PHIL X & THE DRILLS
“POW! Right In The Kisser”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 28 – 03 – 2025
genere: hard rock
voto: 3.5

Line-up: Phil X - lead vocals & guitars, Daniel Spree - bass & background vocals, Brent Fitz - drums & background vocals

Tracklist: Don't Wake Up Dead, Fake the Day Away, Heal, Find a Way, Moving to California, You Sunk My Battleship, Seemed Like a Good Idea, Broken Arrow, I Love You on Her Lips, Feel Better, Way Gone (Beam Me Up, Scotty)

PHIL X & THE DRILLS sono tornati con un nuovo album 'POW! Right In The Kisser', la cui uscita è prevista tramite Frontiers Music il 28 marzo e che se dovesse essere descritto con una sola parola, quella parola sarebbe ENERGIA! Certamente perché parliamo di un disco che più hard rock non si può, i fronzoli li lasciano ad altre band o a progetti paralleli ben noti, perché qui si corre a mille all'ora e nient'altro. Un prodotto costruito negli anni e ricco di collaborazioni, influenze diverse ma che comunque sfociano nell'hard rock, queste canzoni appartengono a un genere fatto di passione e furore, e si sente tutto! Conosciuti per la loro fusione unica di punk, rock classico e moderno infuso di virtuosismo chitarristico, PHIL X & THE DRILLS si sono ritagliati un posto distintivo nel mondo del rock e stanno accelerando a tutto gas con questa prossima uscita. Partiamo esattamente così: subito di corsa con “Don't Wake Up Dead” con voce e chitarra aggressivi e ben dosati, proseguendo si rallentano i ritmi in “Fake the Day Away “: ottimo crescendo dove la voce melodica duetta con la chitarra fino a un finale deciso ma mai scomposto. Hard rock allo stato puro con HEAL, melodia semplice e tirata al limite sempre più veloce, chitarra ovviamente protagonista assoluta con assoli continui che rimbalzano qui e li nella composizione. Ritmo funky heavy, basso più incisivo e chitarra singhiozzante per “Find a Way”, dove la melodia nel ritornello apre decisa e vira nel pop, chitarra studiata nei minimi dettagli. “Moving to California” rallenta e si intensifica dando lustro alla voce che si esalta con tecniche fino ad ora non usate, riff semplice ma ben strutturato e orecchiabile. Arriva a metà dell'opera il riff forse più deciso e compatto del disco: “You Sunk My Battleship”, la voce gioca davvero bene con la chitarra, il duetto è affiatato ma granitico e fa muovere la testa prepotentemente, senza però esagerare nei toni. Accattivante anche l'entrata nel solo, anche se non originalissimo ma perfetto per il genere. “Seemed Like a Good Idea “ ha un sapore di melodic pop anni 90 ma con la velocità tipica dell'hard rock, un insieme che può apparire interessante o meno, va a gusti; nonostante non ci sia nulla da eccepire sul lato tecnico, ritengo possa apparire troppo lasciva, quasi una strizzatina d'occhio all'ascoltatore fuori genere. Quasi ballad, quasi middle time, ovviamente quando hai chitarre così gagliarde non si sfocia mai nel troppo tranquillo e l'assolo di “Broken Arrow” ci dice proprio questo. Dopo un inizio morbido si carica di potenza. NOTEVOLE! Molto spazio alla voce, che si spinge in altitudini inesplorate e tecniche di screaming da american dream, un ritmo ben definito e accortezze sui cori che appagano l'orecchio; molto lavoro e ben fatto in tutti i campi per “I Love You on Her Lips”, canzone veloce, che lascia i fronzoli alla tecnica ma che corre più veloce di un treno merci in Alabama! “Feel Better” torna melodica e rallenta i ritmi in una creazione di pochi minuti, quasi a scegliere di non eccedere, rapido e indolore, ma sempre con il giusto vigore. Arriviamo al traguardo di questa corsa, che più che una maratona sembrano i 100 metri piani alle olimpiadi: tanto talento e forza, aggressività da vendere e una velocità spaventosa. “Way Gone (Beam Me Up, Scotty)” è l'equivalente dell'atleta che alza le braccia in trionfo sul traguardo: veloce, potente e piena di significati, assolo melodico e uno sguardo verso l'alto a salutare tutti quelli che ci hanno portato fin qui.

Iven

CRAZY LIXX

“Thrill Of The Bite”

(Frontiers Music s.r.l.)

release: 14 - 02 - 2025

genere: sleaze / street rock

voto: 3.5 

Tracklist: Highway Hurricane, Who Said Rock N' Roll Is Dead, Little Miss Dangerous, Calm Of The Wild, Recipe For Revolution, Run Run Wild, Midnight Rebels, Hunt For Danger, Final Warning, Stick It Out

Line Up: Danny Rexon – vocals, Jens Lundgren – guitar, Chrisse Olsson – guitar, Jens Andersson – bass, Robin Nilsson - drums

Eccoci finalmente a recensire il nuovo parto discografico della band di Malmö, a distanza di ben quattro anni dal penultimo full lenght album, “Street Lethal”, facendo eccezione per la compilation “Two Shorts at Glory” uscita l’anno scorso (che comunque al suo interno conteneva due inediti). I nostri sono sicuramente una delle band di punta della cosiddetta New Wave of Swedish Sleaze Metal che da oramai oltre un ventennio la fa da padrone e detta le leggi di mercato lanciando nuovi acts musicali e regalandoci sempre album che una volta erano solamente di matrice americana. Eh si…. band come Crazy Lixx, HCSS, Reckless Love, Crashdiet non hanno nulla da invidiare ai mostri sacri dello street rock Losangeleno ottantiano e noi, vecchietti nostalgici della Golden Age che fu, non possiamo che rendere onore a questi musicisti. L’album parte alla grande con la glammettona “Highway Hurricane”, song con tutte le carte in regola per farvi fare “baldoria” nei vostri party all nite. La seconda “Who Said Rock N' Roll Is Dead” risulta un po’ troppo “sempliciotta”, dal ritornello troppo scontato e banale ma comunque capace di fare contenti i piu’ accaniti fan di questo genere. “Little Miss Dangerous” torna a rockare con più grinta e ci prepara al veloce up tempo di “Call of The Wild”. Brano malizioso, accattivante con un ottimo riff, chorus line graffianti e un “tiro” di sicuro effetto. Ottimo esempio di glam metal sound. “Recipe for Revolution” è uno street metal senza infamia e senza lode mentre la successiva “Run Run Wild” ha il giusto appeal e la sfacciataggine glamour per farsi apprezzare. Passando per l’anonima “Midnight Rebels” è la volta della più melodica, una sorta di semi ballad, “Hunt For Danger”, nulla di trascendentale ma la song si lascia ben ascoltare pur non brillando per originalità. Arriviamo alla penultima “Final Warning” che si attesta su un rock molto caro ai gloriosi White Lion e la conclusiva “Stick It Out” congeda l’album con un grintoso street metal dall’ottimo refrain. Nell’insieme vorrei complimentarmi con la sezione ritmica/solista dei due chitarristi Lundgren/Olsson ai quali va dato il merito della carica energica insita in questo “Thrill Of The Bite”. Una ulteriore prova della bravura di Danny Rexon and Co. che non vedo l’ora di vedere dal vivo alla prossima edizione del Frontiers Rock Festival, il 25/26/27 aprile al Live Music Club di Trezzo sull’Adda.

Roby Comanducci

Gen 09

LANDFALL
“Wide open Sky”
(Frontiers Music srl)
release: 17 – 01 – 2025
genere: Aor – hard rock
voto: 3

Line up: Gui Oliver – vocals, Marcelo Gelbcke – guitars, acoustic guitars, backing vocals, Luis Rocha – bass, backing vocals, Felipe Souzza – drums, percussion, backing vocals

Tracklist: Tree Of Life, SOS, When The Curtain Falls, Running In Circles, No Tomorrow, A Letter To You, Coming Home, Intoxicated, Hourglass, Higher Than The Moon, Wide Open Sky

Interessante questo nuovo album dei brasiliani LANDAFALL, band già attiva nel rock world precedentemente con un moniker diverso col quale avevano registrato tre album per poi esordire come Landfall con l’arrivo del nuovo singer Gui Oliver. L’album è gradevole e alterna momenti edulcorati e tipicamente Aor come l’opener “Tree Of Life” ad altri dal più forte impatto hard come la robusta “SOS” ma anche “Running in Circles”. Un mix decisamente ben calibrato dai nostri che riescono ad accontentare sia gli amanti di suoni più raffinati e melodici sia coloro che, invece, prediligono riff più corposi e un sound dal taglio e dall’arrangiamento hard oriented. Song quali la già menzionata “SOS” o “Intoxicated”, che strizza l’occhio a certi passaggi progressive nella parte centrale del brano, sono ottime prove che mostrano la capacità tecnico-strumentale del combo di Curitiba. La band riesce bene, soprattutto in canzoni quali “Higher Than the Moon” e “Wide Open Sky”, ad “avvolgere” l’ascoltatore con un elegante e ragionato mix di adult oriented rock basato su una forte melodia, ottimi refrain, chorus line accattivanti senza però cadere nel cliché’ scontato di questo tenere, impreziosendo il tutto con controtempi, cambi di ritmo e alcune delizie tecniche. Questo è un full lenght album che sicuramente non farà gridare al miracolo e nemmeno marchierà a ferro e fuoco il music world ma indubbiamente sarà capace nella sua interezza di accontentare più palati musicali, cosa ardua di questi tempi.

Roby Comanducci

Dic 26

BONFIRE "Higher Ground"

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BONFIRE
"Higher Ground"
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 24 - 01 - 2025
genere: hard rock
voto: 3.5

Line Up: Hans Ziller - guitar, Dyan Mair - vocals, Frank Pané - guitar, Ronnie Parkes - bass, Fabio Alessandrini - drums

Tracklist: Nostradamus, I Will Rise, Higher Ground, I Died Tonight, Lost All Control, When Love Comes Down, Fallin, Come Hell Or High Water, Jealousy, Spinnin’ In The Black,    Rock’n’Roll Survivor (2024 Version)

Con circa un mese di anticipo mi appresto a recensire una delle band che reputo di maggiore carisma nonché seminali per il classico e puro hard rock europeo, i Bonfire. La band teutonica oltre ovviamente ai padri padroni Scorpions, è riuscita come Accept ed altri acts a ritagliarsi una fetta di notorietà e un buon numero di seguaci in tutto il mondo. Nati nel lontano 1972 sotto il moniker di Cacumen si sono cambiati quindi il nome in Bonfire per l'anno, il 1986, del loro debutto con l'ottimo "Don't Touch The Light" al quale fecero seguito due piccoli gioielli quali "Fireworks" (1987) e il loro - a mio modesto parere - masterpiece "Point Blank" (1989) dove la band capitanata dall'ugola d'oro del grande Claus Lessmann dettò le regole cardini per come "costruire" una song hard rock pressoché perfetta. Sono passati quindi tantissimi anni ed anche molti cambi di formazione dei quali, il più marcato e sicuramente sentito, è quello della dipartita di Lessmann; dopo di lui si sono avvicendati altri singer per arrivare a questo ultimo "Higher Ground" con Dyan Mair ma, purtroppo, e mi duole dirlo, la mancanza del timbro vocale di Claus ha gravato non poco sul prodotto finale dei Bonfire. La band continua a fare album di qualità ma l'interpretazione data dagli altri vocalist - a volte - sembra appannare il sound del gruppo tedesco. E' questa, ed è proprio il caso di dirlo, la casistica dove il cantante da il "marchio di fabbrica" generale alla band; peccato, perché anche questo ultimissimo album è degno di nota e il buon Hans Ziller, uno dei fondatori del gruppo ed unico membro originale rimasto, da il suo meglio in quanto a songwriting e guitar work. Cosa dire quindi? "Higher..." suona e si presenta bene, ha tracce che danno la giusta carica di adrenalina e nell'insieme è sì un prodotto di "casa" Bonfire. Brani come l'up tempo "Lost All Control", la dirompente "Jealousy" o l'energica e al contempo radiofonica " I Died Tonight" ci mostrano una band che ha ancora frecce al suo arco. Purtroppo song come "Rock 'N' Roll Star (Born to Rock)" da "Free" (2003) o "You're Back" e "Say Goodbye" da "Point Blank" (1989) ce le sogniamo. Con questo, comunque, è sempre lodevole avere acts musicali come questo, che imperterriti del passare del tempo vanno avanti per la loro strada e macinano riff taglienti e melodia a profusione.

Roby Comanducci