Roberto

Roberto

Set 07

BIFF BYFORD "School Of Hard Knocks”

 

 

Line up: Biff Byford – vocals, Fredrik Akesson (Opeth) – guitars, Christian Lundqvist – drums, Gus Macricostas – bass.
Guest musicians: Phil Campbell (Motorhead) – guita, Nick Barker (Cradle Of Filth, Dimmu Borgir) drums, Nibbs Carter (Saxon) – bass.

Tracklist: Welcome To The Show, School Of Hard Knocks, Inquisitor, The Pit And The Pendulum, Worlds Collide, Scarborough Fair, Pedal To The Metal, Hearts Of Steel, Throw Down The Sword, Me And You, Black And White

Inutile che vi parli di Biff. Lui fa parte del metal, è uno dei fautori della NWOBHM, ha scritto (insieme ad altri grandi del suo tempo) la storia del metal classico, quello senza influenze, il primo , vero, incontenibile ed incontaminabile suono del metallo pesante! Purtroppo è reduce da un periodo brutto, da un intervento che lo ha debilitato per mesi ma adesso torna ancor più frizzante di prima con questo primo disco da solista dopo circa 40 anni di carriera!!!! Il disco è molto introspettivo sia musicalmente ma soprattutto a livello di liriche poiché il nostro riflette su se stesso e sulla sua vita. Coadiuvato da eccellenti strumentisti che hanno contribuito non poco a dare il tocco 'moderno' ad un album che, inequivocabilmente, rimarca canoni stilistici degli eighties ma sorretto da una produzione attenta ed attuale. L'articolazione, la struttura metrica delle song proposte è abbastanza raffinata e non semplice, con passaggi articolati, cambi tempo, contro-tempi, insomma un gran bel da fare per i musicisti; se volete un esempio lampante di quanto ho appena scritto ascoltatevi subito 'The Pit And The Pendulum' coi suoi 7'15'' di durata, traccia dalle mille sfumature che farebbe invidia anche ai Dream Theater. Bellissima. Tra l'altro prima di questa song c'è un interludio di un minuto e mezzo con chitarra semi-acustica sul parlato di Biff; onestamente è toccante sentire la voce di questo vecchietto saggio che la sa lunga sulla vita e sui mille colori del mondo..... Poi ci sono momenti sognanti come la ballad molto folk oriented 'Scarborough Fair' che ci riporta alla mente antichi castelli medievaleggianti ed atmosfere simili. Viceversa se volete ricaricarvi di elettricità la successiva 'Pedal to the Metal' è pronta a farvi saltare sulla sedia. Nell'album trova posto anche una eccellente cover “Throw Down The Sword” dei Wishbone Ash, eseguita magistralmente. Il resto lo lascio scoprire a voi. Musicisti come Peter 'Biff' Byford sono un patrimonio dell'umanità.

Roby Comanducci

Set 05

FIREWIND “Firewind”

 

 

Line up: Gus G. - guitars, Herbie Langhans – vocals, Petros Christo – bass, Jo Nunez - drums

Tracklist: Welcome To The Empire, Devour, Rising Fire, Break Away, Orbitual Sunrise, Longing To Know You, Perfect Stranger, Overdrive, All My Life, Space Cowboy, Kill The Pain

Il qui presente quarantenne Kostas Karamitroudis conosciuto da tutti come Gus G. è un eccelso e funambolico axe man della sei corde proveniente dalla Grecia e con all'attivo tantissime collaborazioni, tra cui citerei quella con Ozzy durata dal 2009 al 2017, ma anche Arch Enemy, Dream Evil, Mystic Prophecy, Nightrage, quattro album solisti e ovviamente questo dei Firewind che lo reputerei il suo progetto padre. Coi Firewind il primo album risale al 2002 (prima aveva fatto un demo nel 1998) e in circa vent'anni eccolo ancora in auge con un'ulteriore line up (...eh si......nel corso degli anni ha continuamente cambiato elementi, nda), ed un full lenght album nuovo di zecca con, tanto per cambiare, un nuovo lead vocalist. Ma tantè, siamo qui per capire la qualità di questo omonimo disco e, ammettiamolo, di classe ce n'è in abbondanza come anche energia e grinta. Questo “Firewind” è un album di heavy metal di stampo 'neoclassico' di chiara matrice eighties ed il paragone principale è l'accostamento con i primi due album di sua maestà Yngwie Malmsteen e i suoi Rising Force. Il guitar sound del buon Gus infatti è molto Malmsteeniano, dalle scale al modo di strutturare le canzoni e certe partiture care al Re Svedese. Non arriviamo ai livelli di Yngwie ma il qui presente guitar hero ha molte frecce al suo arco ed è una piacevole scoperta anche per chi, magari, finora non lo conosceva per nulla o poco. Bella anche la prova del nuovo cantante Langhans che in quanto a potenza tiene botta per tutta la durata del disco e si amalgama bene al genere proposto dando carattere ad ogni song. Il disco è quindi un robusto heavy rock-metal e già dalla 'pomposa' opener 'Welcome to The Empire' capiamo di che pasta è fatto questo lavoro in studio. La seguente 'Devour' ci ricorda proprio i Rising Force e strizza l'occhiolino a Mr. man in black, Blackmore, se valutiamo attentamente il guitar work del nostro axe man. In linea di massima tutte le tracce sono degne di nota senza cali di tono e di stile; forse un pizzico di originalità in più non avrebbe fatto male ma essendo un disco indiscutibilmente guitar oriented (perchè diciamocelo, la struttura armonico/compositiva della ritmica e le vocals con i rispettivi arrangiamenti sono li a supportare l'estro di Gus!) glielo perdoniamo. Carina, anche senza gridare al miracolo, è la lenta ' Longing To Know You', mentre echi del mitico Ronnie James Dio del periodo solista li troviamo su 'Overdrive'. Potente e martellante è 'Perfect Stranger' ma, se proprio devo scegliere la mia “preferita” opto sicuramente per il velocissimo up tempo della bella 'Kill The Pain', quasi al limite dello speed con una carica di un treno in corsa. Quindi, carissimi, se siete alla ricerca di un onesto heavy rock album molto eighties style dove impera il virtuosismo di chitarra questo disco è per voi.

Roby Comanducci

Set 03

RICHIE KOTZEN “50 For 50”

 

 

Line up: Written, arranged, produced, performer: Richie Kozten all guitars and vocals.

Tracklist:
CD 1: Stick the Knife, As You Are, Dogs, More Than This, Dirty Tricks, Nickel Hustler, Devil's Hand, Mad Bazaar, Turning the Table, Already Scarred (Live), Black Mark, Living the Dream,
When God Made You, Wait for Me, Life Gonna Give It to Ya, Innocuous.
CD 02: Radar, Freeze, Warrior, Pray for Me, Who I Am, Last Laugh, Taking on the Pain, Feather Weights, Going Back, Happy Here, Second Page,Circus Song, Trophy, So Fast, Deluxe, Lay It On, I Am the Clown.
CD 03: Play the Field, Wide Open, Dark Places, Miss My Girl, My Circles, Edge of the Earth, Mountains, Decree, Same Old Town, She’s the Man, Brother Brother, July 14th, Confession, Hide from Me, Let It Slide, Breaking Off, This House.

Parlare del buon Richie, ragazzo prodigio sin dalla tenera età ( sembra che a 7 anni abbia iniziato a strimpellare la sei corde) e della sua lunghissima carriera partita con l'aiuto del mamma-santissima dei chitarristi anni ottanta ovvero Mr. Mike Varney, produttore e scopritore/fautore della guitar hero-era tramite la sua etichetta Shrapnel Records, è veramente dura; dura nel senso che il nostro ha fatto talmente tante cose che ci vorrebbero 3 recensioni per esaudire le vostre curiosità. Ovviamente Richie è venuto alla ribalta a livello globale con la sua militanza in un album dei Poison e quando sostituì Paul Gilbert nei mitici Mr. Big. Poi i suoi dischi solisti sono stati esattamente 21 e quindi altre mille collaborazioni, Greg Howe, Vertù, The Winery Dogs ed ancora decine e decine tra apparizioni e compilation. Ad ogni modo, e su questo non si discute, la sua longevità e prolificità compositiva à direttamente proporzionale al genio e all'immenso talento che lo collocano (a mio modestissimo parere) nel gotha dei best 50 guitar players di tutti i tempi. La cosa strabiliante di questo cinquantenne è la capacità di passare dalla fusion al jazz, dal rock al blues rock, dal rock all'”hard” rock (hard tra virgolette poiché qui non si sfocia mai nel puro hard'n'heavy...) senza battere ciglio; senza contare le mille sfumature anche rhythm'n' blues, acid jazz, funky, pop, indie che ci vengono regalate di volta in volta nei suoi dischi. Il tutto sempre miscelato con maestria ed attenzione quasi maniacale al dettaglio. Per non parlare poi della sua ugola: eh si, il caro Kotzen è anche un ottimo singer, dotato di un timbro “nero” e leggermente rauco che si adatta benissimo soprattutto quando affronta tematiche hard/blues rock. Cosa ci combina quindi questo ragazzone giunto al suo 50° compleanno? Si/ci fa un regalo: compone, scrive, arrangia e produce un triplo album contenente nientepopodimeno che l'esatto numero di song equivalente i suoi anni, da qui appunto il titolo “50 For 50”. Progetto/disco pazzesco, pretenzioso e assurdo direte voi, invece no, nulla di tutto questo e, diciamocelo onestamente, non riesce nemmeno a stancare l'ascoltatore da tanto vasto e multiforme è il prodotto proposto con song stilisticamente diverse una dall'altra capaci di ancorare alla sedia qualsiasi fan della sei corde ma soprattutto qualsiasi fan della buona musica. E' invece un pò dura procedere ad un track by track.....ehm, la recensione sarebbe più lunga di un tema per l'esame di maturità hehe.... Però vorrei fare qualche precisazione. All'interno potrete ascoltare echi del grande Prince (ai tempi di Purple Rain), altri momenti compare il grande Glenn Hughes, poi divagazioni funky (parecchie) che miscelate ad un rock sopraffino tessono song da cardioplama. L'aspetto pop è altresì presente come anche quello fusion ed entrambi sanno ammaliarci come pochi altri artisti riescono. Poi, attenzione, il grande Richie sa sempre rockare, e sarete testimoni di ottime rock song, potenti hard blues/boogie e una serie infinita di tecnicismi, arrangiamenti articolati, solos da 'antologia' e, oltre tutto questo, un forte aspetto “fun” che il nostro inserisce in alcune canzoni che così funzionano come eroina pura, vi entrano in vena e vi obbligheranno a ballare. Come dicevo prima tre cd sono un'enormità di materiale; difficile giudicare ma credo che i primi due siano più “incisivi” mentre il terzo è leggermente più “soft” e non sto parlando come potenza o durezza, in album come questi, così complessi e articolati, si valuta l'insieme, la qualità, la resa sonora, l'eleganza della struttura musicale, il tecnicismo, il pathos. Posso solo darvi qualche accenno su pezzi che mi hanno letteralmente “stregato”; 'Stick the Knife' start iniziale con solos mostruoso ottima rock song, 'Dirty Tricks' eccelso e ammaliante funky rock con sezione fiati in evidenza, 'Mad Bazaar'che miscela pop e indie rock in modo sublime, la lunga (oltre sei minuti) 'Turning the Table' caratterizzata da fantastici passaggi fusion, ottima la sezione ritmica e guitar work, 'Innocuous' un lento intimista e ricco di pathos, 'Feather Weights' contenente un assolo stratosferico ed un guitar work rock/jazz/fusion da paura, 'Circus Song' fantastico pezzo strumentale, 'So Fast' song dal sound soft con un'interpretazione vocale da dieci e lode. Bene....direi che può bastare; un'idea ve la sarete fatta, adesso manca solo che vi procuriate il cd!!!! Grandissimo Richie!!!

Roby Comanducci

Set 02

MIKE TRAMP “Second Time Around”

 

 

 

Line up: Mike Tramp - vocal, electric & acoustic guitar, piano, Oliver Steffensen - lead guitar all songs, Claus Langeskov – bass, Morten Hellborn – drums, Soren Andersen - additional guitar, Jay Boe - hammond B-3, Marcus Nand -12 string acoustic guitar, 1st solo on “Back To You”, Emily Garriock Langeskov - backing vocals, Lars Rahbek Andresen - piano on “Highway”.

Tracklist: All Of My Life, The Road, Anymore, Come On, Between Good And Bad, Lay Down Your Guns, Highway, No Tomorrow, Back To You, When She Cries

Il bravo Mike Tramp, nel cuore di milioni di fans al mondo per i suoi trascorsi come ugola dei fantasmagorici White Lion, torna a distanza di poco dal predecessore al full lenght album solista e con questo sono 13 i solisti compreso anche quello live, più ovviamente quelli fatti con i Freak of Nature. Un album sicuramente da valutare con occhio differente poiché il nostro ci propina un lavoro altamente introspettivo nei testi (si rifà un pò alla sua vita e a esperienze e tematiche sociali) e assolutamente easy listening nelle musiche. Di 'hard' qui non c'è quasi nulla, il predominio lo hanno atmosfere leggere, ariose, semi-acustiche, ovattate, melanconiche (talvolta) tanto che per ascoltare una song più “dura” dobbiamo aspettare l'ottava traccia 'No Tomorrow'. Gradevole song senza però un vero mordente di base. In alcuni casi, prendete ad esempio 'The Road', sembra di ascoltare i REM; la classe non manca quindi, ma da lui mi aspettavo qulacosina in più sul versante hard. La sua voce e l'interpretazione che da alle sue composizioni è sempre di livello e questo è un punto a favore però alla fine il cd stanca. E' esageratamente soft, persino un album di Bryan Adams ci darebbe una scossa dieci volte superiore. Quindi cosa dire? Se siete in un momento particolare della vostra vita dove amate rilassarvi e stare con voi stessi l'eufonie di “Second Time Around” indubbiamente faranno al caso vostro, viceversa cercate adrenalina altrove.

Roby Comanducci

Set 15

SMACKBOUND “20/20”

 

 

Line-up: Netta Laurenne – vocals, Teemu Mäntysaari – guitars, Rolf Pilve – drums, Vili Itäpelto – keyboards, Tuomas Yli-Jaskari - bass

Tracklist: Wall Of Silence, Drive It Like You Stole It, Close To Sober, Run, The Game, Those Who Burn, Hey Motherfuckers, Troublemaker, Date With The Devil, Wind And Water

Un'altra bella sorpresa (ammetto che questi ultimi mesi in ambito di uscite discografiche siamo messi alquanto bene, sicuramente meglio rispetto ad altri periodi) questa nuova band dalla fredda Finlandia capitanata dall'avvenente cantante e attrice (eh si!!!) Netta Laurenne, capace di stregarci con la sua interpretazione vocale applicata al sound moderno dei suoi Smackbound; avete presente i bravissimi In This Moment, quelli degli ultimi due album però ('Mother' e 'Ritual')? Ecco, il suono di questo combo musicale si avvicina ma vive di luce propria, c'è un mix di alternative, crossover, street metal (si avete letto bene) e atmosfere symphonic metal, il tutto ben amalgamato e strutturato. Autentica perla (ed anche uno dei tre singoli) la bellissima 'Run', veloce e dirompente con stop&go calibrati ed un drumming (con gustosi passaggi in contro tempo) da farvi fare headbanging direttamente sul vostro divano!!! Colgo quindi l'occasione per complimentarmi con tutti i membri della band. La sezione ritmica è fantastica, potente ed anche originale, Teemu Mäntysaari è un ottimo guitar player che ci regala anche dei solos assolutamente non banali, dotati di buona tecnica ma anche tanto feeling. Idem per il keys player Vili Itäpelto che tessa atmosfere ed eufonie di altissimo valore ricche di pathos anche nei momenti più power delle canzoni, esempio calzante è la stupenda lenta 'The Game'. Nelle prime righe o pronunciato la parola street metal....non sono matto non preoccupatevi; andate ad ascoltare il groove e il power rock veloce che sprizza fuori 'Troublemaker'. Irriverente e oltraggiosa al punto giusto da poter essere suonata anche dagli Skid Row del periodo “Slave to the Grind”. Oppure l'opener 'Wall of Silence' che rimembra i Velvet Revolver ma solo in certi frangenti tiratissimi, non stiamo parlando di canzoni strutturalmente street rock attenzione, però la magia che scaturisce da questi momenti che accomunano un sound intramontabile di anni passati con linee musicali attuali ed assolutamente moderne è il vero asso nella manica di questi finlandesi doc. Poi, come detto all'inizio, il tutto viene impreziosito dall'ugola della brava Netta; potente, lineare, pulita e ricca di diversi “colori” e “sfumature”. Superba la prova della nostra singer nell'armoniosa ma al contempo aggressive ' Date With The Devil', da lodare il pregevole solos di chitarra presente. Altro pezzo 'da novanta' è la poderosa e alternative/crossover 'Drive It Like You Stole It' come anche il metal – a tratti progressive- di 'Those Who Burn' ci spiazza, in senso positivo, poiché capiamo che questa band riunisce al meglio diversi stili riuscendo nell'arduo compito di coniare un suo stile assolutamente aggressive ed al contempo ammaliante e carico di tantissima originalità. L'album si conclude negli oltre sei minuti del symphonic metal di 'Wind And Water', connubio perfetto tra atmosfere ricche di pathos dettato dal keyboards sound e la pomposità del brano. L'album uscirà il 12 Giugno....correte subito e fatelo vostro. Imperdibile.

Roby Comanducci