KING ZEBRA
"Between The Shadows"
(Frontiers Music Srl)
genere: glam metal
release: 12 – 04-2024
voto: 3.5
Line up: Eric St.Michaels – vocals, Manu Judge -bass, Ben Grimm - drums, Roman Lauer - guitars, Jerry Napitupulu - guitars
Tracklist: Starlight, Children Of The Night, Wicked, Dina,. Love Lies, Cyanide, With You Forever, Love Me Tonight, Out In The Wild, Restless Revolution
Eccoci quindi al cospetto di un'altra band dedita all'hair metal e glam rock stavolta proveniente dalla Svizzera, in special modo in quel di Zurigo; in auge dal 2019, anno di uscita del primo Ep che ben si fece apprezzare dai rockers e fans del genere totalizzando ben 2 milioni di stream con il brano “Firewalker” (mamma mia ragazzi, scusate ma mi si stringe il cuore a scrivere milioni di stream....cioè, una volta si scriveva migliaia o milioni di vendite di dischi, come siamo finiti?!?!) al quale seguì nel 2020 il secondo album fino ad arrivare, poi, a questo atteso new full lenght album, “Between the Shadows”. La band sa il fatto suo e cesella dieci rock'n'roll song di sicuro impatto, molto ferme sui cliché del genere e molto dedite al sound ottantiano – specialmente la seconda parte di quel decennio - aggiungendo anche, se poco, un briciolo di originalità. Se invece vogliamo paragonarli a band attualmente in voga del panorama glamour beh, opterei per una velata somiglianza ai Reckless Love. Ad ogni modo Eric St. Michaels riesce ad ammaestrare con la sua voce questa manciata di song dandole la giusta iniezione di adrenalina e personalità pur non avendo un'ugola particolare e una timbrica ricca di colori; come dire, non bisogna per forza essere il vocalist degli Steel Heart, dei TnT o Mr. Dave Lee Roth, spesso anche con mezzi mediocri ma buon mestiere si riesce nell'intento. Per chi mi conosce, amo questo genere musicale ma, soprattutto, lo adoro nei momenti più “heavy”; l'up tempo “Out In The Wild”, la grintosa “ Cyanide”, l'opener “Starlight” e l'ammaliante “Wicked” sono indubbiamente un poker vincente. Poi ci sono anche le più zuccherose e ammiccanti “Children Of The Night”, “Dina” o “With You Forever”, song più radiofoniche ma che non cadono nell'eccessiva scontatezza. Cosa dire quindi? Beh, ultimamente ho recensito diverse uscite di questo settore e i King Zebra, sicuramente, hanno qualche freccia al loro arco per far breccia nel cuore delle glam girls e dei rockers più affezionati al multicolore mondo del glamour.
Roby Comanducci
LIPZ
“Changing The Melody”
(Frontiers Music s.r.l.)
genere: glam metal
release: 15 – 03 – 2024
voto: 3.5
Line up: Alex K Klintberg - vocals, guitar, Koffe K Klintberg – drums, Conny Svärd – guitar, Chris Young - bass
Tracklist: I’m Going Under, Changing The Melody, Bang Bang, Stop Talk About, Bye Bye Beautiful, I’m Alive, Freak, Secret Lover, I Would Die For You, Monsterz
Altro gruppo “glammettone” sempre dalla fervida fucina multicolore nord europea; al secolo si fanno chiamare Lipz e sono in auge dal 2011 ma con questo nuovo “Changing...” staccano il biglietto del secondo album uscito. La band è capitanata dai fratelli Klintberg e ci propone un glam metal interessante (che si rifà tantissimo alla golden age hair metal della seconda metà anni '80) che però non fa gridare al miracolo e condisce via tutti i cliché del suddetto genere; chorus line ammiccanti, riff corposi su basi ritmiche commerciali al punto giusto, refrain che tentano l'approccio diretto radiofonico e vogliono conquistare l'ascoltatore soprattutto per una genuina semplicità e gusto armonico da party time! E d'altronde cosa vogliamo pretendere? Il glamour non si è mai elevato come araldo di tecnica e avanguardia musicale, è un rock'n'roll abbastanza semplice impreziosito da chorus line e ritornelli maliziosi che fanno venir voglia di ballare e far festa con gli amici. Un lavoro quindi piacevole dal quale potrei estrapolare i due migliori momenti in “I’m Going Under” e “I’m Alive” ma che in definitiva ha tutte le carte in regola per piacere ai tanti estimatori e seguaci del rock glitteroso e variopinto.
Roby Comanducci
PERSEUS
"Into The Silence"
(Escape Music)
release: 19 – 04 – 2024
genere: power metal
voto: 4.5
Line-up: Antonio
Abate - vocals, Cristian Guzzo - guitars, Gabriele Pinto - guitars, Alex Anelli - bass, Andrea Mariani – drums.
Tracklist: The Clash of The Titans, Into The Silence, Strange House, The Kingdom, The Picture of My Time, Defenders Of Light, Il Labirinto Delle Ombre, Twilight, I Believe in Love, Warrior, Cruel Game.
A volte nella routine sonora che mi accompagna quotidianamente è bello inserire qualcosa di particolare e insolito per me. Sono ben felice che questo strappo alle mie abitudini sia stato dato da un incalzante gruppo italiano dai profondi tratti power metal come i Perseus. I Perseus sono appunto un gruppo power metal formatosi nel 2011 a Brindisi dalle ceneri di due gruppi locali, “Hastings” (prog-metal, opener per Athena ed Eldritch) e “Defenders of the Faith” (tributo ai Judas Priest). All'interno di un genere già ben esplorato, i Perseus si ritagliano un proprio spazio personale, ispirandosi alla vecchia scuola metal di band come Judas Priest, Manowar e Queensryche, senza disdegnare influenze da band più "Avant-Gardes" sia italiane che straniere. La tradizione melodica italiana del bel canto e le belle melodie si mescolano con riff potenti. I momenti più intimi delle canzoni vengono evidenziati utilizzando chitarre acustiche e tastiere. Passione, sofferenza, gioia, amore, dannazione, redenzione sono i temi predominanti espressi nei loro testi. Nell'ottobre 2013 i Perseus registrano il loro album di debutto dal titolo "The Mystic Hands of Fate", prodotto da Tommy Talamanca che ha registrato anche le tastiere per la band. Il primo album dà alla band la possibilità di aprire per band come Vision Divine, Queensryche e Hollow Haze. Nel 2016 i Perseus hanno pubblicato il loro secondo album, "A Tale Whispered in The Night" andando poi in tournée insieme ai DragonhammeR per supportare la band metal svedese Civil War nel loro tour europeo. Nel 2024 la band firma con l'inglese "Escape Music Ltd. e pubblica il terzo album "Into the Silence", un album Power Metal forte e ispirato. "Clash of the titans" carica già, anche solo come intro. Potente e mistica, fa da overture in modo perfetto a "into the silence" che mantiene un sottofondo potente e granitico. La voce si inserisce quasi timida per poi evolversi assieme alla canzone in un tripudio melodico. Doppia cassa tipica del genere e assolo moderato, tutto calibrato al centimetro. "Strange house" fa un gradino ancora, salendo di velocità e melodia. La chitarra entra decisa per poi sedersi a fianco agli altri strumenti e aspettare il suo turno per un assolo davvero interessante che da il giusto calcio alla canzone. Inizio celtico per "The kingdom" che sfocia comunque in un power metal da inno alla gioia! Canzone da cantare abbracciati a un boccale di birra. Un altro salto in avanti per la chitarra, con un assolo armonizzato e rientro sul celtic style. Canzone potente, divertente e ballereccia! Davvero top! Grande intensità vocale per "The picture of my time" dove la collaborazione di ugole porta a un ritornello coinvolgente e appassionato, che non lascia indifferente la chitarra e il proprio assolo, moderato, quasi a non voler disturbare l'amore crescente tra le due voci, come a guardarsi negli occhi appassionati mentre la nota sale fino al cielo. Basta amore e molto ritmo! Velocità trascinate per la canzone da automobile che ogni album dovrebbe avere! "Defenders of the light" é questo! Tempi ben scanditi, rapidità e una chitarra che adesso dice basta alla moderazione e si scatena in un escalation di note da brividi. Wow! "Il labirinto delle ombre" può essere definito un tributo al cantautorato italiano oltre che una splendida ballad, pur mantenendo un approccio power metal, regala momenti di nostalgia per un periodo in cui la musica di casa nostra era di altro livello. "Twilight" ha il riff più accattivante del disco! Dando alla voce un'ispirazione ritmica fino a qui mai sentita. La chitarra si incastra alla perfezione con i suoi compagni di viaggio inserendo anche sprazzi di distorsione più decisa! Notevole! La middle time che crea qualche di variazione alla batteria é "I believe in love"; ritornello profondo dove la voce regala veramente una gradevole performance, molto apprezzata l'idea di una seconda voce in italiano che si incastra con l'inglese! "Warrior" é alla stregua di un musical, per poi sfociare in un potente racconto ancestrale! Grande crescita del pezzo al momento dell'ingresso armonizzato delle chitarre durante l'assolo, come a dare a tutti un bel calcio nel sedere, così che anche la voce acquista più convinzione! Finale deciso e pronunciato! Chiusura dell'album col botto, veloce e aggressivo per "Cruel game": doppia cassa incalzante e synth che non si limitano a un tappeto melodico ma acquisiscono protagonismo duettando con la chitarra mentre le voci si abbracciano in una splendida scalata alla vetta più alta. Finale all'unisono tra voci e strumenti, come fosse un inchino su un gigantesco palco, a ringraziare il pubblico che si é appena goduto uno splendido spettacolo.
Iven
BLUE ÖYSTER CULT
“Ghost Stories”
(Frontiers Music Srl)
release: 12 – 04- 2024
genere: classic rock
voto: 4.5
Band e line-up attuale:
Considerando la formazione di maggior successo (e storica): Eric Bloom (voce e “stun guitar” -ritmica-); Donald “Buck Dharma” Roeser (chitarra solista, cori); Albert Bouchard e Rick Downey (batteria, percussioni e cori) con sovraincisioni di Joe Bouchard (basso e cori), Allen Lanier (tastiere, chitarra ritmica e cori).
Gli attuali membri della band, oltre ai fondatori Roeser e Bloom, sono Richie Castellano (tastiere, chitarra e cori) – che “sostituisce” Allen Lanier – mentre Danny Miranda (basso e cori) che prende il posto di Joe Bouchard, e Jules Radino (batteria e percussioni) suonano oggi con i BÖC, ma non sono direttamente coinvolti nella realizzazione del disco.
Tracklist: Late night street fight, Cherry, So supernatural, We gotta get out of this place, Soul jive, Gun, Shot in the dark, The only thing, Kick out the jams, Money machine, Don’t come out running, If I fell
I Blue Öyster Cult, nati nel 1967 a New York, non possono che essere rappresentanti del classic rock con contaminazioni heavy metal, ma anche di blues e del buon vecchio, caro rock ‘n’ roll e pizzichi southern rock, che spesso aggiunge un tocco di groove. La band negli anni ’70 e ’80 vive il periodo d’oro, di nostro interesse perché, dopo il successo del loro 50° anniversario – celebrato con un album con 24 tracce di live del tour dello scorso anno – fa uscire un disco molto interessante: “Ghost stories”. Semplicemente frutto della contingenza di un’occasione e dell’entusiasmo, come affermano Richie Castellano e Steve Schenck (anche produttori del progetto), questo album riesamina e riprende canzoni mai finite e registrazioni incomplete del periodo compreso tra il 1978 e il 1983, ma anche cover portate sul palco e in studio in quegli anni. L’unica eccezione è costituita dall’ultima traccia “If I fell”, del 2016: una bellissima cover dei Beatles, resa in acustico, asciugata rispetto all’originale, con meno chitarre, ma con una scelta interessante per quanto riguarda le percussioni. Ovviamente, vengono mantenute le armonizzazioni dei cori del quartetto di Liverpool. Il lavoro fatto su questo disco è impressionante: vengono sbobinate le tracce originali (comunque multitraccia), anche con l’aiuto dell’ingegnere del suono di allora: George Geranios, ma il materiale spesso è da rieditare, recuperare, sovra-incidere, risuonare, ricostruire, regolare di nuovo… e alcune canzoni incomplete devono essere concluse, ma alla fine il mixaggio avviene, come in un qualsiasi disco editato oggi. Le influenze che si sentono in questo album sono inerenti alla musica contemporanea agli anni di riferimento: c’è il rock classico – e possiamo citare indifferentemente sia i Beatles che i Rolling Stones – da cui vengono ripresi sia il rock ‘n’ roll, sia il groove del blues, ma anche i cori; c’è il blues rock in tutto il suo splendore e poi troviamo suoni e voci che riconducono a band come gli Who e gli Yes e cori che si avventurano nelle voci graffianti e sregolate e l'attitudine del punk degli MC5, per tornare a un rock più misurato come quello degli Animals e sprazzi di sound anni ’80. È un disco divertente da scoprire con curiosità anche per quanto riguarda le cover, a mio parere i pezzi più interessanti dell’album. Troviamo allora “Kick out the jams” degli MC5 e “We gotta get out of this place” degli Animals. Fa parte delle mie predilette anche “Soul jive”, inizialmente “Jungle fever” (di cui esiste una bellissima cover dei The Brain Surgeons di cui ha fatto parte Albert Bouchard). Che dire? È un equilibrio di ostinati e di stop e riprese, oltre che botta e risposta tra ostinati vocali e musicali che si tuffano in progressioni che si concludono con il riff che domina il brano e un solo niente male. Non mi fanno impazzire i due singoli pubblicati in attesa dell’uscita dell’intero album, ma visto che siamo in dirittura di arrivo, direi che non è più un problema. Comunque, se “So supernatural” e “Don’t come running to me” non vi avessero entusiasmato, io comunque a queste “Ghost stories” riesumate dal passato, una possibilità la darei. Certamente è interessante ascoltare come tutto il lavoro di “restauro”, “campionamento”, sovra incisione, editing e mixaggio delle tracce ha portato a un risultato piacevole e coinvolgente, ma, tecnicismi a parte, è un album sicuramente da ascoltare e, se vi piace il rock “vecchio stile”, probabilmente da acquistare.
Vittoria Montesano
