Roberto
Line up: James Christian – vocals, guitars, keyboards, Jimi Bell – guitars, B.J Zampa – drums, Chris Tristram – bass.
Tracklist: Change (What's It Gonna Take), New World New Eyes, One More, Perfectly (You And I), The Both Of Us, Chemical Rush, We're All That We Got, Better Off Broken, $5 Buck Of Gasoline, The Chase, The Summit
Eccolo qua, a distanza di tre anni dal buon “Saint of the Lost Souls” il nuovo full lenght album dei Lords, “New World New Eyes”. Il dodicesimo album dall'esordio nel lontano 1988 con l'omonimo e poi il capolavoro nel 1990 “Sahara”. In ogni caso James Christian pur con diversi cambi di line up (oramai stabile però nei ruoli di Bell / Zampa, nda) ci ha sempre regalato prove musicali sopra la media ed anche questa volta non sbaglia il colpo con questo concentrato di pomp rock- aor- heavy rock. L'album si apre con le atmosfere ariose e un tappeto di keyboards sound importante che caratterizzano 'Change (What's It Gonna Take)' per la gioia dei fans più prog oriented. Si prosegue con la title track, brano abbastanza anonimo ma comunque gradevole per poi arrivare alla commerciale 'One More' dal ritornello accattivamente per una forte “presa” radiofonica. Più interessante ed anche coinvolgente è la successiva semi ballad 'Perfectly (You And I)' dove forti eufonie di base ed una ottima interpretazione vocale del sempre bravo Christian ci regalano quattro minuti di feeling e pregevole Adult Oriented Rock. Aumenta il ritmo con l'incalzare hard di ' The Both Of Us' per poi cedere il passo alla cadenzata 'Chemical Rush' brano ammiccante e molto intrigante soprattutto nelle chorus line e con sempre presente il validissimo apporto del guitar work del bravo Jimi Bell. ' We're All That We Got' procede sulla stessa linea della precedente 'Chemical...' ed il ritmo si mantiene alto ed anche molto pompous. E' la volta quindi dell'ottima ' Better Off Broken', song hard rock che nel ritornello mi ricorda i magici Kingdom Come ed ha una forte energia di base. Veramente song di livello ed ammaliante al punto giusto. Arriviamo a '$5 Buck Of Gasoline' track abbastanza anonima e quindi alla penultima 'The Chase' più incisiva e dedita ad un Aor di classe. L'album si chiude con 'The Summit', gradevole pomp rock da vasto airplay, chorus line e keyboards sound sempre di prim'ordine e i vocalizzi del buon James che impreziosiscono il tutto. Un disco sicuramente interessante, non fra le top release dei nostri, ma sempre fautore di classe, qualità e capacità emozionale sopra la media.
Roby Comanducci
Line-up: Renan Zonta – vocals, Ben Hur Auwarter – guitar, Yuri Elero – bass, André Leister – drums
Tracklist: Awaken, Devil You Know, King’s Ale, Got Me Runnin’, Far Off, Your Ghost, Gypsy Touch, 1 2 3 Burn, Upside Down, Higher Than Your Heels, Brand New Rope, We Are Wrong
Ottima sorpresa dal Brasile questi Electric Mob che, come un fulmine a ciel sereno, irrompono in questo inizio di una (speriamo calda e tranquilla, visto cosa stiamo passando!!! nda) estate. La band è nuova ma i musicisti sono rodati performers nei rispettivi strumenti con menzione particolare al vocalist Renan Zonta, già 'famoso' in patria per le sue partecipazioni al TV show “The Voice Brazil' che ha reso nota la sua stupenda ugola a tutti i suoi connazionali e, per fortuna, adesso at the rest of the world!! Questo debut album è molto particolare poiché i nostri si attestano su una matrice hard rock ma con innesti interessanti anche di altre musicalità: prendete i Rock City Angels, gli Extreme ed i più alternativi e moderni Audioslave, miscelate un pò il tutto e vi uscirà lo stile di questi ragazzi di Curitiba. Il disco inizia con una intro vocale 'Awaken' per partire con una slide guitar acustica stile country-western della prima poderosa hard blues song ' Devil You Know', autentico piccolo gioiellino da gustarsi con lo stereo a “palla”. Mantenendosi ben saldi ad un hard blues segue la graffiante 'King's Ale' che cede il passo poi alla settantiana 'Got Me Runnin’ (e qui viene in mente un altro eccellente e nuovo combo di musicisti i Greta Van Fleet, nda) ben arrangiata ed intrigante al punto giusto come la successiva (abbastanza simile come arrangiamento) 'Far Off'. 'Your Ghost' parte come una colonna sonora di un film di Sergio Leone, con tanto di chitarra acustica e fischiettio per poi dare spazio alla calda e rauca ma suadente voce di Renan e quindi in sequenza, sezione ritmica e brevi ma ficcanti solo di chitarra. Il ritmo si fa più energico dopo quasi quattro minuti mantenendo però sempre la cadenza iniziale con però ulteriori innesti di chitarra e vocalizzi del singer assolutamente da lodare. Come dicevo all'inizio ci sono alcune influenze ed una di queste la troviamo nella più 'moderna' 'Gypsy Touch' (per quello ho menzionato gli Audioslave, ovviamente con le dovute proporzioni) che si sviluppa su base hard ma contaminata da un groove rabbioso e più aggressive. Ritmica basso e batteria con partiture originali e moderniste le troviamo nella particolare '1 2 3 Burn' che sembra strizzare l'occhio ai gruppi della prima metà anni '90, pregevoli i cambi tempo e il guitar work anch'esso alternativo e più “sporco” e saturo, il tutto senza però scadere o uscire dal contesto musicale del disco. 'Upside Down' torna indietro di qualche anno verso fine anni ottanta e ripesca un sound dedito allo street metal più irriverente e sfacciato mentre un sano e robusto hard rock (con alcuni goduriosi innesti di fiati in alcuni frangenti) bluesato al punto giusto ma con tanta energia da un guitar work d'eccezione lo troviamo in ' Higher Than Your Heels'. Un netto salto in avanti, verso fine anni '90' ce lo fa fare la graffiante 'Brand New Rope' e quindi arriviamo alla conclusiva 'We Are Wrong' che miscela con sapienza il carattere dell'heavy rock con un pizzico di alternative rock sempre anni novanta. Un album veramente interessante che farà contenti molti di voi!!!
Roby Comanducci
Line-up: Dom Mariani - lead vocals, electric, acoustic, bass, slide guitar, Warren Hall - drums, percussion, Stu Loasby - bass, guitar, Bob Patient - Hammond organ, piano, Moog.
Guest: Howie Smallman - harmonica on tracks #2,5,6,8, Jozef Grech - additional vocals. )
Tracklist: West Coast Highway Cosmic, Wolfman Woogiek, Mother Medusa, A Darker Shade Of Brown, You’re The Only One, Rule My World, Give, You Be The Fool, Get Out, Evil People Pt. 1
Ogni tanto (anzi, spesso....nda) ascoltare del sano hard rock settantiano con venature blues, country e un pizzico di psichedelia non fa mai male. E lo sa bene il veterano Dom Mariani, australiano doc che in patria – e non solo- è un'icona del power pop da oramai decenni, ma con questo nuovo project mette su una band che deve tutto alle sonorità sopra citate composta da membri anche giovani ma con la testa sicuramente ammaliata da quel fantastico sound. Questo è il quarto full lenght album e la qualità è sempre molto elevata. I brani ci coinvolgono nel sound e nelle lunghe cavalcate come la stupenda 'Wolfman Woogie', oltre sette minuti tra incursioni di eccellenti guitar solos, un ottimo lavoro di tastiere e hammond che riescono a creare quel mood caro ai famigerati ma inossidabili e basilari seventies. Echi di Grand Funk Railroad, Allaman Brothers si percepiscono nelle partiture musicali di questo quartetto e credo che i Datura4 siano in grado di tenere alto il paragone, ascoltatevi la bellissima e poderosa quanto incalzante 'Mother Medusa', gran lavoro del chitarrista e ottimo drum work. Atmosfere rarefatte ed intriganti invece si ascoltano nella lenta e semi-acustica 'You’re The Only One', veramente un brano eccellente da ascoltare con calma magari bevendo un buon whisky in compagnia di un sigarillo (beh....per chi fuma sigari...ovvio, nda). Questo '“West Coast Highway Cosmic”' è quel tipo di disco che ti fa stare bene, ti rilassa trasportando la tua mente verso paesaggi sconfinati dandoti allo stesso tempo una bella dose di adrenalina. Bel lavoro!!
Roby Comanducci
Line up: Adrian Vandenberg – guitars, Ronnie Romero – vocals, Rudy Sarzo – bass, Brian Tichy – drums
Tracklist: Shadows of the Night, Freight Train, Hell and High Water, Let It Rain, Ride Like The Wind, Shout, Shitstorm, Light Up The Sky, Burning Heart – 2020, Skyfall
Ma guarda guarda cosa mi viene sottomano.....nientepopodimeno che il nuovo album di Mr. Vandenberg, il bravo guitar hero olandese in auge dal lontano 1982 con la sua omonima band, appunto, ma noto al pubblico a livello mondiale per il suo prezioso contributo al mitico “1987” degli Whitesnake ed al suo successore “Slip of The Tongue” per poi tornare in casa Coverdale nel 1997 e suonare nell'ottimo “Restless Heart”. Ma, ovviamente, il 66enne in questione è un artista, chitarrista, compositore, songwriter d'eccezione e ricordarlo “solo” per i Whitesnake è comunque limitativo. Mille collaborazioni ma c'è da valorizzare anche e soprattutto il suo esordio con la sua band, i Vandenberg, che partorirono tre album in studio tra il 1982 e l'85. Album eccezionali ai quali il nostro biondo axe man vuole tornare e quindi ha ben pensato di ricreare la sua creatura con una line up tutta nuova e di rispetto: Ronnie Romero (Rainbow, Coreleoni...) alle vocals, il grandissimo Rudy Sarzo (Ozzy Osbourne, Whitesnake, Quiet Riot) al basso e Brian Tichy (Slash, Ozzy Osbourne) on drums. Con tutto questo “spiegamento di forze” Adrian ha confezionato il nuovo disco dei Vandenberg esattamente dopo ben 35 anni!!! Veniamo al full lenght album e vediamo di che “pasta” è fatto. Indiscutibile la tecnica, la perizia e l'accuratezza dei musicisti come anche il granitico ma al contempo sempre melodico hard rock da sempre marchio di fabbrica dello stile di Adrian. Ci sono molte reminiscenze di Rainbow e Whitesnake e, soprattutto, dell'hard rock che ha spopolato lungo i mitici eighties. ' Shitstorm' è senza dubbio puro retaggio Whitesnake dall'arrangiamento alla voce di Romero che “scimmiotta” il grande Coverdale, viceversa fanno capolino i Rainbow nel cadenzato hard rock di 'Hell and High Water'. Un tagliente heavy rock caratterizza l'opener 'Shadows of the Night' ed ancora più pulsante è la seguente ' Freight Train' che faranno la gioia degli estimatori di quel tipico sound ottantiano. Interessante la riproposta 'Burning Rain' bellissima song presente nel debut album ed anche la conclusiva 'Skyfall' che parte lenta per svilupparsi su un heavy rock corposo ed energico. Da parte sua Adrian ci regala preziosi solos di chitarra ma senza strafare ed il lavoro d'insieme di questo “2020” è valido; unica pecca (che poi per molti potrebbe essere un valore....dipende dai punti di vista) è il suono che non ha beneficiato di alcun particolare arrangiamento moderno dando al prodotto un forte aspetto retrò, sembra infatti che il disco non sia stato partorito quest'anno, bensì interamente negli ottanta quando invece (e ve lo dice un fanatico degli eighties, nda) qualche accorgimento attuale avrebbe donato al disco più freschezza e vitalità. Gli stessi veterani Whitesnake, pur suonando la medesima musica da anni, hanno “modernizzato” il sound per renderlo più appetibile anche ai fans più giovani oppure nuovi ed eccellenti acts come gli Inglorious -dediti ad un sound a cavallo tra '70 e '80 – nei loro dischi hanno comunque il brio delle produzioni attuali. Ma questo starà a voi decidere se definirlo un bene o un male. Come conclusione posso solo dirvi che “2020” vale indubbiamente la vostra attenzione.
Roby Comanducci
Line-up: John Berg – guitars, Georg Härnsten Egg – drums, Jonathan Olsson – bass, Mikael Blanc – Keyboards, Mikael Sehlin - vocals
Tracklist: Enter Paralydium, Within The Sphere, Synergy, Finding The Paragon, Crystal Of Infinity, Awakening, The Source, Into Divinity, Seeker Of The Light
La Svezia, ammettiamolo, in questi ultimi anni la sta facendo da padrone o perlomeno è un'autentica fucina di talenti musicali, un pò come lo era Los Angeles nella seconda metà degli eighties o l'Inghilterra tra fine settanta e prima metà anni ottanta. E sto parlando di svariati generi; street, sleaze, glam, black, death, heavy e quindi anche progressive e symphonic metal. Parlando appunto di questi ultimi due generi appena citati vi presento il quintetto in questione che dopo cinque anni dell'ep d'esordio ci regala questo bellissimo debut album. Ammetto che mi ero un poco allontanato in questi anni da questo genere musicale poiché avevo trovato troppi, parecchi cloni, stilemi sempre uguali, iper tecnicismi esasperati oppure tentativi di pseudo-innovazione sterili e stantii già dalla nascita. Caso vuole, la sempre attivissima e attenta Frontiers, nel gruppo di album del mese di giugno ha inserito questi Paralydium: bene, ho dato un'occhiata alla product information, e l'impressione è stata subito buona ma, attenzione, dovevo ascoltare il suono!!!! Ero indeciso se passarlo al buon Nikki (altro recensore di Cathouse, nda) che magari è più interessato al genere ma ho voluto darmi una chance. Ok. Primo ascolto, secondo ascolto, terzo ascolto......mi sono tolto le cuffie e ho detto: finalmente qualcosa di diverso!!!!! Quindi eccomi qui a scrivervi due righe su questo sacrosanto album “Worlds Beyond”. Il sound rientra nel genere prog metal ma prende spunto da momenti epici, altri pomposi e soprattutto sinfonici con anche punte di heavy rock taglienti e un connubio guitar – keyboards work da dieci e lode. Ma la cosa bella di questo disco è che suona nuovo, fresco, le sinfonie non sono stucchevoli, non sono i soliti giri ai quali ci hanno abituato decine di bands del settore in questi anni. L'arrangiamento e la struttura musicale dei brani sono architettati in modo che anche i sette minuti e mezzo della lunga e fantastica 'Synergy' scorrano via in un batter d'occhio e si abbia subito la voglia di riascoltarla. Symphony X e Dream Theater hanno sicuramente influenzato questi ragazzi ma il qui presente album si discosta molto anche dalle suddette band. Nove tracce di cui due che fungono da intro. Infatti l'opener 'Enter Paralydium' nei suoi due minuti di pompous sound sembra la colonna sonora di un film fantasy e ci prepara già all'ammaliante 'Within The Sphere' che unisce l'aggressività di metallici riff di chitarra ad un sound symphonic rock da antologia. 'Synergy', come scritto sopra, scorre via veloce nonostante la lunghezza e ci regala un'ottima prova vocale del bravo Mikael senza contare le perizie tecniche di tutta la band che arrivano addirittura tra i vari cambi tempo e “duelli” guitar-keyboards a proporci un breve solo di chitarra acustica su una base sempre hard per poi ripartire veloci. Un brano che potrebbe far parte del repertorio degli immensi Kansas se solo suonassero più heavy. Penso che scomodare i Kansas sia il punto massimo e credo ci sia poco da aggiungere poiche tutte le song presenti sono di altissimo livello e soprattutto molto originali e differenti l'una dall'altra, evitando anche il ritrito effetto concept album che sovente capita in questo tipo di musicalità. Una piacevole sorpresa che dovrete fare vostra al più presto!!!
Roby Comanducci
