Line up: Caterina Nix – vocals, Nasson – bass, vocals, Mario Torres – guitar, Mistheria – keyboard, Carlos Hernandez - drums. Guests: Elina Siirala - vocals on “Garden of Winter”, Mistheria - piano on “Garden Of Winter”
Tracklist: Emerge, Beneath Your Skin, The Impossible, Garden Of Winter (Feat. Elina Siirala), Hearts Gone Dark, Beyond The Silence, Days Of Lions, In The Depths Of The Night, Victims Of Our Heaven, When If Not Today, What’s Your Fuel
I Chaos Magic sono un nuovo progetto proveniente dal Cile, frutto fondamentalmente della collaborazione tra il produttore e compositore Nasson, di cui vi abbiamo parlato per il suo lavoro solista uscito a inizio anno, e della vocalist Caterina Nix. I due sono stati spesso ospiti nei rispettivi lavori in passato e qui la collaborazione si rinnova, per un lavoro il cui obiettivo è la valorizzazione delle doti vocali di Caterina. La scelta è quella di proporre, in linea con i precedenti lavori, un power metal sinfonico molto attento al riffing granitico di chitarra e al lavoro di atmosfera alle tastiere, ma con una precisa strutturazione che permette a Caterina di esprimersi. Questo è ottenuto con un lavoro di cesello nella composizione che mi sento di ben valutare, perché mai forzato, che da anzi spazi ai bridge e alla forma canzone con strutturazioni abbastanza importanti. Sostanzialmente si va quindi a creare nel disco un dualismo tra le parti più sinfoniche, dove in generale il cantato è più emozionale (“Beyond the silence”) e altri episodi ove la vena più metal è preponderante (“Hearts gone dark”) ove comunque sono le prime a prevalere. Facendo una carrellata sugli aspetti tecnici del lavoro, la produzione è secondo me davvero ottima, con un ripulitura delle tracce sonore e una loro “strutturazione” ben svolta, che cattura ove necessario l’aggressività dei brani mentre altrove valorizza le sfumature armoniche a cominciare dalle tonalità della voce di Caterina. Eccellente il lavoro tecnico degli strumentisti, tutti ben all’altezza del ruolo che devono svolgere, e ovviamente notevole il lavoro alla voce di Caterina, che certo parte avendo una serie di bruni costruiti appositamente per valorizzarla, ma sa sfruttarli variando ove necessario i suoi registri: mi sento di dire che l’obiettivo del disco è centrato poiché proprio la sua linea melodica è la più significativa, quella che maggiormente colpisce. Cosa dire conclusivamente? Un disco molto ben pensato e registrato, con composizioni che certo restano nei solchi del power sinfonico e melodico, ma che sanno essere coinvolgenti e non banali, e che certamente non spiaceranno ai fan del genere. Volendo essere precisi si può pensare alla difficoltà di cogliere in sede live l’atmosfera proposta da questo lavoro, ma è un dubbio che saremmo ben felici di risolvere non appena ce ne fosse la possibilità.
Nikki
Line up: Valts Berzins (Vicky White) – vocals, Haralds Avotins (Harry Rivers) – guitars, Gunars Toms Narbus (Gunn Everett) – bass, Gus Hawk (Gustavs Vanags) – drums
Tracklist: Dream Killers, Rotten Romance, The Velvet, Distant Memory, Hour Of Sinners, Mirror Mirror, When The Rain And I Meet, Crow’s Lullaby, Burning Bridges, Angels Crying, Oblivion
Bene, bravi, bis, tris...quaterna......hehehe.... A parte gli scherzi, i qui presenti rockettari lettoni, giunti appunto alla loro quarta prova su disco (esordirono con l'EP "Summer Nights" nel 2014), hanno indubbiamente cesellato una serie di song al di sopra della media asfaltando letteralmente uscite discografiche -magari più famose o popolari al grande pubblico- come l'ultimo HCSS, e credo che come inizio recensione questa affermazione la dica lunga sul valore di questo combo di street rockers. Eh si, Valts e soci hanno dalla loro la freschezza del modern rock, l'attitudine e la sfacciataggine dello street metal ottantiano e la capacità compositiva di miscelare un sound potente come gli Skid Row di “Slave to the Grind” a momenti più catchy in stile Swedish Erotica e qualcosa dei primi Hardcore Superstar, il tutto condito da una dose di new romantic sound che fa breccia tra le song e condisce alcuni momenti più intimisti e ammalianti. Se prendiamo quest'ultima considerazione allora catapultatevi su “The Velvet” e capirete quanto appena scritto dal sottoscritto. Echi di HCSS si sentono nella title track ma, attenzione, i Bloody Heels non devono niente a nessuno e le tracce sprizzano originalità e carisma donando la giusta “commerciabilità” accompagnata da un guitar work tagliente e granitico, menzione particolare quindi per il bravo chitarrista Haralds Avotins. Molto difficile trovare le 'top songs'; l'album è un summa di “suoni e colori” che vanno ascoltati tutti d'un fiato. Sicuramente il potente street metal di “Dream Killers”, “Hour Of Sinners” o “Angels Crying” dimostra le capacità dei qui presenti ragazzi che, in contrapposizione, riescono a strizzare l'occhio a sonorità più eufoniche ma mai banali o edulcorate, tutt'altro. Su questo fronte troviamo le belle ”When The Rain And I Meet”, “Oblivion“ e la già menzionata “The Velvet”. Molto interessante anche l'interpretazione vocale del singer che dona colore e calore, ascoltatevi bene come canta nella conclusiva “Oblivion”. Band così sono la conferma che questo genere non è per niente morto, andrebbe solo valorizzato e “pompato” a dovere. Brava la Frontiers nel credere in loro e voi tutti affrettatevi e procuratevi una copia del loro cd, va collezionato, non downloadato!!!
Roby Comanducci
Line up: Jani Liimatainen - guitars, keyboards, programming, Jonas Kuhlberg - bass, Rolf Pilve - drums, Jarkko Lahti - piano, Jens Johansson - guest keyboard solo, Janne Huttunen - guest saxophone solo
Tracklist: Breathing divinity (vocals: Björn “Speed” Strid), All Dreams Are Born To Die (Vocals: Tony Kakko), What Do You Want (Vocals: Renan Zonta), Who Are We (Vocals: Timo Kotipelto), Side By Side (Vocals: Pekka Heino), The Music Box (Vocals: Renan Zonta), Into The Fray (Vocals: Timo Kotipelto), I Could Stop Now (Vocals: Anette Olzon), Haunted House (Vocals: Jani Liimatainen), My Father's Son (Vocals: Antti Railio)
Il disco di cui vi racconto qualcosa oggi è dell’eclettico chitarrista/compositore finlandese Jani Liimatainen, all’attivo con moltissime band ma famoso per aver fondato un act dal notevole successo come i Sonata Artica (al solito vi rimando al web per i dettagli delle numerosissime collaborazioni di questo bravo artista). L’idea su cui si è lavorato è sfruttare la collaborazione con un novero decisamente ampio di singer per le linee vocali, componendo quindi il disco con una serie di song ove diverse sono le voci, sia principali che di supporto. La gamma dei singer chiamati a dare una mano coprono diversi collaboratori passati e presenti delle band di Jani e alcune special guest come Timo Kotipelko degli Stratovarius. E che dire del risultato ottenuto? Una prima influenza, e non può essere altra, è proprio il power di matrice scandinava a cui tanto Jani ha dato. E’ tuttavia la parte melodica e sinfonica che prettamente emerge dalle tracce, dando luogo anche a episodi decisamente fuori dallo stile originario come l’ottima ballad “Who we are”. Le canzoni variano in accordo alle caratteristiche di chi si trova dietro il microfono, ma quello che resta comune è che si dà ampio spazio agli effetti e alle tastiere, molto di più ad esempio che alle linee di chitarra. In alcuni punti si arrivano addirittura a toccare atmosfere quasi da power pop ottantiano (“The music box”) per poi tornare, ma solo occasionalmente in modo evidente, a linee più power (“Into the fray”). Il disco presenta in effetti diversi spunti interessanti e si ascolta con estremo piacere, apprendo poco scontato e accattivante. Le capacità compositive di Jani sono eccellenti e davvero è difficile che non si trovi originalità nelle tracce proposte; nulla da dire davvero né nel giudizio tecnico sui musicisti né sulla produzione, che anzi va a trovare suoni davvero eccellenti, che restano impressi da tanto che sono vibranti e passionali. Il limite del disco diventa la sua stessa genesi, oppure in positivo si può dire che questo disco non va considerato come un vero album ma una raccolta di collaborazioni: non decolla mai davvero infatti un’idea davvero unica del lavoro, che sembra restare sospeso a metà tra un’opera di metal sinfonico e un ottimo esercizio di capacità compositive e versatilità strumentale. Non esagererei nel ritenerlo un difetto all’album, che ha song eccellenti e si ascolta davvero volentieri. Non si vede però una collaborazione davvero orientata a focalizzare un’attività solista bensì un ottimo lavoro di versatilità musicale (ma potrei essere smentito). Resta comunque un ottimo ascolta per tutti gli amanti del chitarrista finlandese.
Nikki
Line up: Srdjan Brankovic – guitars, Nevena Brankovic – vocals and keyboards, Ana Nikolic – vocals, Marko Milojevic – drums, Alessandro Del Vecchio - bass
Tracklist: Never Say Never, I Need You Here Tonight, Sensational, Top Heaven, Wake The Fire, In The Dead Of The Night, Rebel Lady, Power On, Bad Times, Good Times, Fallen, Lady Of The Night
Bell'esordio discografico per questo combo serbo che risponde al nome di The Big Deal! I nostri sono nati da un'idea dei coniugi Brankovic, il chitarrista, compositore e produttore Srdjan e la moglie, l'avvenente e brava vocalist, piano e keyboards player, Nevena. Attorno a loro si è creata la band con l'aggiunta di un'altra female vocalist d'eccezione Ana Nikolic; devo ammettere che il connubio di entrambe le voci da il giusto “tiro” a questo “First Bite” e impreziosisce il già elegante arrangiamento e le sonorità heavy rock di questo gruppo. Il suono è molto curato ed è sicuramente commerciale in quanto ammalia anche se dotato di frangenti hard di tutto rispetto come l'up tempo “Power On”, l'incalzante “Top Heaven” ma anche l'elettrizzante opener “Never Say Never”. La giusta carica di energia quindi che rende il prodotto fruibile a più palati musicali. E' come se avessimo preso i Femme Fatale shakerati coi Romeo's Doughter e gli avessimo iniettato una bella dose di heavy rock con un guitar sound più marcato e tagliente; ecco, questo potrebbe essere il risultato del The Big Deal soundstyle! Pregevoli sono anche gli inserti di keyboards work della brava Nevena che da sfoggio della sua accademia musicale. Tutto l'album scorre senza intoppi tra momenti più hard come quelli già menzionati e altri più fm rock come “Sensational” o “Wake The Fire” senza tralasciare song dedite ad un ottimo heavy rock quali “In The Dead Of The Night”. In definitiva un bel prodotto che mi sento di consigliare caldamente a tutti.
Roby Comanducci
