review 2010




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TERRY BROCK
"Diamond Blue"
(Frontiers Records)

line up: Terry Brock: vocals, guitar, Mike Slamer: guitars, bass, keyboards, Andy Bigan: drums 

tracklist: It's You, Jessie's Gone, No More Mr. Nice Guy, The Rain, Broken, Face in the Crowd, Why, Too Young, Soldier Falls, Face The Night

Terry Brock: una garanzia in fatto di qualità e professionalità da quando, nel 1983, diede lo start a una carriera costellata di successi e apprezzamenti prestando la propria ugola a quei Kansas che tutti conosciamo per la loro "Carry on my Wayward Son". Da allora è stato un crescendo di progetti musicali brillanti ed elogiati. Nel 2009 ha debuttato al microfono dei Giant, altro pilastro della storia dell'hard rock melodico a stelle e strisce; solo recentemente si è esposto annunciando di essere impegnato nella stesura di nuovi brani in vista della reunion con i suoi Strangeways, indimenticabile e indimenticata band AOR nella quale Terry ha militato come frontman dalla fine degli anni '80. Timbro deciso e ugola d'oro, Brock pur essendo impegnato nei due suddetti progetti musicali non ha esitato a sfornare il suo secondo album solista, questo "Diamond Blue". Qui ritroviamo un Brock inspirato, egregiamente supportato dalla produzione e dall'arrangiamento di Mike Slamer : axeman, songwriter e produttore geniale che anche questa volta ha fatto centro, contribuendo a dare i natali a uno studio album godibilissimo che verrà senz'altro apprezzato dai fans dell'Hard Rock melodico. Ad aprire le danze è "It's You", che propone in pochi minuti un'eccezionale sintesi di quello che sarà l'intero album: voce pulita, sound melodico e per nulla scontato. La prima traccia è seguita da "Jessie's Gone", scritta a quattro mani da Terry Brock e Ian Steward, chitarrista degli Strangeways. "No More mr.Guy" saprà invece accontentare il palato più fine e l'orecchio più abituato a riff incalzanti, con il suo sound incisivo e il testo graffiante, figlia di un rock classico e prepotente. Mentre con "The Rain" si approda al primo vero lentone del disco. La voce di Terry (supportata dal pianoforte in particolar modo) si presta perfettamente alla tipica struttura delle ballad, come confermato dalla doppietta finale, che va a chiudere quello che nel complesso rimane un lavoro di innegabile ottima qualità proposta da una talentuosa line up.

Mary

 




MASS
"Sea Of Black"
(Escape Music / Frontiers)


line up: Louis St. August - Vocals, Gene D'Itria - Guitars, Mike Palumbo - Bass, Joey "Vee" Vadala - Drums

tracklist: Falling from grace, The right side, All the years gone, Thru the rain, Coming home, All that I needed, More than a friend, Justify, Ashes to ashes, Till we meet again, Captain Jack (instrumental), Sea of Black

Nel 2010 ha visto la luce (scusate il gioco di parole) "Sea of Black" , la settima fatica in studio dei Mass, nati nella Boston della prima metà degli anni '80 e da allora mai fermatisi. Per la metal band statunitense il successo e l'appoggio di nomi di spicco non sono una novità; basti pensare al loro quarto album, "Voices in the Night" prodotto da un certo Michael Sweet degli Stryper. Con migliaia di copie vendute, i Mass si sono creati una folta schiera di di fans nel vecchio e nuovo continente, assicurandosi un posto nel loro cuore (e nel loro impianto stereo). Fans che non rimarranno certo delusi da questo "Sea of Black". Il loro è un metal imponente che strizza l'occhio alla morbidezza del rock più melodico, accarezzando piacevolmente i timpani del metaller più accanito. Splendidi esempi di ballad degni di essere citati sono l'evocativa "Coming Home" e la splendida e malinconica "Till we meet again", nelle quali i Mass danno prova di saper tener testa anche ad arrangiamenti più melodici e delicati. L'estensione vocale non indifferente del frontman Luis st.August permette però una resa incredibile di tracce come "Justify", vero macigno di metallo grazie al roccioso supporto dell'axeman Gene d'Itria, o come la graffiante title track che conclude ciò che non è altro che l'ennesima conferma di una metal band di altissimo livello.

Mary





STAN BUSH
"Dream The Dream"
(Frontiers)


line up: Stan Bush - vocals, Holger Fath - guitars, keyboards, Matt Bissonette - bass, Matt Laug - drums

tracklist: 1 - Never hold back, 2 - I'm still here, 3 - Don't give up on love, 4 - Two hearts, 5 - In my life, 6 - Love is the road, 7 - If this is all there is, 8 - Dream the dream, 9 - More than a miracle, 10 - Your time, 11 - All that I'm, 12 - Sam's theme (the touch)


La carriera di Stan Bush, dopo decenni di acesa, è stata ulteriormente confermata dall'undicesimo lavoro in studio, questo eccezionale "Dream the Dream". Singer, compositore, vocalist e songwriter statunitense di successo, dopo anni di illustri collaborazioni (tra le quali figurano Paul Stanley, Jefferson Starship e Alice Cooper) è riuscito a stupire di nuovo affiancato da musicisti di tutto rispetto, dando vita a un'incredibile gem e a un album godibile e di ottima qualità, destinato a diventare una vera perla del Rock melodico. Forte della sua esperienza e professionalità, Stan ha dato alla luce dodici tracce accomunate da gran gusto musicale sostenuto da riff e vocal background squisitamente ricercati. E' un album bilanciato e "alla pari", nessun elemento sfigura davanti all'estensione volcale e al carisma di Stan Bush, vero marchio di fabbrica dell'AOR e del Rock melodico a stelle e strisce. Ugola che mette letteralmente i brividi nella title track e nella perla "Don't Give up on Love", la prima ballad del cd . I richiami ottantiani e gli intro elettrizzanti, di cui "Love is the Road" si presta perfettamente ad esempio, ci accompagnano per quasi tutta la durata dell'album. Stan si congeda con "Sam's Theme (The Touch)", vero epilogo che rilascia all'ascoltatore un sunto delle precedenti tracce: riff graffianti e brillanti parti melodiche che sostengono in modo egregio una voce imponente. L'artista ci ha regalato un lavoro quasi privo di difetti dall'alto della sua esperienza trentennale; Rock adulto e maturo e brani magniloquenti danno vita a uno studio album che verrà sicuramente elogiato dalla schiera di fan del Rock melodico e dalla Musica di ottima qualità.

Mary




PANGEA
'Retrospectacular'
(Lion Music/Frontiers)


line up: Torben Lysholm – Chitarra, voce, Jan Engstrøm – Basso, Tony Olsen – Batteria, percussioni

tracklist: 1- Time's Up, 2 - Hold Your Fire, 3 - Right Between The Eyes, 4 - Blindfold, 5 - Little By Little, 6 - Shot, 7 - Don't Let Go, 8 - House Of Love, 9 - TNT, 10 - 2 AM, 11 - It's Too Late

Diretti ed energici virtuosi del rock di stampo scandinavo, militanti dalla fine degli anni 90 e non estranei al panorama heavy europeo. Questi sono i Pangea, che direttamente dalla Danimarca hanno dato alla luce Retrospectacular, l'ultima delle loro fatiche in studio. L'album è un buon connubio tra ciò che ci si aspetta dall'Hard Rock più classico e imprevisti e inaspettati virtuosismi. Uno studio album evidentemente ben strutturato e realizzato, che esordisce con "Time's Up", brano intenzionato a mettere in chiaro tutto ciò che accompagnerà l'ascoltatore per tutta la durata del cd: riff massicci, voce pulita, ritmo trascinante di chiaro e preciso stampo squisitamente Hard Rock. Da segnalare la perla "Right Between the Eyes": il terzo brano della tracklist non riuscirà a lasciare indifferenti e, soprattutto, fermi! Il ritmo generale, seguendo la traccia del più classico degli album heavy, viene smorzato dalla rock ballad "Shot", classico lentone da ballare stretti guancia a guancia. Ma l'album è ben strutturato, e a ballad conclusa (e mani rimesse al proprio posto..) si riparte alla grande: "House of Love", "TNT" e "2 AM" vanno a comporre la tripletta esplosiva che in un fiato fa spazio a "It's too late", che lascia addosso una gran voglia di ballare per la quale non è mai troppo tardi! Un rock adrenalinico e attuale e un album in generale gradevole, che verrà apprezzato sia dagli amanti dell'Hard Rock che dai neofiti del genere.

Mary




GLYDER
“Yesterday Today and Tomorrow”
(Steamhammer/Spv)


Line up: Tony Cullen - Vocals, bass, Bat Kinane - Guitars, Backing vocals, Pete Fisher - Guitars, Davy Ryan – Drums, Backing vocals

Tracklist: 1 That Line, 2 Knockout, 3 Jack Strong, 4 Innocent Eyes, 5 Make a Change, 6 The bitter End, 7 Back to The Water, 8 One Of Us, 9 Always The Loser, 10 Yesterday, Today And Tomorrow. Bonus Tracks: 11 Time To Fly, 12 All You’ve Done, 13 Elverstown.

Terzo Lp per questa interessante e quotata band irlandese che vede il proprio esordio nel 2004 al live tribute annuale a Phil Lynott e che vanta una proficua attività dal vivo, supportando band del calibro di Thin Lizzy, Dio, Gotthard ecc..Benché le influenze storiche siano sempre ben distinguibili, anche in quest’ultimo lavoro la band riesce a mantenere la propria personalità, proponendo sonorità fresche ed innovative. La calda voce del lead vocalist Tony Cullen aggiunge quel tocco di melanconia che contribuisce a donare originalità al disco. Dieci belle canzoni e tre bonus track che ammaliano l’ascoltatore nel loro incedere a volte ‘radiofonico’ e leggermente pop, esempio su tutte la bella ‘Innocent Eyes’ oppure con un suono più ‘hard’ condito con la dosata adrenalina come nell’aggressiva ‘Knockout’, nell ‘up tempo di ‘Make a Change’ o il rock corposo in ’Jack Strong’. Un perfetto disco “da viaggio” per così dire, uno di quelli che, in una calda giornata d’estate fa proprio piacere ascoltare. Scivola via bene, senza curve brusche, con tutta l’energia, l’emozione e la verve necessarie a rendere piacevole il nostro viaggio musicale. Una piccola avventura che senza dubbio ci porteremo dentro e ci riscalderà nell’inverno a venire.

Kris

 


FIRST SIGNAL
“First Signal”
(Frontiers)

Line up:  Harry Hess: lead and background vocals, Darren Smith: background vocals, Dennis Ward: bass, background vocals, guitars, Chris Schmidt : drums, Michael Klein: guitars, Eric Ragno: keyboards

Tracklist: This City, When You Believe, Part of Me, Crazy, Goodbye in the Good Time, First Signal, Feels Like Love This Time, Into the Night, When November Falls, Yesterdays Rain, Naked Desire

Questo nuovo ed eccellente progetto musicale dei First Signal è il parto di due guru del genere Aor mondiale:  il cantante dei grandi Harem Scarem , Harry Hess ed il bassista/chitarrista e produttore Dennis Ward (Pink Cream 69, Khymera, place Vendome…). A loro si sono uniti una folta schiera di ottimi musicisti e songwriters (tanto per citarne alcuni troviamo i fratelli Tom e James Martin - Khymera, Sunstorm, House of Lords, Ronny Milianowicz - Saint Deamon-  Mark Baker - Signal, House of Lords…) che hanno contribuito anche alla stesura di numerosi testi. Il risultato ovviamente è un album maturo di edulcorato Adult Oriented Rock con arrangiamenti  raffinati e song ammalianti e ‘radiofoniche’ sempre supportate da una base di melodia ben marcata, cosa che tutti i fans degli Harem Scarem conosceranno già alla perfezione. L’accoppiata vincente delle prime canzoni, ‘This City’ e  ‘When You Believe’ dedite ad un incontaminato AOR unite alla successiva ‘Part Of Me’, rock song più melodica ma sempre accattivante e la suadente ballad ‘Crazy’ sono un poker d’assi vincente che da sole valgono l’intero disco. In definitiva tutte le tracce presenti sono degne di nota e riescono a mantenere alto il livello di qualità e sempre vivo l’interesse. Un album elegante che saprà regalarvi ottime emozioni.

Roby Comanducci  

 

 


NASTY NOIZE
“100% sex and roll”
(autoprodotto
)

Line up: Sleazy Sam – lead guitars and lead vocals, Slevin Simon – bass guitars and backing vovals, Wally – drums and backing vocals

tracklist:  1. Hell starts here, 2. Stay fuckin' nasty, 3. All right ... Shock night!, 4. Street M.F, 5 Rock, sport, sex and roll, 6. Nasty Noize, 7. In sleaze we trust, 8. (Bonus track) S.F.N. with fuckin' bastards  

Inizio questa review con le parole che probabilmente, anche se fossero due decenni (quasi) che leggete recensioni (come me), raramente avrete sentito e cioè ... certo che conosco di persona i Nasty Noize, direi che sono pure miei amici, perchè dovrei negarlo? Oh certo, non sta bene leggerlo in un articolo che si presuma debba avere carattere di critica, ma dato che il fatto sussiste, meglio dirlo e cercare di spiegarvi come la cosa non mi influenzi per nulla (ringrazio comunque Simone per i 100 euro che mi ha allungato sabato scorso, sei un vero amico…) piuttosto che produrmi in sbrodolamenti agghiaccianti e chiaramente falsi come, ahimè, mi è toccato di vedere così tante volte in passato. Dal principio: questi ragazzi li ho conosciuti dato che, quasi un anno fa, iniziarono (mi pare) la loro carriera live suonando di supporto agli LA Guns in quel del tristemente defunto Motorokas di Mozzate. A parte che, come in ogni concerto del genere che si rispetti, durante lo show mi sono sprecato in più di un commento sulla capigliatura del vocalist/guitarman Sam, l'impatto era eccellente e da allora, per quanto mi è stato possibile, non mi sono perso mai una loro esibizione. E l'impatto live è il primo ingrediente per ottenere un act di qualunque genere degno di essere seguito, e magari anche di più. Venendo al disco, abbiamo per le mani 7 tracce (più un rifacimento della prima song) di chiarissimo stampo street/rnr 80's . Un aspetto che mi ha favorevolmente impressionato di come la band reinterpreta il periodo è lo stile tagliente, basato su riff di chitarra aggressivi e su una ritmica d'impatto, ricordando in questo senso, ad esempio, i primi Twisted Sister o Ratt. La produzione è poi decisamente orientata (troppo?) al periodo, con un suono spesso e pieno che rende perfettamente le classiche atmosfere sleaze glam. Su tutto mi pare giusto segnalare la buona perizia strumentale dei tre membri della band, che danno vita alla musica proposta con sicurezza e senza sbavature. I due pezzi che maggiormente spiccano per il sottoscritto non possono che essere la opening "Stay fucking nasty" e "Rock, sport, sex and roll", che sono anche le canzoni più classicamente dure e veloci del disco, ma ci sono rari cali di tensione lungo tutto il lavoro. Se la descrizione non vi pare ancora abbastanza per convincervi all'acquisto, vi do un suggerimento: venite al loro prossimo concerto e valutate di persona. Un ottimo lavoro indubbiamente.

Nikki

 


JORN
“Dio”
(Frontiers record)

Line up: Jorn Lande –vocals, Willy Bendiksen –drums, Tore Moren –guitars, Jgor Gianola -guitars, Tor Erik Myhre -bass

Tracklist: Ronnie James, Invisible, Shame on the night, Push, Stand up and shout, Don't talk to strangers, Lord of the last day, Night people, Sacred Heart, Sunset superman, Lonely is the word/Letters from Earth (2010 version), Kill the king, Straight through the Hearth (live)

Scherza coi santi ma non toccare i fanti ... ok forse non era così il proverbio, ma mi serve per introdurre  questo irriverente paragone: negli anni '70 Dio era un singer nel pieno dell'attività assurto alla massima fama internazionale grazie ai Rainbow, e che per un lungo periodo si è dato da fare in diverse formazioni, tutte unanimemente e giustamente ritenute di massimo livello nel panorama heavy metal internazionale. Personalmente ritengo assimilabili a questo giudizio anche i due periodi in cui il singer italoamericano ha operato coi Black Sabbath, laddove per molti soprattutto il secondo periodo è contestabile. Diciamo: non c'è un minimo di parallelismo con la poliedrica e multiforme attività del singer norvegese Jorn Lande? Ammetto che sono il primo a pensare che il paragone sia oggi irriverente ma teniamo presente che, anche in ambito musicale, confrontare un'epoca storica molto vicina con una molto lontana è un esercizio difficile, quindi, sul fatto che la gloria del buon Jorn sia imperitura o effimera non si può che rimandare al classico manzoniano "ai posteri l'ardua sentenza" e chiudere la parentesi. Nel presente il disco di cui vi voglio parlare è un tributo a Ronnie James Dio nato, a quanto si dice, nell'estate dell'anno scorso per poi essere finalizzato in questi mesi, dopo la dipartita del leggendario singer, aggiungendoci
una canzone scritta all'uopo dal titolo "Song for Ronnie James". I pezzi inseriti nel'opera sono 13, di fatto prendendo una cospicua dose di elementi dalla produzione più celebre di Dio solista, quella degli anni '80 (8 song tra Holy Diver, Sacred heart, e Dream Evil). Completano il lavoro "Lord of the last day" tratto da "Magica" del 2000, "Push" da "Killing the dragon" del 2001, la classicissima ‘Kill the king" dei Rainbow, e un medley che unisce "Lonely is the word" da "Heaven and Hell" a "Letters from earth" da "Dehumanizer", per completare il quadro con degli estratti dal periodo Black Sabbath. L'interessante esperimento è replicare canzoni prese da epoche così diverse, e soprattutto da band con un'impronta comune ma con decise differenze nello stile complessivo, e replicarle con un sound tutto sommato omogeneo, che è poi quello stile "power" moderno che in realtà deve tantissimo, chiaramente, allo stile che negli 80's così ampiamente si affermò proprio grazie al buon Ronnie James e ai suoi parenti (serpenti?) stretti come (il più classico esempio) i Whitesnake di fine anni '80. Ritengo che nel tutto sia proprio la voce di Jorn a eseguire il lavoro migliore riprendendo con carattere le vocals coverizzate, non sfigurando accanto a numerose interpretazioni del maestro RJD entrate nella leggenda. Direi che una nota di merito anche considerando che Jorn non è veramente un clone vocale di Dio, ma ne riprende efficacemente lo stile. La band è ottima direi in tutti i suoi elementi e la riproposizione dei classici che troverete nel disco è fedele e di ottimo livello tecnico. A mio modo di sentire il suono è forse un pò troppo moderno e compresso, e in generale non da molto idea di particolare "pulizia", forse dato il concetto dietro il disco una produzione leggermente più pulita poteva essere preferibile.Nonostante queste lievissime pecche, Concluderei dicendo che si tratta di un ottimo acquisto per i fan del poliedrico Jorn e, ovviamente, per i fan della leggenda di quella figuramente – unanimemente ritenuta leggendaria nell'heavy metal che era Ronnie James Dio.

Nikki


 


STEVE MILLER BAND
“Bingo!”
(Roadrunner Records)

Line up: Steve Miller: vocals, guitar, Sonny Charles: vocals, Kenny Lee Lewis : guitars, vocals, Billy Peterson : bass, vocals, Gordy Knudtson: drums, Joseph Wooten: b3, piano, Keyboards, vocals  -
Additional artists: Joe Satriani : guitars on Rock Me Baby and Sweet Soul Vibe, Micheal Carabello: Conga’s and percussion on All Your Love, Adrian Areas: Timbales and percussion on All Your Love

Tracklist: 1. Hey Yeah (Jimmie Vaughan), 2. Who’s Been Talkin’? (Howlin’ Wolf), 3. Don’t Cha’ Know (Jimmie Vaughan), 4. Rock Me Baby (BB King), 5. Tramp (Lowell Fulson), 6. Sweet Soul Vibe (Jimmie Vaughan), 7. Come On (Earl King), 8. All Your Love I Miss Loving (Otis Rush), 9. You Got Me Dizzy (Jimmie Reed), 10. Ooh Poo Pah Doo (Jessie Hill)

Dal lontano 1993 e l’uscita di ‘Wide River’ la Steve Miller Band non pubblicava un new album ed arrivati nell’estate del 2010 ecco che i pionieri del rock’n’roll (e non solo…) partoriscono questo eccellente ‘Bingo!’. Un album assolutamente interessante che però trattasi di una compilation che Steve ha voluto creare per rendere omaggio al grande blues rock made by Louisiana style. Nelle tracce qui presenti ascoltiamo perle di gente del calibro di BB. King, Jimmie Vaughan, Otis Rush, Jimmie Reed ed altri ancora che non possono non fare venire la pelle d’oca ad ogni buon estimatore del grande blues. E chi meglio della Steve Miller Band poteva partorire una cosa del genere? Beh… pochissimi. La verve con la quale i nostri reinterpretano queste perle musicali è indiscutibile e l’ascolto di song quali ‘Rock Me baby’, ‘All Your Love…’ ‘Hey Yeah’ (tanto per citarne alcune) è da godersi nella piena e totale tranquillità, magari di fronte ad una bella birra fresca. Ovviamente avrei preferito un nuovo full lenght album con pezzi nuovi ma non pretendiamo troppo; la cosa basilare che la band di ‘Serenade’ sia ancora all’opera e pronta a regalarci momenti d’impagabile gioia musicale. Adesso trattasi di cover ma penso proprio che a breve tempo lavoreranno anche su un album nuovo. Ad ogni modo sempre un grande ritorno e non posso fare altro che consigliarlo a tutti voi, che siate fans o no…questa è storia di una musica senza tempo coverizzata da una band anch’essa facente parte del gotha degli Dei del rock. Correte e fate vostro questo album!! Ah, dimenticavo: da segnalare la presenza d i superlativi ospiti tra cui l’axe man Satriani che da il suo contributo nelle song ‘Rock Me Baby’ e ‘Sweet Soul Wibe’…

Roby Comanducci



 

 


AXEL RUDI PELL
“The Crest”
(SPV)


line up: Johnny Gioeli – vocals, Mike Terrana –drums, Axel Rudi Pell – guitars, Ferdy Doernberg –keys, Volker Krawczak - bass.

Tracklist: 1. Prelude of doom (intro) 2. Too late 3.Devil zone 4. prisoner of love 5 dreaming dead 6. glory night, 7. Dark waves of the sea 8. Burning rain 9. Noblesse oblige (opus #5 adagio contabile) 10. The end of our time

Torna sugli scaffali dei negozi uno dei veterani del metal, il biondo axemen Axel Rudi Pell, giunto se non mi sbaglio al quattordicesimo disco "solo" in una ventina d'anni. Formazione invariata rispetto alle ultime prove con il singer a stelle e striscie Johnny Gioeli alla voce e l'altro decano del metal teutonico Mike Terrana dietro le pelli, completano il combo il tastierista Ferdy Doernberg e al basso Volker Krawczak. Non posso definirmi sorpreso dal materiale contenuto in questo lavoro come d'altra parte neppure insoddisfatto. Effettivamente il genere proposto non si discosta dalla tipica alchimia di epic metal e hard rock melodico tipica dell'axeman tedesco, pur tuttavia il disco è decisamente valido per una serie di ragioni, la principale delle quali è il basarsi su uno schema di riff solido e ragionato che sostengono l'intera opera coinvolgendo lo spettatore senza stancarlo, benchè non si discostino dai classici stilemi del genere. In secondo luogo, e la cosa è da me ben apprezzata, in generale, nelle opere di Herr Pell e si conferma in quest'ultima, la cifra tecnica dei musicisti è ben presente nelle tracce senza uscire da esse per sovrastarle (con tipico scadimento immediato nella noia becera, come visto in decine di occasioni negli ultimi anni). Semmai, anzi, è mia opinione che la verve tecnica del chitarrista sembri quasi lasciata in secondo piano per un approccio più diretto alle song. Il disco si apre, dopo l'intro, con  Too Late, ruvida e di grande impatto senza un'eccessiva pesantezza del sound proposto (un particolare essenziale per capire che nell'intera opera non c'è traccia di doppio pedale ...), per poi proseguire su uno stile più melodico decisamente 80's (Prisoner of love). Dopo la metà del disco si segnala un discreta ballad, "Glory Night", con una buona atmosfera anche se molto classica con il piano che lascia spazio a un riff  di chiatrra seguito da un classico assolo "quasi" blues. Mi va di spendere una parola per il cantato di Gioeli, da qualcuno considerato non adatto al sound decisamente heavy di questa band: non sono d'accordo, anzi è proprio la sua voce più profonda e dotata di un certo calore a creare una buona amalgama con lo stile del resto del combo rendendolo meno prevedibile e dando spessore ai pezzi. In definitiva questo disco regge molto bene all'ascolto prolungato senza annoiare, ed è certamente una nota di grande merito nel panorama odierno, fatto di troppi dischi fotocopia dei classici ... quindi non può che essere consigliato ai fan del metal (80's e magari anche a chi si è avvicinato al genere partendo dalle produzioni più recenti) come naturalmente a tutti i fan (dell'eterno?) di Axel Rudi Pell.

Nikki


 


TONY HARNELL & THE MERCURY TRAIN
“Round Trip”
(Frontiers)

Tony Harline up: Tony Harnell- lead vocals
The Mercury Train:Jason Hagen-acoustic guitar and ukulele, Chris Foley-electric guitar, Brandon Wilde-bass and vocals, Brad Gunyon-drums and percussion, Amy Anderson-Harnell-vocals and descant recorder  - Special guest: Sandi Saraya on Shame

Tracklist:   01. Somebody Told You, 02. Intuition, 03. Month Of Sundays, 04. Lonely Nights, 05. Shame, 06. Northern Lights, 07. Down To The River To Pray, 08. Satellite, 09. 10K Lovers, 10. Uninvited, 11. Ready To Fly, 12. When I'm Away (bonus track), 13. Song For Dianne, 14. Anywhere But Here

Eccomi qua a recensire questa bella compilation edita dal biondo ex vocalist dei celeberrimi TNT, Tony Harnell, cd che vanta una riedizione in chiave acustica di brani storici dei già menzionati TNT ma anche delle altre sue band, gli Starbreaker e i Westworld. Quattordici song con un’inedita ‘Anywhere but Here’, brano interessante ma che non eguaglia la gloriosa e passata produzione. La band che accompagna il singer, i The Mercury Train, è formata da un combo di eccellenti musicisti con annessa la collaborazione della bella e suadente voce di Sandi Saraya e Amy Anderson. Fa specie (in senso positivo) riascoltare brani elettrici e famosi come ‘Intuition’ in versione acustica, oppure lasciarsi cullare dalle soavi note di ‘Nothern Lights’ o l’ammaliante duetto Harnell – Saraya su ‘Shame’, brano della produzione Westworld. Quasi country il sound di ‘Satellite’ e puro pathos  in un latro duetto vocale del nostro con Amy Anderson nella stupenda ‘Song For Dianne’. Da segnalare anche la cover dell’ hit single di Alanis Morrisette ‘Uninvited’. Cosa dire ulteriormente: un album elegante, intimista che vale la pena di avere per passare momenti felici in compagnia di ottima musica, magari già conosciuta ma, in questo caso, presentata con un’eccelsa e raffinata veste diversa. Bravo Tony!


Roby Comanducci




TERRA NOVA
‘Come Alive’
(Frontiers)

Line up: Gesuino Derosas – Guitars, Lars Beuving – Drums, Ron Hendrix – Keyboards, Fred Hendrix – Vocals, Eric Coenen – Bass

tracklist: Come Alive, Fighting Yourself, Holy Grail, Here Comes The Night, Those Eyes, Under Pressure, Do Or Die, Who Can You Count On, My Own Way, The Final Curtain

Grande ritorno discografico, un ‘piccolo’ capolavoro questo nuovissimo full length album dei teutonici ‘Aor gods’ Terra Nova che dal lontano 1996 (anno d’uscita del bellissimo debut album “ Luvin’ It Up”) ci regalano emozioni e suoni da fare accapponare la pelle. Il loro è un summa tra il pompous rock eufonico e sinfonico, l’adult oriented rock di classe e riff taglienti di chitarra in puro hard rock style. Con questo album i nostri volevano ricreare la magia del primo album e ci sono riusciti; con la line up originale i fratelli Hendrix cesellano dieci song superlative senza la minima sbavatura o calo di tono. A tutto tondo, il miglior prodotto di melodic rock ascoltato dal sottoscritto per questo 2010 ancora in corsa. La title track apre le danze con un corposo pomp rock che vi farà saltare sulla sedia e vi inietterà adrenalina e voglia di ballare, cosa che prosegue senza intoppi nella seconda ‘Fighting Yourself’ grintosa al punto giusto e originale quanto basta. ‘Holy Grail’ è un superbo Fm rock con un ritornello che si conficca in testa e non va più via e delle chorus line da sogno. Rallentiamo il ‘tiro’ con la semi ballad ‘Here Comes the Night’ dove la bella voce di Fred ci culla ammaliandoci insieme al tappeto di tastiere ed al leggero ma elegante guitar work.  La seguente e lenta ‘Those Eyes’ inizia con le tastiere e per eufonia ricalca la precedente song con solo una cadenza più lenta e un maggiore feeling.  E’ arrivato quindi il momento ‘clou’ dell’intero disco, la traccia per la quale – e anche solo per la quale- vale l’acquisto del cd: ‘Under Pressure’. Una canzone melodica che inizia con il piano e la voce in un’interpretazione sublime sopra le righe e ridondante eufonie ancestrali, capaci di fare innamorare il più ‘stoico’ degli ‘uomini duri’. La parte iniziale con queste tastiere/piano che tessono un intreccio sonoro da cardiopalma lasciano poi spazio al prosieguo della song con un ritornello più hard ed elettrico ma sempre coadiuvato da intense armonie e da una chorus line che non potrete non ricordarvi e canticchiarla per - minimo- tutta l’estate. Piccolo capolavoro! La seguente ‘Do Or Die’ ci riporta sul sentiero dell’hard rock  essendo un bravo elettrico e cadenzato mentre atmosfere da più vasto airplay si diffondono nell’aria all’ascolto dell’fm rock di ‘Who Can You Count On’. La penultima ‘My Own Wy’ non vuole lasciare questa piccola opera incompiuta e ci regala altri quattro minuti di eccelso e edulcorato AOR. L’ultima ‘The Final Curtain’ è un’altra melodic song che inizia anch’essa con le keys e mette in evidenza la bella ugola del singer sempre supportato da una musicalità ricca di pathos e forti emozioni. Cosa dire in conclusione: un disco che entrerà  nella mia top ten di quest’anno e che è un acquisto obbligato per tutti coloro vogliano fruire di OTTIMA musica.

Roby Comanducci

 




DRIVE, SHE SAID
“Dreams Will Come”
(Aor Heaven/Frontiers)

Line up: Al Fritsch – vocals,guitars, keyboards, Mark Mangold – keyboards, vocals, Jon Bivona – guitars, Mike Sorrentino –drums, Paul Ranieri – bass.

tracklist: 1 Fools Game, 2 I FoundSome One, 3 Dreams Will Come, 4 Try2LetGo (FukUUp), 5 Don't You Know, 6  Drivin' Wheel, 7 Maybe It's Love, 8 Hard Way Home, 9 If This Is Love, 10 Think Of Love, 11 Hard To Hold, 12 Look At What You Got, 13 Hold On (Hands Around Your Heart), 14 Stronger, 15 Real Life, 16 Love Has No Pride, 17 Always And Forever (Godz)

Interessante compilation questa ‘Dreams Will Come’ che ci fa ripercorrere la longeva ed entusiasmante carriera di una delle band aor più quotate del rockarama mondiale, i Drive, She Said  appunto del grande Mark Mangold e Al Fritsh qui coadiuvati da altrettanti eccellenti musicisti. Diciassette song tra cui spiccano ‘Fool’s Game” (primo singolo scritto da Mangold e Bolton insieme) e “I Found Someone” (ancora un prodotto by  Bolton / Mangold originariamente inciso sul disco omonimo di Cher nel 1987). Le due tracce inedite sono la bella ‘Dreams Will Come’ (suonata completamente dal bravo Al, nda) che trasuda adult oriented riock da tutti i pori e la più rockettara e pulsante   ‘Try2LetGo (FukUUp)’ come ha dimostrare che  i nostri non hanno certamente perso in creatività e songwriting. Le restanti song sono un summa di chicche tra cui, evidenziamo ovviamente la superba ’Drivin’ Wheel’ ma anche ‘Hard to Hold’ oppure ‘Hold On’.. Insomma, questo album è dedicato sì ai fans del gruppo ma io lo consiglierei anche a tutti coloro che , magari non conoscendoli bene, vogliano interessarsi a questa mitica band. In questo caso l’acquisto è quasi d’obbligo.

Roby Comanducci

 

 


FIRECRACKER
“Born of fire”
(Escape Music/ Frontiers)

line up: Stefan Lindholm - chitarra, arrangiamenti, Pontus Larsson – tastiere, Tommy Kerevik – voce, Hasse Wazzel – batteria, Fredrik Folkare - basso

tracklist: Blind Date, Second Self, Gamekeeper’s Song, Instru(metal), Back Broken, The Refrain, A Place Called Behind, Speed Devil (Demo)

L’album degli svedesi Firecracker si presenta come un melodic rock di base ma con prevalenza di strutture hard-progressive. Le otto tracce che compongono il disco, infatti, sono pezzi lunghi che si caratterizzano per le parti strumentali con riff di chitarra energici del chitarrista e produttore Stefan Lindholm e i numerosi assoli di tastiere di Pontus Larsson (entrambi Vindictiv), che si alternano a melodie più delicate; il tutto condito dalla voce di Tommy Kerevik, al suo debutto nella scena hard rock. Di queste tracce, due sono interamente strumentali: “Instru(metal)” – deducibile dal titolo - e l’altra bella “Speed Devil”. E’ un disco che richiede più di un ascolto essendo strutturalmente abbastanza complesso e anche se non spicca come originalità anche se ci ammalia nella sua completezza stilistico –musicale e, inoltre, il talento di questi ragazzi è indubbio, merito soprattutto dell’esperienza e delle capacità di Lindholm che con questo disco sembra essere tornato agli esordi della sua carriera. L’unica “pecca” ( se di “pecca" vogliamo parlare …nda) sono certi solos veramente lunghi che possono annoiare le nuove leve ed i profani ma che faranno la gioia degli estimatori di questo genere musicale. Una curiosità: le canzoni dell’album sono state composte nel 2004 tranne la traccia otto, “Speed Devil” che è un demo datato 1999.

Pretty Little Thing

 


DIE SO FLUID
"The World Is Too Big For One Lifetime"
(DR2 records / Frontiers)

Line up: Grog:  Vocals and Bass, Drew Richards: Guitar, Al Fletcher: Drums

Tracklist:  Figurine, Mercury, Storm, The World Is Too Big for One Lifetime, Hearts Are Hollow,  Raven, Themis, How Vampires Kiss, If Wishes Were Bullets, What a Heart Is for, Sound in Colour

I Die so fluid sono una band inglese attiva da esattamente un decennio, nata dall'incontro tra la bassista/vocalist Grog e il chitarrista Drew Richards, a cui si aggiunge in seguito il batterista Al Fletcher. Fattisi strada nella scena alternative nordica (Clawfinger, Feeder…) i nostri hanno all'attivo una lunga serie di tour alle spalle, alternandosi sul palco con formazioni tipiche del genere come con vecchie glorie metal quali le Girlschool. Tuttavia il sound proposto in questo album, incentrato sulle vocalità della sulfurea singer, potrebbe stupire di primo acchito, partendo da solide basi class rock per svilupparsi su influssi decisamente più moderni, a tratti quasi industrial e più volte virando di genere da melodie post punk a song più ruvide e metal, fino a momenti melodici e introspettivi (come l'ottima title track), quasi una power ballad che comunque non perde d’ impatto rispetto al resto del disco. L'effetto complessivo è quindi di una band che matura il proprio sound rendendolo non melodico ma chiaramente  più morbido e non stancante, cercando di amalgamarlo infatti con la voce decisamente fuori dal genere della singer. La produzione aiuta molto perchè decisamente di qualità in tutti i suoi aspetti e l'effetto finale, quindi, non è male. Non voglio avvicinare la band a nessun altro act presente oggi sulla scena, considerate che con questo disco avrete un buon mix, orecchiabile ma originale e discretamente innovativo, di sonorità rock alternativamente classic e contemporanee. Buon ascolto.

Nikki

 


WICKED SENSATION
“Crystallized”
(AOR Heaven / Frontiers Records)

Line up: Robert Soeterboek – voce, Michael Klein – chitarra, Dennis Ward – basso, Dirk Bruinenber – batteria, Bernd Spiztner - tastiere

tracklist: Better World, My Turn to Fly, Fistful of Dreams, Give It Up, Lost In a World, Love to Play, Gimme the Night, Am I Right, Lonely Is the Night, Ordinary Man, The Love I Used To Know, Running Trhough Your Vains, Bleeding Hearts

Terzo album all’attivo per i tedeschi Wicked Sensation, band formatasi nel 2001 che propone un sound decisamente hard rock dal sound classico. Le note iniziali di “Better World” sono un ottimo intro per un disco fatto di melodie accattivanti, riff classici, ritornelli orecchiabili ed un ritmo decisamente trascinante. Tutto condito dalla voce carismatica del cantante Robert Soeterboek grazie a cui la band è stata spesso paragonata a niente meno che i Whitesnake. “My Turn to Fly” vede la collaborazione di Andi Deris degli Helloween alla voce, il che crea un piacevole contrasto con quella di Robert dando un tono quasi gotico alla canzone, il cui ritornello non tarderà a rimanere impresso: si tratta di una delle tracce meglio riuscite dell’album. Altre collaborazioni arrivano dal chitarrista olandese Arjen Lucassen (Ayreon, Star One) presente in “Gimme the Night”, ottimo pezzo “danzereccio” che sembra uscito da una compilation Disco Dance (in senso buono ovviamente) ed Eric Ragno, già tastierista dei Graham Bonnet, compare invece in “Give It Up”, che ha un buon ritmo e le cui tastiere contribuiscono in questo sound classicheggiante molto stile 80’s che prosegue poi in tracce come “Lost In a World” e “Lonely Is the Night”, con un che di già sentito ma che sottolineerei come un’altra delle canzoni più riuscite del disco, difficile non apprezzarla al primo ascolto. La vena “gotica” di “My Turn to Fly” sembra ritornare in “Love to Play”, come a voler creare una pausa. Si prosegue così fino alla ballad, “The Love I Used To Know”, un pezzo decisamente cupo e malinconico. Chiude “Bleeding Hearts” quest’album che mi sentirei di definire maturo, che vanta della produzione di Dennis Ward (Pink Cream 69) presente anche al basso, rendendo valida l’attesa di più di cinque anni per un ottimo disco hard rock che non mancherà di piacere agli ascoltatori più attenti e legati a tutto ciò che c’è di più classico nell’hard rock moderno.

Pretty Little Thing

 


BAD HABIT
‘Timeless’
(Aor Heaven / Frontiers)

Line up: Bax Fehling: vocals, Hal Marabel: guitars, keyboards, Patrick Sodergren: bass, Jamie Sasazar: drums, Sven Crinski: lead guitar

Tracklist: 1. Turning Water Into Wine, 2. Rock This Town, 3. Play The Game, 4. Heart Of Mine, 5. A Lot To Learn, 6. Rowena, 7. Lost Without You, 8. Hunger, 9. Winner Takes It All, 10. Everytime I See You, 11. Another Night, 12. I Don’t Want You, 13. Sad But True, 14. Living On The Edge, 15. Surrender, 16. Need Somebody
tracks 1,2 - previously un-released.  -Tracks 3,6, 9,14 - taken from the album ' After Hours'. -Tracks 5, 12, 15 - taken from the album ' Above And Beyond'. -Tracks 8, 11, 13 - taken from the album 'Revolution'.- Tracks 16 - taken from the album 'Young & Innocent'. 

Eccellente compilation questa ‘Timeless’ pubblicata dalla band svedese che più di ogni altro può contendere attualmente il primate di melodic pop rock al pluriblasonato bon jovi. Una raccolta che segue l’ultimo (l’ottavo, nda) full lenght album ‘Above and Beyond’ targato 2009. da ricordare che i nostri sono sulle scene dal lontano 1987, anno in cui pubblicarono il primo mini –album ‘Young & Innocent’: ebbene sì…ne è passato di tempo ma Bax Fehiling e soci non hanno per nulla perso smalto e voglia di regalare a tutti noi amanti del suono edulcorato, del fm rock ammaliante ed intrigante, ottime canzoni. Questo ‘Timeless’ contiene 14 song dai rispettivi album cher potete leggere sopra nella tracklist, e due spumeggianti unreleased song, ‘Turning Water Into Wine’ e ‘Rock This Town’. La prima ricalca molto il sound del biondo vocalist del New Jersey e si fa apprezzare per laq ‘rotondità’ del sound molto radiofonico mentre la l’up tempo -quasi un anthem – di ‘Rock This Town’ è capace di caricarvi con la giusta dose di adrenalina. Un’ottima raccolta quindi che sarà tesoro dei fans ma soprattutto di tutti coloro che vogliono conoscere ed avvicinarsi al sound di questa eccellente band. Da avere.

Roby Comanducci

 

 


MOLLY HATCHET
“Justice”
(Steamhammer/Spv)

Line up: Bobby Ingram – guitars, Phil McCormack – vocals, Dave Hlubek – guitar, Tim Lindsey – bass, John Galvin – keys, Shawn Beamer - drums

Tracklist: Been To Heaven Been To Hell, Safe In My Skin, Deep Water, American Pride, I´m Gonna Live `Til I Die, Fly On Wings Of Angels (Somers Song), As Heaven Is Forever, Tomorrows And Forevers, Vengeance, In The Darkness Of The Night, Justice

Anni e anni di longeva e onorata attività per arrivare a questo ambizioso traguardo del tredicesimo album. ‘Justice’, infatti, è l’ultima fatica in studio della southern rock band americana e tredici dischi…beh, non sono cosa da poco, soprattutto se trattasi di veri e propri esempi di hard rock suonato con la maestria di chi vive e trasuda questa stupefacente musica! Questo album (dedicato alla scomparsa di Somer Thompson) non propone nulla di “nuovo” bensì ripropone l’eccellente sound da anni oramai marchio di fabbrica dei signori Ingram & McCormack. Aspettatevi quindi dieci song ammalianti, potenti, dai riff aggressivi e dalla ritmica pesante come un macigno. La voce inconfondibile del vocalist oramai è un trademark e le atmosfere in bilico tra il rock’n’roll, l’hard rock e , ovviamente, il rock sudista, la fanno da padrone per tutto il disco. Ascoltate l’opener ma anche ‘Sacred Ground’ caratterizzata dall’hard ‘n’roll incalzante impreziosito –come spesso è loro consuetudine- dalle tastiere/organo del bravo John Galvin, oppure l’up tempo di ‘America Pride’, sempre e comunque –però- cadenzato e opportunamente dosato. Non faccio altri esempi…non credo serva, lascio a voi il gusto di scoprire le peculiarità del cd Un disco che farà felici i già tantissimi fans di questa band e, magari, contribuirà a fare innamorare altri rockers! Ottimo lavoro.

Roby Comanducci   

 

 


CHRIS LANEY
“Only Come Out At Night”
(Metal Heaven / Frontiers)

Line up: Chris Laney: vocals, guitars, keyboards, piano, percussions,
Guest musicians: Bruce Kulick (Kiss), Brian Robertson (Thin Lizzy, Mötörhead), Conny Bloom (Hanoi Rocks, Electric Boys), Ian Haugland (Europe), Zinny Zan (Shotgun Messiah, ZanClan), Nalle Grizzly Påhlsson (Therion, Treat, Randy Piper´s Animal…and more

Tracklist: 1. Only Come Out At Night, 2. Love So Bad, 3. Rockstar, 4. B4 It's 2Late, 5. Eyes Out Poppin', 6. One Kiss Tonight, 7. Gotta Run, 8. Playing With Fire, 9. Crush, 10. I Had Enuff, 11. Daydream

Chris Laney, conosciuto soprattutto per essere stato un eccellente songwriter e aver mixato e registrato con nomi del calibro di Candlemass, Europe, ma      anche per il suo precedente solo album ‘Pure’ del 2009 e per la sua eccelsa capacità di polistrumentista e guitar player dei Randy Piper’s Animal, torna con questo secondo album solista ‘Only Come Out at Night’ coadiuvato da una folta schiera di eccellenti musicisti che qui riassumiamo nella tracklist (ma ce ne sarebbero  tanti altri…) ed il prodotto è sicuramente ‘sopra le righe’. Ci troviamo di fronte ad un gustoso ed ammaliante (edulcorato in certi tratti) class rock di stampo americano che strizza l’occhio ai mitici eigthies (anche se il nostro è svedese al 100%). Già dal poderoso hard rock della title track ed opener song si capisce la ‘pasta’ di quest’album, se poi proseguiamo rimaniamo ammaliati dalle atmosfere fm rock della semplice ma bellissima ‘Love So Bad’ dal ritornello accattivante e ruffiano che ben si addice all’estate calda che sta per arrivare!!  Più veloce e dirompente l’up tempo di ‘B4 It's 2Late’ mentre qualche accenno di street rock l’ascoltiamo in ‘One kiss Tonight’. Un album solare, carico di energia pura che ben si addice a tutti noi rockers amanti del sole, l’estate, il mare, le belle donne e la buona musica! Ottimo album.

Roby Comanducci




VINCE NEIL
“Tatoos & Tequila”
(Frontiers)

Line up: Vince Neil: lead vocals, Dana Strum: bass guitar, Jeff Blando: guitars, Zoltan Chaney: drums

Tracklist: Tattoos & Tequila, He's A Whore (CHEAP TRICK), AC/DC (SWEET), Nobody's Fault (AEROSMITH), Another Bad Day, No Feelings (SEX PISTOLS), Long Cool Woman (THE HOLLIES), Another Piece Of Meat (SCORPIONS), Who Will Stop The Rain (CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL), Viva Las Vegas (ELVIS PRESLEY), Bitch Is Back (ELTON JOHN), Beer Drinkers and Hell Raisers (ZZ TOP) * Bonus track prevista nella prima edizione in digipack

Mentre i suoi Mötley Crüe sono (molto) momentaneamente in pausa, Vince Neil torna in pista con il suo terzo disco solista dopo (l'ottimo) "Exposed" e "Carved in stone", risalenti ormai a tre lustri fa. (Ri?)Reclutati nella sua band nomi di tutto rispetto come Dana Strum e Jeff Blando, nonchè il batterista Zoltan Chaney (da segnalare alla produzione Marti Frederiksen per i due inediti e Jack Blades per le cover), il nuovo disco nasce come colonna sonora alla biografia del biondo singer in uscita a settembre. Inizio dicendo che non ho nulla di ridire sull'idea; ovviamente Vince sta ripetendo il percorso del leader dei Crüe Nikki Sixx con "The Heroin diaries", specifichiamolo onde evitare che si dica che ignoriamo questi "dettagli", ma al contrario di "Life is beautiful", è composto perlopiù da cover. Sull'idea: dopotutto, perchè no? Vince non è mai stato un compositore, ma un interpete, e sovente si dimentica che la storia della musica è anche fatta da molti personaggi di questo tipo, che non hanno mai "scritto" musica (o lo hanno fatto molto poco) ma hanno comunque un'importanza rilevante per le sorti del rock'n roll o della loro genere. In attesa di sapere come il libro "completerà The dirt" (parole dello stesso Neil) l'opera che ci viene proposta consta di 12 tracce,  di cui 10 sono cover e 2 inediti; il primo scritto per l'occasione, la title track, il secondo in un pezzo registrato ma non inciso su "New Tattoo", il disco che i Crüe pubblicarono nel 2000. Le cover ripercorrono le principali influenze artistiche del cantante, da Aerosmith e Sex Pistols indietro fino a Elton John, Hollies e Elvis Presley. L'album si apre con la title track, interessante traccia hard rock caratterizzata da un groove lento ma ispirato, da una buona esecuzione strumentale, da delle vocals sentite e con ua forte impronta emozionale pur essendo, di fatto, ben lontano dai classici che hanno dato fama a Mr.Neil. Nonostante rivedichi influenze "moderniste", mi pare un pezzo che affonda anche, in parte, le radici in quella parte di anni 80 che Neil non ha mai interpretato in pieno. Ascoltate e ditemi voi ...  Il secondo inedito è indicato come una song dei Crüe, come dicevo; qui invece credo che il rimando diretto sia alla produzione più melodica della band losangelina, e anche (ahi-per-qualche-lettore) al disco che segnò il ritorno di Neil nella band nel 1996, Generation Swine. Ma non è comunque una canzone da buttar via, è un lento molto soft, del tipo di quelli che Vince Neil ha comunque contribuito a dare ai Crüe specie nella seconda parte della loro carriera, con esiti spesso buoni. Le cover presenti danno invece una gradevole e coinvolgente carrellata di ciò che Vince cita tra le "colonne portanti", musicalmente parlando, della sua vita (e quindi perchè non dovrebbero andar bene per un disco-colonna sonora, mi domando?). I pezzi sono ben reinterpretati, riuscendo nell'impresa non semplice di dare una vista omogenea su musica che spazia su due decadi e, per di più, su generi ben diversi (oltre al rock 60's, al punk e al "glam rock", diciamo così, già citati, non dobbiamo dimenticare che ci sono le melodie dei Creedence Clearwater Revival come un pezzo decisamente metal come "Another piece of meat" degli Scorpions). Vince da il suo meglio per, a sua volta, reinterpretare vocalità ben diverse tra di loro, con risultati in generale molto buoni. Il meglio è ovviamente riservato ai due inediti ma, personalmente indicherei come ottime interpretazioni anche quella della celeberrima "Who will stop the rain" dei CCR e, so che sembrerà bizzarro, se non altro per l'accostamento, ma anche la rivisitazione delle stonature infilate da Johnny Rotten in "No feelings". Canzone che peraltro mi pare significativa del disco, anche solo perchè permette al nostro Vince, personaggio certamente controverso, dei versi che, come dicevano molto del punk (e ricordate il significato della parola sarcasmo ...) si adattano perfettamente a lui: "I've got no feelings for anybody else, except for myself, my beautiful self...".
Un definitiva, un ottimo lavoro.

Nikki

 

 


THE GLITTERATI
“Are You One Of Us?
(DR2 Records / Frontiers)


Line-up: Paul Gautrey – voce, John Emsley – chitarra, Billy James – batteria, Baz Morrison – basso, Gaff – chitarra ritmica

Tracklist: Right From The Start, Fucks Me Up, Can’t Say No, Fight Fight Fight, Too Many Girls, Your Idea, Overnight Superstar, You Can Be So Cruel, Shanty , Keeping Me Down, Cashcow, Lola It’s Over

Raramente un album riesce a piacermi al primo ascolto, specialmente nel caso in cui la band in questione mi sia completamente sconosciuta. Nel caso dei The Glitterati, band inglese originaria di Leeds e ora stabilitasi a Londra, già attiva dal 2004 ma che col passaggio alla DR2 Records e con questo “Are You One Of Us?” promette di fare il botto, questo è stato possibile e posso allegramente esclamare: missione compiuta! Infatti il disco mi ha colpito subito, complice un ritmo serrato ed energico, dei suoni carichi e accattivanti e dei ritornelli coinvolgenti, ma soprattutto l’impressione che esso si discosti dalle ultime uscite discografiche di medesimo genere e stile. E’ uno di quei casi in cui, una volta messo nello stereo, fai quasi fatica a toglierlo, hai voglia di riascoltarlo all’infinito. Si inizia con “Right From the Start” che ricorda un po’ la “Sucker Train Blues” dei Velvet Revolver, con l’effetto vocalico in stile megafono, la strofa cantata tutta d’un fiato, nonché gli “urletti” strozzati a fine ritornello, elementi che ritornano anche in “Your Idea” e successivamente in “Keeping Me Down”. Un inizio subito carico di energia che prosegue con le scatenate “Fucks Me Up” e “Can’t Say No”. “Fight Fight Fight” è stata scelta come primo singolo estratto, da passare in radio e ballare in discoteca, pezzo che ritengo ben rappresenti le potenzialità della band. Con “Too Many Girls” il suono tende ad addolcirsi (ma senza esagerare), la chitarra assume un ritmo decisamente sensuale che ritorna anche in “Overnight Superstar” e “You Can Be So Cruel”, che grazie a questi elementi restano facilmente impresse. E così si arriva al momento romantico con un lento sempre un po’ anticonvenzionale, “Shanty”, in cui la melodia della chitarra è particolarmente trascinante per poi riallinearsi alle tracce precedenti con “Cashcow”. Chiude in grande stile “Lola It’s Over” con ancora una botta di energia finale a confermare che il disco è uno delle migliori uscite discografiche di quest’anno, che la band promette di attirare l’attenzione ed essere annoverata tra le migliori in circolazione al momento e io a questo punto sono davvero curiosa di vederli suonare dal vivo per avere ulteriore conferma (spero) di queste ottime premesse.

Pretty Little Thing

 


RATT
"Infestation"
(Roadrunner Records)

Line Up: Stephen Pearcy - vocals, Warren DeMartini - guitars, Carlos Cavazo – guitars, Robbie Crane – bass, Bobby Blotzer - drums.

Tracklist: 1. Eat Me Up Alive, 2. Best of Me, 3. A Little Too Much, 4. Look Out Below, 5. Last Call, 6. Lost Weekend, 7. As Good as it Gets, 8. Garden of Eden, 9. Take a Big Bite, 10. Take Me Home, 11. Don’t Let Go.

Ratt. Ebbene si' avete proprio letto bene.Abbiamo buoni tre quinti della storica band californiana con l'aggiunta di Carlos Cavazo (Quiet Riot) alla chitarra e Robbie Crane (Vince Neil, Adler's Appetite..) al basso, il tutto prodotto da Elvis Baskette (Chevelle, Incubus, Limp Bizkit..) per la Roadrunner Records. Il risultato? "Infestation": il nuovo album; ad undici anni di distanza dall'ultimo "Ratt", ma musicalmente immediatamente successivo alle prime due produzioni. Bastano infatti soltanto le prime chitarre a convincere pienamente che, questa volta, il ritorno dei Ratt e' un grande ritorno. I ritmi sono incalzanti, i cori energici, le melodie accattivanti. "Eat Me Up Alive" e "Best of me", primo singolo e video, colpiscono nella voce graffiante ed incisiva di Stephen Pearcy, ma il sound piu' profondamente street lo si ritrova nelle chitarre di "Look Out Below". Questi primi tre pezzi riportano alle atmosfere dei grandi show di una volta e suonano perfetti per scaldare l'atmosfera di un live. "Last Call" e' veloce e dinamica,  stradaiola al punto giusto con ottimi cori e ritmi azzeccati. Qualcosa di familiare si coglie all'inizio di "As Good as it Gets" che sembra richiamare le hits del passato. Piu' classica e tradizionale rallenta, anche se di poco, il ritmo che riprende, però, subito in risalita con "Garden of Eden" e "Take a Big Bite", dall'high speed prorompente. Un vero attimo di pausa si può toccare soltanto verso la fine, con la ballad "Take Me Home", giusta giusta per riprendere il fiato dopo nove tracce di puro party, chitarre convinte ed aggressive. Con "Infestation" i Ratt riescono senza dubbio a celebrare  pienamente e nel migliore dei modi il loro venticinquesimo di carriera, non ci resta che aspettarli in tour da queste parti per poterci unire ai festeggiamenti.

Lale Brunette


 


SLASH
“Slash”
(Roadrunner Records)

Line up: Slash – all guitars and songwriting. Prodotto da Eric Valentine (Queens Of The Stone Age, The All-American Rejects), il disco ha visto la partecipazione di numerosi artisti (tra parentesi il nome dopo ogni song), oltre alla presenza costante del bassista Chris Chaney (Jane's Addiction) e del batterista Josh Freese (Nine Inch Nails).

Tracklist: 1. Ghost  (Ian Astbury), Crucify The Dead (Ozzy Osbourne), Beautiful Dangerous (Fergie), Promise (Chris Cornell), By The Sword (Andrew Stockdale of Wolfmother), Gotten (Adam Levine), Doctor Alibi (Lemmy Kilmeister), Watch This  (Dave Grohl/Duff McKagan), I Hold On (Kid Rock), Nothing To Say (M. Shadows of Avenged Sevenfold), Starlight (Myles Kennedy), Saint Is A Sinner (Rocco De Luca), We're All Gonna Die (Iggy Pop)

Non ho mai amato i Guns (anche se ritengo il loro primo album un disco d’importanza storica) e da sempre le persone che ho ammirato sono Duff, Izzy e…il riccioluto guitar man in questione. Ebbi modo di conoscerlo ed intervistarlo anni fa per l’uscita dell’ultimo album coi ‘Snakepit’ e lo ricordo bene: una persona a modo, intelligente, matura ..ok…leggermente ‘fuori’ ma tantè, questo è sano rock’n’roll. Ho apprezzato da sempre la verve musicale di Slash che ha sempre saputo mostrare innumerevoli qualità soprattutto a livello di songwriter e artista/session man (come axe hero non penso ci sia bisogno di ulteriori dimostrazioni…non credete? … hehe, nda). Quando ho saputo che Roadrunner pubblicava il suo cd mi sono precipitato nel farmi dare il promo e…nonostante ci abbia messo un pò di tempo, eccomi qua a recensire l’album. Andiamo subito al dunque: questo ‘Slash’ entra di diritto nella top ten dei dieci album che il sottoscritto metterà a fine 2010 e trattasi quindi di un vero gioiellino musicale. Vario, intrigante, originale, ricco di pathos e adrenalina; grandi rock song miscelate a momenti street rock, hard blues e rnr! Più completo di così il nostro chitarrista non poteva chiedere da un album in studio e, tra l’altro, si è attorniato di innumerevoli artisti con la ‘A’ maiuscola e singer d’eccezione per ogni traccia che contribuiscono a dare un taglio differente ad ogni canzone.  L’album si apre con ‘Ghost’ traccia di eccelso rock impreziosita dalla sempre bella voce del singer dei The Cult mentre si prosegue con un heavy rock più sostenuto che vede all’opera il Madman!! Con Fergie alla voce in ‘Beautiful..’ il rock si fa più commerciale ma di assoluta qualità e sempre impreziosito da uno Slash in gran spolvero. Inizio lento e prosieguo cadenzato per un’altra song d’eccezione dedita ad un rock più radiofonico e con alla voce il bravissimo Cornell, stiamo parlando di ‘Promise’, mentre la successiva ‘By The Sword’ – se non erro il singolo estratto- cantata da Andrew Stockdale si rivela un rock in primis tranquillo per poi incattivirsi e alternare parti eufoniche a riff  di chitarra e arrangiamenti ‘taglienti’. Andiamo avanti, anche se già da questa song il sottoscritto è pienamente soddisfatto e decreta l’assoluto valore di questo album, e troviamo la lenta e melodica ‘Gotten’ con la bella interpretazione di Adam Levine…song per ‘innamorarsi’ o fare innamorare state attenti. E’ dunque il turno del poderoso rock’n’roll di ‘Doctor Alibi’ con alla voce il sempreverde Lemmy per un risultato infuocato e sempre ricco di adrenalina. Arriva il momento di farsi valere anche con la sua sei corde da solo senza voce e Slash affida il compito  alla song ‘Watch This (coadiuvata dai bravissimi Dave Grohl e Duff McKagan); un pezzo strumentale potente e melanconico in certi tratti che evidenzia il grande guitar work del nostro, mai fine a se stesso e che predilige l’anima alla masturbazione sonora. Da ascoltare cento volte e poi ancora e ancora….eccezionale!! Kid Rock fa capolino nella seguente ‘I Hold On’ traccia interessante che lascia il posto all’aggressivo ‘heavy’ rock della potente e veloce ‘Nothing To Say’ con M.Shadows degli Avenged Sevenfold. Arriva il turno della suadente ‘Starlight’ con l’eccellente ugola di Miles Kennedy che calma gli animi per cullare l’ascoltatore con una rock song di tutto rispetto, compito coadiuvato anche dalla successiva e melodica ‘Saint Is a Sinner’ con rocco De Luca come guest. L’ultima traccia rispolvera un rock’n’roll potente e ‘acido’ e solo l’”Iguana” del rock poteva  antarla. Infatti Iggy Pop impreziosisce questa song già tagliente e ‘cattiva’ di natura. Non voglio prolungarmi sull’operato di Slash: il nostro guitar man ha fatto un lavoro eccelso e ha suonato la chitarra da ‘antologia’ cesellando solos d’eccezione’ in tutte le song….ma questo è d’obbligo che siate voi a scoprirlo facendo vostro questo piccolo masterpiece. Grandissimo album!!

Roby Comanducci      


 


TREAT
“Coup De Grace”
(Frontiers)

Line up: Robert Ernlund: vocals, Anders Wickstrom: guitars and background vocals, Jamie Borger: drums, Nalle Pahlsson: bass, Patrick Appelgren: keyboards, guitar and background vocals

Tracklist: 01. Prelude – Coup De Grace, 02. The War Is Over, 03. All In 04. Paper Tiger, 05. Roar , 06. A Life To Die For, 07. Tangled Up, 08. Skies Of Mongolia, 09. Heaven Can Wait, 10. I'm Not Runnin', 11. No Way Without You, 12. We Own The Night, 13. All For Love, 14. Breathless

Graditissimo ritorno al full length album dopo oltre vent’anni di questa gloriosa band svedese dedita al più classico ed elegante hard rock. ‘Coup De Grace’ è infatti un energico e frizzante concentrato di hard sound coadiuvato da ottime chorus line che lo rendono più da vasto air play e da un granitico guitar work. A 25 anni dal loro debutto discografico “Scratch and Bite’, I nostri sembra non abbiano perso smalto e adrenalina e si attestano con questo cd ai vertici della produzione mondiale del rispettivo settore musicale. La band del chitarrista e maggiore songwriter Anders Wickstrom riesce a colpire con 14 song ricche di forza e pathos. Tutte le tracce meritano una menzione particolare e quindi lascio a voi la gioia di scoprirne la grande qualità. Ovviamente come non menzionare la pulsanti e dirompenti   ‘The War Is Over’, ‘Tangled Up’, l’hard rock corposo ma stemperato dalla bella voce di Robert Ernlund e da un ritornello eufonico e commerciale su ‘I’m not Runnin’ ed anche la superba ‘Skies Of Mongolia’, diretta e con atmosfere particolari che ammaliano l’ascoltatore dosando adrenalina e armonie. Un album da ascoltare senza pause e che saprà regalarvi fortissime emozioni. Ottimo ritorno, bravissimi Treat!!

Roby Comanducci  


 


JOHN WAITE
‘In Real Time’
(Frontiers)

Band: John Waite - Lead Vox, Rhythm Guitar on “In Dreams” & “When I See You Smile”, Tim Hogan -  Bass Guitar, Luis Maldonado -  Lead Guitar, Backing Vox, Billy Wilkes - Drums, Backing Vox

Tracklist: Change; Back On My Feet Again; In Dreams; Every Time I Think Of You; Band Intro; Prelude; New York City Girl; Best Of What I Got; Missing You; Head First; Rock and Roll; When I See You Smile (Bonus Track)

Grande album dal vivo questo ‘In Real Time’ del sempreverde John Waite, ex Babys e Bad English singer ed una delle ugole più interessanti e longeve del panorama rock e hard rock mondiale! L’unica ‘pecca’ del disco è la durata; in effetti qualche canzone in più era doverosa e sicuramente un bel regalo per i suoi tantissimi fans. Per tutto il resto un album da ascoltare mille volte e dal quale ascoltiamo con grande gioia la grande interpretazione vocale del nostro coadiuvato da una band di eccelsi strumentisti tra i quali –menzione d’onore- il bravissimo axe man Luis Maldonado che cesella riff e arrangiamenti sopra le righe per tutto il live ed è anche fautore di un bellissimo guitar solo di oltre un minuto ‘Prelude’! Dodici tracce di cui una è solo la ‘presentazione’ dal vivo della band “Band Intro” e l’ultima è la superlativa ed intramontabile ‘When I See You Smile’  presente come bonus track. Ovviamente non mancano le gemme del nostro vocalist come ‘Best Of What I Got’, la potente ‘Change’ o l’immancabile e stupenda ‘Missing You’ !! Da notare anche una versione personalizzata dell’ hard rock song per antonomasia: ‘Rock ‘n’ Roll’ dei mitici Zep!! Innsomma, un album che non potete perdere e che andrà sicuramente a dare un tocco di classe in più alla vostra già bella collezione. Da avere!!!!

Roby Comanducci  

 

 


TAKING DAWN
‘Time To Burn’
(Roadrunner Records)

Tracklist: Time To Burn, Like A Revolution, Take Me Away, So Loud, Save Me, Close Your Eyes, Godless, Fight 'Em With Your Rock, Never Enough, Endlessly, The Chain

Line up: Chris Babbitt  - voce, chitarra, Mikey Cross – chitarra, Andrew Cushing – basso, Alan Doucette - batteria

Il disco d’esordio dei Taking Dawn non è il classico album rock ‘n’ roll che ci si potrebbe aspettare da una band glam proveniente da Las Vegas. Le influenze dell’ambiente anni ’80 sono comunque evidenti, anche se la band ha voluto creare un proprio stile che unisce elementi più classici al metal moderno. A un primo ascolto ricordano un pò le atmosfere alla Wednesday 13, con un sapiente mix tra hard-rock e alternative metal. I suoni sono cattivi, metallici, accompagnati dalla voce roca di Babbitt, il ritmo è veloce. Si parte subito con violenza e già dalla prima traccia si ha conferma che questo è un disco tosto, diverso dai classici album hard-rock: la title-track, “Time to Burn”, è veloce, aggressiva e orecchiabile allo stesso tempo, sprizza energia e cattura l’attenzione. La traccia seguente, “Like a Revolution”, ha dei passaggi in stile Bullet For My Valentine, mentre “Take Me Away” è introdotta da alcuni riff di chitarra che ricordano molto gli Iron Maiden, ha dei ritornelli orecchiabili ed è probabilmente quella che rimane più impressa. Non manca il pezzo ballad, “Close Your Eyes” che consente di prendere un attimo di respiro dopo questa forte scarica di energia dei primi pezzi; il ritmo, infatti, rallenta e i toni si ammorbidiscono per poi riprendere con la corsa sfrenata della successiva “Godless”, che spaccerei tranquillamente per una canzone dei Fall Out Boy.  “Fight 'Em With Your Rock” ci riporta invece a sonorità più classiche, a dimostrazione che non esiste un solo genere musicale a cui fare riferimento ma, come loro stessi hanno affermato, “si può essere due cose allo stesso tempo”. Chiude una cover che sottolinea il lato non convenzionale della band: si tratta di “The Chain” di Fleetwood Mac. Insomma, l’album piacerà sicuramente agli amanti dei vari generi che la band è riuscita a racchiudere nelle 11 tracce proposte, mentre richiederà qualche ascolto in più per chi, come la sottoscritta, preferisce uno stile più classico. Ma senza dubbio una buona prova d’esordio per questi quattro ragazzoni di Las Vegas, destinati a farsi notare e a farsi apprezzare da un pubblico più vario.

Elena ‘Pretty Little Thing’

 

 

 


RECKLESS LOVE
“Reckless Love”
(Universal Music Italia srl)

Line up: Olli Erman – vocals, Pepe – guitar, Hessu Maxx – drums and percussion, Jalle Verne - bass

Tracklist: Feel My Heat, One More Time, Badass, Love Machine, Beautiful Bomb, Romance, Sex, Back To Paradise, So Yeah!!,  Wild Touch,  Born To Rock

Alcuni di voi, probabilmente, si ricorderanno del finlandese H. Olliver Twisted, ex frontman degli “stoccolmini” Crashdïet, che ha abbandonato nell’estate del 2008 la formazione svedese per ritornare alla propria band originale, i Reckless Love. Si sa, il primo amore non si scorda mai… ma questa volta mi sento di appoggiare la scelta del nostro Olliver, non del tutto adatto ai Crashdïet come voce e come personalità. I Reckless Love sono invece il suo ambiente naturale, e si vede. Band nata nel 2001 e rimasta a lungo solo uno dei mille nomi della scena underground finlandese, il quartetto è stato bravo a sfruttare la notorietà guadagnata dal proprio cantante e ha colto l’occasione al volo, firmando con la Universal per il proprio primo album. Sarò onesta. Quando ho letto del contratto ho storto il naso, ricordando alcuni demo abbastanza mediocri, ma l’album, uscito in Finlandia e nei paesi baltici a febbraio e a marzo nel Regno Unito (e in possibilità di pubblicazione anche in altri paesi europei, tra cui forse l’Italia, e in Giappone) già dal primo ascolto mi ha fatto ricredere, complice forse anche il cambio del batterista. Ma passiamo alla musica. L’album è incredibilmente ben prodotto, e si apre al suono di sirene e pale di elicottero, inizio forse non particolarmente originale, ma sicuramente d’effetto. Feel My Heart è un pezzo energico e allegro, caratteristica comune comunque a tutto il lavoro della band, le cui influenze sono chiaramente ritrovabili in gruppi storici quali Def Leppard, Poison, Bon Jovi e Van Halen. Una buona opening, che invita a muoversi e divertirsi. La seconda track dell’album è One More Time, canzone dal riff classico di chitarra che richiama incredibilmente i Poison. Attenzione al ritornello. Si parcheggia in testa e tornerà a tenervi compagnia quando meno ve lo aspettate… da segnalare il simpatico video che accompagna la canzone, che ci presenta il quartetto finlandese nel suo ambiente naturale, alle prese con le riprese dell’album, i live e momenti di svago piuttosto divertenti. Badass si apre a sua volta con un riff alla Poison, e qui si presenta anche la versatilità vocale di Olliver, che ci dimostra la sua estensione da tonalità basse tenute con evidente facilità ad acuti che chi conosce i Crashdïet ben ricorderà. L’assolo ci porta echi di Van Halen, ed è assolutamente “tamarro” come piace a noi, anche se per suonare come Eddie, il buon Pepe, seppur ottimo chitarrista, ne ha di strada da fare. E qui salta anche fuori, purtroppo, la vera nota dolente dell’album. Omaggi? Parti copiate? Non saprei dire, fatto sta ceh il ritornello ci ricorda un po’ troppo Bad Medicine dei Bon Jovi, seppure più veloce… e non è certo l’unica occasione. E subito, nella canzone seguente, Love Machine, nuovi echi, questa volta di Deff Leppard e Warrant. Pour Some Sugar Machine? Cherry Pie? A voi la scelta, ma la canzone è tosta e divertente, e sono disposta a chiudere un occhio. Ancora una volta bell’assolo. Ancora più disposta a perdonare questi “omaggi” dopo la track seguente, Beautiful Bomb, primo singolo estratto, che ha preceduto, con tanto di video, l’uscita dell’album. È senza dubbio la mia track preferita, e se One More Time si parcheggiava in testa, Beautiful Bomb la scalza senza problema. Sfacciata, allegra e terribilmente 80es. non si può chiedere di meglio. Romance è il terzo singolo estratto dall’album, e pure essendo incredibilmente radio friendly, non condivide l’allegra spensieratezza dei suoi due predecessori. Una bella canzone, che non mi sarei stupita di sentire pubblicata da una band come i Bon Jovi dei bei tempi che furono. E dopo il romanticismo, passiamo al sesso. Perché è proprio Sex il titolo della traccia seguente, una mid-tempo che strizza l’occhio al mood di una ballad, scandita dal basso, su melodie e arpeggi sensuali, come è giusto che sia per una canzone con questo titolo. Non mi stupirei se la Universal decidesse di estrarre un nuovo singolo e la scelta cadesse su questa track. Dopo tutto sembra che la casa discografica stia spingendo alla grande sulla promozione del quartetto finlandese… Back To Paradise. Torniamo a ritmi più serrati, e siamo sempre più trascinati negli anni ottanta, complice una base di synth. Non la definirei la traccia più entusiasmante del cd, ma si lascia comunque ascoltare senza problemi, e anzi il ritornello è decisamente l’ennesimo a unirsi alla lista di cose che entrano in testa e rispuntano fuori a caso, quando meno te lo aspetti. So Yeah!! è la nona track dell’album e devo ammettere che nemmeno questa è particolarmente entusiasmante, ma la seguente Wild Touch si fa abbondantemente perdonare, anche se dopo Bad Medicine, i Bon Jovi si devono scomodare nuovamente per un ritornello ceh ci ricorda un po’ troppo quello di Runaway… ancora una volta, omaggio? Ancora una volta, però, il buon Pepe alla chitarra ci ricorda che i nostri non saranno originalissimi, ma con gli strumenti ci sanno davvero fare. L’album si chiude con Born To Rock, un titolo dalle grandi promesse. In sostanza la canzone è un’altra canzone allegra, che più che dalla Finlandia sembra arrivare dalle spiagge assolate della California, e con un ritornello che ricorda qualcosa, ma che sicuramente dal vivo scalderà gli animi del pubblico, e lo farà ballare. Non ho dubbi: se i Reckless Love fossero nati negli 80es, non sarebbero stati in pochi ad unirli a Poison&co come colpevoli per la morte del metal, ma chi ha bisogno di prendersi così sul serio? La musica deve anche essere svago e divertimento, e i quattro finlandesi sono stati bravissimi a scrivere un album non impegnativo ma sicuramente d’effetto, ballabile e divertente. Il dubbio che rimane è… ragazzi, avete preso tutta questa roba in prestito perché puntavate sul giovane pubblico finlandese sperando che non notasse? :P

Enkeli ja Perkele

 


CRASHDIET
“Generation Wild”
(Frontiers)

Line up: Simon Cruz – Vocals & Rhythm Guitar, Martin Sweet – Lead Guitar & Baking Vocals, Peter London – Bass & Backing Vocals, Eric Young – Drums & Backing Vocals

Tracklist: 422 (Intro), Armageddon, So Alive, Generation Wild, Rebel, Save Her, Down With The Dust, Native Nature, Chemical, Bound To Fall, Beautiful Pain

E finalmente, dopo quasi due anni di silenzio, dovuti anche all’abbandono del precedente cantante H. Olliver Twisted, esce il nuovo e atteso album dei Crashdïet, Generation Wild. La band di Stoccolma, orfana del fondatore e mastermind Dave Lepard nel 2006, ha già subito un cambio abbastanza brusco di direzione con il secondo full length “The Unactractive Revolution”, passando forse, complice forse la voce di Olliver, forse il trauma per la perdita del leader originale, ad un suono un po’ più patinato, forse più approcciabile anche se a mio parere meno incisivo. Con Generation Wild sembra essere in parte tornata ad antichi fasti sleaze, anche se si sente, innegabile, l’assenza di Dave, che non era certo un cantante o un chitarrista sublime, ma aveva la verve di un frontman d’altri tempi. L’album si apre con una breve intro che riporta ricordi dal passato, dal primo album “Rest in Sleaze”, una sirena che richiama uno degli inni di questi giovani svedesi, Riot In Everyone, e che sfocia nei suoni di quella che può essere forse, appunto una rivolta. Che voglia essere una dichiarazione d’intenti? Comunque sia, un’intro che live costruirà certo una buona attesa eper la band. Il primo brano vero e proprio del cd, Armageddon, si apre con un riff firmato chiaramente Martin Sweet, il chitarrista e principale songwriter della band. Una canzone forse strana per i fan di vecchia data, ma che porta tutte le caratteristiche giuste di una “Creashsong”. Potente, incisiva, e con un ritornello che ti entra in testa e ti incita a seguire il coro. Non velocissima, ma sicuramente una track che diventerà una colonna delle esibizioni live della band. Segue, introdotta dalla batteria, la track So Alive, e qui si che si sentono gli echi di Rest In Sleaze, per i fan più accaniti semplicemente RIS, soprattutto nella strofa. La voce di Simon Cruz, nuovo frontman rubato alla giovane band Jailbait (in cui, piccola curiosità, suona il fratello di Sweet) non fa rimpiangere il pur bravo Twisted, ed è forse più adatta alla band di quella di quest’ultimo. Segue il primo singolo, la title track Generation Wild, una canzone che può, a mio parere, essere inserita tra le migliori della band. È potente, è orecchiabile, è incazzata, e ha quella caratteristica che come Riot In Everyone o Breaking The Chainz, ti fa immaginare la band su un palco davanti ad una folla da arena che intona il ritornello a squarciagola. Da notare il video splatter che la accompagna, uscito proprio in questi giorni. A questo punti echi di Mötley, signore e signori. Motociclette, riff alla Dr. Feelgood (anche se la classe dei santi di Los Angeles, si sa, è difficile da raggiungere) e rabbia giovanile sono gli ingredienti di Rebel, track godibile e ben eseguita. Altra curiosità, nell’album precedente i nostri avevano collaborato con Mick Mars, storico chitarrista dei Mötley. Rallentiamo il ritmo con Save Her, forse la prima vera e propria ballad della band stoccolmina, ed è una piacevole sorpresa. Forse non il testo più originale mai scritto, ma una canzone carina, che sono sicura sarà apprezzata soprattutto dalle fanciulle che seguono la band. Si rialzano i ritmi quando il riff potente di Down With The Dust introduce una canzone che bilancia perfettamente lo stile delle prime due formazioni della band a nuovi elemnti indubbiamente portati da una nuova maturità dei membri originali e dall’aggiunta di Cruz. Se Rebel ricordava i Crüe, Native Nature ricorda a tratti un’altra band che ha fortemente influenzato la band nel suo sviluppo, i Guns n Roses. Non tra i momenti più brillanti del quartetto svedese, ma si lascia ascoltare, e renderà probabilmente molto di più live. Un’altra track insolita per la band è Chemical, più allegra e solare dei soliti brani del gruppo fa quasi l’occhiolino al pop, ed è decisamente radio friendly. Forse la track più debole del cd, come valore artistico. La seguente Bound To Fall ci riposta su un feeling più rock, che ricorda le note di Unactractive Revolution. Bella canzone, ma non impressiona particolarmente. L’album si chiude su note malinconiche con Beatuful Pain, che si apre con un sobrio accordo di chitarra che accompagna la voce a cui si aggiungono poi basso e batteria. Da notare i rintocchi di campana che chiudono la canzone, risultando così essere le ultime note del cd. Un’altra ballad, seppur al limite della midtempo (spesso il confine è confuso), dunque,  spesso una scelta rischiosa, ma in questo caso adeguata, che chiude un bell’album, che spero possa segnare la “rinascita” di un gruppo che a mio parere merita più credito di quello che molti sono disposti a dargli, accomunandoli alla miriade di gruppi che la Svezia sta lanciando negli ultimi anni. I Crashdïet sembrano essere tornati in forze. Speriamo sia la volta buona.

Enkeli ja Perkele

 




SHYLOCK
“Rock Buster”
(Metal Heaven / Frontiers)

Line up: Matthias Schenk – Vocals, Johannes Amrhein – Guitars, Michael Bayer – Guitars, Achim Thiergärtner – Drums

Tracklist: 01.Damn Good, 02.Dawn, 03.Rumours, 04.Sunshine vs. Rain, 05.Just For U, 06.Much, 07.Rose Of Cairo, 08.Strong, 09.Somebody Else, 10.The Moment, 11.We Are, 12.Wrong Planet

Quinto lavoro in studio per questo eccellente combo tedesco formatosi nel 2000 e dedito ad un superbo heavy rock roccioso ma anche melodico al tempo stesso. I nostri, e scusate la mia ignoranza ma non li conoscevo prima, hanno praticamente aperto live di acts musicali di altissimo rango come Bonfire, Axxis, Shakra, Roger Chapmann, U.D.O., Primal Fear, Doro e loro stessi hanno alle spalle ormai una fervida attività on the road sui palchi in Germania e nel resto d’Europa. Questo nuovissimo ‘Rock Buster’ mi ha letteralmente stregato e continuo ad ascoltarlo in casa ed in macchina poiché riesce a regalarmi forti emozioni ma ha il grande pregio della’spensieratezza’: cosa voglio dire? Praticamente i quattro musicisti hanno sfornato un prodotto ricco di riff taglienti, buona tecnica, un vocalist sopra e  e chorus line e, soprattutto, ritornelli accattivanti che si conficcano direttamente nella materia celebrale dell’ascoltatore. Riff taglienti presenti su ‘Just for u’, ‘Much’, ‘We Are’ e ‘Wrong Planet’ non possono lasciarvi inermi, come le armonie di ‘Strong’ o le chorus line in ‘The Moment’. Da segnalare l’ammaliante e ruffiana ‘Somebody Else’ che strizza l’occhio allo street rock e piace per grinta e originalità e l’ottima cover ‘Rumours’ (Timex Social Club’s). Un album che piacerà a tutti poiché non impegna ma regala frizzanti iniezioni di adrenalina basati su una eccellente musicalità. Ottimo!!

Roby Comanducci     

 




AIRBOURNE
“No Guts, No Glory”
(Roadrunner records)

Line up: Joel O’Keefe - Vocals, Guitar, David Roads  -Guitar, Justin Street  - Bass Guitar), Ryan O’Keefe - Drums

Tracklist: 1. Born To Kill, 2. No Way But The Hard Way, 3. Blonde, Bad And Beautiful, 4. Raise The Flag, 5. Bottom Of The Well
6. White Line Fever, 7. It Ain’t Over Till It’s Over, 8. Steel Town, 9. Chewin’ The Fat, 10. Get Busy Livin’, 11. Armed And Dangerous, 12. Overdrive, 13. Back On The Bottle

Ecco quindi alla seconda prova del full length album questi quattro musicisti che già dal loro esordio hanno fatto parlare mezzo mondo musicale. I nostri avendo aperto il tour dei mitici AC/DC hanno sicuramente avuto un ‘lancio’ superiore alla media e, se vogliamo, anche grazie al grande battage pubblicitario che sta girando attorno a questo combo musicale. Gli Airbourne, diciamocelo suvvia, stanno agli AC/DC come i primi album dei Kingdome Come stavano ai Led Zeppelin. Copie? Plagi? Furbi? Bravi? Sicuramente un grande mix di tutte queste cose anche perché non si può certo parlare di disco ‘masterpiece’ ma però, senza sbagliare, bisogna dare atto a Joel O’Keefe e soci che in quanto a grinta e rabbia ne hanno da vendere. Questo “No Guts..” non cambia una virgola rispetto al precedente ‘Runnin’ Wild’ e quindi regala ai fans tutto quello che vorrebbero avere senza rischiare nulla: Energia, potenza, adrenalina e anche, ovviamente, melodia ma dosata al punto giusto. Gli Airbourne sembrano in tutto e per tutto gli AcDc del nuovo millennio con un cantante solamente meno ‘graffiante’ del buon Brian Johnson e basta. I riff sono quelli di Angus Young e le canzoni sono molto simili tra loro. Sicuramente li amiamo nei momenti più ‘heavy’ e veloci come ‘Back On The Bottle’, ‘It Ain’t Over Till It’s Over’, ‘Born To Kill’ anche se non possiamo rimanere fermi durante le restanti tracce. La band ha dalla sua una forte carica di energia che traspare dal disco e dalle loro esibizioni dal vivo, cosa che li sta facendo amare nel mondo intero. Non saranno la band più originale del pianeta ma…visto e considerato cosa sta uscendo in campo discografico in questi anni, ben vengano gruppi come questo!!!!     

Roby Comanducci

 

 

 


CRAZY LIXX
“New Religion”
(Frontiers Records)

Line-up: Denny Rexon – voce, Andy Dawson – chitarra, Joey Cirera – batteria, Luke Rivano – basso

Tracklist: Rock and a Hard Place, My Medicine, 21 ‘til I Die, Blame It On Love, Road to Babylon, Children of the Cross, The Witching Hour, Lock Up Your Daughter, She’s Mine, What of Our Love, Desert Bloom, Voodoo Woman

Quando mi sono trovata tra le mani questo album al fine di recensirlo, dico la verità, ho avuto paura che mi sarei trovata in difficoltà. Mi era già capitato di vedere suonare un paio di volte i Crazy Lixx, band (indovinate un po’) svedese di Malmö con cui Vic Zino (attuale Hardcore Superstar) ha mosso i primi passi. E nessuna delle due volte erano riusciti a colpirmi, sebbene i pezzi non fossero affatto male (come le note “Want It”, “Dr. Hollywood” e “Heroes Are Forever” dal loro debut album “Loud Minority” uscito nel 2007) e tutti me ne avessero parlato molto bene. Sentivo che gli mancava qualcosa e di solito se una band non riesce a colpirmi live difficilmente decido di continuare ad ascoltarla. E infatti li avevo un po’ accantonati. Ma devo ammettere che “New Religion” mi sta facendo cambiare idea: questo secondo album, con Andy Dawson al posto di Vic alla chitarra, non è affatto male. I suoni sono molto più orientati verso l’hard-rock classico stile anni ‘80 e meno glam/sleaze rispetto alle altre band di medesima provenienza. Le melodie orecchiabili restano impresse già al primo ascolto e a parte l’intro di “Children of the Cross”, con la ormai super inflazionata pioggia all’inizio, e “She’s Mine”, che mi dà l’impressione di una canzonetta da telefilm, non ho trovato nulla di banale nelle rimanenti tracce che compongono l’album.  Brani degni di nota sono, a mio parere, il primo singolo estratto “Rock and a Hard Place”, le trascinanti “The Witching Hour” e “Voodoo Woman”, quest’ultima introdotta da un breve interlude strumentale, “Desert Bloom”. Una dose massiccia di sano rock ‘n’ roll, una prova convincente della band e una riscoperta per me, che sicuramente al prossimo live li ascolterò con orecchi diversi.

Pretty Little Thing

 

 


LAST AUTUMN’S DREAM
“A Touch of Heaven”
(Frontiers)

Line up: Mikael Erlandsson – lead vocals and keyboards, Andy Malecek – lead guitars, Jamie Borger – drums and backing vocals, Nalley Pahlsson – bass and backing vocals

Tracklist: Heaven and Earth, Caught in between, Top of the world, Candle in the dark, Come rain or shine, Heartbreaker,  Last Mistake,  See my baby jive, Renegade,  What’s on your mind, How Long, Surrender,  Running on like water, Jenny’s Eyes

Dal 2004 questi SIGNORI dell’hard rock melodico ci deliziano con album sopra le righe, ricchi di pathos e armonie sublimi. Molti di voi li conosceranno già anche per la militanza in line up dell’ex chitarrista dei Fair Warning  Andy Malececk e del purtroppo recentemente scomparso Marcel Jacob, ex bass player del funambolico Malmesteen, che però è riuscito a lasciare la sua traccia compositiva e addirittura il suo breve bass solo ‘Heaven and Earth’ che apre il disco e dove si sente la sua voce. Eh si, purtroppo il bravo Marcel ci ha lasciato proprio durante l’incisione di questo cd e la band, ovviamente, dedica l’intero lavoro a lui. Sarà forse un caso, ma l’intero album traspira melanconia e tristezza che, nel linguaggio della band, vogliono dire grandissime musicalità e eufonie da pelle d’oca. E’ ovvio, comunque, che la tristezza rimane. RIP Marcel!! Torniamo espressamente al disco e quindi lodiamo le gesta di questi eccelsi musicisti che hanno realizzato undici song e due cover da assaporare in ogni loro piccolo dettaglio; consiglio vivamente, la prima volta, di ascoltare il cd in cuffia e magari con luce soffusa, vedrete che emozioni saprà regalarvi! Già dalla prima ‘Caught in Between’ (dico prima perché ‘Heaven …’ è solo un breve solos di 40 secondi) si ascolta grande rock che rimembra i migliori Fair Warning capaci di offrire melodia e adrenalina nello stesso pezzo. Infatti l’hard rock di ‘Top of The World’ è li a dimostrare quanto appena scritto come anche ‘Heratbreaker’ e ‘What’s on your mind’. La semi ballad ‘Renegade’ merita una menzione particolare: da sola vale l’acquisto del disco essendo un brano ricco di aperture melodiche da vasto air play, chorus line sognanti e, come sempre, un guitar and keyboards sound da cardiopalma. Stupenda anche la ballata finale ‘Jenny’s Eyes’ e interessanti le cover di ‘Surrender’ (Cheap Trick) e il rock’n’roll ‘See my baby jive’ (Wizzard). Praticamente un album quasi perfetto che farà la gioia di molti di voi. Grandi Last Autumn’s Dream!

Roby Comanducci

 


BRIAN HOWE
'Circus Bar'
(Frontiers Records)

Line Up: Brian Howe – vocals; Brooks Paschal, Dean Aicher, James Paul Wisner, Tyson Shipman, Pat Travers - guitars; Brooks Paschal, Miguel Gonzalez and Wayne Nelson - bass;  Matt Brown - drums; Luke Davids – piano, strings.

Tracklist: 1. I’m Back; 2. Life’s Mystery; 3. There’s this Girl; 4. Could Have Been You; 5. Surrounded; 6. Flying; 7. How It Could Have Been; 8. My Town; 9. How ‘Bout That; 10. Feels Like I’m Coming Home; 11. If You Want Trouble; 12. Feelings ; 13. Holy Water; 14. Little George Street.

Lead vocalist per Ted Nugent in "Penetrator" (1983) e frontman dei Bad Company in sostituzione di Paul Rodgers,  Brian Howe torna in campo,  tredici anni dopo il primo album solista "Tangled in Blue" ("Touch" in Europa),  col suo "Circus Bar". Concepito durante un "ritiro" a Lake Atitlan, in Guatemala, alla ricerca della giusta ispirazione, prende il titolo dal bar gestito da performer del circo dove Brian e Brooks Paschal (ex Sullivan - producer e songwriting partner) hanno scritto parte delle nuove tracce. Il sound è caratterizzato da atmosfere vellutate e malinconiche apprezzabili soprattutto nelle ballate "Surrounded" e l'acustica "Flying", ma l'album non difetta di pezzi più vitali come l'apertura "I'm Back" o "There's this Girl", l'AOR di "Life's Mystery" e il ritornello accattivante di " Could Have Been You". "Circus Bar" comprende anche due brani dei Bad Company: " How ‘Bout That" riproposta senza importanti differenze e " Holy Water" presentata, invece, in versione ballad.


Lale Brunette

 


BRUCE KULICK
'BK3'
(Frontiers Records)

line up: bass, guitars, vocals- Bruce Kulick. Special guest: Tobias Sammett (EdGuy, Avantasia) and Eric Singer (Kiss), Doug Fieger (lead vocalist of The Knack), Steve Lukather (Toto), John Corabi & more

Tracklist: 1.Fate; 2.Ain't Gonna Die; 3.No Friend of Mine; 4.Hand of the King; 5.I'll Survive; 6.Dirty Girl; 7.Final Mile; 8.I'm the Animal; 9.And I Know; 10.Between the Lines; 11.Life; 12.Skydome (Bonus Track).

Come il titolo suggerisce, ci troviamo di fronte al terzo album di Bruce Kulick, ventennale chitarrista dei Kiss. Dopo "Audiodog" e "Transformer", Bruce continua la sua produzione solista nelle undici tracks dal sound eteregoneo  di "BK3" . Scriverne la line up è davvero un'impresa, infatti, alla produzione dell'album hanno collaborato un buon numero di grandi nomi, a partire da Gene Simmons (Kiss) alla voce nel secondo pezzo "Ain't Gonna Die",  John Corabi (Mötley Crüe, Union) in "No Friend of Mine", Il figlio di Gene, Nick Simmons, nel singolo "Hand of the King", Doug Fieger (The Knack) con "Dirty Girl", Tobias Sammett (Edguy, Avantasia) ed Eric Singer (Kiss) in "I'm the Animal"  e Steve Lukather (TOTO) nella strumentale "Between the Lines". L'insieme di tutti questi ottimi artisti ha  portato alla creazione di una sorta di raccolta, un'unione di pezzi di diverso genere e carattere, i quali sono però, riuscitamente, tenuti assieme dalle splendidi parti di chitarra di Bruce Kulick, elemento comune e di forza dell'album. I suoni duri e frenetici di "Fate", scritta unitamente a Kevin Churko, si oppongono alle melodiche ballads di "I'll Survive" e "Final Mile", mentre l'accessibile "Dirty Girl" ha ben poco in comune con la bellissima "I'm the Animal", con l'assolo di Bruce e i toni bassi della voce di Nick Simmons in "Hand of the King" o con "No Friend of Mine", il pezzo maggiormente degno di nota dell'intero album. La filosofica "Life" chiude la nuova creazione di Bruce Kulick che, soltanto nell'edizione europea, vede in aggiunta una dodicesima traccia, "Skydome" tratta da "Audiodog", la sua prima produzione da solista.

Lale Brunette

 

GIANT
‘Promise Land’
(Frontiers Records)

Line up: Terry Brock – vocals, John Roth – guitars, Mike Brignardello – bass, David L. Huff – drums, Featuring: Dann Huff – lead guitars on “Believer (Redux)” and “Save Me”, Keyboards: Tim Lauer, Jack Holder

Tracklist: Believer (Redux), Promise Land, Never Surrender, Our Love, Prisoner of Love, Two Worlds, Plenty of Love, Through My Eyes, I'll Wait For You, Dying To See You, Double Trouble, Complicated Man (Bonus track only available in the first pressing in digipak), Save Me

Grandissimi Giant. Dal loro ultimo ‘III’ li aspettavo alla prova del full length album per vedere se riuscivano a bissare quel bellissimo disco. Ecco quindi che i fratelli Huff (anche se il grandioso chitarrista Dann non è più nella line up ma si ‘limita’ nella composizione di alcuni brani e nel regalare i suoi riff nelle song elencate sopra) ci deliziano con questo nuovo album ‘Promise Land’. Un disco decisamente sopra le righe ricco di pathos, grandi passaggi Aor e un’intensa melodia di base che viene però scossa dagli ottimi riff del bravo guitar player John Roth capace di non farci rimpiangere l’axe man Dann. Tutto il disco si basa su un rock adulto, sopraffino e ricco di arrangiamenti talvolta edulcorati e anche elettrici. Tracce capaci di farci innamorare come la title track, l’opener ‘Believer’, l’hard rock di ‘Prisoner Of love’ e mi fermo altrimenti andrei avanti  per una pagina intera! Le due chicche però sono la penultima e travolgente ‘Complicated Man’ che rende omaggio a Van Halen e Mr. Big e l’ultima ‘Save Me’, caratterizzata da un eccelso rock duro con punte ‘funky’ che ne impreziosiscono la caratura tecnico-compositiva ma, soprattutto, il feeling. Un album assolutamente da avere per tutti i fans ma anche per tutti coloro che amano l’hard rock suonato da grandi professionisti!

Roby Comanducci

 

WIG WAM
‘Non Stop Rock n Roll’
(Frontiers)

Line up: Glam — vocals, Teeny — guitars, Flash — bass, Sporty — drums

Tracklist: 1 Do Ya Wanna Taste It, 2 Walls Come Down, 3 Wild One, 4 C’mon Everybody, 5 Man In The Moon, 6 Still I’m Burning, 7 All You Wanted, 8 Non Stop Rock And Roll, 9 From Here, 10 Rocket Through My Heart, 11 Chasing Rainbows, 12 Gotta Get It On (Bonus track)

L’avrò ascoltato 50 volte prima di mettermi davanti al pc a scrivere questa review, questo perché sono partito scettico e prevenuto per poi tramutarmi in autentico sostenitore del combo norvegese. Sapevo un po’ di news sul loro conto: provenienti dalla contea di Østfold, questi quattro matti glamsters iniziarono a muovere i primi passi nel 2001 ma solo nel 2004 vide la luce il debut album  ‘667 ... The Neighbour Of The Beast’ che poi venne stampato l’anno successivo nel resto d’europa col titolo cambiato in ‘Hard To Be A Rock'n'Roller…In Kiev’. Pensate…hanno ottenuto così tanto successo in patria che hanno persino un seguito di fedelissimi fans che si son chiamati Wig Wamaniacs…e questo la dice lunga sull’operato dei nostri!! Il secondo album ‘Wig Wamania’uscì nel 2006 e poi abbiamo dovuto aspettare il 2010 per sentire cosa il singer che si è fatto chiamare nientepopodimenoche ‘glam’ ha partorito in questo suo nuovo album ‘Non Stop Rock and Roll’ insieme ai suoi compagni ‘di ventura’. Ebbene ragazzi se siete alla ricerca di un vero party rock album questo lavoro dei Wig Wam è pane per i vostri denti. Qui siamo al cospetto del più puro glam rock style anni ottanta; nessuna contaminazione col nuovo glam metal attuale, nessuna sonorità simile ad Hardcore Superstar et similia e/o contaminazioni punk. In queste dodici tracce avrete un must di musica che sembra scaturita dai Roxx Gang, Poison (primo album…), Tigertailz e se vogliamo accomunarli a qualche acts più attuale direi i The Poodles. Atmosfere allegre e dedite ad un semplice ma ‘ficcante’ rock’n’roll, chorus line ripetitive e ‘mielose’ che ti entrano nel cervello e non vanno più via, anthem e arena song da cantare a squarciagola coi vostri amici e la giusta dose di melodia e adrenalina a cesellare il tutto. Un ottimo lavoro di chitarra ritmica che sputa fuori veri e propri riff taglienti ed azzeccati più che sterili solos del tutto inutili in questo contesto è la giusta ciliegina sulla torta (lo stile di chitarra mi ricorda il CC DeVille dei primi album dei Poison…tanto per capirci). Bella la voce del vocalist Glam e precisa e pulsante (quando serve) la sezione ritmica. Già dall’opener ‘DoYa Wanna Taste It’ atmosfere catchy si sommano a riff taglienti per traghettarci alle successive tracce. ‘Walls Come Down’ sembra presa dal repertorio dei sopracitati The Poodles, mentre ‘C’mon Everybody’ è proprio una classica ‘arena song’. ‘Wild One’ ci ricorda con il suo ritmo e le sue chorus line il puro glam rock di metà eighties e per chi vuole schiacciare il piede sull’acceleratore e ballare ecco servita la title track;  se volete invece una song più ammaliante ecco la stupenda ‘Rocket Through My Heart’ pregna di pathos e armonie decisamente sopra le righe anche se sempre su una base assolutamente hard. Ottimo rock che strizza l’occhio alle classifiche radiofoniche lo sentite su ‘All You Wanted’. Bellissima anche ‘Chasing Rainbows’ soprattutto per le sue chorus line impreziosite dal coro dei bambini nel finale oppure l’hard rock grintoso della bonus track ‘Gotta Get it’. Non aggiungo altro. Disco da avere immediatamente!!!

Roby Comanducci  

 

 

KEEL
“Streets of Rock n Roll”
(Frontiers)

Line up: Ron Keel – voce, Bryan Jay - chitarra solista, Marc Ferrari – chitarra, Geno Arce – basso, Dwain Miller - batteria

Tracklist: Hit the Ground Running, Come Hell or High Water, Streets of Rock N Roll, Push & Pull, Brothers in Blood, Hold Steady, Live, Does Anybody Believe, No More Lonely Nights, The Devil May Care, Lookin' for a Good Time, Gimme That

Dopo lo scioglimento targato 1989 (periodo dell’uscita di ‘Larger than Live’ – album in parte live) Mr. Ron Keel non ha dato più adito nel mostrare interesse nel riformare la gloriosa band di ‘The Right to Rock’, album di class metal che nel 1985 riscosse grande successo (nel quale ci mise lo zampino in fase di produzione anche un certo Gene Simmons…) e, ad ora, è il disco ‘clou’ della loro discografia. Quindi dopo l’intenzione, poi avverata, della reunion con la band – line up identica (eccetto il bass player) di quell’album ormai storico, i nostri ci hanno regalato il ‘seguito’ della loro storia discografica dopo ben vent’anni che risponde al nome di ‘Streets of Rock n Roll’, titolo quanto mai significativo, evocativo e, perché no, anche scaramantico per il futuro!! Ron accompagnato dai due axe man Bryan e Marc sciorinano una manciata di song sempre rimanendo fedeli al loro sound che riprende a piene mani dal già menzionato ‘The Right…’ (tra l’altro anch’esso recentemente ristampato dalla sempre più prolifica Frontiers) e che ci regala un class metal magari non originalissimo ma sempre di ottima qualità e ricco di momenti eufonici e di forte adrenalina al tempo stesso. Le song dei keel , da sempre, si son basate su un “heavy rock” leggero e anche commerciale che può soddisfare diverse esigenze in fattore di gusti musicali. ‘Streets…’ si fa ben apprezzare, appunto, per queste caratteristiche e ascoltando brani come l’up tempo ‘Push & Call’, l’hard rock della title track e di pezzi come ‘Hit The Ground Running’, la pulsante ‘Come Hell or High Water’ e la bonjoviana ballad ‘Does Anybody Believe’ capirete bene quanto appena scritto. Un gradito ritorno che speriamo porti altri album e un prospero futuro!

Roby Comanducci     

 

 




MARKONEE
‘See The Thunder’
(Escape / Frontiers)

Tracklist: Way 2 Go, Women & Whiskey, See The Thunder, Shore Of Another Sea, The Big K, The Cross Between The Lines, Brand New Day, Back On Me, Cherry Blossom, I Believe In Father Christmas

Line up: Gabriele Gozzi – Vocals, Carlo Bevilacqua – Guitar, Stefano Peresson - Guitar, Keyboards, Luigi Frati – Bass, Ivano Zanotti - Drums

In assoluto un album imperdibile per tutti gli amanti dell’hard rock d’autore con la ‘A’ maiuscola. Questo album dei nostrani Markonee (e scusate per il leggero ritardo di pubblicazione di questa review...) non ha nulla da invidiare a molte blasonate e storiche band d’oltreoceano anzi, si attesta e supera di gran lunga molti ‘mostri sacri’ di questo genere che quest’anno non hanno saputo offrire lavori degni di nota. La band di Gabriele Gozzi & Co. si è fatta notare addirittura dal grande Beau Hill (produttore di Ratt, Winger, Alice cooper) che ha ben appoggiato questo lavoro producendolo in toto. Il risultato, come già scritto sopra, è entusiasmante: i nostri ci regalano dieci tracce cariche di feeling e originalità ma, soprattutto, capaci di ammaliare l’ascoltatore con sonorità taglienti e pompose al tempo stesso. Basta ascoltare il tris di autentiche hard rock killer song ‘Way 2 Go’, ‘Women & Whiskey’, ‘See The Thunder’ che aprono il disco in pompa magna dimostrando cosa si deve fare per saper “rockare” nel modo giusto. Una nota sopra la media la merita la stupenda ‘The Cross Between The Lines’, quasi un up tempo con un eccelso lavoro in fase di ritmica che incalza per tutta la song e ci elettrizza fino all’ultimo secondo. C’è spazio anche per song melodiche (ma non ballad attenzione) quali ‘Cherry Blossom’ o aperture melodiche-armoniche in stile Stryper su ‘Brand New Day’; praticamente un album completo che dovrete sicuramente far entrare nella vostra personale collezione di dischi.

Roby Comanducci

  

 

LOS ANGELES
‘Neverland’
(Frontiers)

line up: Michele Luppi – Vocals, Fabrizio Grossi – Bass & producer.
guest musicians : Eric Ragno – Keyboards, Roberto Priori – Guitars, Joey Sykes – Guitars, George Lynch – Guitars, Tony "AJ" Morra on drums

tracklist: Neverland, Nothing to Hide, City of Angels, Promises, Wait For You, Nowhere To Run, Tonight Tonight, Higher Love, Living Inside, Welcome To My Life, Paradise

In assoluto uno dei migliori album partoriti dall’appena conclusosi 2009, questo secondo full lenght album dei Los Angeles è un autentico concentrato di melodia e adrenalina allo stato puro. E’ un ulteriore piacere sapere che tale prodotto è parto di un nostro grande singer, Mr. Luppi (cantante dei primi Vision Divine) e del produttore-bassista Fabrizio Grossi. Ad accompagnarli in questa stupenda alchimia di suoni troviamo persino l’axe man George Lynch che ha dato un suo contributo su ‘Nowhere To Run’. L’album è entusiasmante dalla prima all’ultima song e Michele Luppi da un vero ‘saggio’ di come bisognerebbe cantare l’hard rock regalandoci autentiche performance vocali e momenti ricchi di pathos. La struttura delle song è tecnica al punto giusto ma molto orecchiabile e da ‘vasto airplay’, cosa che rende ‘Neverland’ un album appetibile da diverse tipologie di fans. Potrete ammaliarvi con le melodie delle suadenti ‘City Of Angels’ e ‘Higher Love’ come elettrizzarvi con la dirompente opener ‘Neverland’ dedita ad un robusto hard rock. Tracce di eccelso melodic rock che sfocia nel FM rock di puro stampo americano le sentirete ascoltando le belle ‘Living Indide’ e ‘Welcome to my Life’, mentre un gaudioso AOR sound lo troverete in ‘Tonight Tonight’. Una menzione particolare per la piccola perla del disco: ‘Promises’. Una ballad ricca di pathos e armonie che colpiscono direttamente l’anima e ti fanno ascoltare la canzone all’infinito senza stancarti mai. In assoluto un album da avere perché di vera e buona musica ne abbiamo veramente bisogno!

Roby Comanducci        




BABYLON BOMBS
“Babylon’s Burning”
 (Babylon On And On Records/Deaf & Dumb Music)

tracklist: Liberation, Babylon’s Burning, Resurrection Love, Nobody’s Home, Angel Eyes, It’s Alright, Everywhere The Wind Blows, Winding Road, Rattle My Bones, Shine One, Goodbye, Good Luck, Fade Away

line up: Dani - voce e chitarra, Jon – chitarra, Ricky – basso, Swaint - batteria

I Babylon Bombs sono un’altra delle realtà scandinave che si stan facendo strada nel panorama sleaze/glam/street già popolato da numerosissime band di medesima provenienza. Il quartetto stoccolmese, che ha appena effettuato un cambio di line-up con il giovane ma talentuoso Ricky al posto di Martin al basso (anche se è da sottolineare che l’album è stato interamente suonato da quest’ultimo), propone un album ben riuscito dal sound perfetto, registrato nei famosi Polar Studio di Stoccolma e mixato e prodotto con l’aiuto di Chris Laney, nome importantissimo della scena musicale svedese (Europe, Crashdiet tra i tanti) e che si discosta dai due lavori precedenti “Cracked Wide Open and Buried” (2005) e “Doin’ You Nasty” (2006) grazie ad un suono più hard ed accattivante. La traccia di apertura “Liberation” è come la bomba scagliata in copertina dai cui i 4 ragazzi fuggono: secondo singolo estratto corredato da un video visibile sulla loro pagina Myspace e traccia d’apertura dei loro recenti live, dà subito una bella scarica di energia e adrenalina che percorre tutte le tracce con un intro caratterizzato dalla presenza del violino e l’introduzione di uno dei temi fondamentali del disco: “è ora di scappare, rompi la gabbia, liberati”. Segue la titletrack “Babylon’s Burning” introdotta dal rintoccare di una campana, il ritmo continua ad essere aggressivo, coi riff e gli assoli di Jon, la voce calda e intensa di Dani, i toni cupi del basso e lo scatenarsi della batteria. La traccia numero 3, “Resurrection Love” ci riporta ai Babylon Bombs dei dischi precedenti, con un sound più pacato ma allo stesso tempo ricercato nelle strofe e che costituisce forse la traccia più caratteristica dell’album. “Nobody’s Home” è la tipica canzone che come parte ti fa venire voglia di ballare, con un ritornello un pò scioglilingua in cui si riprende il tema del sentirti libero di fare un pò come ti pare, del renderti irreperibile e sfuggevole (c’è forse una citazione dai Motley “’cause I’m a live wire”?). Si continua con “Angel Eyes”, canzone che qualsiasi ragazza vorrebbe sentirsi dedicare dal proprio compagno, il ritmo è veloce, scandito dall’alternanza vocale coro/solista e il suono della batteria che accompagna ricorda il battito delle mani. E così siamo arrivati alla ballad, una delle tracce migliori dell’album: “It’s Alright”. I toni si addolciscono, l’atmosfera si rilassa e la melodia accompagna in questo viaggio all’insegna delle emozioni che si provano sul finire di una storia d’amore. Bello non solo il sound acustico ma le liriche stesse in cui è presente un’altra citazione (“You don’t know what you got ‘til it’s gone”) forse a sottolineare l’influsso che band del calibro dei Cinderella hanno avuto sulla produzione di questo album. Con la canzone successiva “Everywhere The Wind Blows” si ritorna alle sonorità più allegre, da sottolineare in questo pezzo la presenza dell’armonica e dei cori femminili, che ricordano i toni un pò da saloon. Personalmente adoro l’intro della seguente “Winding Road” che ti permette di immergerti in un’atmosfera da viaggio percorrendo questa strada tortuosa che altri non è che la strada a cui ti conduce una storia d’amore. “Rattle My Bones” ha un tipico suono rock ‘n’ roll, un pezzo trascinante, colorito dalla presenza del megafono alla Scott Weiland dei vecchi Velvet Revolver. “Shine On” invece mi ricorda un pò gli Hardcore Superstar di “Beg For It” soprattutto nella parte iniziale e nella batteria, a un certo punto si assiste ad un intermezzo che riprende un pò tutte le tracce precedenti (l’intro di “Babylon’s Burning” così come il ritornello di “Nobody’s Home” e  “Resurrection Love”). Chiudono l’album, “Goodbye, Good Luck”, primo singolo estratto, e “Fade Away” che confermano la ben riuscita di questo lavoro che si introduce a sorpresa nella lista dei migliori album del 2009 (non a caso è candidato come Best Sleaze Album agli Swedish Metal Awards 2010, uno dei riconoscimenti più importanti per la scena rock/metal svedese).

Pretty Little Thing

 

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