recensioni 2008




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WASTEPIPES
‘Let Blood Boil’
(Soundtown)

Line up:  Boe-drums,shaker, Chris-vocals, kazoo, Guarro-guitars, Kina-guitars, Lava-bass guitars

Tracklist: ‘Fire In The Ice’, ‘A little Piece of You’, ‘Devil’s Tail’, ‘Straight’, ‘Tomorrow Should be Changed’ (for Ila)

Bene,bene… non li conoscevo e un sabato sera I qui presenti Wastepipes hanno suonato da noi alla dicoteca Zoe; quale miglior modo, quindi, per carpirne capacità e valore? A termine della loro esibizione di indubbia qualità e impreziosita da una stupenda cover della strafamosa ‘Rock’n’Roll’ di Plant e soci ,  ho chiesto loro il cd ed eccomi qui a scrivere due righe su questo ‘5 tracks’ registrato nel 2006. La musica dei nostri è un torrido e ammaliante hard rock venato da forti tinte blues e southern rock. Un gradevole mix di ZZ Top, American Dogs, qualcosa dei Molly Hatchet…insomma avete capito, suoni forti senza però disdegnare la melodia e tanto, ma tanto groove!!! Solo cinque song ma in grado di accontentare gli amanti del genere. L’opener ‘Fire In The Ice’ è un up tempo che deve tutto ai Texani dalla barba lunga, una song che vi farà ballare dal primo all’ultimo secondo. La seguente ‘A Little Piece…’ è una melodic song che però non è ballad bensì si avvale di una bella alternanza tra parti calme e accelerazioni ma sempre e comunque imperniata su un ricco feeling di  base. ‘Devil’s Tail’ è un hard rock potente e diretto, Molto bello ed elegante il rock di ‘Straight’ che potrebbe ricordare i maestri  Led Zeppelin e per concludere il vero lento, ‘Tomorrow…’ ricco di pathos e soavi armonie. Bel prodotto. Attendiamo quindi la prova del full lebght album. Questi i contatti del gruppo: www.myspace.com/wastepipes, www.wastepipes.it

Roby Comanducci

 

 

TYGERS OF PAN TANG
‘Animal Instinct’
(Livewire / Frontiers)

Line up: Jacopo Meille- vocals, Robb Weir-guitars, Dean Robertson – guitars, Brian west- bass, Graig Ellis- drums

Tracklist: Rock Candy, Cry Sweet Freedom, Live for the Day, Let It Burn, If You see Kay, Hot Blooded, Devils Find a Fool, Winners & losers, Cruisin’, Bury The Hatchet, Dark Rider

Non si può non parlare della New Wave of British Heavy Metal senza citare I Tygers e viceversa. Però qui non siamo in fase ‘antologica’ e credo proprio che tutti voi sappiate benissimo l’importanza storica di questo combo che insieme a Maiden, Saxon, Samson ecc… sancì la ‘rivoluzione’ del metal classico e puro heavy metal ad inizio eighties. Peccato che i TOPT siano stati meno fortunati di alcuni loro illustri colleghi che, col tempo hanno ottenuto ancor più fama e soprattutto successo ma tanté …. noi siamo amanti della bella musica NON di chi vende più o meno dischi. Il business lo lasciamo fare ad altri!  Gli anni sono passati e dopo lo stop targato 1987 i nostri sono tornati nel 2001poi nel 2003 ed infine adesso con questo new full lenght album e con il solo guitar master man Robb Weir della formazione originale, quella del superlativo ‘Spellbound’ (1981) tanto per capirci. Ad ogni modo il sound dei nostri è ancora granitico e senza sbavature ed i puristi del verio puro ed incontaminato heavy metal possono dormire sonni tranquilli ed acquistare al volo questo ‘Animal Instinct’ che darà loro molte soddisfazioni. Inoltre ricordiamo che alla voce c’è il nostro bravo e talentuoso connazionale Jacopo Mille che da sfoggio ad un ‘ugola veramente potente e elegante al tempo stesso. Il sound deve sempre tutto alla chitarra e anche queste nuove tracce trasudano heavy rock e metal senza cali di tono. Basta schiacciare play del lettore e la potente e cadenzata ‘Rock Candy’ ci inebria con tutto il suo fragore. Stesso discorso per la successiva ‘Cry Sweet Freedom’ mentre la bella ‘Live For The Day’ si attesta su un corposo hard rock. L’album prosegue tutto su questa linea e lascio a voi il compito di scoprirne il valore. Ottimo album.

Roby Comanducci

 

FROM THE INSIDE
“Visions”
(Frontier records)

Track list: Light Years, Making waves, If it’s not love, Listen to your heart, Love is no stranger, 21st century, Days of hunger, Visions, Moment to moment, One more night in heaven, Push me off, Telemetry

Band: Danny Vaughn-voce, Jimi Bell-chitarre, Eric Ragno-tastiere, Peter Lobo-batteria, Fabrizio Grossi- basso e chitarre aggiuntive. Prodotto da Fabrizio Grossi.

Molta attesa c’era tra gli appassionati per la seconda prova di questo gruppo nato nel 2004 dalla cooperazione di Danny Vaughn dei Tyketto e dall’italianissimo  produttore musicista Fabrizio Grossi che vanta innumerevoli collaborazioni. Le registrazioni sono iniziate nell’inverno 2007 per concludersi nell’inverno 2008 e il duo ha avuto l’apporto di Jimi Bell degli House of Lords alle chitarre e di validi strumentisti quali Eric Ragno e Peter Lobo. Quello che balza subito all’orecchio dell’ascoltatore è la produzione assolutamente cristallina del disco e l’abilità strumentale  di questa band che riesce a cambiare tempo in un battibaleno, non stancando mai l’ascoltatore man mano che si prosegue nell’ascolto dell’album. I brani sono tutti molto radiofonici, ho adorato da subito la canzone iniziale “Light Years” e “Listen to your heart”. “Love is no stranger” è una ballata ammaliante che ti trasporta in un’altra dimensione. In generale tutte le canzoni denotano una personalità straordinaria e nulla è lasciato al caso. Questa band ama la musica e l’ispirazione ama loro… Sottolineo anche gli assoli di classe che apporta Jimi in questo album, da lode!! Segnalo anche la title track “Visions” come episodio che rappresenta pienamente questo lavoro. Un disco che si candida tranquillamente ad essere uno dei più belli per questo 2008 in campo melodic-metal.

MauTheAlien

 

BUCKCHERRY
“Black Butterfly”
(Eleven Music)

Track List: 1-Rescue me,  Tired of you, Too drunk… ,Dreams, Talk to me, A child called “IT”, Don’t go away, Fallout, Rose, All of me, Imminent Bail out, Crea

Band: Josh Todd- lead vocals, Keith Nelson- guitars, ,slide guitar, background vocals,  Stevie D.-guitars and back vocals, Jimmy Ashhurst-bass guitar, mandolino, cimbals, back vocals,  Xavier  Muriel-drums, percussion backing vocals.

Molta attesa c’era nel mondo rock per questo quarto lavoro di questa straordinaria band rock americana capeggiata dal carismatico frontman Joshua Todd. La band con il precedente lavoro “Fiftheen” ha fatto decisamente il boom anche grazie ad uno straordinario lavoro di promozione fatto dal loro MySpace e street team che ha attirato ulteriori attenzioni e adepti al mondo Buckcherry, rispetto alle comunque notevoli credenziali precedenti della band. Il gruppo ha sempre aggiornato i suoi fans sull’evoluzione di questo “Black Butterfly” e l’attesa è stata ampiamente ricambiata. Mi sento di scrivere che siamo di fronte al disco rock più  bello che il 2008 abbia partorito finora. Sicuramente “Fiftheen”era molto bello ma erano presenti troppe ballate che spezzavano il ritmo, qui invece, le ballads sono poche e ci sono parecchi ritorni al passato iniziale della band come  in “Tired of you”. L’iniziale “Rescue me” mi ricorda i migliori The Cult rivisitati personalmente dalla band, molto funky e con un testo davvero spassosissimo e rock n’roll è il primo singolo che hanno scelto dall’album chiamato “Too drunk” che sta ricevendo anche una buonissima programmazione ad esempio su Virgin Radio. Alla fine siamo tutti un pò ubriaconi e questa canzone ti mette allegria appena la senti, tra le tante cose adoro il basso ‘slappato’ di Jimmy  Ashhurst in questo brano, eccellente! Il primo momento tranquillo arriva con la quarta canzone “Dreams”, almeno apparentemente. L’incedere può ricordare alcune delle ultime produzioni di Chris Cornell ma il ritornello viene letteralmente urlato con la solita rabbia e classe che contraddistingue Joshua Todd e che ha fatto trionfare in termini di entusiasmo la band nel recente tour americano di supporto ai grandissimi e immortali Motley Crue. L’attacco della chitarra di Jimmy e la voce raspata di Todd preannunciano un totale annientamento dei sensi ed un costante movimento di teste nella seguente “Talk to me”, dove la band fa sue lezioni magistralmente insegnate a tutti i veri rockers da quel combo leggendario che risponde al nome “Aerosmith”. L’assolo di Nelson è devastante e mi fa rimpiangere personalmente su cosa avrebbero potuto essere Slash, Duff Mc Kagan e Matt Sorum se anni fa decidevano di proseguire con loro nell’allora “The Project”… sicuramente sarebbe stata una band da leggenda…assolutamente! Si prosegue con “A child called it”, altra canzone veloce con un riff di chitarra tutto particolare di Nelson e con la sezione ritmica (formata da Ashhurst e  Xavier Muriel) letteralmente indiavolata ed ispirata e che pompa gasolina ad ogni battito.Un lento struggente è “Don’t go away” che per descriverlo semplicemente vi dico trattasi del classico lento che vorreste cantare abbracciati a qualcuno e in mancanza di quel qualcuno, cantato con il vostro animale domestico preferito che vi guarda strano per questo momento  (hahahaha…bella quest’ultima Mau!! Allora ti presto il mio MOrk ok??...ndComanducci!!). E’ sempre brutto, come recita testo della canzone, quando il tuo amato ti abbandona, tu tenti di spiegare cosa rappresenta per te e su come la propria vita sia cambiata con questa persona. Il pezzo che rimanda piu’ di tutti ai loro esordi è “Fallout”, song  che  va accanto a gemme come “Dirty Mind”per carica e bellezza e che non vedo l’ora di sentirmi dal vivo, sempre che questa band si decida ad accontentare i suoi numerosi fans italiani. Un altro pezzo mid-tempo è invece “Rose” che comunque non abbassa troppo il tono dell’album. Inaspettata  invece è “All of me “, un pezzo dove i  Buckcherry si trasportano - ..e benissimo…-  in tonalità swing ed io  immagino tale canzone come colonna sonora in un club di lap dance a Las Vegas in compagnia di qualche bella pupa del luogo. Un brano dove primeggia la voce di Todd e l’accompagnamento musicale è praticamente solo di sottofondo e addirittura abbiamo il mandolino suonato da Jimmy Ashhurst. La seguente “Imminent bail out” invece è come una bomba che deflagra appena ti avvicini inavvertitamente e ti travolge e spazza via. Una grinta pazzesca della band con un Muriel a dir poco stratosferico dietro le pelli. Sicuramente uno dei pezzi piu’ belli che ci sono in questo straordinario album. Si chiude con una track  chiamata “Cream” che ha un incedere di una marcetta militare in alcuni tratti, molto psichedelico e lento in altri momenti  e molto funky  alla Estreme tanto per capirci  in altri. Concludendo è ormai rarissimo trovare un disco che non abbia almeno un pezzo brutto, ecco questo cd è uno di quelli. Consigliatissimo anche per l’eccellente sezione multimedia presente come video, foto e bonus supplementari. Cosa dire : NON SCARICATEVELO ma  COMPRATEVELO. Disco dell’anno!

MauTheAlien

 

 

ICED EARTH
‘Crucible of Man’
(Steamhammer/SPV/Audioglobe)


Line up: Jon Schaffer – Rhythm and Lead Guitars, Backing Vocals, Matt Barlow – Lead and Backing Vocals, Brent Smedley – Drums, Troy Seele – Lead Guitar, Freddie Vidales - Bass Guitar

tracklist: In Sacred Flames / Behold the Wicked Child / Milions Of The Watch / The Revealing / A Gift Or A Curse / Crown Of The Falling / The Dimension Gauntlet / I Walk Alone/Harbinger OF Fate / Crucify The King / Sacrifical Kingdoms / Something Wicked Parte 3/ Divided And Devour / Come What May / Epilogue


Ok veniamo a questo tanto proclamato seguito del seguito,in altre parole la "Something Wicked Saga parte terza". Chi ha letto le mie passate recensioni sa che sono "un pò di parte” quando si parla di Iced Earth, e di quanto stimi codesta band… quindi il mio parere rimane sempre un falsato in questo senso. A dispetto delle altre recensioni devo ammettere che seppure il lavoro è comunque di ottima fattura, non mi ha entusiasmato un granché.. Vuoi perchè difficilmente i grandi capolavori siano difficili da ripetersi una seconda volta… (figuriamoci una terza…nda), vuoi i recenti ed ennesimi "sconvolgimenti" di formazione (il ritorno alla voce di Matt Barlow), ‘Crucible OF a Man’ ne risente irrimediabilmente! Se chiudiamo gli occhi e ci limitiamo ad ascoltare però gli Iced Earth sono ancora in grado di emozionare; il loro è comunque un marchio di fabbrica e di garanzia, non fosse per la tanto "sbandierata" saga infinita attendendoci ogni volta il capolavoro lo avremmo apprezzato sicuramente molto di più..(talvolta tanta buona pubblicità è controproducente..). Rispetto ai passati lavori della band questo nuovo album risulta il piu' melodico ed "epico"di tutti. Barlow risulta molto ispirato e la chitarra di Schaffer  beh… ormai la conoscete tutti. Forse e' sbagliato pretendere sempre il massimo da chi ha partorito certi capolavori in passato, ma manca effettivamente di "cattiveria". Ad ogni modo se amate il power-epic metal potreste adorarlo alla follia, ci troverete cori gloriosi ed assoli che solo ad ascoltarli vi ispireranno a prendere un cavallo e gettarvi con esso in battaglia!

Sam ‘Thrasher’

 

CROWN OF THORNS
‘Faith’

(Frontiers)

Line up: Jean Beauvoir – lead and backing vocals, rhythm, lead & acoustic guitars, keyboards, Tommy Lafferty – lead, rhythm & acoustic guitar, backing vocals, Michael Paige – bass & backing vocals, Hawk Lopez – drums

Tracklist: ‘Faith’, ‘All in my Head’, ‘Living In the Shadows’, ‘The One’, ‘Rock Ready’, ‘Believe Me’, ‘Nobody’, ‘Stay With Me’, ‘All I Wanna Do’, ‘Home Again’, ‘All Or Nothing’
 
Grandi Crown of Thorns, grande Jean Beauvoir leader di questo eccellente combo di hard rockers che puntualmente ci regalano autentiche chicche musicali da ‘consumare’ a forza di ascolti nel nostro lettore cd. Ecco quindi che verso fine settembre è uscito il nuovo parto discografico ‘Faith’ e, ma non ne avevo dubbi, la classe c’è ancora tutta, con grandi aperture melodiche e ricche di pathos coadiuvate da un riff working di tutto rispetto che ‘incattivisce’ alcuni brani senza però mai stravolgere la grande eufonia di base dei COT. Ho sempre seguito i passi musicali di questa band ed ho sempre ammirato la loro creatività e carisma che riescono immettere in ogni loro canzone. Originali sì e soprattutto dotati di una dose elevatissima di feeling cosa che rende i  loro prodotti sempre e comunque di elevata caratura compositiva. Abbiamo un eccelso mix di potenti hard rock song come l’opener ‘Faith’ dal riff di chitarra da dieci e lode e suadenti melodic song come la stupenda ‘Living in the Shadows’ capace di ‘strizzare l’occhio’ a certi lavori del RE Glen Hughes!!  Magnifica l’armonia di base che si respira nella ‘radiofonica’ ‘The One’ un vero hit se venisse trasmesso in radio mentre se vogliamo rockare andiamo direttamente alla traccia numero 5 ovvero ‘Rock Ready’ caratterizzata da un robusto e diretto hard rock sound. C’è spazio anche per momenti pompous rock come nella bella ‘Stay With Me’ oppure song hard rock con ampie aperture aor come la piacevolissima ‘Home Again’. Non aggiungo altro: un ulteriore album che tutti gli appassionati della musica elegante e ottimamente suonata dovrebbero possedere.

Roby Comanducci

 

DRIVER
‘Sons Of Thunder’

(Metal Heaven /Frontiers)

Line up: Rob Rock-vocals, Roy Z-guitars, Ed Roth-keyboards, Aaron Samson- bass, Reynold ”Butch Carlson” - drums

Tracklist: ‘Titans Of Speed’ (intro), ‘I’m A Warrior’, ‘Fly Away’, ‘Heart’s on Fire’, ‘Sons of Thunder’, ‘Never Give Up’, ‘Change Of Heart’, ‘Dark World’, ‘Winds of March’, ‘Only Love Can Save me Now’, ‘Tears That I Cry’, ‘I Believe In Love’

Attivi gia dai primi anni ‘90 e poi fermatisi per perseguire diversi side project ed altro, tornano al full lenght album questa super band capitanata dal duo Rob Rock, eccelso vocalist dai mille progetti e dal talento indiscutibile e dal guitar player e produttore Roy Z (tra I suoi lavori posso ricordare…Impellitteri, Axel Rudi Pell, Avantasia, Joshua , Warrior…ecc). Questo cd segna il ritorno del progetto Driver e ci regala dodici canzoni tutte di elevata caratura tecnico compositiva ma, soprattutto, dense di pathos e cariche di adrenalina. Il sound è un mix tra hard rock, heavy rock ma anche momenti più eufonici (‘Chamge of Heart’ e ‘I Believe in Love),  anche se è sempre il guitar sound a farla da padrone! In certe song ‘I’m A Warrior’ tanto per citarne una,  sembra di ascoltare i Rising Force di sua maestà Y. Malmsteen anche se qui il guitar work non è così classico bensì più tagliente e granitico. Ascoltatevi il riff assassino che da lo start alla potente ‘Hearts of Fire’ e capirete subito la “stoffa” di questi cinque eccellenti musicisti. Quasi a sfiorare lo speed metal come ritmica e arrangiamento è la title track, un autentico pugno allo stomaco che farà la gioia dei sostenitori del sound più heavy oriented. Ovviamente ci sono momenti di puro hard rock elegante e raffinato come la bella ‘Never Give Up’….insomma, questo ‘Sons of Thunder’ è sicuramente un ottimo prodotto adatto a diversi tipi di pubblico. Può accontentare il fans classico dell’hard rock ma anche il metal kids più agguerrito. Interessante!!

Roby Comanducci

 

LAUREN HARRIS
’Calm before the storm’
( Demolition records / Frontiers)

Tracklist: 1 Steal your fire-2 Your turn-3 Get over it-4 Like it or not 5-From the bottom to the top-6-Let us be-7 Come on over-8 Hit or miss-9-See through-10 You say-11-Natural thing.

Band:Lauren Harris-voce; Richie Faulkner-chitarre; Steve Harris e Randy Gregg –basso; Tommy Mc-batteria.

Quando mi è stato proposto di recensire questo cd ho subito pensato al compito ingrato che mi accingevo a compiere…. La ventunenne figlia del leggendario e storico bassista degli Iron Maiden ha più volte accompagnato nel corso di questi anni la band di papà in vari tour e festival e le opinioni dei metallari più intransigenti, sono sempre andate a parare più sul suo gradevolissimo aspetto fisico che sulla qualità della sua musica. Aspettandomi di recensire un obbrobrio musicale, visto che non l’avevo mai vista dal vivo ne tantomeno cantare, sono rimasto invece piacevolmente sorpreso da quello che la ragazza ha saputo proporre in questo gradevole debut album. Partiamo dallo smentire chi dice che la ragazza è una sprovveduta raccomandata e figlia di papà, visto che canta dall’adolescenza ed è stata scoperta dal leggendario produttore Russ Ballare (la canzone ‘Voices’ vi ricorda qualcosa? … Ebbene si, è proprio un suo hit) che dopo averla vista cantare in un pub di Londra e non sapendo manco chi fosse in quel preciso momento, le propose di cantare su materiale che stava attualmente registrando. Papà Steve certamente ha fatto del suo mettendole a disposizione, oltre a lui, affermati musicisti e clamorosamente smentendo alle mie orecchie quelli che si sono limitati a definirla come un’altra Avril Lavigne. La voce della ragazza c’è indubbiamente, e a me ha ricordato parecchio un incrocio tra l’olandese Anouk e l’ italianissima Elisa. Indubbiamente però non siamo davanti a una voce tipo Nightwish o After Forever, se cercavate una cosa simile, andate a cercare altrove. Siamo di fronte a un’eccellente ibrido di canzoni rock che si alternano anche ad episodi smaccatamente pop. Molto bella è l’iniziale “Steal your fire”, molto anni 80 in tutto, mentre  “Hurry up” -ad esempio- l’ho trovato come l’episodio che rappresenta al meglio la parte puramente pop di questo disco. Chiude una cover abbastanza riuscita degli Ufo “Natural thing” e penso che anche Michael Schenker possa aver gradito il risultato. Posso consigliare tranquillamente l’acquisto di questo cd ,che ritengo anche molto utile nei vostri tragitti in macchina poiché trasmette una belle carica positiva.

Mau TheAlien


 

Duff McKagan’s Loaded
’Wasted Heart’  Ep
(Century Media)

Track List:1-Sleaze Factory,  2-No More, 3-Executioners song,  4-IOU,  5-Wasted Heart

Band: Duff McKagan- voce,chitarre, Geoff Reading-batterie,voce,  Jeff Rouse-basso,voce,   Mike Squires-Chitarre, voce

In attesa del loro nuovo album “Sick” previsto per Gennaio 2009 tornano  I Duff McKagan’s Loaded, band parallela di Duff McKagan, ex storico bassista dei Guns N’Roses ed attualmente con I Velvet Revolver ormai attivi con cambiamenti di formazione e pause dovute agli altri impegni con le sue band di Duff. Il mini Ep era molto atteso tra i suoi fans piu’ veri e l’attesa non è andata certo delusa. Innanzitutto parto con analizzare la splendida art work del cdche è un digipack, con tanto di testi stampati ( cosa che a malincuore,a volte, tanti artisti dimenticano, costringendo a cercarli su Internet) e con una copertina che  rappresenta un cuore incatenato. Il cd viene prodotto ancora come il precedente “Dark Days” da Martin Feveyar dei “The Presidents of The United States of America”. Come parto ad analizzare questo ottimo lavoro? Dimenticatevi le sonorità dei Guns N’Roses, dimenticatevi ancora di più i Velvet Revolver e soprattutto considerate “Dark Days”come un disco che suona molto diverso da questo. La band è maggiormente compatta in questo cd, forse perché è la prima volta che tutti e quattro riescono a registrare insieme. Si parte con un pezzo che ti entra subito dentro quale “Sleaze factory”, un brano molto cadenzato e ballabile che mostra una grande crescita vocale di Duff che ormai sta diventando un cantante molto valido e rabbioso. Il pezzo trasuda energia da tutte le parti e soprattutto anche il basso di Jeff fa un lavoro eccelso nell’economia del brano. Il ritornello è qualcosa che ti si appiccica addosso e non puoi fare a meno di cantare. “No more” è già conosciuta da diversi suoi fans,visto che è stato il primo pezzo che hanno caricato su Myspace per l’ascolto e che è il primo video filmato dalla band. Una song dove fai fatica a riconoscere la voce di Duff, visto che le prime volte che la sentivo, ero convinto che fosse il suo bassista Jeff a cantarla. Un pezzo che deve molto sicuramente a gruppi come The Cure e che ha un riff di chitarra di Mike e Duff veramente assassino e che a un certo punto ha un cambio di tempo che ti spiazza e ti convince appieno. “Executioners song” parte molto lenta con chitarre distortissime e la batteria di Geoff che fa da accompagnamento, la voce di Duff mi ricorda quando cantava “Fucked up”(Beyond Belief) dal suo cd solista del 1993. Altra cosa che caratterizza questo brano è uno stupendo assolo fatto da Mike Squires . “IOU” non stravolge l’economia del cd, non aumenta il ritmo in vorticosi giri punk ma è un piccolo gioiellino nei vari cori del brano. Praticamente perfetto ed è forse proprio in questo brano che riconosci meglio la voce di Duff, rispetto al suo glorioso passato. A un certo punto ci sono diversi riferimenti a band quali The Police e The Cult in alcune parti e sono davvero riuscite. “Wasted heart” esisteva invece già come canzone pronta con i Velvet Revolver. Una ballata dedicata da Duff alla moglie Susan che non ti aspetti davvero. A dir poco stupenda con la voce di Duff che viene influenzata molto da Tom Waits… Mi chiedo soltanto se i Velvet Revolver all’epoca di “Libertad” l’avessero voluta incidere, cosa sarebbe stato di quel disco che avrebbe ulteriormente acquistato smalto. Consigliatissimo non solo ai fans di Duff, ma agli amanti della buona musica.
Il cd è distribuito in Italia da http://www.spin-go.it

MauTheAlien

 

METALLICA
'Death Magnetic'
(Vertigo / Universal)

Tracklist: 1-That was just your life,  2-The end of the line, 3-Broken, beat & Scarred, 4 –The day that never comes, 5-All nightmare long,  6-Cyanide, 7-The unforgiven III, 8-The judas kiss,  9-Suicide & Redemption, 10-My apocalypse

Band: James Hetfield- voce,chitarre, Lars Ulrich- batteria, Kirk Hammett-chitarre, Robert Trujillo,basso - Produttore:Trick Rubin

La mia recensione di questo album parte con questo presupposto: I Metallica sono riusciti a scalzare dal n°1 delle classifiche di vendita musicali in Italia  Giusy Ferrari che ormai era in testa da undici settimane e sono numeri uno con questo album in ben 19 paesi. Questo per dire che l’album era attesissimo da milioni di fans dei Metallica in tutto il globo. Innanzitutto c’è stata la separazione dallo storico produttore Bob Rock che ha iniziato a lavorare con loro dal Black Album, disco fondamentale per la storia degli anni ‘90 fino a “St.Anger” , album del 2004 che è tranquillamente il loro disco più brutto di sempre. Al suo posto è arrivato in consolle un’altra leggenda quale Rick Rubin, storico produttore di Stayer, U2 ed infinite altre band e, forse, è peopeio qui che è successo il miracolo: I Metallica sono praticamente tornati in molte parti dell’album alle sonorità dei primi leggendari lavori in studio!!!! La batteria di Ulrich è tornata a pestare terribilmente e finalmente si sente alla grande, fortunatamente Kirk è tornato a fare solos chilometrici e Trujillo finalmente è parte integrante della band ed apporta un ottimo lavoro col basso anche se sinceramente in diverse parti del disco risulta molto sacrificato; forse una pecca di Rubin in sede produttiva, oppure una cosa voluta….non lo sapremo se non in fase di eventuale intervista … Le iniziali “That was your life” e “The end of the line” sono un ritorno totale ai periodi di “And justice for all” con la prima che ha un intro che ti entra dentro subito. Brani a dir poco stupendi anche se forse un attimino lunghi. La terza canzone “Broken, beat & Scarred” invece già rallenta e può essere messa tranquillamente sul “Black Album” accanto a canzoni come “Wherever i may roam”, i riffs son chirurgici a dir poco e assassini, la voce di Hetfield è sempre stupenda per quanto mi riguarda, anche se su di lui,ultimamente stanno piovendo parecchie critiche e forse è appunto la sua voce divide tanti fan. L’assolo di Kirk è sul suo stile e si interseca bene col lavoro di James. Molto radiofonica è il singolo “The day that never comes” che inizia su territori tipici di “One” e qui mi viene quasi da ridere, perché il cd sembra un ritorno a “And justice for all”. Il pezzo è bello e sicuramente ai concerti scatterà il classico accendino di turno o meglio ora che siamo tutti più evoluti rispetto al 1989 ….cellulare o I-Phone,  eh he… Sicuramente però non finirà nella loro storia perché –ad esempio-  “Fade to black” è molto piu’espressivo. Segnalo però che ad un certo punto il tiro della canzone si alza  e sembrano quasi jammare tra di loro…Il ritmo invece torna alto con “All nightmare long” dove la band dimostra ancora una volta che quando vuole sa  ancora deliziarci con cambi di tempo assassini. Non mi convince totalmente in questo pezzo la voce di James  ma tantè andiamo oltre…. Come sempre però non riesco a capire l’eccessiva lunghezza delle song: Se era un pezzo sui 4 minuti era davvero valido, invece così lungo tende a ‘perdersi via’ …“Cyanide” è il pezzo che la maggior parte dei fans ha ascoltato per primo, visto che è nella loro setlist da prima che uscisse album. E’un brano che mi piace davvero, con quell’inizio quasi funky del basso di Trujillo e con il cantato di Hetfield che qui mi convince appieno e con i classici ritmi veloci e poi cadenzati che contraddistinguono la fase dal Black album in poi. Sicuramente uno dei miei preferiti dell’album. Non voglio esprimermi su “The unforgiven III”: è un pezzo che si ostinano con questa storia da ormai 3 episodi e solo il primo mi piace. No…non mi piace proprio, specie all’inizio. “The Judas kiss” è invece caratterizzata da un intro lunghissimo, un pezzo molto cadenzato che non va nelle velocità supersoniche delle due tracce iniziali dell’album. Sostanzialmente un pezzo quasi riempitivo, buono ma che non da smalto all’album. Anche la seguente “Suicide & Redemption” può essere descritta come la precedente, soltanto che sembra ancor più una sorta di jam session, visto che è un pezzo strumentale, non molto aggressivo per carità ma una buona prova globale. Si chiude l’album dignitosamente con un pezzo velocissimo come “My Apocalipse” song  in cui la band viaggia a velocità stratosferiche specie la batteria del buon Ulrich. ostanzialmente un bel disco, non certamente un capolavoro, che dividerà ancora la critica in discussioni pazzesche ma io, onestamente parlando, mi sento di consigliarlo vivamente.

MauTheAlien

 

BOB CATLEY
“Immortal”
(Frontiers Records)

Tracklist: 01. Dreamers Unite, 02. We Are Immortal, 03. End Of The Worl, 04.Open Your Eyes,  
05. The Searcher, 06. One More Night, 07. Light Up My Way, 08.You Are My Star,09.  War In Heaven, 10. Win The Throne, 11. Haunted, 12. Heat Of Passion.  

Line up: Bob Catley (Vocals), Uwe Reitenauer (Guitar), Dennis Ward (Guitar, Bass, Keyboards),
Magnus Karlsson (Guitar, Keyboards), Dirk Bruinenberg (Drums).

Bob Catley ci fornisce un’altra prova di sé e della sua inesauribile vena compositiva con un altro dei suoi side project. Immortal, è il sesto album della carriera solista, oltre ai tredici album con i Magnum, due con gli Hard Rain, e alle tante collaborazioni. In questo nuovo album troviamo in compagnia del nostro Magnus Karlsson, Dennis Ward, Uwe Reitenauer e Dirk Bruinenberg. Dodici canzoni dalle sonorità heavy metal a tratti epic tipico del sound di We Are Immortal dalle ottime orchestrazioni aperte e corali, e un hard-rock roccioso. Dodici canzoni dai riff di grande impatto e dalle melodie notevolmente accattivanti, si susseguono maestose. Ogni brano ha una sua identità ben precisa, una capacità di rileggere il suono heavy melodic a cui i nostri si ispirano in modo arioso. Le trame intessute dalle tastiere fanno da tappeto ideale a quelle di chitarra a garantire dinamismo, e la batteria ed il basso a sostenere l'impalcatura sonica innalzata con precisione. Assoli e raffinatezze tecniche ovviamente sono state inserite a profusione, ma non sovraccaricano una musica che di per sé vuole essere stucchevole più che maestosa. La splendida voce di Bob sempre sugli scudi regala davvero straordinari episodi, difficile scegliere una best track, ma Heat Of Passion mi ha notevolmente colpito. Il risultato è, a mio giudizio, molto gradevole e l’opera, è nel complesso molto convincente.

AngelDevil

 

 

STARBREAKER
Love's Dying Wish
(Frontiers Records)



Traklist:1. End Of Alone, 2. Evaporate, 3. Love's Dying Wish, 4. Unknown Superstar, 5. Hide, 6. Building A Wall, 7. Beautiful Disaster, 8. Live Your Life, 9. Hello, Are You Listening?, 10. Changes Me, 11. The Day Belongs To Us, 12. This Close.

Line up: Tony Harnell (voce), Magnus Karlsson (chitarra, piano), Jonni Lightfoot (basso),
John Macaluso (chitarra).

Tornano i Starbreaker dopo tre anni dall’ottimo debut album che riscosse notevole successo da parte di critica e pubblico. Il gruppo guidato dal chitarrista Magnus Karlsson (Allen/Lande, The Codex, Last Tribe) dal singer Tony Harnell (TNT, Westworld), il nuovo bassista Jonni Lightfoot che ha sostituito Fabrizio Grossi e il batterista John Macaluso. Questo Love’s Dying Wish è un gran disco di hard-rock potente senza orpelli inutili o cadute di tono. Orecchiabile e mai troppo autocelebrativo, i suoni non sono prepotenti e restano puliti, trovano un punto di forza in un vocals trascinante e deciso. La voce di Tony Harnell continua a graffiare ed anzi ha acquistato in questi anni maggiore espressività e maturità. In ogni canzone danno sfoggio di gran classe, garantendo all'intero lavoro un livello qualitativo pressoché inattaccabile. Non serve fare un track by track, in questo disco contano più le emozioni, il mood e il feeling, impossibile isolarne uno rispetto all'altro, anche se End Of Alone, Evaporate, Hide e Live Your Life sono sicuramente di quelli che invogliano a proseguire nell'ascolto. Considerazione finale: un ben tornato agli Starbreaker, gli amanti dell’hard rock potranno godere!

AngelDevil


 

DREAMTIDE
“Dream And Deliver”

(AOR Heaven / Frontiers Records)

Tracklist: 1. A Fools Crusade, 2. I Don’t Wanna Wait, 3. Same Star, 4. Your Beat, 5. Dancing When The Night Falls, 6. King Of Scum, 7. Download A Dream, 8. Tell Me How It Feels, 9. Stronger, 10. To Everybody, 11. Keep From Falling, 12. The Vow, 13. Help Me, 14. Download A Dream (reprise).

Line-up: Olaf Senkbeil (Vocals), Helge Engelke (Guitars), Francis Buchholz (Bass), CC Behrens (Drums), Thorsten Lüderwaldt (Keyboards).

Ecco tornare in pista i tedeschi Dreamtide con questo Dream And Deliver, un album AOR - melodic rock, molto curato e raffinato ma anche corposo, diretto e muscolare. Avvalendosi di una formazione di grandi artisti il cantante Olaf Senkbeil, il bassista Francis Buchholz (Scorpions, Uli Jon Roth), il chitarrista Helge Engelke, il batterista CC Behrens e il tastierista Thorsten Lüderwaldt, quest’ultimi tre, fanno parte dei Fair Warning il gruppo sforna quattordici brani. Tutte le canzoni racchiudono in se i classici standard del genere e scorrono via in maniera piacevole. Una buona carrellata di brani, senza grossi cali di tono e anzi ricco di numerosi momenti particolarmente ispirati. Le trame citaristiche di Helge Engelke sono molto più in evidenza e corpose che nel passato, garantendo al disco un impatto notevole. Olaf Senkbeil interpreta straordinariamente i nuovi brani dei Dreamtide. A Fool’s Crusade, I Don’t Wanna Wait, o la lente Same Star, Dancing When The Night Falls e Your Beat sono pezzi godibilissimi che fanno centro sin dal primo ascolto. MySpace: www.myspace.com/dreamtideband

AngelDevil

 

JOHNNY BURNING
“Get Up, Get Loose, Get Off!”
(Street Symphonies Records)


Tracklist:1. Wrong Shape, 2.Devil Inside, 3. Sassy Lassie Goose, 4. Idiota, 5. Lost & Found, 6. Burning Miracle, 7. Time To Rock, 8. Shine, 9. Rock In The U.S.A., 10. Turn Down Just To Leave It.

Line up: Manuel (voce), D.B. (chitarra), Niko (chitarra), Cesko (basso), Rob (batteria).

La neonata label nostrana Street Symphonies Records per la sua prima uscita discografica parte alla grande con Get Up, Get Loose, Get Off!,  l’album d’esordio degli italiani Johnny Burning. Con un’ottima produzione i nostri realizzano dieci brani energici e trascinanti, facendo presa su melodie pompose e cromate, chorus di sicura presa ed una forte attitudine radiofonica. Ad aprire il lavoro è proprio Wrong Shape tra i pezzi più indicativi “style-sound Johnny Burning”: selvaggio ed adrenalinico, melodico e trascinante, con un refrain che non rischia certo di passare inosservato nemmeno ad un primo e distratto ascolto. Venatura rock/blues per la quarta track Idiota, grazie all’uso dell’armonicaacquista ritmo e grinta in prossimità dei refrain; una buona prova a cui segue Time To Rock dotata di un chorus dal forte retaggio airplay. Spicca la bellissima ed emozionante Shine, retta dalle dolci melodie e dalla stupenda interpretazione di Manuel, intonazione molto espressiva in grado di emozionare. Gran prova di maturità espressa da questa band desiderosa di esprimere al massimo delle proprie possibilità. Nota di merito va anche a Turn Down Just To Leave It che chiude alla grande con un brano che sa essere al tempo stesso trascinante e nostalgico. Senza ombra di dubbio Get Up, Get Loose, Get Off! rappresenta uno dei migliori esempi di glam/street venuti alla luce di recente,  sicuramente un consistente e gradito esordio, con l'auspicio che è solo il primo passo per i giovani Johnny Burning verso un'ascesa da protagonisti sull’attuale scena glam/street.  Pagina MySpace www.myspace.com/jburning

AngelDevil 

 



SLOWTORCH
“Adding Fuel To Fire”
(Blindness Records)

Tracklist: 1. Another One Down, 2. Dirt Track, 3. Roadkill, 4. Sixwheeler, 5. Rocket to Nebula 6, 6. Juggernaut, 7. Hangman 11.

Line up: Bruno Bassi (chitarra), Peter Tomasi (voce), Karl Sandner (basso), Andrea Masetti (batteria).

Gli Slowtorch dopo due demo giungono all’album d’esordio con Adding Fuel To Fire che raccoglie sette pezzi. La band di Bolzano presente dal 2004 e costellata da numerose date live, anche fuori dell’Italia è costituita da quattro elementi Bruno Bassi, Peter Tomasi, Karl Sandner e Andrea Masetti. Già nei primi minuti dell’iniziale Another One Down con il suo oscillare tra muri di suono grunge-rock, momenti atmosferici e ambient che abbandonano completamente la struttura della forma-canzone, schegge noise che evidenziano il tipico sound stoner- hard rock. La voce del singer svolge un ottimo lavoro in pulito, con qualche growl che si amalgama bene, conferendo ai brani una bella dose di “cattiveria” ruvida presente in tutto il corso del disco. Un album caratterizzato da una ritmica lenta: basso con basse frequenze, groove psichedelici e tensione crescente (pensate ai maestri Kyuss e ai Black Sabbath), sul versante dello stoner groovy e roccioso (ma pur sempre melodico). Riff ‘ciccioni’ e possenti, dalle ritmiche quadrate che ci riportano al classico rock psichedelico di fine anni sessanta. Concludendo Adding Fuel To Fire è un lavoro discreto, ineccepibile dal punto di vista tecnico che piacerà agli amanti del stoner. Per maggiori info sito internet www.slowtorch.comwww.myspace.com/slowtorch

AngelDevil

 

 

OVERLOADED
“Regeneration”
(Autoprodotto)

Tracklist: 01. What's In There, 02. Obviously Envious, 03. Feeling Overloaded, 04. Presidents Day, 05. Ride That Feeling, 06. Why Don't You Love Me Anymore, 07. Don't Leave This Way,
08. Flashy Girl, 09. Try This On For Size.

Line up: Chris Gillen (vocals), Erik Kluiber (guitar), John Sullens (guitar), Michael Massie (bass), Lorenzo Gonzalez (drums).

Overloaded giovane band proveniente da Detroit attiva dal 2004 dopo i due ep, Hail The Kingdom ed Hellfire (entrambi nel 2005), e il full-length Overloaded (2006) che conferisce alla band un discreto successo, conquistato anche grazie ad un’intensa attività dal vivo, da luce Regeneration, accuratamente prodotto e confezionato. Un lavoro bello potente ed orecchiabile di hard rock roccioso farcito di taglienti riff heavy metal, che offre uno spaccato delle potenzialità di questa formazione. Novi brani compatti con riff melodici ed accattivanti, ma al tempo stesso duri e corposi, che sostengono i brani con le necessarie ruvidezze musicali. Gli Overloaded mostrano grande attitudine ed una grinta inaspettata. La voce di Chris Gillen dalla timbrica notevolmente potente e molto pulita, ma allo stesso tempo melodica mostra ottime doti ed una gran personalità. I riff taglienti, veloci ed elettrici eseguiti dai chitarristi Erik Kluiber e John Sullens sono precisi e ben eseguiti. Lorenzo Gonzalez picchia le pelli della sua batteria con potenza, pulizia e velocità. Ottima prova strumentale anche per Michael Massie con il suo potente basso. E' difficile fare una cernita di pezzi interessanti, visto che non ce n'è uno da scartare; tuttavia sono sicuramente da segnalare What's In There, Presidents Day, Ride That Feeling, Don't Leave This Way. Davvero un ottimo lavoro!  www.myspace.com/overloaded

AngelDevil

 

 

CREAM PIE
“Dirty Job”
(Autoprodotto)

Tracklist: 01. Leave In Coma, 02. Long Leader, 03. Whore, 04. Zip It, 05. Tokyo Nightz,  06. Electric Blue,  07. Face To Face, 08. Love Is Blind, 09. So Bad, 10. Hot Sensation,  11. Hungry For Mayhem.

Line up: Joey Florenz (voce),  Nikki Dick (chitarra),  Michal Drake (basso),  Brian Kent (batteria).

Nati nel 2005 a Bari da un'idea di Nikki Dick (chitarra) e Joey Florenz (voce/chitarra), i Cream Pie si apprestano a presentare Dirty Job, debut album rigorosamente autoprodotto. Riff taglienti, linee di basso efficaci, un drumming non esagerato ma potente, ed una voce a tratti sporca, a tratti “gracchiante”, creano undici canzoni in stile street-rock-glam. I riff di chitarra sono aggressivi e sfrontati al punto giusto, da fondersi bene con la voce del cantante; con tutti i trucchi e le soluzioni che il genere ha già da tempo individuato. Un suono schietto e diretto, sostenuto da cori che richiamano alla mente le influenze dei maggiori gruppi dell'hair metal degli anni ’80. Con canzoni come Zip It, Tokyo Nightz, Love Is Blind e Hungry For Mayhem è lecito attendersi di più a livello evolutivo; infatti, alcune idee, se opportunamente sviluppate nei prossimi lavori, potrebbero portare in alto la band. Quaranta minuti circa di rock n’roll stradaiolo suonato con “rabbia” e convinzione. Visitate la pagina MySpace della band: www.myspace.com/creampieblue

AngelDevil

 

 

TIMECUT
“Timecut”
(Valery Records)

Tracklist: 01. Pianoloud, 02. The Meat Show, 03. Bout You Selfish, 04. Do On The Cross,05. Incubo, 06. Doublethink Revival, 07. Watch Me, 08. My Flesh Coffin, 09. LondonGrey, 10.The Gift, 11. Street Spirit (Fade Out).

Line up: Bait (vocals, guitar, synths), Joba (vox, bass, synths), Alle (drums, beats).

Timecut sono un trio di Modena concepito nel 2004 dedito ad un febbrile connubio di sonorità elettroniche, metal, gothic, noise simpastano creando un collage aggressivo, senza essere violento. La “struttura” sonora relativamente rapida e dalle dinamiche più o meno fluide, creano un’orgia pluristratificata di distorsioni e ritmi distorti, in cui si riversano le composizioni più convenzionali, dove a risaltare è l'aggressività, che si avventa su ogni nota, dotando il sound d'insieme di una pomposità drammaturgia. Nello specifico, l'album non rinuncia alla peculiarità "cinematica" cui Timecut ben dimostra in sede live. Timecut è tutto fuorché ordinario, ha un sapore allucinato, è un compendio di sensibilità che ci conduce ad un ancor più sofisticata miscela di suoni sintetici. Tracce come Pianoloud, The Meat Show, LondonGrey e Bout You Selfish stimoleranno la curiosità e l'interesse per gli amanti dell'eclettismo musicale. Dunque, ecco per costoro e per gli amanti del warpedrock questo disco composto di undici brani in perfetta linea con la condizione di outsider della band. Sito Ufficiale : www.timecut.net  Myspace :www.myspace.com/timecut

AngelDevil

 

 

POLUTION
‘Overheated’
(Escape / Frontiers)

line up : Pascal Gwerder - vocals, Thisi Betschart - guitar, Marcel Betschart - guitar, Andreas Betschart - bass, Armin Betschart - drums

tracklist: Reality, Hard work, Overheated, Same shit different day, Love it or hate it, Don't know, Paid soul, Obsessed, Going down, Sweet little girl, Wicked moment, Creation of hate, Five years

Ottimo debut album per questi connazionali dei grandi Gotthard, sinonimo che da quelle ‘lande’ non ci propinano solo formaggio coi buchi ma anche eccellente hard rock. I Polution sono una band giovane che anche dalle foto all’interno del cd sembrano più ‘docili’ del previsto e magari più easy listening e dediti ad un FM rock. Assolutamente nulla di tutto questo. I cinque ragazzi miscelano sonorità care ad Ac7Dc, Airbourne, Gotthard ed anche qualche cosa di “americano” e sanguigno come il sound dei bravi American Dog….se ascoltate la seconda e graffiante ‘Hard Work’ mi darete ragione. Tredici tracce tutte di ottima levatura tecnico/compositiva anche se i nostri fanno dell’immediatezza il loro punto focale. Se vogliamo qualche atmosfera da ‘vasto airplay’ possiamo ascoltare la suadente e ‘pomposa’ title track con tanto di ritornello e chorus line d’eccezione. Se invce preferite atmosfere ‘sudate e sporche di crudo blues rock’ dovete posizionare immediatamente il lettore cd alla quarta song, ‘Same S***Different Day’ che trasuda energia da ogni nota. Superlativa. Ancora hard blues rock quasi “southern’ lo ascoltiamo con grande piacere nella ruvida ‘Going Down’ ‘Sweet Little Girl’ è talmente bella nella sua semplicità: un rifframa di chitarra  tagliente e indovinato con un ottimo ritornello e delle armonie di base eccelse la rendono una potenziale hit. Pregevole anche l’hard rock potente di ‘Creation of Hate’. Che dire ancora?....Un debutto degno di nota! Complimenti !

Roby Comanducci  

 

 

HYDROGYN
Deadly Passions’
(DR2 Records / Frontiers)

Line up: Julie – vocals, Jeff Westlake - guitars, keyboards, Chris Sammons - bass guitar, background vocals, Josh Kitchen - drums, percussion

Tracklist: Rejection, On And On, Your Life, Deadly Passion, You Oughta Know, Over U, Candles Light Your Face, Seroquil, Silent Animation, Shadow

Interessante seconda prova per gli americani Hydrogyn capitanati dalla bella ma soprattutto brava female singer Julie dotata di una timbrica tagliente, potente ma anche suadente e capace di ammaliare nella parti melodiche, Questo ‘Deadly Passions’ suona diretto e granitico inanellando riff di chitarra indubbiamente azzeccati, ritmiche pulsanti e, ovviamente, il tutto abbellito dalle doti vocali della cantante. Momenti speedy/ heavy metal si alternano ad altri heavy rock più ‘melodici’ e eufonici. Il cd parte come un fulmine con la velocissima heavy song ‘Rejection’ che però, probabilmente, è il momento meno “bello” dell’intero lavoro…peccato, anche se poi i nostri sapranno farsi perdonare quel troppo ‘sempliciotto’ heavy meal sparato a mille con altri brani più convincenti. La seconda  ‘On And On’ è hard rock senza infamia e senza lode mentre con la terza traccia si inizia a ‘carburare’. Infatti ‘Your Life’ ha un ottimo guitar work e piace anche come arrangiamento totale. La title track è un heavy rock di buona fattura e la successiva  ‘You Oughta Know’ trattasi della cover del brano di Alanis Morrisette qui decisamente incattivita ma riuscita benissimo e piacevole all’ascolto. Si prosegue quindi per tutto il cd con alternanze di brani più ‘pesanti’ a momenti  hard rock. Da segnalare la finale ‘Shadow’ di ben otto minuti che però contiene un segreto. Inizia la canzone ed è una melodic song al 100% molto bella ed intrigante, finisce e ….passano alcuni secondi di silenzio per poi ripartire con un grip heavy ed un groove pazzesco sembrando quasi un’altra canzone. Beh effettivamente lo sarebbe… Un disco che potrà piacere a molti di voi….bravi Hydrogyn. www.myspace.com/hydrogyn

Roby Comanducci

 

 

 

BLOODY MARY
"Dig Up For The Party"
(Valery Records)

Tracklist: 1. Better Down, 2. Somebody To Love, 3. Velvet, 4. Pet Sematary.

Line up: Aldebran (vocals), Stranger (guitar), La Mountain (guitar), Larouge (bass), Juerghen (drum).

Dig Up For The Party uscito per la Valery Records, è il mini CD contenente quattro brani dei milanesi Bloody Mary realizzato dopo l’ottimo debutto con Blood'n'Roll (2005), uscito in Francia nell’ottobre 2006 attraverso la Active Entertainment. Con questo lavoro registrato nel febbraio 2007 e distribuito in esclusiva a Londra per lo show The Electrowerktz, dove i Bloody Mary si sono esibiti da headliners il 23 marzo 2007; lasciano ben sperare in un nuovo full lenght che decreterà la loro appartenenza ad una schiera ben definita di musicisti: quelli che piacciono- perché bravi. Dig Up For The Party è un altro buon passo calcato sul suolo delle atmosfere gothic- rock, che ha richiami ben precisi a band come i The 69 Eyes e H.I.M. I Bloody Mary non sono un gruppo clone dei suddetti, ma una realtà a sé stante che produce la propria musica, nonostante l’influenza di linee stilistiche comuni ad altre formazioni già affermate. Le canzoni non sono complicate o dalle atmosfere sonore noiose, bensì si è avvolti da elementi evocativi ed intimisti; un sound melanconico da cui fanno capolino come contrappunto momenti più vivi, aperti, con chorus e riff carichi di un mood più ritmato e arricchiti di una maggiore verve. Composizioni dirette e facilmente memorizzabili, in grado di catalizzare l'attenzione nel giro di pochi ascolti, vedi le atmosfere iniziali dell’open track Better Down che si fonde piacevolmente tra le note della bellissima Somebody To Love e l’interessante Velvet. Presente nel mini CD la cover di Pet Sematary dei Ramones con un ottima interpretazione per un pezzo storico. Una band dotata di una buona personalità capace di creare orizzonti con un uso valido degli strumenti. Nota di merito per le atmosfere disegnate dalla voce di Aldebran. Nell’attesa dell'uscita del nuovo full length, il pollice punta verso l'alto per queste tracce. Visitate la pagina MySpace della band www.myspace.com/bloodymary
 

AngelDevil

 

 

RUSTLESS
‘Start From The Past’
(It-Why)
  

Line up : Guitars: Stefano Tessarin / Keyboards: Ruggero Zanolini / Drums: Lio Mascheroni, Bass & Vocals: Marcello Suzzani / Vocals: Roberto Zari / Vocals & Flute: Elisa Stefanoni

Tracklist : 01. It's the three of us left 2.10 instrumental **, 02. Vanadium 3.58 (Tessarin-Zanolini-Mascheroni-Zari-Stefanoni),    03. Sand of times 4.01 (Tessarin-Zanolini-Suzzani-Zari-Stefanoni),    04. A second chance 3.57 (Tessarin-Mascheronii-Suzzani-Zari-Stefanoni),    05. Renegade 4.42 (Tessarin-Zanolini-Mascheroni-Zari-Stefanoni), 06. Red lust 4.40 (Tessarin-Zanolini-Suzzani-Zari-Stefanoni), 07. Rustless 4.01 (Tessarin-Mascheroni-Suzzani-Zari-Stefanoni), 08. No way out 4.42 (Tessarin-Zanolini-Suzzani-Zari-Stefanoni) *** ,  09. I was born to rock 3.37 (Scotto-Tessarin-Prantera) *, 10. Still got time 4.15 (Scotto-Tessarin-Prantera) *,    11. Easy way to love 5.27 (Scotto-Tessarin-Prantera) * ,    12. I gotta clash with you 3.57 (Prantera-Geyrey-Zanolini) *, 13. War trains 4.30 (Scotto-Tessarin) *, 14. Warriors 3.57 (Tessarin-Prantera-Scotto) *

Ok….forse sarò l’ultimo a recensire questo eccelso prodotto dei Rustless ma, onestamente parlando e per chi mi conosce, preferisco aspettare un pochino piuttosto che affrettarmi nello scrivere su un album che, soprattutto come questo ‘Start From The Past’, ha una caratuta tecnico-compositiva, un grande feeling e porta con se la storia dell’hard & heavy italiano. Subito voglio avvisare tutti voi che questo è uno dei migliori prodotti usciti sul mercato italiano da una band ITALIANA e storica al 100%. Dischi come questo fanno bene ai fans, fanno bene agli stessi musicisti ma, soprattutto, fanno bene ALLA MUSICA!! Eh si… tre mostri sacri come Tessarin, Mascheroni, Zanolini che come Vanadium hanno letteralmente dettato la legge del sano heavy metal per tutta la decade degli eighties con otto album eccellenti, ritornano con questo nuovissimo project prendendo con loro altri ottimi musicisti quali il bass player Suzzani e la coppia di vocalist Zari - Stefanoni. Un’ottima scelta poiché l’alternanza delle due voci, quella maschile più hard rock oriented di Roberto Zari in contrapposizione a quella più sinfonica – a tratti anche lirica come nell’intro iniziale- ma anch’essa capace di alzare il ‘tiro’ su vocalizzi rock di tutto rispetto della female singer Elisa Stefanoni sono la vera ‘ciliegina sulla torta’ di questo disco. 14 tracce di cui otto nuove e le restanti un vero e proprio omaggio ai tantissimi Vanadium fans, poiché riprendono sei grandi song di quella storica band e ri- arrangiate le ripropongono in veste più ‘moderna’ ma senza perderne la ‘carica e feeling’ iniziale. Parlando delle tracce originali non possiamo che complimentarci per il lavoro certosino e accurato in fase di composizione-arrangiamento della band che inizia con una suadente ed ammaliante strumentale ‘It’s The Three…’ di breve durata che ci prepara al veloce progressive metal di Vanadium, si continua con la bella ‘Sand of Times’ (il primo singolo uscito in primavera) dove notiamo l’intensa interpretazione vocale della brava (e bella…lasciatemelo dire…) female singer Elisa che duetta a meraviglia con Roberto creando un vero must di feeling, pathos, eufonia e potenza. In certi passaggi mi sembra di ascoltare i Nightwish….  Più heavy rock è la successiva ‘A Second Chance’ mentre grintosa e pulsante è ‘Renegade’. Ancora sinfonie tra progressive e hard rock si miscelano in ‘Red Lust’. Un ottimo e tagliente guitar work caratterizza l’heavy metal di ‘Rustless’ e la seguente ‘No Way Out’ calma invece gli animi con il suo incedere melodico coadiuvato dal flauto (suonato dalla cantante) e ricca di atmosfere che rimembrano passaggi cari ai mitici Jethro Tull (ma NON perché c’è la presenza del flauto attenzione, bensì come arrangiamento in generale!). Eccellente, una song da dieci e lode. Poi, dalla nona traccia parte il ‘revival’ dei 6 pezzi dell’era Vanadium rivisti e arrangiati. Cosa dire: tutti sempre belli e attuali con menzione particolare per la stupenda ‘Easy Way To Love’….una song ammaliante che ci regala ancora adesso emozioni che pochi riescono a darci. Grandi Rustless, grandi Tessarin-Zanolini-Macsheroni, grandi gli altri nuovi musicisti. In questo ‘Start From The Past’ c’è una cosa bellissima, l’incontro e la convivenza tra il glorioso passato e l’attualità sempre e comunque sotto un unico denominatore: il  grande rock di classe!!!!

Roby Comanducci

 

 

KINGBABY
‘Find My Way’

(Bad Reputation /Frontiers)

Line up: Lance Bulen - lead vocals & guitar, Allan Hearn - bass & vocal, Alex Irwin - drums & vocal, Additional musicians : Randy O'Malley – harmonica, David Caiu - piano

Tracklist: Crazy One, Back Burner, No Skeletons Or Monkeys , Stompin’ , Find My Way, You, Lay It On Me, New Orleans, Trouble, The Mountain Song. 

Avevo già recensito il primo lavoro della band dell’ex Baton Rouge Lance Bulen e ne avevo parlato bene. Questo secondo ‘Find My Way’ si attesta su livelli simili, basato su un pregevole rock che ogni tanto strizza l’occhio al rock’n’roll, al rockabilly ed anche al country rock (ma in modo molto “velato” attenzione, e solo in qualche passaggio) Dieci song che infondono allegria, piacevoli da ascoltare intorno al fuoco magari in spiaggia (ma non usate la chitarra altrimenti non si capisce più nulla hehehe….). A parte le mie battute idiote, questo new full lenght album è suonato bene: è semplice, poiché basato su un diretto rock e rock’n’roll senza sforare nell’hard rock oppure edulcorarsi verso un pop rock da classifica. Interessante e carica di un rock ‘pulsante’ è l’opener’ ‘Crazy One’  mentre autentica ‘chicca’ e la successiva ‘Back Burner’ che potrebbe essere repertorio di una band rockabilly. Grintosa e ricca di adrenalina con una slide guitar di tutto rispetto è la title track ma anche ‘Lay It On Me’ è un pregevole rock impreziosito da armonica e con un ‘giro’ di chitarra semplice ma decisamente azzeccato. Questa band ha molte frecce al suo arco e sicuramente saprà farvi passare un’oretta in compagnia del suo allegro e spensierato sound.

Roby Comanducci

 

 

ROSE HILL DRIVE
‘Moon is The New Earth’
(Megaforce Records)

Line up: Nathan Barnes – drums, Daniel Sproul – guitars and vocals, Jacob Sproul – bass and vocals

Tracklist: Sneak Out, Altar Junkie, Laughing in the Streets, Trans Am, A better Way, My light, The 8th Wonder, One Night Stand, Godfather, Do you Wanna get High?, I'm on to you, Always Waiting

Beh..dalla copertina del cd già immaginavo, ma poi quando ho acceso il lettore cd e ho premuto play ogni possibile dubbio è sparito; questo trio del Colorado suona un autentico seventies rock sound. Una miscela tra Uriah Heep, Who, Led Zeppelin, Mountain e se vogliamo un paragone ‘moderno’ i Black Crowes.Questi tre giovani musicisti da Boulder sono nati nel 2003 dalla mente del bass player and vocalist Jacob Sproul che poi col fratello chitarrista Daniel e Nathan Barnes alla batteria ha creato questa eccellente band. La cultura hippie- seventies trasuda anche dal look dei nostri ma è soprattutto il sound a farla da padrone. Dopo un Ep ed il self titled album di debutto nel 2006 eccoli nuovamente al full lenght album con questo gustosissimo ‘Moon is the New Earth’. Ottima la parte ritmica che riprende gli arrangiamenti cari al periodo fine anni sessanta – metà anni settanta, con ritmi che passano da soavi ad allucinanti e carichi di ‘acido’ e deflagrazione pura. Tutto questo potrete sentirlo nella parte centrale della stupenda ‘Trans Am’ impreziosita anche da un guitar work d’eccezione. L’opener ‘Sneak Out’ è quanto di più “settantiano” abbia ascoltato da una band nata ‘adesso’…Una song potente, aggressiva e maliziosa al tempo stesso. Tutte le tracce  si eguagliano per eleganza e struttura e non riesco proprio a scegliere un brano o un altro…ascoltatevi subito ‘The 8Th Wonder’  o ‘I’m on To You’ tanto per citarne un paio e poi mi saprete dire. Per gli amanti di queste grandi sonorità un album imperdibile.

Roby  Comanducci

 

 

MOTORHEAD
‘’Motorizer’
(SPV / Audioglobe)

Line up: Lemmy – bass & vocals, Mikkey Dee- drums, Phil Campbell- guitars

Tracklist: Runaround Man, Teach You How To Sing The Blues, When The Eagle Scream, Rock Out, One Short Life, Buried Alive, English Rose, Back On The Chain, Heroes, Time Is Right, The Thousand Name of God

….ed ecco qua l’ennesimo dischetto che il nostro rocker per antonomasia Lemmy sforna anche quest’anno, ‘Motorizer’. Cosa dire sui Motorhead ? Nulla, poiché già tutto è stato detto, solo che Lemmy & Co. sono sulla cresta dell’onda da oltre 30 anni facendo sempre la stessa musica, non evolvendo mai il sound, non mirando o strizzando l’occhio a classifiche e quindi andando sempre diritti ed imperterriti avanti per la loro strada. La strada di un infuocato speed rock’n’roll, una miscela esplosiva che loro hanno creato e che – giustamente!!!!- non hanno mai voluto cambiare nel corso degli anni e delle loro numerosissime release. Ma è giusto!!! Esistono gia migliaia e migliaia di artisti ( o pseudo –artisti…lasciatemelo dire…) che si cimentano nel provare questa o quella nuova sonorità, band che cercano di inventare qualcosa, band che miscelano i generi ottenendo cacofonie  mostruose oppure eccelsi capolavori ma noi, indiscutibilmente, siamo tutti rocker e amiamo le cose semplici, dirette e sanguigne. Chi è più diretto, crudo e bastardo come un pugno nello stomaco dei Motorhead? Mah…nessuno direi ed il Signor Lemmy lo sa bene e fa leva su questa sua grande e semplice caratteristica che però gli è valsa il rispetto di tutto il music world ed anche music business mondiale. Alcuni li amano incondizionatamente, i detrattori invece lamentano sempre il fattore ‘dischi – fotocopia’: ma scusate cari detrattori….cosa devono mettersi a fare i Motorhead? Tempi dispari, controtempi, solos  iper- tecnici, e innovazioni varie? Ma stiamo scherzando? Loro sono come gli ACDC, amate il loro sound? Bene…prendere o lasciare. Infatti ‘Motorizer’ non apporta nulla di nuovo ma ci regala undici nuove tracce cariche di adrenalina ed energia da vendere.  Un esempio? L’headbanging furioso che si potrebbe scatenare ad un loro concerto all’ascolto della poderosa ‘Runaround Man’, oppure la speedy ‘Rock Out’ o la potente e corroborante ‘Buried Alive’. Tre song che –da sole- varrebbero l’acquisto di questo new full lenght album. Lunga vita a Mr. Kilmister!  
 

Roby Comanducci

 

 

THE DUST
“Twenty-two”
(Autoprodotto)

Tracklist: 1. Pretty & Confused, 2. Bleed, 3. Individuals, 4. Reahearsing a Conversation, 5. Flower Starved, 6. Poor Visibility, 7. Ronin, 8. EmptyBeach, 9. Silver on the Steel, 10. My Life.

Line up: Brian Overfelt (vocals), Matt Allen (bass), Josh Jasperson (guitar), Ted Ious (drums).

Direttamente da Half Moon Bay, California arriva Twenty-two, il debut album dei The Dust, un disco con un cantato ruvido, suoni taglienti e riff veloci che viaggiano al ritmo dell’heavy metal-nu-metal. I pezzi sono potenti e diretti, come un pugno allo stomaco. Questi ragazzi non hanno la pretesa di inventare niente di nuovo, ma nel loro sound traspare la grinta e la passione per l’heavy metal. La voce di Brian è potente e accattivante, a suo agio nelle sfuriate metalliche della chitarra di Josh che cavalca con le note la potenza del drummer Ted (ora sostituito dal nuovo batterista David Lavey), e del bassista Matt. Ad aprire le danze spetta alla track Pretty & Confused, energia inesauribile, potenti riff, voce possente ed accattivante con un sound che infiamma con pesantissimi riff le casse dello stereo. Riff assassini e ruggenti in Bleed, Individuals e Flower Starved, creano il groove necessario per la sezione ritmica basso-batteria, assolutamente dirompente come il vocals sempre in primo piano. Twenty-two è un album che offre la possibilità a questi ragazzi di farsi conoscere. Myspace: www.myspace.com/thedust

AngelDevil

 

 

EXTREME
‘Sausades De Rock’
‘Frontiers’

Line up: Gary Cherone - voce, cori, Nuno Bettencourt - chitarra, cori, Pat Badger - basso, cori, Kevin Figueiredo - batteria, percussioni

tracklist:  Star, Comfortably Dumb, Learn to Love, Take Us Alive, Run, Last Hour,, Flower Man, King of the Ladies, Ghost, Slide, Interface, Sunrise, Peace (Saudade),  Americocaine [demo 1985] (traccia bonus solo Europa)

Mamma mia….l’avro’ ascoltato cento volte da quando mi è arrivato a casa. L’ho portato in vacanza….praticamente insieme all’ultimo Motley, l’ultimo di Zio Alice,  e l’ultimo degli Whitesnake sono i dischi che sto divorando letteralmente in questo periodo. Il mio lettore cd oramai le sa a memoria le canzoni di tutti e quattro …hahaha…ma lasciamo perdere queste mie futili elucubrazioni e veniamo a questo piccolo gioiellino che risponde al nome/titolo di ‘Sausades De Rock’. Quinto album in studio di una delle band che hanno letteralmente stravolto il mercato anni addietro ed ancor oggi i fans li aspettavano smanianti al varco per una reunion: detto fatto. Ecco i nostri con line up originale eccetto il drummer Figueiredo che sostituisce Paul Geary. Sono passati tanti anni da quel ‘Waiting for The Punchline’ targato 1995, ma tutti –credo- hanno ancora adesso nel cuore il loro masterpiece ‘Extreme II: Pornograffiti’ del 1990, un album che veramente ha segnato un bellissimo periodo nella musica rock e ha contribuito a fare entrare i nostri nel gotha dei GRANDI. Ho sentito tante voci riguardo questo ‘Sausades…’ ma non ho voluto leggere nulla di altri…le mie recensioni le faccio ragionando su quello che provo e leggo nella musica al momento che parte la canzone dal mio lettore cd. Ragazzi….gli Estreme non potevano tornare con un album migliore, un cd che sfiora il capolavoro e non sarà un masterpiece giusto per un soffio. Questo disco trasuda rock, talento, originalità e classe ad ogni nota. Quattordici song di cui una ‘Americocaine’   demo del lontanissimo 1985 come bonus track finale. Gary Cherone sembra in ottima forma, la sezione ritmica è puntuale e Bettencourt (ma non c’era bisogno nemmeno di dirlo…no??) dimostra quanto è bravo con la sua sei corde, quanto è genio nel trovare quel ‘riff’ particolare, quel solo atipico ma ‘toccante’ e tagliente, quelle armonie che solo i grandi guitar hero sanno fare. ‘Star’, l’opener’, è vero e puro orgasmo. Hard rock allo stato puro sempre coadiuvato da chorus line ad effetto e con un ritornello da paura. Stupende anche ‘Confortably Dumb’ e ‘Learn to Love’ dove Nuno si diletta sempre su altissimi livelli di guitar work. Una vera ‘goduria’ e la bellissima e inaspettata country rock song che risponde al nome di ‘Take Us Love’. Magnifica….un vero country rock grintoso che vi farà saltare sulla sedia. La particolare ‘Last Hour’ affascina per la melodia e l’interpretazione vocale di Gary e l’alternanza tra parti lente e veloci mentre la solare, allegra e spensierata ‘Flower Man’ potrebbe diventare anche una hit da classifica ma –attenzione- ascoltatevi bene il bellissimo solo di chitarra al suo interno! Non poteva certo mancare l’anima funky agli Estreme e su ‘Slide’ avrete modo di ascoltarla nel migliore dei modi. Molto belle ed eleganti le song melodiche quali ‘Ghost’, ‘Interface’ e la dolcissima ed ammaliante ‘Peace (sausade)’ …. Un album che indubbiamente è tra i migliori dell’anno e che ci riporta una grande band che non poteva mancare all’appello dei numerosi come back avvenuti in questi ultimi anni. Da avere assolutamente!!!!

Roby Comanducci   

 

 

CHARING CROSS
‘We Are….’
(Metal Heaven / Frontiers)

Line up: Peter Hochuli –Vocals, Pascal Zwyssig – Guitars, Andy Dormann – Guitars, Markus Flury – Bass, Tommy Pfiffner - Drums

Tracklist: 01. Final Day, 02. Kick Ass Rock N’Roll, 03. Burn The Sun, 04. Ain’t Got No Time, 05. Can’t Have It All, 06. Voices, 07. Goin’ Down, 08. Long Time Ago, 09. Palace Of Fate, 10. Forever Rockin’, 11. Broken, 12. Vanished Memories

Dalla Svizzera ecco una gradita sorpresa in campo melodic metal, una sorpresa che risponde al nome di Charing Cross. Non più alle prime armi anzi, i nostri sono attivi sin dagli inizi degli anni novanta ma, per vari motivi legati a change di line up ed altro, solo adesso pubblicano il primo e completo full lenght album in studio. Ad ogni modo in questi anni passati hanno fatto quattro demos e un EP coadiuvati, comunque, da una intensa attività live (tra cui citerei il support act a Suzie Quatro, Nazareth, Soul Sirkus,,,,e tanti altri). Ma veniamo a questo interessante debut ‘We Are…’. I nostri hanno dalla loro un ottimo singer, potente e melodico al tempo stesso, due axe men capaci di cesellare ficcanti solos e una poderosa sezione ritmica. Infatti è la sezione ritmica pulsante e ‘particolare’ a dare lo start a questo album con la bellissima ed originale ‘Final Day’. Brano che incalza sin dalle prime note e ci fa ben capire di cosa sono capaci questi musicisti. Il disco si mantiene sempre su livelli buoni con punte veramente eccelse come la seconda traccia ‘Kick Ass Rock’n’Roll’ oppure ‘Voices’….ma in definitiva il prodotto in questione da una buona impronta musicale e si lascia ascoltare nella sua totalità senza mai annoiare ed anzi, dando parecchie ‘scosse’ di adrenalina.

Roby Comanducci 

 

 

RANFA
"Little Hard Blues"
(Tentacles Records)

Tracklist: 01. Everybody Knows, 02. Mars, 03. Forget My Boogie, 04. Just Got Paid, 05. It Will Be Not This Blues, 06. Who Needs Them?, 07. May Day, 08. New Baby... Little Love, 09. Mrs. Hope, 10. Little Hard Blues, 11. I Learned My Lesson Well, 12. Easy Woman.

Credo basti poco per capire, quando si ha tra le mani, o meglio nello stereo un album fatto di passione e sudore, capace di trasmettere tante emozioni come in Little Hard Blues. Un album solido come una roccia, granitico e corposo con l’energia viscerale del blues e dell’hard rock che, non abbandona quel particolare gusto delle emozioni. Il risultato di tutto questo è merito del bravissimo Andrea Ranfagni, in arte Ranfa, cantante toscano e front man dei Purple Sucker, coverband dei Deep Purple. Un cast di musicisti di alto livello che vede la presenza di James Christian, Ian Paice, Roberto Tiranti, Bernie Marsden e Tracy G tutti riuniti per collaborare con Ranfa nella realizzazione di queste splendide canzoni. E’ difficile scegliere un brano sugli altri tenendo conto che ce ne sono dodici e che sono tutti molto belli, anche se alcune meritano una nota di merito in più, come l’avvolgente e trascinante It Will Be Not This Blues (con Roberto Tiranti), blues suadente e intrigante che permea il magistrale utilizzo dell’hammond nel cuore di questa composizione. Oppure il vortice di emozioni abilmente valorizzate da Ranfa e dall’eccezionale capacità dei musicisti di creare soluzioni melodiche sopraffine in I Learned My Lesson Well. Impossibile non menzionare l’intensa Easy Woman, nettare per le orecchie ed energia per l’anima. Little Hard Blues, è un album da ascoltare e riascoltare, da amare perché è puro ed incontaminato suonato da chi vuole vivere in pienezza la musica. Ottimo lavoro! Album che consiglio a tutti. Pagina Myspace: www.myspace.com/ranfa Website www.andrea-ranfa.com

AngelDevil

 

 

BACKYARD BABIES
‘Backyard Babies’
(AFM Soul Food /Audioglobe)

Line up: Nicke Borg – lead vocals / guitar, Dregen – lead guitar / vocals, Johan Blomquist – bass, Peder Carlsson – drums

tracklist: Fuck off and Die, Degenerated, Come Undone, Drool, Abandon, Voodoo Love Bow, Idiots, The Ship, Nomadic, Back on The Juice, Where Were You, Zoe Is A Weirdo, Saved By The Bell

Vent’anni fa in un paesino svedese tale Nässjö  nascono i Backyard Babies, probabilmente gli araldi del genere new punk glam rock svedese e quindi coloro che diedero lo start a tutto.  La formazione è sempre stata la stessa (segno di forza, compattezza, unità…) tranne il periodo antecedente il primo demo dove il singer era un tale Tobbe. Bene. L’altra settimana appena ricevuto questo dischetto ho anche intervistato telefonicamente il chitarrista Dregen –molto simpatico e disponibile- il quale mi ha raccontato un po’ di cosette interessanti che leggerete tra un pò quando pubblicheremo la suddetta intervista.La cosa , però, basilare che Dregen mi ha detto è che il self titled album è dovuto al fattore ‘anniversario’ dei 20 anni e quindi è un piccolo regalo per se stessi. Se memoria non mi inganna trattasi del settimo album (pochi se consideriamo il ‘lasso temporale’ della carriera dei nostri) e questo ‘Backyard Babies’ sicuramente farà la gioia dei fans ma ne acquisirà altri con le sue song dure ma velate dal solito glam-punk e rock’n’roll venato, in alcune tracce, da un pizzico di pop. Si, ma non spaventatevi; questo album è sicuramente BB- style e loro, in effetti, sono sempre andati avanti incuranti delle mode e facendo sempre buoni ed ottimi dischi. Tredici canzoni che subito si conficcano nella testa e la cui armonia ti ritorna durante tutta la giornata. I titoli sono abbastanza ‘duri ed espliciti’ (basta leggere…hehe) ma Dregen mi ha assicurato che non c’è un motivo particolare bensì solo voglia di divertimento con la loro musica. La prima e tagliente ‘Fuck Off And Die’ è anche il singolo ed ha tutte le carte in regola per sfondare anche come hit radiofonica. ‘Degenerated’ forse è più hard e il guitar work mi piace maggiormente poiché più ‘corrosivo’ della precedente. ‘Come Undone’ ha quella che prima citavo come ‘vena pop’ che rende la song interessante ma molto ‘easy’ mentre di altra caratura è ‘Drool’ dove il rock’n’roll crudo la fa da padrone. ‘Abandon’ è una sorta di semi ballad perché si divide in parti lente ed altre più ‘sostenute’, in ogni caso veramente una gran bella canzone. ‘Voodoo…’ è un buon pezzo e ‘Idiots’ è originale nel suo punk-glamour sempre molto ‘canticchiabile’ che farà la giaia delle tante fans del gruppo! Interessanti anche ‘The Ship’ e ‘Nomadic’ e la struttura ‘melodica’ della rock song ‘Back On The Juice’ mentre si pigia nuovamente sull’acceleratore e ci carichiamo di adrenalina con ‘Where …’ ma soprattutto nella veloce ‘Zoe Is A Weirdo’. Come finale un vero lento, ammaliante al punto giusto e che chiude un album di sicuro valore.

Roby Comanducci
  

 


MOTLEY CRUE
‘Saints of Los Angeles’
(Motley Rec. / Even Seven M
usic)

Line up: Vince Neil – vocals, Mick mars – guitars, Nikki Sixx – bass, Tommy Lee- drums

Tracklist: 1. L.A.M.F. 2. Face Down In The Dirt, 3. What’s Gonna Take , 4. Down At Whisky, 5. Saints Of Los Angeles, 6. MF of The Year, 7. The Animal in Me, 8. Welcome to the Machine, 9. Just Another Psycho, 10. Chicks=Trouble, 11. This Ain’t a Love Song, 12. White Trash Circus, 13. Goin’ Out Swingin’

Non sono mai stato fans di una band in particolare. Ho seguito il rock da quando ero piccolo (di età ovvio.. hehe) ed ho capito che il rock’n’roll ed il blues potevano regalarmi tanto, darmi tante emozioni e, perché no, spronarmi ad andare avanti. Effettivamente, oltre al sano, puro ed incontaminato DIVERTIMENTO, è insito in questi due storici, seminali e basilari generi musicali l’ideologia dell’indipendenza, della forza di combattere, di vivere la vita in tutte le sue mille sfaccettature. Da qui iniziai a seguire entrambi i generi: dico subito che le mie vere radici sono hard blues e, per quanto concerne il rock’n’roll più diretto oserei nominare i qui presenti e longevi Motley Crue! Aspettavo…anzi, quasi non ci credevo più che arrivasse questo fantomatico momento della pubblicazione di un vero full lenght album con la completa ed originale line up (dobbiamo infatti risalire a circa dieci anni fa con ‘Generation Swine poiché l’interessante ‘New Tattoo’ targato 2000 aveva alla batteria il compianto Randy Castillo). In questi ultimi tre-quattro anni la ‘Ciurmaglia Colorita’ si è data ben da fare: chi pubblicando autobiografie, chi lavorando su altri progetti ma sempre –in qualche modo- ricollegabili al mondo Motley ma, soprattutto, sono tornati ai grandi festival italiani a suonare dal vivo in formazione originale dopo ANNI!!! Poi, ovviamente per supportare il loro ritorno hanno anche pubblicato compilation audio, video, ma di cd in studio ancora non se ne parlava e, diciamocelo, era il NUOVO ALBUM che la gente voleva….lo volevamo tutti!! Quindi, con un po’ di nostalgia (derivata da chi li vide negli anni ottanta…), un pò di ‘commozione’ e tanta ma tantissima curiosità appena ho ricevuto questo album mi sono precipitato ad ascoltarlo per quasi un giorno intero. E’ quasi un mese che ho questo cd in mano e continuo ad ascoltare –quasi- solo questo cd (nonostante mi arrivano decine e decine di album superlativi…attenzione), ma la recensione era troppo importante ed ho aspettato a farla. Ho voluto cogliere ogni singola sensazione da questo cd prima di scrivervi il mio parere. Ebbene ragazzi: ‘Saints of Los Angeles’ album che decreta a tutti gli effetti il ritorno della street rock’n’roll band per antonomasia, il ritorno dei padrini del fun & crazy hot’n’roll non è un bell’album: è stupendo! Sicuramente insieme agli Whitesnake sarà disco dell’anno e, comunque, entra di diritto nelle posizioni alte di una ipotetica classifica sui nove album partoriti da questa band. ‘Saints of Los Angeles’ necessita prima un ascolto veloce, poi uno veramente attento ed infine scoppia come dinamite nel vostro cervello e diventerà –lo credo fermamente- un altro best seller di Nikki Sixx & Co. Qui non ci sono contaminazioni quasi stucchevoli come su ‘Generation Swine’ …qui si parla anzi, si suona, rock crudo, diretto, spensierato. Se proprio volete oserei definirlo un mix tra ‘Dr. Feelgood’, ‘Shout At the Devil’ e ‘Motley Crue’ ed anche qualche ‘strizzata d’occhio’ al ‘masterpiece’ “Girls , Girls, Girls”. Tredici song (di cui la prima un intro) che adesso andremo ad esaminare track by track.  Si parte con “L.A.M.F”, un minuto e ventun secondi di intro parlato con musica soffusa che rimembra gli antichi fasti dell’intro di ‘Shout at the Devil’, qui però in versione meno ‘cattiva’. Le ultime parole di Vince ..”…welcome to Los Angeles..’ fanno partire il basso pulsante di Nikki e con questo si può a tutti gli effetti dire che il party è iniziato. Infatti ‘Face Down in the Dirt’ è una classica party song quasi anthemica che non sarebbe sfigurata nel capolavoro ‘Girls….” Quindi gia avrete un’idea di come inizia questo new album! Si calmano gli animi ( ma non la grinta attenzione) con il buon rockdi di What’s it Gonna Take’, un’ottima canzone potente e tagliente al punto giusto per poi arrivare ad un’altra piccola chicca,  ‘Down at The Whisky’ che già dal titolo la dice lunga. Voce ammaliante e maliziosa del veterano Vince e ottimo guitar work del sempre bravo riff-man Mick Mars che confezionano una song orecchiabile anche dal punto di vista radiofonico. Eh si…trasmessa in radio potrebbe funzionare! Ma proseguiamo ed arriviamo all’altra song che farà parlare molto di se…la title track ‘Saints of Los Angeles’ anch’ressa anticipata da un breve intro. In questa song c’è la collaborazione di Josh Todd (Buckcherry) , Jacoby Shaddix (Papa Roach) , James Michael (SIXX:A.M), and Chris Taylor Brown (Trapt). Risultato? Un’alatra perla da cantare a squarciagola e ballare stile ‘Wild Side’ e che prende a piene mani sempre dal pluriplatinato album’Girls…’ . Stupenda! E’ arrivato il tempo di graffiare in versione più hard e ‘MF of the Year’ è la song giusta. Un grande lavoro di arrangiamento e soprattutto di guitar work del buon Mick che da sempre usa la slide guitar e lo sviluppo e l’improvvisazione del riff di base per creare il ‘solos’ che non è un classsico solo di chitarra come fanno tutti. No, i brevi solos di Mars si sono sempre integrati nella song prediligendo la canzone e l’impatto generale piuttosto che virtuosismi vari e questa è sempre stata una delle tante caratteristiche del sound Motley. La successiva è una semi ballad, forse il momento meno eccitante dell’intero disco (i Motley ne han fatte di migliori) ma comunque interessante e godibile che risponde al nome di ‘The Animal in Me’ per poi rialzare il ritmo col la corroborante e cossoriva street song ‘Welcome to the Machine’ dove la Kramer del chitarrista cesella riff assassini e tutta la track è una classica street-drivin’-song veloce e pulsante con un finale che ricorda con i suoi violenti ‘stop & go’ una certa e conosciutissima ‘Live Wire’!! La seguente ‘Just Another Psycho’ è un’altra ottima hard’n’roll song sulla scia di ‘What’s It Gonna Take’ mentre un pugno diretto sullo stomaco i quattro rockers ce lo danno con la bellissima ‘Chicks = Trouble’. Avete presente il super hit che spopola nel mondo rocker ed anche nelle discoteche fatto dai bravi Hardcore Superstar “We Dont Celebrate Sundays”  ….? Ecco…la song dei Motley assomiglia come ‘tiro’ e ritmica ma è anche superiore; fate un po voi…noi quando la mettiamo in discoteca è già un classico…o quasi. Questa, insieme all’opener ed alla title track varrebbero da sole l’acquisto di questo album!! Segue la bella ed intrigante ‘This Ain’t a Love Song’ per poi dare spazio alla song più alternativa (sembra quasi che ci sia lo zampino di Marilyn Manson con la sua ‘Rock Is Dead’ anche se la song dei Crue è differente… attenzione!!) ‘White Trash Circus’ che è pura adrenalina ed è sicuramente una delle mie favorite ( anche se non è proprio Motley-style). Si conclude questo ‘Saints Of Los Angeles’ con la veloce ‘Goin’ Out Swingin’, un up-tempo deflagrante da ascoltare in auto a volume spalancato. Non so cosa dire ancora: avrei da scrivere ma qui finisce per diventare un monologo e non più una recensione. Direi che ‘Saints Of Los Angeles’ è a tutti gli effetti il vero ‘figlio’ dell’ultimo vero capolavoro del quartetto ossia ‘Dr. Feelgood’ e che distrugge tutto quanto i (tanti) detrattori della band che ha creato il party street rock a Los Angeles e poi nel mondo, hanno detto e scritto fino ad ora, dandoli per finiti e sconfitti. I Motley Crue sono TORNATI, tutti gli altri, giovani e non…hanno solo da imparare e seguire. Questo è rock’n’roll.


Roby Comanducci       

 

 

ALICE COOPER
“Along Came A Spider”
(SPV /Audioglobe)

Tracklist: 1.  Prologue/I Know Where You Live, 2.  Vengeance Is Mine, 3.  Wake The Dead, 4. Catch Me If You Can, 5.  (in Touch With) Your Feminine Side, 6.  Wrapped In Silk, 7.  Killed By Love, 8.  I’m Hungry, 9.  The One That Got Away, 10.  Salvation, 11.  I Am The Spider/epilogue.

Line up: Alice Cooper (vocals), Keri Kelli (guitars), Jason Hook (guitars), Chuck Garric (bass), Eric Singer (drums).

L’espressione shock rock nel mondo musicale rappresenta da sempre Vincent Furnier, meglio conosciuto come Alice Cooper, uno dei personaggi più discussi della storia del rock. Appassionato di musica rock e film dell'orrore esordi`col suo gruppo a Los Angeles nel 1968-69 ispirandosi a Frank Zappa, che decise di produrli. Inventore e fiero sostenitore di uno stile per il quale sono stati sempre coerenti i suoi show ricchi di effetti da film horror e ai testi che trattano gli argomenti più "tabù" (sesso, droga, politica, religione). Permettendo a quanti sono venuti dopo di lui (Kiss, New York Dolls, Wasp, Motley Crue fino a Marylin Manson) di raccogliere i frutti che lo stesso aveva pazientemente coltivato. Along Came A Spider è il titolo del nuovo e venticinquesimo studio album, un concept narrante la storia di Spider, un serial killer. Le undici tracce sono caratterizzate da quello shock rock- metal tipico del nostro Alice Cooper che, ammicca alle influenze che spaziano dalle sonorità ‘70 - 80 ad altre più moderne, favorendone un suono più potente e compatto. Ci troviamo suoni di batteria decisi e netti, un basso pulsante, l’energia dei riff taglienti delle chitarre e un vocals notevolmente strabiliante. Varie tracce sono state scritte da Alice Cooper in collaborazione con i co-produttori Greg Hampton e Danny Saber. Da menzionare le collaborazioni all’interno dell’album, è presente in Wake The Dead un assolo di armonica di Ozzy Osbourne (che ha anche partecipato alla stesura del testo con Alice e Denny Saber), mentre Slash suona la chitarra nella versione singolo di Vengeance Is Mine. Nota di merito per le due ballads Salvation e Killed by Love. Un grande disco per la composizione musicale, per la teatralità che esso sprigiona e la produzione eccelsa. Se quanto detto finora non bastasse, non indugio minimamente a consigliarvi di fare vostro questo nuovo capolavoro concepito da chi ha quasi quaranta anni di carriera alle spalle si conferma abile sperimentatore. Alice Cooper è la storia dello shock rock.

AngelDevil

 

 

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