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The Darkness – Pistoia Blues Festival, Piazza del Duomo, 8 luglio 2026

report & photo by: Ayryn83

organizzazione: MC2 LIVE

Il glam rock come atto di resistenza culturale

C'è qualcosa di quasi provocatorio, nel 2026, in una band che sale sul palco vestita di tute aderenti e falsetti impossibili e decide che il proprio compito è, semplicemente, far divertire la gente. In un'epoca di minimalismo e di algoritmi che premiano la sottrazione, i The Darkness hanno riportato in Piazza del Duomo l'idea di concerto come eccesso gioioso — e la piazza pistoiese, quarantacinquesima edizione del Blues Festival alle spalle come garanzia di credibilità, ha risposto con un entusiasmo che raramente si vede riservato a una band di ritorno dopo dieci anni.

Il percorso verso l'headliner

La serata è stata costruita con intelligenza, non semplicemente "riempita" prima del nome grosso. Ad aprire il pomeriggio è stato Woody Bones, vincitore del contest Obiettivo Bluesin dedicato agli artisti emergenti, con un set che ha mescolato chitarre folk e richiami southern in chiave cantautorale. Sono seguiti gli Spleen, formazione toscana dall'attitudine più elettrica e moderna, capaci di reggere il palco nonostante il pubblico fosse già proiettato verso il nome internazionale della serata. Il vero cambio di passo, prima dell'arrivo degli inglesi, lo hanno regalato i Messa, quartetto veneto che lavora sulla profondità più che sull'immediatezza, fondendo doom metal, blues oscuro e psichedelia in un paesaggio sonoro dominato dalla voce di Sara Bianchin.

L'ingresso in scena

Quando le luci calano e tocca ai fratelli Hawkins, la piazza cambia pelle. Justin Hawkins entra con quella miscela di sicurezza, ironia e teatralità che lo ha reso uno dei frontman più riconoscibili del rock britannico, senza mai scivolare nella caricatura fine a sé stessa. Ad aprire, non a caso, un brano che è quasi un manifesto: “Rock and Roll Party Cowboy”, seguito a stretto giro da “Growing on Me”, che riporta subito il pubblico dentro il mondo di armonie vocali levigate e ritornelli fatti apposta per essere cantati in coro. Il resto della band non è semplice contorno. Dan Hawkins costruisce riff pensati per restare in testa più che per stupire da soli; Frankie Poullain governa il basso con l'eleganza sobria di sempre; Rufus Taylor dà allo show quella spinta ritmica indispensabile a una band che vive di eccesso controllato.

Classici e materiale recente in equilibrio

Il concerto ha saputo alternare i pezzi storici — “Get Your Hands Off My Woman”, con tutto il lato più sopra le righe della prima fase della carriera — a brani più recenti come “Mortal Dread”, “Motorheart” e “Barbarian”, dimostrando che i The Darkness non vivono di sola nostalgia. Il momento più sorprendente, per intensità, resta però “Love Is Only a Feeling”: la piazza si è fatta silenziosa, quasi raccolta, e il celebre falsetto di Hawkins ha smesso per qualche minuto di essere un numero da circo per diventare puro strumento emotivo.

Il momento-simbolo della serata

Proprio nel picco di entusiasmo scatenato da “I Believe in a Thing Called Love”, il concerto ha vissuto il suo istante più raccontato: Hawkins ha fermato tutto, notando la selva di smartphone alzati, e ha chiesto al pubblico di abbassare i telefoni e vivere la canzone invece di filmarla. Non un rimprovero, ma un invito accolto immediatamente: gli schermi sono spariti, il ritornello è tornato più forte di prima. Un piccolo gesto che dice molto sulla filosofia della band — il concerto come esperienza condivisa, non come contenuto da archiviare.

Bis e chiusura

Dopo una breve uscita, la band è tornata per un bis aperto da “One Way Ticket” e chiuso, scelta tutt'altro che scontata, da “I Hate Myself “ — non l'inno più ovvio con cui congedarsi, ma la conferma che il repertorio dei The Darkness va oltre i due o tre singoli più noti. Hawkins ha lasciato il palco solo dopo una lunga sequenza di ringraziamenti, baci mandati alla piazza e cuori disegnati con le mani: gesti che, ripetuti con quella insistenza, hanno smesso di sembrare rituale per farsi genuina riconoscenza.

In sintesi

Oltre due ore di musica che non lasciano solo il ricordo di una scaletta solida, ma la sensazione — sempre più rara — di aver assistito a uno spettacolo dove il divertimento è stato il linguaggio, non il fine. I The Darkness confermano di essere, ancora oggi, una delle macchine live più credibili del rock britannico contemporaneo: ironiche quanto basta per non prendersi sul serio, serissime quanto basta per non essere solo una parodia di sé stesse.

Setlist

Rock and Roll Party Cowboy · Growing on Me · Get Your Hands Off My Woman · Mortal Dread · Motorheart · Barbarian · Walking Through Fire · Love Is Only a Feeling · The Longest Kiss · Heart Explodes · Japanese Prisoner of Love · Friday Night · I Believe in a Thing Called Love Encore: One Way Ticket · I Hate Myself

Rock and Roll Party Cowboy · Growing on Me · Get Your Hands Off My Woman · Mortal Dread · Motorheart · Barbarian · Walking Through Fire · Love Is Only a Feeling · The Longest Kiss · Heart Explodes · Japanese Prisoner of Love · Friday Night · I Believe in a Thing Called Love Encore: One Way Ticket · I Hate Myself

 

Europe, Villa Bertelli, Forte dei Marmi (09/07/2026) — Live Report

 

report & photo by: Ayryn83

organizzazione: MC2 LIVE

 

Gran finale versiliese per il tour italiano della band svedese, tra classici intramontabili e la voglia di dimostrare di essere ancora una macchina da rock viva e vegeta. Il conto alla rovescia, stavolta, era iniziato qualche giorno prima. Il concerto di Forte dei Marmi, inizialmente annunciato per il 10 luglio, era stato anticipato al 9 per un imprevisto organizzativo: un piccolo scossone che però non ha scalfito l'attesa del pubblico riunito nel parco di Villa Bertelli, location che negli ultimi anni si è ritagliata un posto di rilievo tra i palchi estivi italiani più prestigiosi e “fighetti”, tra il verde e l'eleganza discreta della Versilia. Ci aspettavamo un po’ più di fresco, data la vicina presenza del mare; in realtà il caldo era umido e soffocante. Sudati e trepidanti, ci siamo accomodati nel pit; l’atmosfera, a dispetto della location, era familiare, quasi da piccolo circolo, rispetto ad altre, come quella di Roma. Abbiamo incontrato diverse facce conosciute e, tra due chiacchiere e qualche saluto qua e là, la serata è iniziata. Per gli Europe era la quarta e ultima tappa di un breve tour italiano che li aveva già portati a Marostica, Roma e Brescia nei giorni precedenti: un mini-giro che ha avuto il sapore di una vittoria di lunga durata per una band che, dopo il boom planetario di metà anni Ottanta, ha saputo reinventarsi senza mai rinnegare la propria eredità.

Una scaletta tra nostalgia e presente

Joey Tempest, voce e frontman carismatico quanto basta per tenere in pugno un pubblico eterogeneo — dai cinquantenni cresciuti a pane e MTV ai più giovani lì per curiosità o eredità familiare — ha guidato la band attraverso un percorso che ha alternato con mestiere gli inni scritti per restare nella memoria collettiva e il materiale più recente, a testimonianza di un gruppo che non si accontenta di vivere di rendita. Non sono mancati i pezzi pescati da “The Final Countdown” (1986) e “Open Your Heart” (1988), colonna sonora di un'epoca che il pubblico di Forte dei Marmi ha accolto cantando a squarciagola ogni singola strofa. Ma il vero valore aggiunto della serata è arrivato dai brani più freschi, anticipazioni del nuovo album “Come This Madness”, in uscita a settembre: pezzi che, lungi dallo sfigurare accanto ai classici, hanno mostrato una band ancora capace di scrivere canzoni vere, con urgenza e mestiere. Sarò controcorrente come sempre ma mi sono emozionata molto, non tanto con “The Final Countdown”, bensì con brani come “On Broken Whings”, “Rock The Night” e “Superstitious”. La lacrimuccia è stata trattenuta a stento sulla ballad per eccellenza “Carrie”, che era anche la preferita del mio babbo.

Perché "Rock the Night" ha acceso subito la serata

Se "On Broken Wings" ha aperto lo show con un crescendo quasi cerimoniale, è con "Rock the Night", piazzata già in seconda posizione, che il concerto ha trovato la sua prima vera scarica di adrenalina. Scritta nel 1985 e da sempre uno dei pezzi più identitari del repertorio Europe — ben prima che "The Final Countdown" ne definisse lo status planetario — "Rock the Night" ha il compito preciso di trasformare un pubblico ancora seduto (o appena arrivato) in una massa che canta e alza le braccia al primo ritornello. Dal punto di vista puramente critico, è una scelta di scaletta intelligente: posizionare così presto un brano di questa carica evita il rischio, tipico dei tour "nostalgia", di far salire la tensione solo verso il gran finale. A Villa Bertelli l'effetto è stato immediato — il classico riff scandito, il ritornello cantato all'unisono da un pubblico di generazioni diverse, e Joey Tempest che ha usato il brano come vero e proprio detonatore emotivo della serata, ben prima di arrivare ai fuochi d'artificio finali di "The Final Countdown". Un segnale chiaro: gli Europe non hanno bisogno di aspettare i bis per ricordare al pubblico perché sono ancora, oggi, una live band di riferimento del genere.

John Norum e la chitarra che non invecchia

Sul fronte strumentale, la chitarra di John Norum resta un pilastro difficilmente eguagliabile nel panorama hard rock melodico: assoli puliti, mai gratuiti, costruiti per servire la canzone più che per esibire il virtuosismo fine a se stesso. È lui, insieme a Tempest, a reggere il peso specifico di un repertorio che pochi coetanei possono vantare. Davvero una bestia di chitarrista. Contrariamente a Tempest, la cui voce ha ovviamente subito il peso degli anni (arrivarci comunque con una voce così alla sua età), il virtuosismo chitarristico di Norum è rimasto intatto.

Il gran finale

Come da tradizione, la parte conclusiva dello show è quella in cui la band scioglie ogni riserva: prima un affondo nei territori più oscuri e narrativi del proprio catalogo, poi l'inevitabile, epica resa dei conti finale, quella manciata di note di tastiera che in tutto il mondo — e in questo angolo di Toscana affacciato sul mare non ha fatto eccezione — trasforma un concerto in un rito collettivo. Cori, telefoni alzati, qualche lacrima di chi quella canzone la sentì suonare per la prima volta quarant'anni fa: il tempo, per una sera, si è fermato.

bilancio

Villa Bertelli si conferma un palcoscenico all'altezza dei nomi che ospita e gli Europe hanno chiuso il loro breve tour italiano con la conferma di essere, ancora oggi, una live band solidissima: un gruppo che non ha bisogno di nascondersi dietro la nostalgia perché ha ancora qualcosa da dire, e lo sa dire suonando.

La scaletta della serata

On Broken Wings, Rock the Night, Walk the Earth, Scream of Anger, Sign of the Times, One on One, The Cult of Ignorance, Carrie, War of Kings, Stormwind, Open Your Heart, More Than Meets the Eye, Last Look At Eden, Ready Or Not, Superstitious, Cherokee, The Final Countdown

 

Gli XCERTS hanno pubblicato il loro sesto album in studio, "i think i want to go home now.", tramite FLG Records. Registrato da Larry Hibbitt ai Beehive Studios, il disco di undici tracce è stato scritto da tutti e tre i membri insieme in una stanza, cosa che il trio formatosi ad Aberdeen e ora residente a Brighton non faceva dai loro primi lavori, e documenta due anni di autentica turbolenza, tra cui la scomparsa della madre del bassista Jordan Smith e la diagnosi di cancro del padre del cantante Murray Macleod.

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Lunedì, 13 Luglio 2026 12:12

ASIA: a novembre il nuovo studio album !

Il leggendario supergruppo rock inglese Asia è lieto di annunciare che il suo nuovo album in studio, "Indigo", uscirà il 6 novembre 2026 per Frontiers Music Srl.

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Giovedì, 09 Luglio 2026 15:20

INTERVISTA: FATAL VISION

Interview with Fatal Vision

by: Ayryn83 – Cathouse Italy Rock'n'Roll Project

www.cathouse.it

un sentito ringraziamento a Scream For Existence

 

Abbiamo intervistato il disponibile e gentile vocalist Simon Marwood in occasione dell'uscita del nuovo album “Four Sides to Every Story” (leggete la nostra recensione cliccando qui), ed è stata una gran bella chiacchierata

 

 

La band si è formata negli anni '80, ma è rimasta inattiva per decenni. Simon, cosa ti ha spinto a rispolverare i tuoi vecchi spartiti nel 2019, proprio il giorno del tuo compleanno? È stato un momento di nostalgia o una vera e propria vocazione musicale?

In realtà è stato un regalo di compleanno! Mi hanno regalato l'opportunità di andare in uno studio di registrazione di Ottawa per registrare una canzone e un video. Così ci sono andato con il mio raccoglitore di vecchie canzoni risalenti al periodo originale dei Fatal Vision, tra il 1987 e il 1988, ho incontrato il proprietario... e ho scoperto che in realtà ti facevano cantare una canzone dal *loro* raccoglitore, quindi praticamente un karaoke. Non era affatto quello che avevo in mente.

Però so essere molto persuasivo, quindi ho parlato con la proprietaria, che mi ha detto: "Sai cosa? Il nostro tecnico del suono è qui oggi, è un chitarrista, e magari potreste fare qualcosa insieme?".

Così la settimana successiva andai nel suo studio e registrammo una versione acustica di "Time Keeps Slipping Away", che era l'ultima canzone che avevo scritto nel 1990. Mi mandò la registrazione e pensai "ehi, questa è davvero buona". Avevo ancora il demo che avevamo fatto all'epoca con altre tre canzoni e gli dissi "ehi, potresti registrarla di nuovo, ma con gli standard di produzione del 2019?". La settimana successiva me la mandò e aveva scritto un nuovo assolo per "Burning For You" che mi lasciò a bocca aperta. Accostai la macchina a bordo strada, un po' sbalordito. E poi pensai... beh, abbiamo quattro canzoni, ce ne sono dieci in un album... e da lì partimmo. Nacque "Once".

I Fatal Vision sono chiaramente figli di un'epoca d'oro del rock melodico: Asia, Journey, Europe, Survivor, Van Halen. Come fate a rendere questo sound rilevante per il pubblico degli anni 2020 senza che sembri una semplice operazione nostalgia?

Credo che il nostro punto di forza sia la serie di videoclip: non ci limitiamo a quattro ragazzi che cantano in playback in un magazzino... abbiamo gli stessi attori che interpretano gli stessi personaggi in una storia in continua evoluzione, giunta ormai alla quarta stagione. Questo ha conquistato molti fan. "No More Tears To Cry" ha registrato l'80% di spettatori donne tra i 35 e i 54 anni. È musica con una forte carica emotiva: "amore perduto e ritrovato" e una storia avvincente.

Spero che, al giorno d'oggi, questo continui ad attrarre il pubblico, spingendolo a chiedersi "cosa succederà dopo?", con una colonna sonora emozionante, cinematografica e drammatica a fare da sfondo.

A volte mi chiedo: sono i video a promuovere la musica, o è la musica a promuovere i video?

Per il vostro ritorno, avete collaborato con musicisti di band come Journey, Danger Danger, Hardline e Toto. Come sono nate queste collaborazioni e cosa hanno apportato alla vostra musica?

È iniziato tutto durante la pandemia. Ho sempre amato i cori di Def Leppard e Blue Tears, e volevo che fossero un elemento centrale del nostro sound. Eravamo tutti a casa senza molto da fare, e ho iniziato a contattare diverse persone... Il primo è stato Marc LaFrance (Motley Crue, Loverboy), poi Mark Holden (Boulevard), JK Northrup (King Kobra) e David Cagle (Silent Tiger), e Andrew McNeice di melodicrock.com mi ha presentato Jeff Scott Soto e Paul Laine, e così siamo diventati piuttosto conosciuti tra i grandi nomi del rock melodico, e abbiamo continuato a crescere.

Oltre ai grandi nomi di cui sopra, due dei miei preferiti sono senza dubbio Ron Nevison, che canta tutte le nostre power ballad, e la mia complice, Christine Corless. Ron ha prodotto tutte le power ballad su cui ballavo lentamente al liceo e ha un tocco magico. L'anno scorso, stavamo cercando un assolo di chitarra per "Out of the Blue" e ho chiamato Ron e lui mi ha detto "che ne dici di Phil X?". Il pomeriggio dopo stavo parlando con Phil. La mia parte adolescente non riusciva a credere a nulla di quella frase, a cominciare da "ho chiamato Ron". Sono stato molto fortunato. È un sogno che si avvera.

Soprattutto con Christine. Scherziamo sempre dicendo che farei duettare ogni canzone se potessi. Dico a Miguel: "Sai cosa ci vorrebbe per questa canzone..." e lui sa sempre che la risposta è lei. La gente dice che le nostre voci si incastrano alla perfezione, ed è davvero magico. Abbiamo un altro progetto che stiamo per concludere, che è praticamente una versione moderna degli Starship: tutti duetti uomo/donna. Il nucleo è formato da me e Christine, e poi, sotto di noi, ci sono Phil, Vinny Burns, Alessandro, Mark Holden, Lee Sklar, Ron Wikso e Paul Laine. Se questo non è un supergruppo, non so cosa lo sia!


La formazione attuale – Andrew Burns, Juan Miguel Gomez Montant e Alex Wickham – è composta da professionisti con background molto diversi, dal jazz al teatro al rock. Come si riflette questa diversità nel vostro processo creativo in studio?

Il processo di composizione si è evoluto nel corso degli anni. Inizialmente eravamo io, Miguel e il nostro ex tastierista, Scottie Irving (che è tornato a suonare la maggior parte delle tastiere in questo disco), poi per questo album ho collaborato con persone come Alessandro, Mark Holden e Mike Shotton. Andrew è un grande fan di gruppi come Def Leppard e Mötley Crüe, quindi spesso propone linee di basso o riff a cui non avremmo mai pensato, e Alex non ha alcun background in questo ambito, quindi contribuisce ad aggiungere quella vena progressive che abbiamo iniziato ad inserire in alcuni brani.

Con quattro album all'attivo, avete costruito una solida base di fan internazionali. Cosa vi ha sorpreso di più della risposta del pubblico? C'è un paese o una scena musicale che vi ha accolto inaspettatamente?

Come ho detto prima, donne tra i 35 e i 54 anni, ahah. Siamo entrati in classifica su Spotify e Apple Music in paesi diversi come Messico, Ungheria, Turchia e Cina, e riceviamo un numero enorme di stream dal Brasile. Quando abbiamo iniziato, questo era solo un piccolo progetto per dare nuova vita alle mie vecchie canzoni. Firmare contratti discografici, avere più di due milioni di stream su Spotify e lo stesso numero di visualizzazioni su YouTube, un cast di venti attori... è tutto incredibile.

Il rock melodico è un genere che ha conosciuto alti e bassi in termini di popolarità. Il vostro ritorno coincide con un momento in cui sembra stia vivendo una nuova primavera. Perché pensate che questo sound risuoni così fortemente oggi?

È senza tempo. Il rock melodico/AOR è grandioso, drammatico, emozionante e cinematografico. Trasmette sentimenti, messaggi e storie senza tempo in un modo che una canzone pop usa e getta del 2026 di tre minuti semplicemente non può fare. Nessuno si metterà a stringere i pugni e a cantare a squarciagola verso le stelle con la maggior parte dei brani da Top 40.

Guardando al futuro: il progetto Fatal Vision sembra avere ancora molto da dire. Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro: nuova musica, tour o forse qualcosa di completamente inaspettato?

Attualmente stiamo lavorando al nostro quinto album, "Five Live (Plus Five)", che è un disco dal vivo con cinque nuovi brani in studio. Stiamo anche producendo "Dr. Jekyll and Mrs. Hyde" per Halloween, "Once Upon a Christmas" per la fine dell'anno, cover di "Drive" (The Cars) e "Jet Lag" (Simple Plan) nel 2026, e la prossima settimana finiremo le ultime demo per "A Story of Six Years", che uscirà nel 2028. Ha 18 canzoni ed è un concept album che ripercorre una relazione dagli inizi della luna di miele alla fine devastante. Così lungo. Così tante canzoni. I nostri critici più severi lo odieranno. Gli itics lo odieranno....
Vabbè.
Ahahahah.
Grazie per il tempo che ci avete dedicato!

 

ENGLISH TRANSLATION

The band was formed in the '80s but was put on hiatus for decades. Simon, what prompted you to dust off your old songbooks in 2019, on your birthday? Was it a moment of nostalgia or a genuine musical calling?

It was actually a birthday present! I was given a gift to go to a local Ottawa studio and record a song and a video. So I went there with my binder of old songs from back in the original 1987/1988 Fatal Vision era, met the owner… and found out that what they actually did was have you do a song from *their* binder – so basically karaoke. Not what I had in mind at all. I can be very persuasive though, so I talked to the owner, and she said “you know what, our engineer is here today, he’s a guitar player and maybe you guys can do something together?”

So the next week, I went to his studio and we recorded an acoustic version of “Time Keeps Slipping Away”, which was the last song I wrote back in 1990. He sent me the recording and I thought “huh, this is actually pretty good”. I still had the demo tape we did back in the day with three other songs on there and I said “hey, could you just re-record this but with 2019 production values?”. The next week, he sent it over and he had written a new solo to “Burning For You” which blew my mind. I pulled the car over to the side of the highway, somewhat stunned. And then I thought… well, we have four songs, there’s ten on an album… and then we were off to the races. “Once” was born.

Fatal Vision are clearly children of a golden era of melodic rock—Asia, Journey, Europe, Survivor, Van Halen—how do you make that sound relevant to a 2020s audience without making it seem like a simple exercise in nostalgia?

I think our unique selling proposition is our music video series: we don’t do four guys standing around in a warehouse lip syching… we have the same actors playing the same characters in an ongoing story that’s now in its fourth season. This has pulled in a lot of fans. “No More Tears To Cry”, 80% of the viewers are women aged 35-54. It’s music with a very emotional draw: “love lost and found” and a compelling story.

Hopefully, in this day and age, that will always appeal to people to see “what happens next?” with a very emotional, cinematic and dramatic soundtrack behind it. I do sometimes wonder: do the videos market the music, or does the music market the videos…

For your comeback, you collaborated with musicians from bands like Journey, Danger Danger, Hardline, and Toto. How did these partnerships come about, and what did they bring to your music?

It started during the pandemic. I’ve always loved the backing vocals that Def Leppard and Blue Tears had, and I wanted that to be a central piece of our sound. Everyone was at home with nothing much to do, and I started reaching out to people… Marc LaFrance (Motley Crue, Loverboy) came first, then Mark Holden (Boulevard), JK Northrup (King Kobra) and David Cagle (Silent Tiger), and Andrew McNeice from melodicrock.com introduced me to Jeff Scott Soto and Paul Laine, and then we became quite well-known amongst melodic rock royalty, and we just kept growing. As well as the big names above, two of my favourites are decidedly Ron Nevison, who does all of our power ballads, and then my partner in crime, Christine Corless.

Ron produced every power ballad I slow-danced to in high school and he has a magical touch. Last year, we were looking for a guest guitar solo for “Out of the Blue” and I called Ron up and he said “what about Phil X?” The next afternoon I was talking to Phil. The high school version of me could not believe any part of that sentence, starting with “I called Ron up.” I’ve been very lucky. It’s a dream come true.

Especially with Christine. The running joke is that I would make every song a duet if I can. I’ll say to Miguel: “you know what this song needs….” And he always knows the answer is her. People have said our voices fit like a glove, and it is quite magical. We have another project we’re just wrapping that’s basically a modern-day Starship: all guy/girl duets. It’s Christine and I as the core, and then underneath us, we have Phil, Vinny Burns, Alessandro, Mark Holden, Lee Sklar, Ron Wikso and Paul Laine. If that’s not a supergroup, I don’t know what is!

The current lineup—Andrew Burns, Juan Miguel Gomez Montant, and Alex Wickham—is made up of professionals with very diverse backgrounds, from jazz to theater to rock. How does this diversity reflect in your creative process in the studio?

The songwriting has evolved over the years. It was originally myself, Miguel, and our former keyboard player, Scottie Irving (who came back to play most of the keys on this record), then on this album, I collaborated with people like Alessandro, Mark Holden and Mike Shotton. Andrew is a big fan of bands like Def Leppard and Motley Crue, so he’ll often come in with bass lines or riffs that we wouldn’t have thought of, and Alex’s background is not in this space at all, so he helps add to the progressive angle we’ve started adding some of the tracks.

Over four albums, you've built quite an international fanbase. What surprised you most about the public response, and is there a country or music scene that welcomed you unexpectedly?

Like I said above, women 35-54 haha. We’ve charted on both Spotify and Apple Music in places as diverse as Mexico, Hungary, Turkey and China, and we get massive numbers of streams from Brazil. When we started, this was just this little project to give my old songs new life for myself. Signing to labels, having two million+ streams on Spotify and the same number of views on YouTube, a cast of twenty actors… it’s all unbelievable.

Melodic rock is a genre that has seen its ups and downs in popularity. You've returned just at a time when it seems to be experiencing a new spring. Why do you think this sound resonates so strongly today?

It’s timeless. Melodic rock / AOR are big, dramatic, emotional and cinematic. They convey timeless feelings, messages and stories in ways that a throwaway 2026 three minute pop song just can’t. Nobody is going to clutch their fist and belt a big note to the stars with most Top 40 tracks.

Looking ahead: the Fatal Vision project seems to still have a lot to say. What can we expect in the near future—new music, tours, or maybe something completely unexpected?

We are currently working on our fifth album, “Five Live (Plus Five)”, which is a live record with five new studio tracks. We’re also producing “Dr. Jekyll and Mrs. Hyde” for Halloween, “Once Upon a Christmas” for the end of the year, covers of “Drive” (The Cars) and “Jet Lag” (Simple Plan) in 2026, and next week we’re finishing the last demos for “A Story of Six Years”, which will be out in 2028. It has 18 songs and is a concept album tracing a relationship from the honeymoon beginnings to the devastating end. So long. So many songs. Our worst critics will hate it. itics will hate it. itics will hate it.

Oh well.

Hahahaha.

Thanks for the time!

 

 

 

Frontiers Music Srl è lieta di annunciare la firma del contratto con i Velvet Rush, promettente gruppo rock tedesco. Per celebrare l'annuncio, la band ha pubblicato il nuovo singolo e il relativo video, "Nature Of The Beast", già disponibili. La cantante Sandra Lian ha commentato: "'Nature Of The Beast' parla della costante ricerca di una formula segreta. Le persone osservano, analizzano e mettono in discussione ogni mossa, cercando di capire cosa porti al successo. Nel mondo di oggi, è più facile che mai giudicare, commentare e criticare da dietro uno schermo, ma non tutti sono disposti a impegnarsi a fondo".

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Il celebre cantante canadese Paul Laine è entusiasta di annunciare che il suo nuovo album in studio, "The Long Road Back", uscirà il 25 settembre 2026 per Frontiers Music Srl. Il primo singolo, "Love Me Or Leave Me", insieme al visualizer ufficiale, è già disponibile. Laine ha commentato: "Sono felicissimo di inaugurare una nuova era nella mia carriera da solista con il mio nuovo singolo "Love Me Or Leave Me". Sento di aver finalmente avuto l'opportunità di riprendere da dove avevo lasciato tanti anni fa, quando ho finito di realizzare "Stick It In Your Ear". Unitevi a me in questo nuovo viaggio musicale con l'album "The Long Road Back". Ci vediamo in tour nel 2027!".

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Domenica, 05 Luglio 2026 12:19

MATTADOR “III”

MATTADOR
“III”
(Frontiers Records S.r.l)
release date: 19-06-2026
genere: hard rock/melodic hard rock
voto: 8

Line up: Carlos Benitez - drums, percussion, background and lead vocals, Abraham Millett - bass and keyboards,Miguel Rodriguez - guitars, lead guitar, violin, Mike Villegas - lead vocals, acoustic guitars.

Tracklist: Awake, Black Water, Out For Blood, Say You’ll Stay, Levitate, Crawling, Same Kind Of Crazy, Falling Backwards, Portal, Slow Down, Moksha, No Way Out

Mattador, la storica band melodic rock di Puerto Rico, ritorna con "III" - il loro nuovo, potente album in studio composto interamente da brani inediti. Attiva originariamente dal 1988 al 1995, la band si è guadagnata un seguito fedele grazie ad esplosivi concerti dal vivo e a una miscela unica di hard rock e influenze latine, suonando accanto a leggende come Aerosmith e Iron Maiden e attirando l'attenzione della scena rock europea. Riunitisi nel 2022, i membri fondatori hanno riacceso la loro vena creativa, riversando decenni di esperienza in 12 brani completamente nuovi. Dalle power ballad più epiche agli inni carichi di riff fino ai brani rock ad alto numero di ottani, "III" cattura il suono distintivo dei Mattador con rinnovata energia e visione. Co-prodotto e curato tecnicamente da Bob St. John (Extreme, Dokken, Collective Soul), l'album segna anche l'inizio della collaborazione della band con Frontiers Music Srl, pronta a portare la loro musica a un pubblico globale. Insieme, danno vita a un suono unico che unisce le sensibilità melodiche del rock classico a una vena hard rock con un tocco di prog e un'impronta contemporanea. Radicati a Puerto Rico e pronti per il palcoscenico mondiale, i Mattador sono tornati - più coesi, più potenti e più ispirati che mai. Carlos Benitez ha commentato: "'Out For Blood' è uno dei brani più aggressivi e diretti di 'III'. Ispirato dal conflitto e dalla determinazione a difendere le proprie posizioni, è in fondo una canzone sull'unità e sulla lotta per ciò in cui si crede. Ci siamo divertiti molto a svilupparla in studio con Miguel Rodriguez e Mike Villegas, e si è trasformata in uno dei momenti più rappresentativi dell'album grazie alla sua energia grezza, alla potenza vocale, al lavoro chitarristico tagliente e a una sezione ritmica inarrestabile. Inizialmente avevo registrato il demo di 'Out For Blood' senza testo, concentrandomi esclusivamente sulla creazione di un brano potente trainato dalla chitarra. Dopo che la band ha aggiunto le proprie parti, Carlos l'ha chiamata 'Out For Blood' per via dell'intensità della musica, e questo ha dato il via alla direzione del ritornello e dei testi. Più o meno nello stesso periodo era scoppiata la guerra in Ucraina, e l'ispirazione si è improvvisamente aggiustata da sola. È un promemoria del fatto che le idee per scrivere canzoni possono arrivare da qualsiasi parte - a volte proprio quando meno te lo aspetti", ha aggiunto Mike Villegas. Carlos Benitez ha dichiarato: "Sentiamo di avere un grande album, ricco di canzoni straordinarie, dalle grandi ballate alle composizioni acustiche, fino agli inni rock e molto altro ancora. È un'evoluzione della band e ha davvero di tutto. La produzione è più orientata verso un sound organico, per quanto riguarda la resa sonora dell'album. Non volevamo che suonasse come le altre produzioni in circolazione oggi, e abbiamo lavorato duramente per trovare il giusto equilibrio, in modo che risultasse potente e attuale ma diverso da ciò che oggi viene considerato lo standard; e siamo soddisfatti del risultato. Per questo album ci siamo concentrati maggiormente sulla musica che abbiamo scritto. L'album è stato co-prodotto e mixato da Bob St John, che ha lavorato con band come Collective Soul, Extreme, Duran Duran e molte altre. Il nuovo arrivato nella band è il nostro bassista e polistrumentista Abraham Millett, che proviene da un'esperienza di lavoro e tour come membro dei Third Eye Blind e molti altri", ha aggiunto. "Io suono la batteria e ho anche prodotto l'album, mentre alla voce c'è il cantante originale Mike Villegas, e alla chitarra il membro originale Miguel Rodriguez. Nel complesso, tutti i membri originali sono stati coinvolti in concerti/band di alto profilo e hanno lavorato con artisti internazionali e tour mondiali durante la pausa della band, portando tutta quell'esperienza e crescita nel processo creativo del gruppo. Con questa formazione abbiamo trovato il giusto equilibrio che ci ha ispirato a realizzare questo nuovo album.". L’album è effettivamente molto potente e costituisce uno svecchiamento dell’hard rock anni ‘70 in stile Led Zeppelin e Deep Purple (“Crawling” è una nuova “Black Dog” nelle sonorità molto zeppeliniane, così come le intro di brani quali ad esempio “Moksha”, che poi vira in armonizzazioni e riff molto “ottantosi”) ma ha anche molto del Melodic Hard Rock ‘80; si nota lo studio e l’ascolto di diverse influenze che va a creare un bel mix esplosivo. Si pensa al Sudamerica come al Paese del reggaeton e della bachata ma il metallo devo dire che qui ha una bella tradizione e un bel seguito. Puerto Rico inoltre fa parte degli U.S.A, pur essendo un Paese caraibico; e a livello di influenza musicale si sente eccome ma forse ancora di più conta la vicinanza alle Isole Vergini Britanniche, dato che è il sound del British Metal a prevalere; la band tuttavia non perde di personalità, anzi, al contrario, acquista in potenza, facendo un bel mix di tutta la tradizione di British Hard Rock and Heavy Metal.

Ayryn 83

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Giovedì, 02 Luglio 2026 22:24

MASTERPLAN “Metalmorphosis”

MASTERPLAN
“Metalmorphosis”
(Frontiers Music S.r.l)
release date: 26-06-2026
genere: power metal/progressive metal/symphonic metal
voto: 7/8

Line up: Rick Altzi – voce, Roland Grapow – guitars, Jari Kainulainen – bass, Axel Mackenrott – keyboards, Kevin Kott – drums.

Tracklist: Chase The Light, Electrict Nights, Shadow Man, Bound To Fall, Pain Of Yesterday, Metalmorphosis, Through The Storm, Ghostlight, The Call, Rise Again


I Masterplan sono tra i nomi più duraturi e influenti del power metal tedesco. Fondati nel 2001 dal chitarrista Roland Grapow e dal batterista Uli Kusch dopo la loro uscita dagli Helloween, la band ha rapidamente stabilito un'identità distintiva basata su melodie forti, precisione tecnica e un approccio metal epico ma allo stesso tempo moderno. Il loro album di debutto omonimo, pubblicato nel 2003, ha ricevuto un ampio consenso di critica e un immediato successo nelle classifiche, ponendo le basi per una carriera caratterizzata da coerenza ed evoluzione. Nel corso degli anni, i Masterplan hanno pubblicato diversi album molto apprezzati - tra cui "Aeronautics", "MK II", "Time To Be King" e "Novum Initium" - ognuno dei quali ha messo in mostra una scrittura raffinata e un potente equilibrio tra l'energia classica del power metal ed elementi progressivi. Il loro lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tour estesi in Europa e oltre, e premi del settore che hanno confermato il loro status di forza trainante nel genere. Dopo una lunga pausa dalle pubblicazioni in studio, i Masterplan sono riemersi con una rinnovata spinta creativa. La band ha recentemente firmato un nuovo contratto mondiale con Frontiers Music srl segnando una pietra miliare significativa e l'inizio di un nuovo capitolo nella loro carriera. Ora, da vere leggende del power metal dalla spiccata vena teutonica, i tedescacci sono entusiasti di annunciare l'uscita del loro nuovo album in studio, "Metalmorphosis", che è anche la title track; Roland Grapow ha commentato così: “Il brano potrebbe suonare un po' inaspettato all'inizio, ma ascoltatelo qualche volta e inizierà a rivelarsi. Nel suo nucleo, la canzone parla di cambiamento, forza e rinascita dopo i momenti difficili: "Rinato di nuovo da tutto il dolore". Il resto sta a voi. Ognuno sentirà e percepirà qualcosa di diverso in questa canzone. Basta alzare il volume e godersi il viaggio."Metalmorphosis" cattura davvero ciò che questo album rappresenta per noi: una trasformazione, ma comunque fedele allo spirito dei Masterplan. Siamo cresciuti nel corso degli anni, sia come musicisti che come persone, e lo si può sentire nelle nuove canzoni. Alcune idee risalgono a molti anni fa, e ora finalmente hanno preso vita. È potente, melodico ed emozionante - classico stile Masterplan, ma con un'energia nuova”. L’album rappresenta sia trasformazione che continuità: un'edizione più pesante e aggressiva combinata con la sofisticatezza melodica che ha sempre definito il suono dei Masterplan. I “ragazzoni” sono cresciuti e dimostrano come le esperienze di vita personali possano influire in modo imponente sulla carriera artistica e sulle influenze musicali. Un power metal più contaminato, che tocca anche punte sinfoniche, strizzando a volte anche l’occhio al progressive, con la consueta precisione e “sboronaggine” tedesca da manuale.

Ayryn 83

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