Roberto
Line up: Cosmic Serge - guitar and vocals (Tribal Bops, The Starliters), Cosmic Frank - drums and vocals (The Starliters), Cosmic Pepper - keyboards and vocals (The Coiche, B.E.S.T.), Cosmic Valo - Bass (Impulsive Youth,The Brightest Room)
Tracklist: Cocktail man, Cheater Baby*, Largo Swims, Go Go World, Laura, Joe 90*, Space Invaders, Viva Las Vegas*.
Sembra di rivivere in un'atmosfera retro-futurista, quei momenti epici che caratterizzarono i sixties con le donne dai vestiti a tubino le mini supersoniche e la moda, lo stile insomma, un mondo a se....che sarebbe bello poter rivivere. Con questo album nuovo di zecca dei bravi The Cosmics riusciamo in tutto questo; i nostri amici lombardi non sono di primo pelo anzi, il progetto nacque nel 1997 in occasione della prima edition delle “Iene” su Italia Uno per cui i nostri scrissero l'intera colonna sonora. Però, nonostante molte esibizioni live il full lengh album, il primo vero disco esce solo adesso. Ma se dovevamo aspettare tanto tempo allora abbiamo fatto strabene. Un disco che ammalia nei suoi suoni che sembrano tratti da B movies sessantiani, atmosfere beat, rock'n'roll '50, extraterrestri navicelle spaziali e tanto divertimento. Molto originale il sound di questo quartetto, non si riesce a tenere il 'piedino fermo' poiché la voglia di lasciarsi andare a qualche ballo sfrenato sorge per ogni traccia. In tutte le song (eccetto due delle tre cover) non c'è un vero e proprio cantato ma a tratti frasi filtrate, ripetute come annunci e avvisi....originalissimo. La musica la fa da padrone e gli otto brani di cui tre cover (una del King Elvis.....'Viva Las Vegas') ed una bossanova 'Laura' che poteva benissmo far parte di un momento “soft” di qualche 007 d'annata sono da lodare. Tutti ottimi strumentisti i nostri, tra cui troviamo una nostra conoscenza, Cosmic Valo, leader vocalist e chitarra dei The Brightest Room (andate a leggervi la mia recensione del loro bello e nuovissimo album “Run”) qui però in veste di bassista. Due brani su tutti danno l'idea di questo grande lavoro e trattasi di 'Space Invaders' e ' Largo Swims', non potete lasciarvi scappare questo piccolo gioiellino di grande musica. Vi assicuro che una volta inserito nel lettore cd ce lo lascerete per molto tempo!!!! Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Facebook
Roby Comanducci
Line up: John Elliot – vocals, Blomman – guitar, Pontus – guitar, Ludwig – bass, Sam Samael - drums
Tracklist: So What?, Malleus, Welcome Insanity, A Beautiful Mind, Heresy, Burn 'em All, Is It Love, My Vicious Way, 509, Prominence, One For The Road
Si fa un gran parlare per questo combo svedese di sleaze rockers che, con questo disco, è al quarto full lenght album. Si vanno ad inserire quindi nel “nuovo” filone sleaze-glam che in questi ultimi anni ci sta dando discrete soddisfazioni. Non li conoscevo benissimo, lo ammetto, ma è bastato poco per capire bene la loro linea ed il loro potenziale commerciale. Il sound è un mix tra Crazy Lixx, qualcosa dei Crashdiet e, nei momenti più hard, gli Skid Row. Formazione a cinque con due axe men (forse anche esagerato per il genere) che ci servono pregevoli riff e un guitar work sicuramente valido. Da vecchio glamster non posso che apprezzare queste uscite discografiche soprattutto se, come nel caso dei Confess, trattasi di un prodottino carino ed originale; ovviamente, preciso, non stiamo gridando al miracolo, ma i cinque ragazzi in questoione ci sanno fare. Soprattutto nelle song più street metal oriented quali la veloce title track, vero martello in quanto ad energia e potenza. Notevole la forza punkeggiante della corrosiva '509' mentre la chiara scuola sleze-steet rock compare in song ammalianti come 'So What?', 'My Vicious Way', 'Malleus' rimembra invece qualcosina dei grandi Skid Row, e 'A Beautiful Mind' è cadenzata e cattiva al punto giusto. Ci sono anche momenti più “commerciali” o easy (ma mai banali o sempliciotti, attenzione!) come 'Is It Love' o 'Welcome Insanity' che si fanno apprezzare e canticchiare con piacere. L'album si chiude in bellezza con una vera arena-song, 'One for The Road' da cantare a squarciagola durante i loro live act (ma anche nel vostro salotto se vorrete...hehe). Bravi, acquisto consigliato a tutti gli amanti del buon rock'n'roll! https://www.facebook.com/confessofsweden - http://www.confess.se
Roby Comanducci
Line up: Eddie Spaghetti - lead & harmony vocals, acoustic guitar, bass, Marty Chandler - lead guitar, backing vocals, Chris Von Streicher – drums & percussion, backing vocals
Tracklist: Ain’t Gonna Stop (Until I Stop It), Getting Into Each Other’s Pants, Deceptive Expectation, You Ain’t The Boss Of Me, Bringing It Back, Play That Rock ‘ Roll, That’s A Thing, Last Time Again, Die Alone, Dead, Jail Or Rock N’ Roll, A Certain Girl, Ain’t No Day
Bene ragazzi, eccoci di fronte a questo nuovo full lenght album dei cinque rockers di Tucson, Arizona. I signori in questione sono in auge dal 1988 e di dischi ne han fatti ben undici più svariati live ed altro ancora. Non sono di primo pelo quindi. E' un periodo strano questo, di dischi come questo “PlayThat Rock'n'Roll” non ne arrivano molti (anche se c'è un nutrito sottobosco che continua imperterrito a produrre questa musica!!) e quindi è un piacere inserire il cd ed ascoltare questo minimale, sano, crudo, sporco e diretto rock'n'roll. RnR senza contaminazioni, senza particolari novità – in effetti la pecca del disco è la poca originalità delle composizioni- ma d'altronde se uno vuole suonare un rock crudo fatto di riff carichi di energia, chorus line canticchiabili davanti ad un buon boccale di birra il tutto coadiuvato da una voce essenziale e leggermente rauca del singer....il risultato è puro divertimento. Metti su la veloce 'Last Time Again' e fai casino con gli amici, questo è quello dobbiamo aspettarci da “Play That Rock'n'Roll”, disco che sicuramente non verrà ricordato nella storia come un must, anzi, però un pizzico di spensieratezza la regala. Da notare la cover del brano tratto dalla carriera solista di Mr. Michael Monroe 'Dead, Jail Or Rock N’ Roll' qui eseguito senza infamia e senza lode. Se volete una manciata di song capaci di rockare al punto giusto senza grosse pretese allora i Supersuckers fanno al caso vostro.
Roby Comanducci
Line up: Laura Cox – vocals & guitars, Mathieu Albiac – guitars, François C. Delacoudre - bass, - Antonin Guérin - drums
Tracklist: Fire Fire, Bad Luck Blues,Last Breakdown, Looking Upside Down, Just Another Game, Here's To War, Freaking Out Loud, As I Am, River, Letters to the Otherside
Con leggero ritardo (purtroppo solo ora ne sono venuto in possesso) mi accingo a recensire questo che sicuramente è uno degli album più belli ascoltati in questi ultimi periodi. Uscito verso fine 2019 il nuovissimo full lenght album della bella ma soprattutto bravissima chitarrista, vocalist e songwriter Laura Cox si erge di una spanna sopra la media delle 'normali uscite' in campo hard, blues, rock blues et similia. La francesina in questione sembra nata nel cuore dell'America blues invece no, dal paese delle baguette ci sforna questo piccolo capolavoro, coadiuvata da una band di giovani ed eccelsi strumentisti. L'esordio di Laura risale al 2017 con un altro ottimo album “Hard Blues Shot” e a distanza di un biennio eccola pronta a bissare con “Burning Bright”, album che ha tutte le caratteristiche per sfondare a livello anche commerciale. La line up – se non erro- è immutata ed il sound si pernia sempre su un forte hard blues, a tratti ammiccante al southern ed in altri momenti caro ai grandi gruppi hard datati seventies. La chitarra la fa da padrone in questa band, e Laura è un'ottima ritmica ed anche solista, compito suddiviso con l'altro eccellente axe man Albiac. Si parte con la massima adrenalina hard rock della stupenda 'Fire, Fire' e con questo brano già capiamo di che pasta è fatto questo “Burning....”. La successiva 'Bud Luck Blues' è più sul versante hard-blues ed è caratterizzata da un guitar work eccelso con un riff tagliente e pulsante. Più tranquilla (ma non è un lento) è 'Last Breakdown' dove si apprezza la bella voce di Laura mentre di semi ballad si può parlare ascoltando 'Looking Upside Down', suadente al punto giusto ma capace di mantenere una sottile energia sopita ma persistente. Questo brano avrebbero potuto suonarlo i leggendari Lynyrd Skynyrd facendo anche bella figura, la struttura metrica del pezzo riporta molto alla band di 'Sweet Home Alabama'. Segue un altro lento, 'Just another Game' dedito ad un rock blues che miscela parti acustiche a momenti elettrici. Ottimo brano. 'Here's To War' ha un bel sound rock cadenzato all'inizio per poi aumentare leggermete il ritmo nel prosieguo. Arriviamo alla piccola perla: 'Freaking Out Loud'. Una song in chiaro stampo hard rock che strizza l'occhio ai mitici anni settanta e ha un potenziale veramente alto con quel sound distorto di chitarre che la fa da padrone aggraziato poi da un guitar solos di elevata caratura. Un altro pezzo di hard rock molto settantiano e ricco di energia è 'As I Am' che nella seconda parte, quando accelera, sembra di ascoltare alcune partiture dei Purple anni d'oro!!! Si calmano gli animi, ma non la bellezza delle composizioni presenti, infatti è la volta del rock semplice ma diretto di 'River' che ci accompagna alla finale ballad 'Letters to the Otherside', song ammaliante che non poteva far altro che concludere un disco così superlativo. Un piccolo gioiellino, trovatelo e fatelo vostro!
Roby Comanducci
Line up: Vinnie Moore – guitars, bass, keyboards.
Addictional musician: Rudy Sarzo – basso, Randy McStine – basso, Michael Bean - John Cassidy – keyboards, Jordan Rudess – piano, Richie Monica – drums, John Pesson – drums.
Tracklist: Funk Bone Jam, Same Sun Shines, Kung Fu Grip, Mystified, Brother Carlos, Gainesville Station, Soul Rider, Mirage, Heard You Were Gone, Across the Ages
Oh...ma guarda che bella sorpresa, a distanza di quasi un lustro dal penultimo “Aerial Visions” torna al full lenght album l'axe ero Vinnie Moore. Allora, non nego di avere una predilezione per tutto il mondo dei guitar heroes.... gli anni ottanta (quando scoppiò il boom dei velocisti dettato dal patron Mike Varney io compravo tutto quello che usciva) era il loro momento e il qui presente cinquantaseienne allora imberbe talentuoso diede alle stampe nel 1985 “Mind's Eye”, disco di assoluto livello ma che al sottoscritto non piacque moltissimo. Consideravo il buon Vinnie un clone di Malmsteen (ed in effetti lo era) e non mi ha mai affascinato nei suoi primi lavori solisti. Poi col passare del tempo ho apprezzato maggiormente il suo sound e sono quindi felice di poter constatare che in questo 2020 siamo qui a recensire album di questa musicalità e non solo grind, nu metal o metal sinfonico con cantanti donne che urlano in growl. Spezzo subito una lancia a favore di questo strumentale “Soul Shifter”: il nostro si è dedicato, miscelando nel migliore dei modi, a diversi stili quali il rock classico, il funk, l'heavy rock, il classicismo e – ovvio- in alcuni momenti hyper speed guitar. Da notare la presenza di una folta schiera di session man che hanno dato un prezioso contributo alla riuscita di questo disco anche se è sempre il nostro guitar hero, che qui suona anche basso e tastiere, a rendere l'album un piccolo scrigno di momenti magici. Si parte con la funkeggiante opener che è un eccelso biglietto da visita per poi seguire con la più classica e non eccezionale 'Same Sun Shine' mentre si rialza il tasso di adrenalina con la stupenda 'Kung fu Grip'; un mix di funky, rock, hard che deve qualcosa a Satriani e Vai ma è resa originale dal tocco del nostro che usa il wah-wah facendo emettere alla chitarra autentici vagiti ...quasi parole. Stupenda! La successiva 'Mystified' è lenta e sognante, giusto per rilassarsi un pochino come anche 'Brother Carlos' che però è più originale nella parte finale solista più ricercata ed elegante. Un altro pezzo sopra le righe è 'Gainesville Station', un heavy rock tagliente ma molto ruffiano ricco di fraseggi e riff che rendono il brano quasi ballabile e gaudioso, menzione particolare per lo sviluppo nella parte finale del solos di chitarra che duetta con le parti di piano! Si calmano gli spiriti con l'eufonica 'Soul Rider' e 'Mirage' per arrivare alla lenta ' Heard You Were Gone' elegante nell'esecuzione e nelle armonie anche se non fa gridare al miracolo. Chiude l'album 'Across The Ages' bella song dove il nostro da sfoggio alla sua bravura per convincerci che ancora oggi, in questo periodo assai sterile di emozioni, un bel disco strumentale può essere un regalo prezioso.
Roby Comanducci
