WARS, la band texana formata dall'ex batterista di Tom Petty e degli Heartbreakers, Stan Lynch, e dal chitarrista/cantante Jon Christopher Davis, ha pubblicato il suo album di debutto omonimo. Dopo vent'anni di registrazioni e tour con diversi album con gli Heartbreakers, STAN è passato dall'altra parte della console di registrazione e ha concentrato la sua attenzione sulla produzione e sulla scrittura di canzoni. Nel corso degli anni, Stan ha scritto e prodotto successi per artisti di diversi generi, tra cui gli Eagles, Don Henley, Tim McGraw, i Mavericks, Ringo Starr, i Byrds, i Toto e i Fabulous Thunderbirds. Arriva il momento di fare da soli. Ne esce un album dai toni caldi del sud America, con tutti i cliché tipici degli anni d'oro delle spighe di grano e la malinconia del grande blues. Nel dettaglio: “You Make Every Lie Come True” é southern e tranquilla, qualche schitarrata qui è lì per dare grinta in una middle time piacevole dai toni quasi celestiale. Rallentiamo un pochino con “It Ain't Easy”, dove il sound semi acustico resta invariato e la voce si carica maggiormente di grinta. Assolo più perentorio, senza mai uscire però dallo stile country southern. “Taste Of Heaven” mantiene lo stesso canovaccio precedente ma con un intensità più intima e provocante, ammiccante la voce che si prepara a un ritornello che punta all'alto dei cieli, molto piacevole e intrigante in ogni punto. Assolo di tastiere e armonica, tipico del sud, delle praterie e delle spighe di grano dorato in bocca, seduti su una sedia a dondolo nel proprio terrazzo in legno. “Never Ready To Go“ diventa più blues e le chitarre più oscure, assolo più hard rock, nonostante la velocità non salga di un bpm. Il pianoforte crea una strada liscia e dritta, senza curve o saliscendi, per una voce calda e tranquilla, in “The Forgiveness Tree”, poi entra la batteria e piano piano ogni strumento prende il suo posto in un discreto crescendo di intensità. Leggeri e delicati cori gospel nel finale, per ricordare da dove veniamo. “When The Moon Cries Wolf” ha un tempo scandito dove voce e cori possono girare a piacimento, assolo di sax prepotente e gagliardo, si inserisce nel contesto senza più uscirne. Piacevole. “ Trader's South” é una piacevole ballad con chitarra e voce a farla da padrone, leggero capolino della ritmica e cori tipici da canzone popolare americana, armonica e altre caratteristiche immancabili, piacevole ma non sale abbastanza di tono e rimane quasi incompiuta. Peccato. Fa capolino “Leave Him”, dove intenzione simile alla precedente, si fonde con una malinconia inespressa finora. Una chitarra dalla voce gutturale alza la mano e si aggrega alla squadra mentre l'armonica ormai immancabile, da segni di vita a piccole dosi, chitarra acustica come tappeto e un pizzico di tristezza finale. ”Sit With My Soul” é una preghiera dal solito gusto del sud, la chitarra acustica segue una ritmica scarna e leggera, quasi a non disturbare. Sale piano piano la voce è i cori femminili danno eleganza, la ritmica si impreziosisce di note alle 6 corde. Violini valorizzano il glorioso finale. Più morbida e speranzosa nell'intento “I Wish You Peace”, pur mantenendo la solita applombe. Sprazzi di chitarra elettrica, per una canzone che vuole solo augurare a tutti una piacevole vita. Album delicato e gentile, anche se forse tende a mantenere per troppo tempo la stessa andatura, banalmente si può dire: troppo uguale, se non nelle intenzioni, di sicuro nelle sonorità; che comunque sono perfette e navigate, fatte da chi la musica la conosce di persona.
Iven
