WILL O’ DUSK
“The Long Lasting Dusk”
(Diotima Records)
release: 28 – 11 - 2025
genere: hard rock, post grunge, rock
voto: 7.5
Line up: Riccardo Maria Barchiesi – vocals, Danilo Casali – guitars, Stefano Grossi – bass, Luca Gambazza - drums
Tracklist: Break in case of Emergency, Heartbreak Dust, Crossroads, Lucifer's Tears, White Shadow, Let It All Explode, Take it 'til you make it, Slowmo, Whirehouse Road, Last Drop
Sicuramente una bella sorpresa questa dei Will O' Dusk. Grazie al contatto di Pamela della www.neeceeagency.com ho avuto il piacere di presenziare alla presentazione live del debut album al Pogue Mahone's Pub di Milano – e fra poco sarà online anche l'intervista fatta post live – e di ricevere per tempo il loro interessante album. Cosa dire: io oramai ho diversi anni sulle spalle di music world e ho visto tantissime band nascere e morire, alcune vere e proprie meteore, altre tuttora attive dopo anni e capaci di emergere e sopravvivere in questa giungla del rock business. Questi quattro ragazzi, ammetto, mi hanno fatto una gradevole impressione e, parlando con loro, ho percepito quel “fuoco” che dovrebbe essere proprio di ogni combo musicale quando muove i primi passi. Riccardo è un ottimo vocalist, apprezzabile nelle tonalità alte ma soprattutto ammaliante nei passaggi medio bassi. La sua interpretazione vocale è modulabile al punto giusto e fa la differenza (anche se dal vivo sono stati molto bravi). Danilo, è un bravo chitarrista, molto “seventies oriented” se mi permettete, con la giusta attitudine e – a mio avviso – un amore verso Joe Perry (come guitar sound style) e quindi buona tecnica esecutiva anche molto originale. Stefano e Luca, la sezione ritmica, sono validissimi e riescono a creare il giusto tappeto sonoro sul quale poi si sviluppa il sound del gruppo (pregevole l'assolo di batteria fatto dal vivo da Luca...nda). Ma veniamo a questo nuovo “The Long Lasting Dust”. L'album è molto particolare anche a livello di testi: il songwriting infatti è un viaggio tra la parte più introspettiva e oscura che va a contemplare anche il dolore e la solitudine e la seconda parte invece che si sviluppa su tematiche di resilienza, amore, luce e voglia di vivere e imporsi con le proprie idee. Sicuramente interessante e intenso per chi fa dei testi, la parte principale di un album. La musica invece? Beh, non è da meno, anzi, a mio modesto parere, è il punto forte del disco; qui siamo al cospetto di un ragionato mix di generi musicali (difatti i vari musicisti hanno contribuito tutti alla stesura apportando ognuno le diversificate esperienze musicali). Si va dal rock anni settanta ad accenni southern. Si abbraccia il rock più moderno – epopea post grunge – per ammiccare anche a momenti heavy rock ma anche pop rock. La cosa bella è con non ci si stanca mai, poiché l'album non è monotematico bensì ad ogni song ti sorprende. Si parte con un hard rock venato di seventies “Break in case of Emergency” che ci presenta subito una gradita alternanza di parti melodiche e refreain accattivanti a momenti di puro hard sound, il tutto impreziosito da un grintoso riff e guitar work. Si prosegue con “Heartbreak Dust” anch'essa dedita ad un rock settantiano, sempre però stemperato dal gusto dei nostri e quel pizzico di freschezza attuale con non guasta mai. Interessante il guitar solo di Danilo. E' la volta di “Crossroads” dove il rock si modernizza andando ad accarezzare la seconda metà degli anni novanta, con un approccio più “leggero” ma comunque su base sempre hard. “Lucifer's Tears” invece è più rocciosa, forse uno dei brani più “heavy” dell'intero contesto; ottima interpretazione vocale del bravo Riccardo che si erge su un guitar work incisivo e ficcante, come anche il guitar solo e la parte ritmica pulsante e precisa come un treno. Dopo tanta energia ecco la dolce “White Shadow” che placa gli animi regalando gaudiose armonie. Pensavate in un calo di tensione dopo la ballad? Sbagliato! Eccovi servita la spumeggiante “Let It All Explode” che vi farà ballare al ritmo di un hard'n'roll accattivante e ben arrangiato. “Take it 'til you make it” continua a deliziarci cambiando ancora tiro; un malizioso e moderno rock – post grunge direi - aggraziato da un ficcante refrain. Song assolutamente consigliata per passaggi radiofonici anche se – preciso – non è un brano commerciale che ci porta alla particolare e “alternativa” “Slowmo”; un brano che strizza l'occhio ai grandi RHCP con quella scanzonata voglia di divertirsi unita ad una forte capacità di intrattenimento ed energia. Ottima. Arriviamo alla penultima “Whirehouse Road” che ci riporta su un sentiero rock più retrò. Cadenzata e potente al tempo stesso ma, comunque, stemperata da chorus line ad effetto. “Last Drop“ ha il compito di chiudere il disco e lo fa nel migliore dei modi con quel suo mood quasi “glamour” e un ritornello che dal vivo farà la gioia dei fans. Cosa dire ragazzi.... se tutti gli esordi discografici fossero di questa caratura si potrebbero fare sonni tranquilli sul roseo futuro del nostro beneamato settore rock.
Roby Comanducci
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