THE DEAD DAISIES
“Lookin' For Trouble”
(The Dead Daisies Pty Ltd / SPV)
genere: blues rock
release date: 30 – 05 – 2025
voto: 7.5
Line up: John Corabi – vocals, David Lowy – rhythm guitar, Doug Aldrich – lead guitars, Michael Devin – bass, Sarah Tomek - drums
Tracklist: I’m Ready (Muddy Waters), Going Down (Freddie King) , Boom Boom (John Lee Hooker), Black Betty (Lead Belly), The Thrill Is Gone (B.B. King), Born Under A Bad Sign (Albert King), Crossroads (Robert Johnson), Sweet Home Chicago (Robert Johnson), Walking the Dog (Rufus Thomas), Little Red Rooster (Howlin’ Wolf)
A poca distanza dall'ultimo lavoro in studio di questa stellare band esce un nuovo frizzante ed accattivante album di “cover”. Ma cover blues, intendiamoci, e con una scelta sopraffina delle canzoni trattate. Nell'intervista al bravo e simpatico lead vocalist John Corabi (che potete leggere nella nostra apposita sezione interview...nda) abbiamo appurato che questo cover album “Lookin' For Trouble” è nato di pari passo all'ultimo full lenght "Light Em' Up"; la band era talmente “presa” durante la registrrazione a Muscle Shoals, Alabama, in uno studio leggendario chiamato "Fame” che durante il giorno lavoravano incessantemente e poi durante le pause o di notte si rilassavano improvvisando jam blues tipo “Crossroads”. Hanno ben pensato quindi di registrare tutte le jam e visto il risultato hanno voluto confezionare il tutto in questo album di cover blues. La scelta, come detto sopra, è stata sì spontanea ma di gusto qualitativamente elevato: le song presenti e i rispettivi autori non hanno bisogno di presentazioni, sono la storia del blues rock mondiale. Un vero plauso va invece alla band con è riuscita a dare – comunque – un tocco personale a tutte le tracce senza stravolgere la metrica e la struttura di base. Un grosso lavoro della band e anche del bravo Corabi che con la sua ugola ha interpretato lodevolmente tutti i pezzi. Un disco da ascoltare e riascoltare senza sosta, un disco che ti prende, ti cattura ed estrapola il potere e la visceralità del grande blues. Niente da aggiungere, fate vostro questo album!
Roby Comanducci
