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Line up: Mikael Erlandsson – lead vocals and keyboards, Andy Malecek – lead guitars, Jamie Borger – drums and backing vocals, Nalley Pahlsson – bass and backing vocals Tracklist: Heaven and Earth, Caught in between, Top of the world, Candle in the dark, Come rain or shine, Heartbreaker, Last Mistake, See my baby jive, Renegade, What’s on your mind, How Long, Surrender, Running on like water, Jenny’s Eyes Dal 2004 questi SIGNORI dell’hard rock melodico ci deliziano con album sopra le righe, ricchi di pathos e armonie sublimi. Molti di voi li conosceranno già anche per la militanza in line up dell’ex chitarrista dei Fair Warning Andy Malececk e del purtroppo recentemente scomparso Marcel Jacob, ex bass player del funambolico Malmesteen, che però è riuscito a lasciare la sua traccia compositiva e addirittura il suo breve bass solo ‘Heaven and Earth’ che apre il disco e dove si sente la sua voce. Eh si, purtroppo il bravo Marcel ci ha lasciato proprio durante l’incisione di questo cd e la band, ovviamente, dedica l’intero lavoro a lui. Sarà forse un caso, ma l’intero album traspira melanconia e tristezza che, nel linguaggio della band, vogliono dire grandissime musicalità e eufonie da pelle d’oca. E’ ovvio, comunque, che la tristezza rimane. RIP Marcel!! Torniamo espressamente al disco e quindi lodiamo le gesta di questi eccelsi musicisti che hanno realizzato undici song e due cover da assaporare in ogni loro piccolo dettaglio; consiglio vivamente, la prima volta, di ascoltare il cd in cuffia e magari con luce soffusa, vedrete che emozioni saprà regalarvi! Già dalla prima ‘Caught in Between’ (dico prima perché ‘Heaven …’ è solo un breve solos di 40 secondi) si ascolta grande rock che rimembra i migliori Fair Warning capaci di offrire melodia e adrenalina nello stesso pezzo. Infatti l’hard rock di ‘Top of The World’ è li a dimostrare quanto appena scritto come anche ‘Heratbreaker’ e ‘What’s on your mind’. La semi ballad ‘Renegade’ merita una menzione particolare: da sola vale l’acquisto del disco essendo un brano ricco di aperture melodiche da vasto air play, chorus line sognanti e, come sempre, un guitar and keyboards sound da cardiopalma. Stupenda anche la ballata finale ‘Jenny’s Eyes’ e interessanti le cover di ‘Surrender’ (Cheap Trick) e il rock’n’roll ‘See my baby jive’ (Wizzard). Praticamente un album quasi perfetto che farà la gioia di molti di voi. Grandi Last Autumn’s Dream! Roby Comanducci
Line Up: Brian Howe – vocals; Brooks Paschal, Dean Aicher, James Paul Wisner, Tyson Shipman, Pat Travers - guitars; Brooks Paschal, Miguel Gonzalez and Wayne Nelson - bass; Matt Brown - drums; Luke Davids – piano, strings. Tracklist: 1. I’m Back; 2. Life’s Mystery; 3. There’s this Girl; 4. Could Have Been You; 5. Surrounded; 6. Flying; 7. How It Could Have Been; 8. My Town; 9. How ‘Bout That; 10. Feels Like I’m Coming Home; 11. If You Want Trouble; 12. Feelings ; 13. Holy Water; 14. Little George Street. Lead vocalist per Ted Nugent in "Penetrator" (1983) e frontman dei Bad Company in sostituzione di Paul Rodgers, Brian Howe torna in campo, tredici anni dopo il primo album solista "Tangled in Blue" ("Touch" in Europa), col suo "Circus Bar". Concepito durante un "ritiro" a Lake Atitlan, in Guatemala, alla ricerca della giusta ispirazione, prende il titolo dal bar gestito da performer del circo dove Brian e Brooks Paschal (ex Sullivan - producer e songwriting partner) hanno scritto parte delle nuove tracce. Il sound è caratterizzato da atmosfere vellutate e malinconiche apprezzabili soprattutto nelle ballate "Surrounded" e l'acustica "Flying", ma l'album non difetta di pezzi più vitali come l'apertura "I'm Back" o "There's this Girl", l'AOR di "Life's Mystery" e il ritornello accattivante di " Could Have Been You". "Circus Bar" comprende anche due brani dei Bad Company: " How ‘Bout That" riproposta senza importanti differenze e " Holy Water" presentata, invece, in versione ballad.
line up: bass, guitars, vocals- Bruce Kulick. Special guest: Tobias Sammett (EdGuy, Avantasia) and Eric Singer (Kiss), Doug Fieger (lead vocalist of The Knack), Steve Lukather (Toto), John Corabi & more Tracklist: 1.Fate; 2.Ain't Gonna Die; 3.No Friend of Mine; 4.Hand of the King; 5.I'll Survive; 6.Dirty Girl; 7.Final Mile; 8.I'm the Animal; 9.And I Know; 10.Between the Lines; 11.Life; 12.Skydome (Bonus Track). Come il titolo suggerisce, ci troviamo di fronte al terzo album di Bruce Kulick, ventennale chitarrista dei Kiss. Dopo "Audiodog" e "Transformer", Bruce continua la sua produzione solista nelle undici tracks dal sound eteregoneo di "BK3" . Scriverne la line up è davvero un'impresa, infatti, alla produzione dell'album hanno collaborato un buon numero di grandi nomi, a partire da Gene Simmons (Kiss) alla voce nel secondo pezzo "Ain't Gonna Die", John Corabi (Mötley Crüe, Union) in "No Friend of Mine", Il figlio di Gene, Nick Simmons, nel singolo "Hand of the King", Doug Fieger (The Knack) con "Dirty Girl", Tobias Sammett (Edguy, Avantasia) ed Eric Singer (Kiss) in "I'm the Animal" e Steve Lukather (TOTO) nella strumentale "Between the Lines". L'insieme di tutti questi ottimi artisti ha portato alla creazione di una sorta di raccolta, un'unione di pezzi di diverso genere e carattere, i quali sono però, riuscitamente, tenuti assieme dalle splendidi parti di chitarra di Bruce Kulick, elemento comune e di forza dell'album. I suoni duri e frenetici di "Fate", scritta unitamente a Kevin Churko, si oppongono alle melodiche ballads di "I'll Survive" e "Final Mile", mentre l'accessibile "Dirty Girl" ha ben poco in comune con la bellissima "I'm the Animal", con l'assolo di Bruce e i toni bassi della voce di Nick Simmons in "Hand of the King" o con "No Friend of Mine", il pezzo maggiormente degno di nota dell'intero album. La filosofica "Life" chiude la nuova creazione di Bruce Kulick che, soltanto nell'edizione europea, vede in aggiunta una dodicesima traccia, "Skydome" tratta da "Audiodog", la sua prima produzione da solista. Lale Brunette
GIANT Line up: Terry Brock – vocals, John Roth – guitars, Mike Brignardello – bass, David L. Huff – drums, Featuring: Dann Huff – lead guitars on “Believer (Redux)” and “Save Me”, Keyboards: Tim Lauer, Jack Holder Tracklist: Believer (Redux), Promise Land, Never Surrender, Our Love, Prisoner of Love, Two Worlds, Plenty of Love, Through My Eyes, I'll Wait For You, Dying To See You, Double Trouble, Complicated Man (Bonus track only available in the first pressing in digipak), Save Me Grandissimi Giant. Dal loro ultimo ‘III’ li aspettavo alla prova del full length album per vedere se riuscivano a bissare quel bellissimo disco. Ecco quindi che i fratelli Huff (anche se il grandioso chitarrista Dann non è più nella line up ma si ‘limita’ nella composizione di alcuni brani e nel regalare i suoi riff nelle song elencate sopra) ci deliziano con questo nuovo album ‘Promise Land’. Un disco decisamente sopra le righe ricco di pathos, grandi passaggi Aor e un’intensa melodia di base che viene però scossa dagli ottimi riff del bravo guitar player John Roth capace di non farci rimpiangere l’axe man Dann. Tutto il disco si basa su un rock adulto, sopraffino e ricco di arrangiamenti talvolta edulcorati e anche elettrici. Tracce capaci di farci innamorare come la title track, l’opener ‘Believer’, l’hard rock di ‘Prisoner Of love’ e mi fermo altrimenti andrei avanti per una pagina intera! Le due chicche però sono la penultima e travolgente ‘Complicated Man’ che rende omaggio a Van Halen e Mr. Big e l’ultima ‘Save Me’, caratterizzata da un eccelso rock duro con punte ‘funky’ che ne impreziosiscono la caratura tecnico-compositiva ma, soprattutto, il feeling. Un album assolutamente da avere per tutti i fans ma anche per tutti coloro che amano l’hard rock suonato da grandi professionisti! Roby Comanducci
WIG WAM Line up: Glam — vocals, Teeny — guitars, Flash — bass, Sporty — drums Tracklist: 1 Do Ya Wanna Taste It, 2 Walls Come Down, 3 Wild One, 4 C’mon Everybody, 5 Man In The Moon, 6 Still I’m Burning, 7 All You Wanted, 8 Non Stop Rock And Roll, 9 From Here, 10 Rocket Through My Heart, 11 Chasing Rainbows, 12 Gotta Get It On (Bonus track) L’avrò ascoltato 50 volte prima di mettermi davanti al pc a scrivere questa review, questo perché sono partito scettico e prevenuto per poi tramutarmi in autentico sostenitore del combo norvegese. Sapevo un po’ di news sul loro conto: provenienti dalla contea di Østfold, questi quattro matti glamsters iniziarono a muovere i primi passi nel 2001 ma solo nel 2004 vide la luce il debut album ‘667 ... The Neighbour Of The Beast’ che poi venne stampato l’anno successivo nel resto d’europa col titolo cambiato in ‘Hard To Be A Rock'n'Roller…In Kiev’. Pensate…hanno ottenuto così tanto successo in patria che hanno persino un seguito di fedelissimi fans che si son chiamati Wig Wamaniacs…e questo la dice lunga sull’operato dei nostri!! Il secondo album ‘Wig Wamania’uscì nel 2006 e poi abbiamo dovuto aspettare il 2010 per sentire cosa il singer che si è fatto chiamare nientepopodimenoche ‘glam’ ha partorito in questo suo nuovo album ‘Non Stop Rock and Roll’ insieme ai suoi compagni ‘di ventura’. Ebbene ragazzi se siete alla ricerca di un vero party rock album questo lavoro dei Wig Wam è pane per i vostri denti. Qui siamo al cospetto del più puro glam rock style anni ottanta; nessuna contaminazione col nuovo glam metal attuale, nessuna sonorità simile ad Hardcore Superstar et similia e/o contaminazioni punk. In queste dodici tracce avrete un must di musica che sembra scaturita dai Roxx Gang, Poison (primo album…), Tigertailz e se vogliamo accomunarli a qualche acts più attuale direi i The Poodles. Atmosfere allegre e dedite ad un semplice ma ‘ficcante’ rock’n’roll, chorus line ripetitive e ‘mielose’ che ti entrano nel cervello e non vanno più via, anthem e arena song da cantare a squarciagola coi vostri amici e la giusta dose di melodia e adrenalina a cesellare il tutto. Un ottimo lavoro di chitarra ritmica che sputa fuori veri e propri riff taglienti ed azzeccati più che sterili solos del tutto inutili in questo contesto è la giusta ciliegina sulla torta (lo stile di chitarra mi ricorda il CC DeVille dei primi album dei Poison…tanto per capirci). Bella la voce del vocalist Glam e precisa e pulsante (quando serve) la sezione ritmica. Già dall’opener ‘DoYa Wanna Taste It’ atmosfere catchy si sommano a riff taglienti per traghettarci alle successive tracce. ‘Walls Come Down’ sembra presa dal repertorio dei sopracitati The Poodles, mentre ‘C’mon Everybody’ è proprio una classica ‘arena song’. ‘Wild One’ ci ricorda con il suo ritmo e le sue chorus line il puro glam rock di metà eighties e per chi vuole schiacciare il piede sull’acceleratore e ballare ecco servita la title track; se volete invece una song più ammaliante ecco la stupenda ‘Rocket Through My Heart’ pregna di pathos e armonie decisamente sopra le righe anche se sempre su una base assolutamente hard. Ottimo rock che strizza l’occhio alle classifiche radiofoniche lo sentite su ‘All You Wanted’. Bellissima anche ‘Chasing Rainbows’ soprattutto per le sue chorus line impreziosite dal coro dei bambini nel finale oppure l’hard rock grintoso della bonus track ‘Gotta Get it’. Non aggiungo altro. Disco da avere immediatamente!!! Roby Comanducci
KEEL Line up: Ron Keel – voce, Bryan Jay - chitarra solista, Marc Ferrari – chitarra, Geno Arce – basso, Dwain Miller - batteria Tracklist: Hit the Ground Running, Come Hell or High Water, Streets of Rock N Roll, Push & Pull, Brothers in Blood, Hold Steady, Live, Does Anybody Believe, No More Lonely Nights, The Devil May Care, Lookin' for a Good Time, Gimme That Dopo lo scioglimento targato 1989 (periodo dell’uscita di ‘Larger than Live’ – album in parte live) Mr. Ron Keel non ha dato più adito nel mostrare interesse nel riformare la gloriosa band di ‘The Right to Rock’, album di class metal che nel 1985 riscosse grande successo (nel quale ci mise lo zampino in fase di produzione anche un certo Gene Simmons…) e, ad ora, è il disco ‘clou’ della loro discografia. Quindi dopo l’intenzione, poi avverata, della reunion con la band – line up identica (eccetto il bass player) di quell’album ormai storico, i nostri ci hanno regalato il ‘seguito’ della loro storia discografica dopo ben vent’anni che risponde al nome di ‘Streets of Rock n Roll’, titolo quanto mai significativo, evocativo e, perché no, anche scaramantico per il futuro!! Ron accompagnato dai due axe man Bryan e Marc sciorinano una manciata di song sempre rimanendo fedeli al loro sound che riprende a piene mani dal già menzionato ‘The Right…’ (tra l’altro anch’esso recentemente ristampato dalla sempre più prolifica Frontiers) e che ci regala un class metal magari non originalissimo ma sempre di ottima qualità e ricco di momenti eufonici e di forte adrenalina al tempo stesso. Le song dei keel , da sempre, si son basate su un “heavy rock” leggero e anche commerciale che può soddisfare diverse esigenze in fattore di gusti musicali. ‘Streets…’ si fa ben apprezzare, appunto, per queste caratteristiche e ascoltando brani come l’up tempo ‘Push & Call’, l’hard rock della title track e di pezzi come ‘Hit The Ground Running’, la pulsante ‘Come Hell or High Water’ e la bonjoviana ballad ‘Does Anybody Believe’ capirete bene quanto appena scritto. Un gradito ritorno che speriamo porti altri album e un prospero futuro! Roby Comanducci
Tracklist: Way 2 Go, Women & Whiskey, See The Thunder, Shore Of Another Sea, The Big K, The Cross Between The Lines, Brand New Day, Back On Me, Cherry Blossom, I Believe In Father Christmas In assoluto un album imperdibile per tutti gli amanti dell’hard rock d’autore con la ‘A’ maiuscola. Questo album dei nostrani Markonee (e scusate per il leggero ritardo di pubblicazione di questa review...) non ha nulla da invidiare a molte blasonate e storiche band d’oltreoceano anzi, si attesta e supera di gran lunga molti ‘mostri sacri’ di questo genere che quest’anno non hanno saputo offrire lavori degni di nota. La band di Gabriele Gozzi & Co. si è fatta notare addirittura dal grande Beau Hill (produttore di Ratt, Winger, Alice cooper) che ha ben appoggiato questo lavoro producendolo in toto. Il risultato, come già scritto sopra, è entusiasmante: i nostri ci regalano dieci tracce cariche di feeling e originalità ma, soprattutto, capaci di ammaliare l’ascoltatore con sonorità taglienti e pompose al tempo stesso. Basta ascoltare il tris di autentiche hard rock killer song ‘Way 2 Go’, ‘Women & Whiskey’, ‘See The Thunder’ che aprono il disco in pompa magna dimostrando cosa si deve fare per saper “rockare” nel modo giusto. Una nota sopra la media la merita la stupenda ‘The Cross Between The Lines’, quasi un up tempo con un eccelso lavoro in fase di ritmica che incalza per tutta la song e ci elettrizza fino all’ultimo secondo. C’è spazio anche per song melodiche (ma non ballad attenzione) quali ‘Cherry Blossom’ o aperture melodiche-armoniche in stile Stryper su ‘Brand New Day’; praticamente un album completo che dovrete sicuramente far entrare nella vostra personale collezione di dischi. Roby Comanducci
LOS ANGELES line up: Michele Luppi – Vocals, Fabrizio Grossi – Bass & producer. tracklist: Neverland, Nothing to Hide, City of Angels, Promises, Wait For You, Nowhere To Run, Tonight Tonight, Higher Love, Living Inside, Welcome To My Life, Paradise In assoluto uno dei migliori album partoriti dall’appena conclusosi 2009, questo secondo full lenght album dei Los Angeles è un autentico concentrato di melodia e adrenalina allo stato puro. E’ un ulteriore piacere sapere che tale prodotto è parto di un nostro grande singer, Mr. Luppi (cantante dei primi Vision Divine) e del produttore-bassista Fabrizio Grossi. Ad accompagnarli in questa stupenda alchimia di suoni troviamo persino l’axe man George Lynch che ha dato un suo contributo su ‘Nowhere To Run’. L’album è entusiasmante dalla prima all’ultima song e Michele Luppi da un vero ‘saggio’ di come bisognerebbe cantare l’hard rock regalandoci autentiche performance vocali e momenti ricchi di pathos. La struttura delle song è tecnica al punto giusto ma molto orecchiabile e da ‘vasto airplay’, cosa che rende ‘Neverland’ un album appetibile da diverse tipologie di fans. Potrete ammaliarvi con le melodie delle suadenti ‘City Of Angels’ e ‘Higher Love’ come elettrizzarvi con la dirompente opener ‘Neverland’ dedita ad un robusto hard rock. Tracce di eccelso melodic rock che sfocia nel FM rock di puro stampo americano le sentirete ascoltando le belle ‘Living Indide’ e ‘Welcome to my Life’, mentre un gaudioso AOR sound lo troverete in ‘Tonight Tonight’. Una menzione particolare per la piccola perla del disco: ‘Promises’. Una ballad ricca di pathos e armonie che colpiscono direttamente l’anima e ti fanno ascoltare la canzone all’infinito senza stancarti mai. In assoluto un album da avere perché di vera e buona musica ne abbiamo veramente bisogno! Roby Comanducci
BABYLON BOMBS tracklist: Liberation, Babylon’s Burning, Resurrection Love, Nobody’s Home, Angel Eyes, It’s Alright, Everywhere The Wind Blows, Winding Road, Rattle My Bones, Shine One, Goodbye, Good Luck, Fade Away I Babylon Bombs sono un’altra delle realtà scandinave che si stan facendo strada nel panorama sleaze/glam/street già popolato da numerosissime band di medesima provenienza. Il quartetto stoccolmese, che ha appena effettuato un cambio di line-up con il giovane ma talentuoso Ricky al posto di Martin al basso (anche se è da sottolineare che l’album è stato interamente suonato da quest’ultimo), propone un album ben riuscito dal sound perfetto, registrato nei famosi Polar Studio di Stoccolma e mixato e prodotto con l’aiuto di Chris Laney, nome importantissimo della scena musicale svedese (Europe, Crashdiet tra i tanti) e che si discosta dai due lavori precedenti “Cracked Wide Open and Buried” (2005) e “Doin’ You Nasty” (2006) grazie ad un suono più hard ed accattivante. La traccia di apertura “Liberation” è come la bomba scagliata in copertina dai cui i 4 ragazzi fuggono: secondo singolo estratto corredato da un video visibile sulla loro pagina Myspace e traccia d’apertura dei loro recenti live, dà subito una bella scarica di energia e adrenalina che percorre tutte le tracce con un intro caratterizzato dalla presenza del violino e l’introduzione di uno dei temi fondamentali del disco: “è ora di scappare, rompi la gabbia, liberati”. Segue la titletrack “Babylon’s Burning” introdotta dal rintoccare di una campana, il ritmo continua ad essere aggressivo, coi riff e gli assoli di Jon, la voce calda e intensa di Dani, i toni cupi del basso e lo scatenarsi della batteria. La traccia numero 3, “Resurrection Love” ci riporta ai Babylon Bombs dei dischi precedenti, con un sound più pacato ma allo stesso tempo ricercato nelle strofe e che costituisce forse la traccia più caratteristica dell’album. “Nobody’s Home” è la tipica canzone che come parte ti fa venire voglia di ballare, con un ritornello un pò scioglilingua in cui si riprende il tema del sentirti libero di fare un pò come ti pare, del renderti irreperibile e sfuggevole (c’è forse una citazione dai Motley “’cause I’m a live wire”?). Si continua con “Angel Eyes”, canzone che qualsiasi ragazza vorrebbe sentirsi dedicare dal proprio compagno, il ritmo è veloce, scandito dall’alternanza vocale coro/solista e il suono della batteria che accompagna ricorda il battito delle mani. E così siamo arrivati alla ballad, una delle tracce migliori dell’album: “It’s Alright”. I toni si addolciscono, l’atmosfera si rilassa e la melodia accompagna in questo viaggio all’insegna delle emozioni che si provano sul finire di una storia d’amore. Bello non solo il sound acustico ma le liriche stesse in cui è presente un’altra citazione (“You don’t know what you got ‘til it’s gone”) forse a sottolineare l’influsso che band del calibro dei Cinderella hanno avuto sulla produzione di questo album. Con la canzone successiva “Everywhere The Wind Blows” si ritorna alle sonorità più allegre, da sottolineare in questo pezzo la presenza dell’armonica e dei cori femminili, che ricordano i toni un pò da saloon. Personalmente adoro l’intro della seguente “Winding Road” che ti permette di immergerti in un’atmosfera da viaggio percorrendo questa strada tortuosa che altri non è che la strada a cui ti conduce una storia d’amore. “Rattle My Bones” ha un tipico suono rock ‘n’ roll, un pezzo trascinante, colorito dalla presenza del megafono alla Scott Weiland dei vecchi Velvet Revolver. “Shine On” invece mi ricorda un pò gli Hardcore Superstar di “Beg For It” soprattutto nella parte iniziale e nella batteria, a un certo punto si assiste ad un intermezzo che riprende un pò tutte le tracce precedenti (l’intro di “Babylon’s Burning” così come il ritornello di “Nobody’s Home” e “Resurrection Love”). Chiudono l’album, “Goodbye, Good Luck”, primo singolo estratto, e “Fade Away” che confermano la ben riuscita di questo lavoro che si introduce a sorpresa nella lista dei migliori album del 2009 (non a caso è candidato come Best Sleaze Album agli Swedish Metal Awards 2010, uno dei riconoscimenti più importanti per la scena rock/metal svedese). Pretty Little Thing
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