Line-up: Chez Kane. Produced/mixed/recorded by: Danny Rexon
Tracklist: Better Than Love, All Of It, Rocket On The Radio, Get It On, Too Late For Love, Defender Of The Heart, Ball N' Chain, Midnight Rendezvous, Die In The Name Of Love, Dead End Street
Un autentico tuffo nel passato, nel nostro glorioso passato oserei dire, quello dell'hair metal ottantiano che tanto ci ha regalato e che non tramonterà mai nel cuore di ognuno di noi. L'avvenente e brava female singer inglese Chez Kane (già leader insieme alle sue sorelle della band Kane'd, nda) si cimenta in questo suo solo debut album coadiuvata da Danny Rexon dei glam rockers Crazy Lixx in fase di produzione/mixaggio/registrazione. Dieci song che sprizzano energia ad ogni solco (fa senso parlare di “solchi” nel 2021 ma mi spiace per i modernisti, c'è ancora gente che compra qualche vinile....nda), commerciali e radiofoniche al punto giusto e con quel catchy che fa tanto piacere se si vuole passare una quarantina di minuti senza pensare alle menate della nostra vita. Siamo al cospetto di un album che ricalca fedelmente stilemi sì già sentiti e quindi non propriamente originali ma, forse, è anche questo il suo punto forte: un sound che miscela i Femme Fatale, Lee Aaron, Lita Ford e i Bon Jovi di “Slippery...”. Cosa potrete aspettarvi quindi da una presentazione come questa? Tanto fun, suoni pomposi, chorus line ad effetto e un rock da vasto airplay. Classico sempio è l'arena song 'Get in On' che ogni emittente radiofonica vorrebbe fare sua, oppure l'anthemica 'All of It' ma anche il gustoso ed “aggressive” hard rock di ' Midnight Rendezvous'. Altra potenziale hit single (lo sarebbe stata sicuramente negli 'eighties'!!) è 'Rocket on the Radio' che sembra accarezzare sonorità care agli Honeymoon Suite mentre se amate Bon Jovi ritroverete echi di 'Livin' On a Prayer' nell'intrigante ' Ball N' Chain'. Un album da ascoltare tutto di un fiato, giusta colonna sonora per una serata “wild” con amici e buona birra. Brava Chez!
Roby Comanducci
Line-up: Heather Leoni – vocals, Rex Whitehall - guitars
Tracklist: Voodoo, Redemption, Dusty Heart, Witxh, Technicolor, Pills, Run Wild, Locked Inside, Greed Or Glory, Love Games (Tuesday's Blues)
Fa veramente piacere vedere nuove uscite discografiche come questa. Fa bene al cuore e alla testa ascoltare il blues nelle sue mille sfaccettature e, come in questo caso, preso, coccolato, rielaborato e suonato con maestria da due talentuosi artisti: l'affascinate e brava vocalist Heather Leoni e il guitar player Rex Whitehall. I nostri sono inglesi doc e in questo debut album sotto il moniker The Nova Hawks riescono a regalarci in dieci song forti emozioni; un eccelso mix tra british rock, blues rock, accenni gospel e qualcosa di più “Americano” come echi di roots rock. Il tutto ben amalgamato con una notevole dose di originalità coadiuvata dalla bella voce della female singer che, senza dubbio, è il cardine di tutto questo “Redemption”. Si parte con 'Voodoo' che è anche (se non erro) il primo video single estrapolato e si capisce subito di che “pasta è fatto” questo full lenght album. Canzone sicuramente easy listening, commerciale, ma arrangiata con eleganza e piacevole per un ascolto spensierato e radiofonico. La title track invece rallenta ancora sul ritmo e ci preparra alla bellissima lenta 'Dusty Heart'; song a due voci, la principale ed ispirata ugola di Heather in armonia e cantata in duetto con il tono basso del chtarrista Rex che conferisce quell'alone di magia e intimità sprezzante ben presente nelle colonne sonore di Quentin Tarantino. Il disco poi prosegue con song pregne di atmosfera e pathos, ascoltatevi l'eccelsa interpretazione vocale su ' Technicolor' e 'Run Wild' mentre se volete rockeggiare un poco di più il ritmo di 'Pills' e 'Greed of Glory' faranno al caso vostro. Un album di sicuro interesse, ben suonato e capace di cullare l'ascoltatore come di dare qualche (piccola) scossa di energia.
Roby Comanducci
Line up: Nathan James – lead vocals, Danny de la Cruz – guitar, Dan Stevens – guitar, Vinnie Colla – bass guitar, Phil Beaver – drums/percussion
Tracklist: She won’t let you go, Messiah, Medusa, Eye of the storm, Cruel Intentions, My Misery, Do You like it, He will provide, We will meet again, God of war, We will ride
Gli Inglorious sono un interessantissimo combo britannico giunto alla quinta prova in studio, nonostante qualche stravolgimento nella line up; vi basti sapere che si tratta di musicisti di ottima estrazione e con un’interessante serie di collaborazioni alle spalle, su cui non mi dilungo perché mi sembra molto più interessante dare spazio alla musica. Mi va di sottolineare tuttavia ancora, dalle note di accompagnamento, un aspetto non musicale in senso stretto, ovvero che questo disco è stato registrato durante il lockdown dei mesi scorsi, quindi in uno studio ove si rispettava il distanziamento sociale tra i presenti. Può darsi che questo abbia influito sul lavoro svolto? Mi va di pensare di sì, in senso positivo, perché indica come la band è riuscita a far trasparire nella musica i sentimenti provati che, sebbene assolutamente individuali, non possono ignorare la situazione di privazione attuale, su cui non mi dilungo oltre in questa sede. Infatti, tornando alla musica, non si può non osservare come la propensione della band sia per un sanguigno hard rock viscerale e vissuto, ma in effetti dopo l’attacco ruvido, nei pezzi che segnano la metà del disco emerge un lato sentimentale che non stona ma pare denotare il disagio presente, che porta a rallentare e sfruttare i toni bassi della voce dello straordinario singer Nathan James. Un’onda emozionale che si fa molto importante e finisce per definire una grossa parte della produzione, certo non stonando nel genere proposto, ma a porsi come inevitabile del tempo vissuto non a pieno. Concordo assolutamente con le numerose menzioni di merito della band, anche di personaggi molto noti, segnalo la grande produzione e la già citata ottima prestazione vocale. Il suono proposto è molto pieno e viscerale e a tratti rimanda anche a inaspettate contaminazioni, quasi southern rock oppure grunge, ma resta ancorato nel classico hard di radice britannica. Il lavoro svolto è semplicemente di grande livello e non potrete che rendervene conto ascolto dopo ascolto, in tutte le componenti del disco. Aggiungo come ultima nota una varietà compositiva anche netta, oltre al già citato momento di cupezza, il disco spazia tra classici riff carichi di energia e divagazioni ritmiche con numerosi cambi di tempo e tono; questo quasi a cercare di delimitare senza riuscirvi una composizione di intuizioni che hanno portato al lavoro svolto e nello specifico alla sua composizione. Insomma, come ho cercato di far capire, un disco al contempo diretto ma anche strutturato, ottimamente suonato e inciso come ci si aspetta da una grande band, quali gli Inglorious meritano sicuramente di diventare, ve li consiglio assolutamente.
Nikki
Line up: Sammy Hagar – vocals, guitar, Vic Johnson – lead guitars, Michael Anthony – bass, Jason Bonham – drums
Tracklist: “Funky Feng Shui”, “Won’t Get Fooled Again” (The Who), “Good Enough” (Van Halen), “Three Little Birds” (Bob Marley), “Whole Lotta Rosie” (AC/DC), “For What It’s Worth” (Buffalo Springfield), “Keep A-Knockin'” (Little Richard), “Right Now” (Van Halen), “Don’t Tell Me What Love Can Do” (Van Halen), “Sympathy for the Human” (Sammy Hagar & The Wabos), “Heroes” (David Bowie)
Dopo l'interessante penultimo lavoro targato 2019 “Space Between” il Red Rocker torna a deliziarci con un altro nuovo album che, in definitiva, trattasi di una raccolta di cover di brani storici e una traccia originale, “Funky Feng Shui”. Sammy ha deciso di comune accordo con gli altri “compari” dei The Circle di mettere insieme in un cd le diverse sessioni di registrazione provate e avvenute in questo anno di quarantena. Non potendo andare in tour il nostro a ben pensato di creare questo simpatico mix di song interpretando il tutto alla sua maniera con un risultato finale sicuramente valido. Da segnalare la bella versione di “Heroes” del compianto Bowie, registrata e uscita come singolo i cui ricavati andranno esclusivamente in favore delle persone/soccorritori sanitari che hanno lavorato per aiutare la popolazione durante questa pandemia. Undici tracce quindi, che partono con la breve e unica traccia nuova “Funky Feng Shui”, un funky rock energico e pieno di carica e adrenalina. Ineccepibile il lavoro di Sammy sulle altre song, in particolar modo su “Won’t Get Fooled Again”e “Keep A-Knockin'” mentre viene un po' di nostalgia sentire le reinterpretazioni di classici di casa Van Halen quali “Good Enough”, “Right Now” e “Don’t Tell Me What Love Can Do”. Nulla di trascendentale o sorprendente quindi , però il disco scorre via bene e ci regala un po' di spensieratezza che di questi tempi è cosa assai rara.
Roby Comanducci
