Line up: Paul Sabu - vocals, all instruments, Barry Sparks - background vocals, all instruments
Tracklist: Blinded Me, Banshee, Kandi, Love Don’t Shatter, Back Side Of Water, Skin To Skin, Rock, Turn The Radio On, Dirty Money, Midnight Road To Madness, Rock The House
Bella sorpresa questo nuovo album di Mister AOR, al secolo Paul Sabu. Praticamente si farebbe prima a dire cosa non ha fatto perchè nel music business, in particolar modo, nel melodic rock, Aor e hard rock beh, come lui ce ne sono stati pochissimi; autore, songwriter, poli-strumentista, cantante, compositore, arrangiatore, producer, ingegnere del suono, talent scout e co-autore con migliaia di collaborazioni all'attivo, David Bowie, Alice Cooper, Little Caesar, Sheena Easton, Glass Tiger, Lee Aaron, Little America, Madonna, Malice, Motels, Robbie Neville, Only Child, Silent Rage, The Nelsons, Shania Twain, John Waite, Fatal Smile....giusto per citarne alcuni!!! Eccolo qui a sessant'anni suonati a sfornare un nuovo disco di rock melodico ma al contempo carico di energia, il primo full lenght da "Between The Light" del 1998 e il suo sesto in assoluto come solista. Poi, ovviamente, molti di voi lo ricorderanno con l'Adult Oriented band Only Child, autrice di veri capolavori su disco. In questo “Banshee” dalla bellissima copertina in stile "Blade Runner" è accompagnato da un altro validissimo poli-strumentista, Barry Sparks (ex Yngwie Malmsteen, Michael Schenker Group, UFO, Dokken e Ted Nugent...) ed insieme sono riusciti a confezionarci un bel prodottino. Ammetto che al primo ascolto non mi aveva entusiasmato, gli mancava qualcosa poi, nei ripetuti ascolti, sono riuscito ad apprezzare la vena creativa di Sabu che, anche se non inventa nulla con questo album, ci dimostra come la classe non sia acqua e ci delizia i nostri padiglioni uditivi con quello che dovrebbe essere il rock melodico suonato da accademia e senza sbavature. “Banshee” fila via liscio quindi senza pecche, gradevole e a tratti anche ricco di pathos e sempre curato con ottimi arrangiamenti. Lo dimostrano eccellenti song quali “Love Don’t Shatter”, l'opener “Blinded Me”, “Back Side Of Water”, “Turn The Radio On“, la Rainbowniana “Rock” (scegliere un titolo leggermente più originale no?, nda) di matrice prettamente hard (ottimo guitar work!) e la conclusiva “Rock The House” vera e propria heavy rock song pulsante ed energica. Direi quindi che “Banshee” potrebbe essere un gradito regalo da trovare sotto il vostro alberello di Natale.
Roby Comanducci
Line up: Gui Oliver - Vocals, Marcelo Gelbke - Guitars, Thiago Forbeci - Bass, Felipe Souzza - Drums
Tracklist: Never Surrender, Two strangers, Waterfall, Rescue me, Heroes are forever, Elevate, Feels like summer, H.O.P.E, Shadow of love, The wind, Chance to destiny
Molto interessante questo nuovo lavoro dei Landfall, formazione Brasiliana giunta al suo secondo album. La band nasce come evoluzione di una precedente formazione nota come Wild Child, che ha avuto un discreto successo in patria, per l’incontro col singer Gui Olivier, ex Auras, che ha portato le idee per il progetto musicale di cui stiamo parlando. La band propone un AOR con forti influssi di Hard 80s, molto orientato alla melodia e alle trame accattivanti, seppur con digressioni heavy e a tratti più particolari, quasi prog (penso a “Rescue me”); una costruzione delle song che permette di sfruttare quello che a mio parere è il tratto forte del combo, ovvero la dote vocale del già menzionato singer, potente, espressivo, ed estremamente caratterizzante per il genere proposto. Certo, si tratta comunque di un tributo a melodie che diversi di noi conoscono da anni, ma non va sminuito il buon lavoro fatto a livello compositivo, stilistico e di arrangiamento per ottenere le tracce che abbiamo per le mani. Da un lato si nota una composizione solida e non banale, in grado di oscillare tra il molto emozionale e il più ritmato/cadenzato (“Elevate”) senza annoiare e senza proporre passaggi a vuoto o riempitivi; dall’altro come già ricordato lo sfruttamento delle linee vocali per dare pienezza e significato alle canzoni è ben riuscito. In assoluto infatti, le linee vocali risultano quelle che danno il feedback più positivo all’ascolto e che più rimangono impresse; ad esse si accompagnano comunque delle linee strumentali tecnicamente ineccepibili, che completano perfettamente il quadro. A livello produttivo io do comunque un buon giudizio del lavoro della band, nonostante alcune sbavature siano presenti, perché il lavoro è autoprodotto; in tal senso la qualità non è cristallina ma si può apprezzare il tentativo di personalizzare il suono facendolo collimare col genere proposto. Come concludere? Direi che è un buon lavoro che sorprende per la qualità e la capacità di variare nelle tracce, con varie piccole variazioni nelle influenze a rendere il lavoro non monotono; gli appassionati del genere troveranno diverse chicche nella tracklist che rendono questo disco decisamente consigliabile. Buon ascolto.
Nikki
Line up: Chip Z’nuff – bass, vocals, Tory Stoffregen – guitars, Tony Fennell – guitars, Dan Hill - drums
Tracklist: Sound Check, Catastrophe, Steal The Light, Lost And Out Of Control, Intoxicated, Hurricane, Trampoline, Temporarily Disconnected, God Save The Queen, Reprise
Ed eccolo qua il colorito, pimpante “vecchietto” e co-leader degli Enuff, Mr. Chip Z'nuff, che ci regala un nuovo full lenght album della band madre dopo le ultime prove in studio quali il discreto “Brainwashed Generation”, album recensito e uscito nel 2021 di buona fattura ma decisamente easy listening e troppo pop, “Hardrock Nite” album di cover tratte dal repertorio dei Beatles uscito un anno fa, e il penultimo sforzo uscito la scorsa primavera, il solista di Chip “Perfectly Imperfect”, disco interessante ma -anche in questo caso- esageratamente soft. Avrete avuto sicuramente modo di leggere la mia intervista qui sul nostro sito (andate a leggerla nell'apposita sezione interview.....in caso non l'abbiate ancora fatto, nda) nella quale Chip era una autentica fucina di idee e di positività e, infatti, tale feeling positivo è stato immagazzinato dentro questo “Finer Than Sin”. Il nostro si è attorniato di ottimi musicisti e amici di vecchia data (già presenti nell'album “Brainwashed Generation”, nda) coi quali ha partorito questa manciata di song -sempre- dal sapore retrò Beatlesiano e la marcata vena pop ma, a differenza degli ultimi lavori in studio, leggermente più incline ad arrangiamenti rockeggianti, più “hard” se proprio vogliamo usare quella parola. Interessante l'intro di oltre due minuti a opera dei guitar man Tory Stoffregen e Tony Fennell che poi si ricollega in una reprise anch'essa di circa un minuto e mezzo nel finale del disco. La cosa che mi è piaciuta di questo nuovo lavoro è – a tratti- la verve più sleaze'n'roll che trasuda in brani quali l'accattivante e ruffiana “Lost And Out Of Control” e “Temporarily Disconnected” o il glam rock settantiano di “Trampoline”. Da notare la presenza della cover “God Save The Queen”, nulla di particolare ma egregiamente suonata e riproposta. Le influenze dei Baronetti -non dimenticatevelo- si fanno sempre sentire ma questo, per chi ha amato questa band dagli inizi, sicuramente non può essere che un punto a loro favore. A dispetto del penultimo studio album “Brainwashed Generation” questo “Finer Than Sin” forse è più in grado di ammaliare anche nuovi fans e farli avvicinare al sound della band di Blue Island, Illinois.
Roby Comanducci
Line up: Johnny Gioeli - vocals, Marcos Rodrigues - guitar, Alessandro del Vecchio - bass, vocals, Fabio Alessandrini - drums
Tracklist: Here we are, History's hand, Peace and glory, The chase, Preying on your weakness, What you say, What I believe, The Dream is gone, The miracle in you, Broken, The Rat Race
L’acclamato singer Johnny Gioeli (Hardline, Axel Rudi Pell, e una carriera solista di tutto rispetto) torna cercando una proposta musicale innovativa per i suoi trascorsi, ma non per le sue radici musicali: unire Hard d’oltreoceano alla scuola metal europea. Questa l’idea alla base di “History’s hand”, l’album del combo messo in piedi per realizzare questa sua intenzione, di cui senza altri fronzoli vado a discutere l’aspetto musicale nei dettagli. La mia impressione è che la voce aspra ma estremamente espressiva di Johnny si adatti davvero bene allo stile impostato, e il risultato diviene molto in fretta davvero piacevole da ascoltare. Io direi che siamo di fronte in realtà un metal epico e pomposo ma non pacchiano, dove risaltano numero fraseggi alla 6 corde e un riffing molto strutturato (questo sì da hard 80s di buona fattura) che non stona e anzi da molto spessore e potenza alle song. Su questa struttura, coniugata in una manciata di pezzi a mio avviso molto ben congegnati, che vanno dalla possente cavalcata della opener “Here we are” alla marcia epica di “The chase”, con varie apprezzabili sfumature, si staglia lo stile vocale del singer statunitense, enfatico ma che non perde mai di espressività, possente e al tempo stesso emozionale. Insomma trovo che questo disco faccia un’ottima impressione, lo ascolto volentieri ben oltre la minima dose necessaria per scrivere queste righe, e lo consiglio vivamente. Il lavoro di produzione rende giustizia a un suono che deve comunque di partenza essere aggressivo e rude, quindi non è cristallino ma ottiene la giusta ruvidezza necessaria per non togliere carica alle song. La tecnica dei musicisti non è mai sopra le righe, si nota comunque a mio avviso molto bene il lavoro dietro le pelli di Fabio Alessandrini, che dà molto nel rendere, anche lui, la parte di aggressività ed epica delle canzoni. Concludo senza dilungarmi inutilmente oltre che ritengo questo disco un ascolto molto azzeccato per tutti gli appassionati, e decisamente un lavoro che mi fa desiderare decisamente l’ascolto live di questa band. Buon ascolto!
Nikki
