Line up: Danny Rexon - vocals, Jens Anderson - Bass, Joel Cirera - drums, Chrisse Olson - guitar, Jens Lundgren - guitar
Tracklist: Enter the dojo, Rise Above, Anthem for America, The Power, Reach out, Final Fury, Street Letha, Caught between the Rock n' roll, In the middle of nothing, One fireone goal, Thief in the night
E siamo al settimo album per gli svedesi Crazy Lixx, era appena ieri che “Heroes are forever” era il nuovo singolo arrivato dalla Svezia da una band di promettenti debuttanti, da quel giorno loro hanno proseguito con notevole dedizione la loro carriera, come evidente dal numero di lavori in studio pubblicati. Ma dedichiamoci subito a quello che troviamo nelle tracce di questo nuovo lavoro senza perdere altro tempo. L’intro con un lieve tocco orientaleggiante lascia in breve spazio al possente riff della opener “Rise Above” ed è immediatamente chiaro che i ragazzi di Malmoe continuano sullo stile classicamente sleazy/street che li portati ove sono, con l’aggiunta di un tocco di un certo hard anni ’80 molto aggressivo ma allo stesso tempo orecchiabile, alla Whitesnake. Si mantiene lo stesso stile per la maggior parte del disco, puntando molto su melodie accattivanti uniti a cori maestosi, alternati con qualche tocco di aggressività che tanto deve alla (giustamente) celebrata scena losangelina di metà 80s. Si aggiungono ancora al mix, sempre secondo lo stile più classico, momenti più ritmati e catchy (“Reach out”) così come classici lenti (“Final Fury”) che lasciano poi spazio, dopo aver modificato il ritmo, a song più ‘eavy come “Caught between the rock n’ roll”. A mio parere un punto favorevole è la continuità rispetto al precedente “Forever wild” nel campo della produzione, di buona qualità con leggere sporcature a rendere un suono potente ma non perfetto, adatto alle sonorità proposte. La qualità degli strumentisti è buona e così la linea vocale del singer Danny Rexon è espressiva nel rendere la ruvidezza necessaria per i pezzi. L’ascolto prolungato del disco non stanca di certo, segno che in studio la band ha ben lavorato nel rifinire le song e la composizione è stata ben curata. L’unico limite che mi sento di segnalare è che tuttavia la band procede un po’ sul sicuro nella sua strada musicale, non rischia cioè con eccessive deviazioni rispetto al loro classico stile. Se volete, è un discorso che abbiamo sentito decine di volta, io credo che molti di noi abbiano già la loro personale risposta. Il lavorare sempre sullo stesso canovaccio da un lato comunque non limita, perché la vena compositiva della band non è comunque tarpata da questo, le song sono perfettamente costruite e colpiscono all’ascolto. E’ tuttavia vero che manca una innovazione importante, che potrebbe far sembrare a qualcuno questo disco fin troppo simile al precedente. Concludo tuttavia asserendo che la band ha però ottime qualità che emergono dalle tracce, e sono peraltro note a molti grazie ai lunghi anni di carriera. Quanto forse in studio non hanno saputo rischiare, ritengo lo possano recuperare in sede live, che a questo punto spero possa arrivare il prima possibile, dove le loro capacità sono sempre state ben espresse.
Nikki
Line up: Tracii Guns -guitars, Phil Lewis – vocals, Johnny Martin – bass, Ace Von Johnson guitars, Scot Coogan -drums
Tracklist: Cannonball, Bad Luck Charm, Living Right Now, Get Along, If It's Over Now, Better Than You, Knock Me Down, Dog, Let You Down, That Ain’t Why, Physical Itch
Le Pistole di Los Angels, da sempre, sono i Re dello street metal mondiale (trono che va condiviso con i Guns di “Appetite...”). Nessuno come loro è mai riuscito ad accomunare rock'n'roll ed heavy sound confezionando il tutto con maestria, la giusta commerciabilità, stemperando sempre con una calibrata cattiveria nel guitar work, vero e proprio must del gruppo per merito dell'axe man e fondatore Tracii Guns. Mi è pianto il cuore dover recensire il penultimo “Renegades”, album uscito nel 2020 sotto moniker LA Guns ma senza Tracii e Lewis: il risultato infatti è stato tra i più imbarazzanti ed insulsi della discografia di questo storico gruppo. Per fortuna si è trattato di un “disco di passaggio”, i leaders Tracii/Lewis sono rientrati e ripresi il posto che gli spetta e il discorso cambia, cambia assai. Con loro ci eravamo lasciati nel 2019 con il buon “The Devil You Know” ma adesso i nostri sono ritornati con intenzioni bellicose ed hanno registrato uno dei loro migliori full lenght album degli ultimi anni; “Chechered Past” sarà un disco che farà parlare molto di se e riporterà gli LA Guns in cima alle preferenze di tantissimi rockers. Rispetto alla line up di “The Devil...” c'è il secondo chitarrista Ace Von Johnson e Scot Coogan alla batteria, mentre è tornato al basso Johnny Martin. Credo proprio che un ellepì di questa caratura possa accostarsi al meglio della loro produzione, onestamente lo presenterei come un mix tra “Cocked & Loaded”, “Hollywood Vampires” e “Man In The Moon” con qualche accenno al memorabile album d'esordio. Un Phil Lewis in gran spolvero interpreta con la sua sempre inconfondibile e tagliente ugola tutte le song presenti accompagnato da un guitar work superlativo di un Tracii Guns ispirato e “metallico” al punto giusto e, il tutto, coadiuvato dall'apporto del bravo Johnson alla seconda chitarra e da una pulsante e precisa sezione ritmica. Ma la caratteristica maggiore del disco è l'originalità dei pezzi, l'adrenalina, la forza espressiva e il songwriting che, nonostante in casa La Guns sia sempre stato di qualità, in questa occasione eccelle! Si parte col botto, con un'autentica killer song (tra l'altro -se non erro- anche primo singolo uscito, nda) “Cannonball”, veloce up tempo che è l'esatto apripista di un album superlativo. Segue la più cadenzata “Bad Luck Charm” intrigante e ruffiana con un ottimo guitar work di Tracii per poi proiettarci nello sleaze rock “Living Right Now” che ha nella ritmica e nell'arrangiamento qualcosa di maledettamente “beat” pur mantenendo sempre fermi i canoni hard rock cari alla band. Arriva il momento del secondo singolo “Get Along” dove un guitar work acustico si abbina ad un arrangiamento elettrico costruendo una rock song dal forte sapore vintage e pregna di pathos e accattivanti armonie; ottima l'interpretazione vocale di Lewis. “ If It's Over Now” inizia lenta (ma non è una ballad) ed il suo incedere coinvolge l'ascoltatore in eufonie quasi melanconiche ma ricche di elettricità e con una chorus line da antologia, il tutto sempre impreziosito dal sempre attento guitar work di Tracii (aiutato dal bravo Ace, nda). Si torna a picchiare duro con il riff metallico e tagliente della bellissima “ Better Than You” che ci riporta ai fasti di “Cocked & Loaded” mentre un ottimo brano di street rock è “Knock Me Down “. Eccoci quindi all'esplosiva “Dog”, autentico carro armato schiacciasassi con il suo mix di punk, heavy rock e un riff assassino, indiscutibilmente una delle tracce migliori di questo esaltante disco. Si calmano gli animi ma non la qualità e la classe che, su “ Let You Down”, raggiunge livelli altissimi; una song lenta, ma non una banale ballad, che si ispira ai momenti più intimisti e melanconici della storia di Lewis e soci, potremmo citare “Malaria” tanto per fare un esempio, e avvolge i nostri timpani con un cantato sofferto, ricco di pathos, ricco di sentimento, una canzone che da sola varrebbe l'acquisto del disco. Ottimo Phil e grandioso Tracii. Siamo alla penultima “That Ain’t Why” che non perde colpi regalandoci un corposo sleaze rock e ci accompagna alla conclusiva “ Physical Itch” che strizza l'occhio a Iommi e soci; ebbene si, Guns e Lewis hanno abbracciato il sound del Sabba Nero – con le dovute proporzioni ovvio- e hanno creato una traccia molto seventies style che potrebbe essere interpretata dal buon caro vecchio Ozzy. Concludo dicendo che è la prima volta in questo 2021 che do il voto massimo (5 su 5) e se potevo mettere una lode l'avrei fatto. Imperdibile, album da avere assolutamente!
Roby Comanducci
Line up: Jeff Scott Soto – vocals and keyboards, Edu Cominato – drums, Tony Dickinson – bass, Jorge Salan – guitar, Howie Simon – guitar, Leo Mancin – guitar.
Tracklist: Livin’ The Life (ROCK STAR) con Erik Martensson (Eclipse/W.E.T.), Don’t Let It End (YNGWIE MALMSTEEN) – con Dino Jelusick (Animal Drive), Mysterious (TALISMAN) – con Eric Martin (Mr. Big), Believe in Me (JSS) – con Nathan James (Inglorious), Coming Home (SOUL SIRKUS) – con Deen Castronovo (Revolution Saints, Journey), I’ll Be Waiting (TALISMAN) – con Alirio Netto (Shaman, Queen Extravaganza), Callin’ All Girls (EYES) – con Russell Allen (Symphony X, Allen/Lande), Colour My XTC (TALISMAN) – con Renan Zonta (Electric Mob), Warrior (AXEL RUDI PELL) – con Johnny Gioeli (Hardline, Axel Rudi Pell), Holding On (JSS) – con BJ (SOTO, Spektra), Again 2 B Found (HUMANIMAL) – con Mats Leven (Candlemass)
Ciao a tutti amici e amiche di Cathouse, come state?! Ormai ci siamo addentrati nella stagione autunnale, ma come avete visto, non vi abbiamo abbandonato con le recensioni! Oggi, ho l’immenso piacere di recensire uno degli artisti più longevi e prolifici del panorama Heavy Metal (in attività dal 1982). Se non lo avete capito, nessun problema! In un’intervista risalente al 2008 auto-definì la sua voce con queste parole: “È naturale come il sole che sorge ogni mattina, non ho mai fatto nulla di più che emulare la musica e i cantanti che amavo da ragazzino. La radio è stata la mia insegnante e il palco il mio parco giochi. Sono davvero fortunato a vivere di una cosa che amo fare e non ho mai dovuto andare a lezione per farlo. Penso sia una sorta di dono da un’entità superiore e cercherò di conservarlo almeno finché la gente sarà interessata ad ascoltarmi.” Ebbene, sto parlando di: Jeff Scott Soto. Inoltre, Jeff ha spiegato - con le sue testuali parole - che per lui: “Era un sogno ingaggiare tutte queste voci, e sono davvero eccitato che voi possiate sentire i risultati”. Jeff Scott Soto vanta diverse collaborazioni con nomi noti del panorama musicale tra cui: : Yngwie J. Malmsteen (specie nei primi 2 album: “Rising Force” del 1984 e “Marching Out” del 1985), Axel Rudi Pell, Lita Ford, Paul Gilbert, Slaughter, Steelheart, Stryper, House of Lords, Michael Schenker, Zakk Wylde e Journey. Personalmente, ho trovato “The Duets Collection vol.1” un tributo a se stesso e alla sua carriera, niente di nuovo, quindi. Ma ciò che è riuscito a dare quel tocco in più sono state proprio le collaborazioni all’interno dell’album. Restate sintonizzate/i per altre spettacolari recensioni. Da Busto è tutto per oggi, e la Glo vi augura una buona giornata.
La Glo
Line-Up: Carsten 'Lizard' Schulz – vocals, Shad Mae – guitars, Gwen Kerjan – guitars, Jorris Guilbaud – keyboards, Geoffrey 'Shob' Neau – bass, Benjamin Lesous - drums
Tracklist: Lonely Eye Movement, Man Without Fear, Impostor, Destination Heaven, Waiting For The Storm, In The Absence Of Holiness, Mirror Maze, Hands Of Salvation, Stroboscope Life, Martial Hearts, Wood And Wind
Autentico fulmine a ciel sereno questo secondo full lenght album dei Francesi Devoid, capitanati dall'ottimo axe man Shad Mae (ex-Shadyon) e giunti alla prova del secondo disco (il primo sotto label Frontiers Music srl). Il sound di questo combo di musicisti ha dalla sua una forte, fortissima e marcata originalità e ricerca del dettaglio sonoro; uniscono suoni pomposi, atmosfere ovattate e pregevoli dettate da un keyboards sound sopraffino a svisate di heavy rock furente e metallico con poderosi riff assassini dei due superlativi guitar player. Il tutto sempre e comunque basato su una linea musicale sì heavy ma altamente commerciale e avvolgente. L'esempio più lampante lo troviamo nella particolare “Waiting For The Storm” che è sorretta da un arrangiamento molto Aor-oriented, sempre grazie ad un sfarzoso tappeto sonoro creato dalle tastiere, ma che poi nelle chorus line aggredisce con un heavy rock deciso e, ad un certo punto, riesce a regalarci un bellissimo solo di sax (!!!) che crea un pathos enorme e anticipa il veloce e heavy solo di chitarra. Un vero e proprio must! Sovente si utilizza l'etichetta “melodic metal” per descrivere una band anche se, lasciatemelo dire, è un po' una “forzatura” sebbene l'heavy metal si possa diversificare per stili e struttura. Però in casi come questo “Lonely Eye Movement” ci sta a pennello: il summa di tutte le song contenute è sicuramente di matrice heavy ma con un ampio filtraggio di melodia e arrangiamenti ariosi. Se prendete, ad esempio, “Stroboscope Life”, vi renderete conto dell'ottimo heavy sound, dei riff carichi di adrenalina, ma anche di come il tutto venga stemperato da un lavoro di sapiente equilibratura tra potenza e melodia insita nella canzone stessa. La chicca è la strumentale e finale “Wood And Wind” che chiude l'album su una base acustica di chitarra sulla quale si staglia, nuovamente, un sax ruffiano e accattivante che rende l'atmosfera sognante e quasi ipnotica. Un album di indiscutibile valore che saprà regalarvi un'oretta di forti emozioni!
Roby Comanducci
