1000mods
"Cheat Death"
(Ouga Booga and the Mighty Oug Recordings)
release: 08 – 11 – 2024
genere: heavy rock, alt rock
voto: 3,5
Tracklist: Overthrown, The One Who Keeps Me Down, Gotzen Hammer, Astral Odor, Love, Speedhead, Misery, Bluebird, Cheat Death, Grey Green Blues
Carissimi, dopo vari tentativi getto la spugna: non sono riuscito a risalire alla line up di questi tre pazzoidi che si celano dietro il moniker di 1000mods! Nulla. Nella product info arrivatami dall'etichetta niente, altre info sulla storia di questi baldi eroi niente.....nemmeno cercando di persona info su di loro. Eppure su questa band greca circolano parecchi “rumors” ma i loro nomi ...no. Vabbè.....Saltiamo a "piè pari" la line up e arriviamo al dunque, la recensione pura. Cosa dire: dopo l'ascolto sono rimasto incuriosito dal sound proposto dai 1000mods e ho appurato che anche la Grecia riesce a sfornare buoni acts musicali e i qui presenti 1000mods con quest'ultimo "Cheat Death" sono arrivati al quinto full lenght album! Ammetto che prima d'ora non li conoscevo anche se, dalla loro bio, risulta abbiano girato il mondo in lungo e in largo con tantissimi live show e in patria siano seguiti da una folta schiera di fans. Tutto meritato, oserei dire. L'album fuorvia subito il potenziale acquirente causa la copertina: a vederla sembra quella di un prodotto hardcore, punk o di band storiche quali MOD e DRI? Ecco....la copertina da quell'idea ma il sound è diametralmente opposto: i nostri creano un connubio tra heavy, punk, alt rock e un pizzico di alternative. Vanno ad abbracciare maestri quali Black Sabbath (notevoli le influenze all'interno di questo lavoro) e Motorhead . Il risultato è un mix di energia che prende spunto da momenti Sabbathiani fine anni settanta fino ad arrivare a passaggi alt rock che graffiano nel loro malato e al tempo stesso rabbioso incedere e fanno capolino agli anni '90 con - anche- passaggi grunge, esempio palese è "Love". Il lavoro scivola via bene con composizioni di media e talvolta eccessiva lunghezza (ci sono song da sei, sette fino a dieci minuti!). L'iniziale “Overthrown” è un po' il biglietto da visita che rispecchia appieno la linea musicale dell'album; brano lunghissimo di quasi otto minuti che si divide in due parti prendendo a piene mani quanto fatto dal Sig. Osbourne e Iommi ricalcandone l'enfasi, la ritmica, il mood e, nella seconda parte, quando il brano accelera sensibilmente, sfiora il plagio con la celeberrima “Children Of The Grave”. Un brano tecnicamente valido con progessioni complesse nella parte centrale che strizzano l'occhio ad un certo prog settantiano ma che perde quando copia spudoratamente il ritornello dei Black Sabbath. Più potente e diretta nel suo incedere punk – alt rock è la successiva “The One Who Keeps Me Down” che abbandona il “Sabba Nero” per regalarci un brano più originale e frizzante. Aggressione sonora che prosegue nella corrosiva “ Gotzen Hammer”. Un autentico tuffo nella grunge – era lo abbiamo con le successive “Astral Odor” e “Love” mentre “Speedhead” ci riporta al buon Lemmy e i suoi compari. “Misery”, un'altra song di sei minuti e mezzo, rende omaggio – ancora- ai Sabbath, inizia con un heavy cadenzato, lento che sembra voglia trascinarsi di forza verso la fine ma, ad un certo punto, ecco un cambio di ritmo con una accelerazione degna dei migliori Iron Maiden (?!) degli esordi con un guitar work che sembra quello proposto dalla coppia Murray-Smith e rende il brano veloce e dirompente. “Bluebird” è un lento strumentale dove la chitarra e soprattutto il basso la fanno da padrone. Traccia suggestiva e d'effetto. Arriva il momento della title track che torna su territori più alt rock con una discreta originalità. In chiusura troviamo gli oltre dieci minuti di “Grey Green Blues”; la prima parte è lenta e basata su un hard con venature blues, pregevole anche il solo di chitarra bluesy e poi nel prosieguo, verso metà della song, come già successo – e probabilmente è una caratteristica del songwriting di questo gruppo – si aumenta il ritmo con la sezione ritmica che parte come un treno e tutto il sound si avviluppa in un contesto più veloce scortandoci fino alla conclusione del brano. Ok....cosa dobbiamo dire: sicuramente un lavoro diverso che spazia e riesce ad accomunare differenti stili amalgamandoli senza pasticciare anzi, riuscendo spesso a proporre qualcosa di interessante. Peccato a certi passaggi esageratamente devoti ai Black Sabbath ma, dato il risultato d'insieme, possiamo sorvolarci sopra. Il mio consiglio è di provare ad ascoltare questo "Cheat Death", sicuramente troverete validi spunti e momenti di buona musica.
Roby Comanducci
WIZARD TATTOO
“Living Just For Knife Fighting”
(Garage Fire recording)
release: 6 – 12 – 2024
genere: metal
voto: 3.5
Line-up: Bram the Bard – polistrumentista
Tracklist: Living Just For Dying, The Wizard Who Loved Me, Tomorrow Dies, Sanity's Eclips, Varsak of Man, A Wizard's Blade, My Second Knife Fight, Edge of Reprisal, In the Meantime (Helmet), Dirty Black Summer (Danzig), Orgasmatron (Motörhead)
Ovviamente si torna talvolta a citare cose già sentite; anche oggi io farò la stessa cosa. Mettendo sul piatto quest'album, che non è un album e basta, questo è un album da macchina: che siate a 130 all'ora (perché noi rispettiamo i limiti) nella terza corsia dell'autostrada, oppure che stiate passeggiando a 20 all'ora su una strada di campagna con la vostra dolce metà, questo disco ha sempre qualcosa di adatto alla situazione. I Wizard Tattoo, frutto dell'ingegno del polistrumentista Bram the Bard, danno alla luce “Living Just for Knife Fighting” il 6 dicembre 2024. Questo album unisce l'energia viscerale degli EP “One of These Knive”s e “Living Just for Dying” in un'esperienza di ascolto coesa e potente. Aggiungendo però una chicca: 3 cover finali davvero azzeccate. “Living just for diyng” è un intro epica, la voce calda si intreccia con le corde secche della chitarra in una lenta e cadenzata camminata a lume della luna. Fa eco alla prima canzone: “ The wizard who loved me” che, agganciandosi alla precedente, parte con una chitarra più tendente al flamenco e una voce femminile più soft e quasi vacillante, fino al minuto 3, dove una chitarra elettrica entra decisa ma prudente, quasi a rompere la monotonia didascalica del sottofondo. Cambiamo decisamente atmosfera con “ Tomorrow dies”, dove la voce torna maschile e diventa aggressiva e “sporca”; la batteria scandisce il tempo dando un tappeto sempre più veloce alla chitarra, che diventa più melodica, mentre la voce esalta tutte le sue corde vocali in un misto di parlato e gridato di classe. Santy's eclipse” torna all'inizio, la voce è calda e pulita, le corde della chitarra nuovamente secche e “flamencose”. Cambio repentino di ritmo verso il minuto 2.30, dove la melodia prende una svolta importante, compaiono percussioni e la cadenza diventa più decisa, il sottofondo ha nuovi strumenti, quasi a voler timidamente accompagnare il basso, che compare come protagonista all'inizio di “Varsak of man”, dove un sottofondo hard rock e una chitarra finemente coinvolgente, fanno da spalla alla voce: questa volta via di mezzo tra quella finora sentita, ne troppo sporca ne troppo pulita. La chitarra prende il sopravvento con assoli continui: quasi a dire: finalmente! “A wizard blade” ricorda in modo impetuoso la mitica “planet caravan” dei Black Sabbath, ma con un coinvolgimento profondo: quasi a sentire voci ancestrali provenire da un ruscello che sgorga acqua limpida. Una purificazione dell'anima, con occhi chiusi mentre tutto continua a scorrere dentro di noi. Inizio spiazzante, in pieno stile Ministry, per “My second knife fight” con la melodia in sottofondo “ballereccia” si può dire, la chitarra e la batteria si divertono a correre sulle rotaie precise e pulite mentre la voce racconta la sua storia, assolo intrecciato con voce e percussioni, poi a poco più di metà, bellissimo sfogo melodico con unisono di strumenti e voce, come unirsi a braccetto per completare questo bellissimo percorso. Si torna all'inizio con “Edge of reprisal”, come fosse una nuova intro di una seconda parte di album: fondamentalmente la parte delle cover. Iniziamo con gli “Helmet” in questa “In the meantime”, pezzo che rimane fedele all'originale, dando pero dei suoni molto più personali, mantenendo sempre un profondo rispetto. Segue “Dirty black summer” famoso pezzo di “Danzig”: anche in questo caso, ottima cover, che mantiene la propria identità, aggiungendo quel tocco personale nel suono e nell'energia, sempre sporcata per natura. Ultimo pezzo dell'album è “Orgasmatron” dei Motorhead, dove la voce si adatta alla perfezione e la melodia sembra quasi scritta per i Wizard Tattoo, quindi anche in questo caso, le modifiche rispetto all'originale sono davvero minime. Un album in alcuni punti un po' troppo ripetitivo, che preso a blocchi è davvero esaltante ma appunto, che tende saltuariamente a riprendere quello che è già sentito. Un buon punto di partenza su cui aspettarsi notevole crescita futura
Iven
ENGLISH TRANSLATION
Line-up: Bram the Bard – multi-instrumentalist
Tracklist: Living Just For Dying, The Wizard Who Loved Me, Tomorrow Dies, Sanity's Eclips, Varsak of Man, A Wizard's Blade, My Second Knife Fight, Edge of Reprisal, In the Meantime (Helmet), Dirty Black Summer (Danzig), Orgasmatron (Motörhead)
Of course, sometimes you go back to quoting things you've already heard; I'll do the same thing today. Putting this album on the table, which is not just an album, this is a car album: whether you're going 130 miles an hour (because we respect the speed limit) in the third lane of the motorway, or you're strolling at 20 miles an hour on a country road with your better half, this album always has something suitable for the situation. Wizard Tattoo, the brainchild of multi-instrumentalist Bram the Bard, will release “Living Just for Knife Fighting” on December 6, 2024. This album combines the visceral energy of the EPs “One of These Knive”s and “Living Just for Dying” in a cohesive and powerful listening experience. But it also adds a little something: 3 really spot-on final covers. “Living just for diyng” is an epic intro, the warm voice intertwines with the dry strings of the guitar in a slow and cadenced walk by moonlight. It echoes the first song: “The wizard who loved me” which, hooking up with the previous one, starts with a guitar more tending towards flamenco and a softer and almost wavering female voice, until minute 3, where an electric guitar enters decisively but cautiously, almost to break the didactic monotony of the background. We change atmosphere decidedly with “Tomorrow dies”, where the voice becomes masculine again and aggressive and “dirty”; the drums mark the time giving an increasingly faster carpet to the guitar, which becomes more melodic, while the voice exalts all its vocal cords in a mix of spoken and classy shouting. Santy's eclipse” returns to the beginning, the voice is warm and clean, the guitar strings dry and “flamenco” again. Sudden change of pace around minute 2.30, where the melody takes an important turn, percussions appear and the cadence becomes more decisive, the background has new instruments, almost as if it wanted to timidly accompany the bass, which appears as the protagonist at the beginning of “Varsak of man”, where a hard rock background and a finely engaging guitar, support the voice: this time a middle way between what we have heard so far, neither too dirty nor too clean. The guitar takes over with continuous solos: almost as if to say: finally! “A wizard blade” is reminiscent of the legendary “planet caravan” by Black Sabbath, but with a deep involvement: almost as if one were hearing ancestral voices coming from a stream that flows clear water. A purification of the soul, with eyes closed while everything continues to flow inside us. A disconcerting start, in full Ministry style, for “My second knife fight” with the “dancing” melody in the background, one might say, the guitar and drums have fun running on the precise and clean rails while the voice tells its story, a solo intertwined with voice and percussion, then just over halfway, a beautiful melodic outburst with unison of instruments and voice, as if joining arm in arm to complete this beautiful journey. We return to the beginning with “Edge of reprisal”, as if it were a new intro to a second part of the album: basically the cover part. We start with “Helmet” in this “In the meantime”, a piece that remains faithful to the original, but gives much more personal sounds, always maintaining a deep respect. It follows “Dirty black summer” famous piece by “Danzig”: also in this case, an excellent cover, which maintains its own identity, adding that personal touch in the sound and energy, always dirtied by nature. The last piece of the album is “Orgasmatron” by Motorhead, where the voice adapts perfectly and the melody seems almost written for Wizard Tattoo, so also in this case, the changes compared to the original are really minimal. An album in some points a bit too repetitive, which taken in blocks is really exciting but precisely, which occasionally tends to repeat what has already been heard. A good starting point on which to expect considerable future growth
STEELCITY
"Reverence"
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 20 - 09 - 2024
genere: hard rock
voto: 4
Line up: Roy Cathey - lead vocals, Jason Cornwell - bass, Anthony White - drums, Tony Stahl - keyboards, Mike Floros - guitars
Tracklist: I Ain’t Dreamin’ Bout You, Hammer’s Fallin’, No Angel, Dizzy, Walk Away, B.A.N.K., Midnight Dancer, Broken, Losing Control, Blinded, The Journey
Interessante proposta musicale quella di questi musicisti provenienti dalla laboriosa città del Mid-Western, Youngstown in Ohio, posto che ha anche dato l'idea al fondatore e chitarrista Mike Floros di coniare il nome "Steelcity". I membri della band in questione sono oramai navigati musicisti, il cantante proviene dai Cold Sweat (band che uscì nel 1990 con l'eccellente album "Break Out, nda) come il batterista, il bass player è un session men d'eccezione, lo stesso fondatore è un eccellente guitar player e compositore; da quest'amalgama ne scaturisce un album indubbiamente interessante che è solo fuorviante nella copertina, senza dubbio più adatta ad una band di puro heavy o power metal che al sound prettamente hard rock dei nostri Steelcity. Ma, onestamente, questo è l'ultimo dei problemi; meglio una copertina di dubbio gusto ma un contenuto valido che il contrario! "Reverence" trattasi del loro terzo full lenght album ed è un'autentica macchina macina riff; nel sound troviamo rimandi a Kiss, Europe, Winger il tutto però arrangiato con uno stile abbastanza personale che valorizza il lavoro rendendolo elettrizzante e pomposo. Le song sono interessanti, si parte in pompa magna con l'anthem di "I Ain’t Dreamin’ Bout You" ma anche le tracce successive non mollano il colpo; siamo sempre su ritmi medio alti, up tempo o cadenzati e grintosi riff spudoratamente di matrice hard coadiuvati da refrain accattivanti e un guitar work preciso e tagliente. "Dizzy" e "Walk Away" dimostrano quanto appena scritto e, attenzione, non ci sono ballad, fatta eccezione per la conclusiva "The Journey" che però è una rock song che alterna fraseggi e momenti più eufonici e lenti ad altri più sostenuti con un pregevole risultato finale. Questo disco è veramente interessante, siamo al cospetto di un combo musicale che se ne frega delle mode, dei trend musicali e suona quello che ha nel sangue, quello che gli viene meglio anche se, probabilmente, non sarà al centro dell'attenzione del business world, oramai servizievole solo nei confronti di nu metal, crossover e ibridi vari. Qua si gode di sano ed incontaminato hard rock, non ci sono influenze o tentativi di sperimentazione, gli Steelcity suonano quella che, a mio parere, se fatta con maestria e intelligenza è la musica più bella in circolazione: l'hard rock!
Roby Comanducci
CASANDRA'S CROSSING
"Garden Of Earthly Delights"
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 25 - 10 - 2024
genere: class metal
voto: 3.5
Line up: Cassandra Carson - vocals, George Lynch - guitars
Tracklist: Stranger, Impatient, Closer to Heaven, Ring Me Around, Devastatiing Times, Waltzing Nites, Just Business, Mind Eraser, Run for Your Life, Wicked Woman, Kneel Before You
Una bella sorpresa avere tra le mani, o meglio su computer (eh già ....i tempi sono cambiati ragazzi, una volta per recensire un album iniziavo sempre così in quanto gaudioso nel mio tastare fisico del vinile o del cd....sob) ma tralasciamo, si parla di decine di anni oramai. Sono sempre stato un estimatore del guitar work di questo eclettico musicista che, di sicuro, annovero tra i migliori e personali guitar hero del panorama mondiale rock (ma non solo). Si, infatti la sua intelligenza e varietà musicale, lo han portato nel tempo ad esplorare altre sonorità, partorendo album quali The Banishment con Joe Haze (la recensione la potrete trovare nel nostro web nell'apposita sezione) che hanno nella sperimentazione il loro punto forte. Ma, diciamocelo tutti, chi ama George lo fa soprattutto per (e dal) suo periodo d'oro coi mitici Dokken, guitar solos come in "Mr.Scary" non sono cose di tutti i giorni. Ma quel tempo è passato, anche se George nelle sue mille collaborazioni tra cui citerei KXM con Doug Pinnick (King's X) e Ray Luzier (Korn), The End Machine con Jeff Pilson (Foreigner, ex-Dokken), Mick Brown (ex-Dokken) e Girish Pradhan (Girish & The Chronicles), Sweet & Lynch con Michael Sweet (Stryper), Ultraphonix con Corey Glover (Living Colour) ha saputo regalarci esempi di ottima musica. Adesso eccolo qua alle prese con questo project insieme alla brava (e bella...nda) female singer Cassandra Carson (voce dei Paralandra) e il risultato d'insieme da vita a un class rock moderno (ma non eccessivo) di forte presa che strizza l'occhiolino anche all'hard rock anni novanta ma mantiene un forte carattere e personalità che lo rendono attualissimo. Fa tanto anche la voce della cantante, graffiante, leggermente rauca ma anche suadente quando vuole, capace di dare quel tocco in più ad ogni canzone. Preciso subito che se siete alla ricerca di funambolismi solisti avete sbagliato disco; "Garden Of Earthly Delights" ci propone un Lynch dedito alla song, amante e devoto ad un songwriting più da "impatto" che da finezza solista. Ascoltate la portentosa "Run For your life" o la dinamitarda opener "Stranger" che mette in risalto le power vocals della signorina Carson e avrete subito una chiara idea del disco. Se volete invece qualche remind al periodo Lynch Mob gustatevi "Impatient" correlata da un ottimo guitar solo (beh...ovviamente il guitar work c'è e si sente e gli assoli sono tutti di qualità ....obviously!!). L'album scorre via bene anche se, dopo ripetuti ascolti, non possiamo gridare al miracolo, avrei gradito una varietà e differenziazione maggiore tra le canzoni che risultano un po simili tra loro ma di una cosa sono certo; esiste ancora chi, con spirito di dedizione e tanta qualità nel suo background, riesce a farci felici con quasi un'ora di lodevole hard rock.
Roby
