recensioni 2008




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LAND OF TALES
‘Land of Tales’
(Frontiers)

Tracklist: Silence, Slow Waters, Keep Out, Outlander, All The Same,  Wasted Chance, Nobody Dares, Choose, So Long, Fading Away,  Right As Rain

Line up: Kristian (Juha Kontu) - vocals & guitars, Palle (Harri Lehtonen) – keyboards, Sami (Sami Rajala) – bass, Sami O. (Sami Ojala) - drums

Ottimo lavoro per questo esordio discografico dei finlandesi Land Of Tales. La band capitatana dal duo Kristian (voce e chitarra) e Palle (tastiere) ci delizia con un autentico e cristallino adult oriented rock venato però da forti tinite pompous e talvolta fm rock. Undici tracce che allietano dal primo all’ultimo minuto e rendono questa calda estate un momento di oasi dove rinfrescarsi e beatificarsi di ….grande eufonia musicale. Questo album è da ascoltarsi tutto insieme senza interruzioni, magari mentre state andando in viaggio per le vostre vacanze o siete sdraiati sotto l’ombrellone a prendervi il meritato sole/riposo che da tempo agognavate. L’armonia che la chitarra di Kristian riesce a creare è notevole, cesellando buoni riff ma soprattutto in fase di ritmica ed arrangiamento, il tutto coadiuvato da uno strepitoso keys-work di Palle Harri Lehtonen che farà sognare tutti gli amanti dei tasti d’avorio. Eh si…perché qui siamo di fronte ad un full lenghtalbum dove il pathos, l’armonia, il melodic rock la fanno da padrone. Non saremo ai livelli dei ‘maestri’ del settore intendiamoci, ma ‘Land Of Tales’ vi regalerà sicuramente belle emozioni.

Roby Comanducci   

 

RICHIE KOTZEN
‘Live In Sao Paulo’
(Frontiers)

Tracklist: Socialite, High, Remember,  Fooled Again, Faith, So Cold, A Love Divine, Shapes Of Things, Doin What The Devil Says To Do, I'm Losing You, Mother Head'S Family Reunion, Stand

Line up: Richie Kotzen -  lead vocals and guitars, Johnny Griparic – bass guitar,  Don Potruch -  drums

Su Kotzen non dico più nulla: saprete già tutto e saprete quindi, del suo immenso valore come chitarrista ma non solo. Richie è anche un ottimo compositore, arrangiatore, cantante, polistrumentista insomma un vero ‘hero’ a tutto tondo come pochi in questo ultimo ventennio. La sua grande carriera si impreziosisce di questo bel dischetto che ritrae il nostro musicista e due eccelsi session man in quel di San Paolo nella sua recente tournè in sud America (…nel 2007). L’album scivola via tutto di un botto che è un piacere; non è il solito ‘live album’ pesante da ‘digerire’. Qui c’è di tutto: da una sezione ritmica da dieci e lode, ascoltatevi attentamente ‘So Cold’ oppure ‘A Love Divine’ (impreziosita da un ‘mostruoso’ guitar solo),  ai passaggi strumentali da vero maestro di Kotzen che anche a livello vocale migliora di ‘giorno in giorno’….un piccolo portento oserei dire!!  Le dodici tracce ripercorrono un pò la sua carriera e sono tutte eseguite con impeccabile maestria ma anche improvvisazione e quel gusto di riuscire a rendere una bella song un vero gioiello dal vivo: gusto e capacità che hanno solo i grandi. Inutile indugiare, fans o meno del chitarrista in questione….fate vostro questo bellissimo live album.

Roby Comanducci  

 

 

 

HAREM SCAREM
‘Hope'
(Frontiers)

tracklist: 1. Watch Your Back, 2. Time Bomb, 3. Hope, 4. Days Are Numbered, 5. Dark Times, 6. Beyond Repair, 7. Never Too Late, 8. Shooting Star, 9. Calm Before The Storm, 10. Nothing Without You, 11. Higher (Acoustic - European bonus track)

line up: Harry Hess - voce, chitarra, Pete Lesperance – chitarra, Barry Donaghy - basso, Creighton Doane - batteria

Una lunga e prolifica carriera iniziata nel lontano 1991 con l'omonimo debut album. Due soli change in line up di batterista e bass player che poi si è stabilizzata fino ad oggi (ok il primo drummer Darren Smith militò per ben nove anni....nda) e quindi un segnale di forza e compattezza. I nostri quattro canadesi capitanati dal singer e chitarrista Harry Hess sfornano questo ulteriore concentrato di superlativo AOR miscelato a venature pompous rock ma anche ad una buona dose di hard rock tagliente e graffiante al punto giusto. Da sempre è questo il ‘marchio sonoro' degli HS e quindi questo ‘Hope' non poteva essere da meno...anzi, trattasi veramente di un ottimo prodotto che ha aspettato due anni dal penultimo ‘Human Nature' ad uscire nei negozi per la contentezza dei tantissimi fans sparsi per il mondo. Tutte le tracce sono elegantemente strutturate e arrangiate ed il guitar work del bravo Lesperance, coadiuvato dalla ritmica di Hess, la fanno da padrone in questo full lengt album. Si, i nostri suonano adult oriented rock ma attenzione, non si lasciano prendere troppo da melodie zuccherose e arrangiamenti al limite dello ‘stucchevole' e pop ... assolutamente. Già dalle prime due song ‘Watvh Your Back' e ‘Time Bomb' si respira grande melodia ma anche adrenalina e quando si arriva alla title track si capisce in pieno il ‘tiro' che avrà questo eccellente dischetto. Ottimi riff, il solito pizzico di originalità che li contraddistingue dal marasma sonoro e tanta....ma tanta classe da vendere. Ovviamente non mancano le ballad come la stupenda acustica ‘Higher' (bonus track per il mercato europeo) oppure le altre due chicche ‘Nothing Without You' e ‘Shooting Star' tanto perfarci capire che oltre alla grinta gli Harem Scarem sono sicuramente amati soprattutto per la loro grande classe nel creare suadenti ed intense eufonie. Da avere!!!

Roby Comanducci

 

 

BEDFORD
“Right Now”
(Autoprodotto) 

Tracklist: 1. Right Now, 2. Coming To Find You , 3. Pray, 4. Standing Still, 5. Tragic Beauty, 6. As One, 7. Needing You, 8. I Am Alive, 9. Free Spirit, 10. Reflection .

Line up: David Trimboli (vocals, guitars), Matt Miao (guitars), Jonathan Zion (bass) Karl Lewis (drums).

Un debut album davvero interessante per gli australiani Bedford, che ci regalano un lavoro dal suono pulito e dagli arrangiamenti ben curati, calibrato e studiato in modo da suonare bene e conquistare l'ascoltatore già direttamente al primo ascolto, dove spicca il singer David Trimboli con un cantato espressivo e vitale. L'ottima produzione è affidata a Lindsay Gravina e al grande Tommy Denander www.tommy-denander.com (Radioactive , Paul Stanley, Kelly Keagy, AOR, Ambition ecc ..). Quarantadue minuti abbondanti con una valanga di hit una dietro l'altra; suonate ottimamente dal chitarrista Matt Miao, il bassista Jonathan Zion e il batterista Karl Lewis con destrezza sorprendente e con grande attenzione verso la componente melodica del proprio sound. Granitico e straripante melodic rock con contaminazioni nu-metal, dai soli di chitarra conturbanti e un vocals trascinante per potenza e intensità; sono le parole chiave di questo cd. Un esempio lampante, la title-track Right Now e la sesta traccia As one, un brano magnetico e dal coro, tanto semplice quanto accattivante dove tutta la band, ci regala una prestazione da urlo. I Am Alive, con uno dei ritornelli più avvincenti di tutto l'album è il primo singolo estratto nonché "Single of the Year" del 2006 al L.A. Music Awards. Sarà impossibile rimanere impassibili al cospetto di pezzi come Pray, Tragic Beauty o Reflection che chiude in maniera encomiabile un ottimo debut album. Ottimo esordio per i Bedford! Visitate la pagina myspace della band www.myspace.com/bedfordrock e il sito www.bedford.net.au

AngelDevil

 

 

JUDAS PRIEST
‘Nostradamus'
(Sony)


line up: Rob Halford- vocals, KK Downing- guitars, Glenn Tipton- guitars, Ian Hill - bass, Scott Travis - drums

CD 1: Dawn Of Creation/Prophecy/Awekening/Revelations/The Four Horsemen/War/Sands Of Time/Pestilence And Plague/Death/Peace/Conquest/Lost Love/Persecution

CD2: Solitude/Exiled/Alone/Shadow In The Flame/Visions/Hope/New Beginnings/Clam Before the torm/Nostradamus/Future Of Mankind

Dopo quasi cinque anni di attesa dall'ultima release "Angel of Retribution" tornano i Priest.Devo dire che il lavoro precedente mi aveva alquanto deluso e quando mi accingo verso questa nuova proposta discografica vengo subito "fulminato" dal prezzo del cd, carissimo…!!...ma poi guardo bene ed effettivamente trattasi di due cd. Mi aspettavo una raccolta di B-sides sull'altro dischetto invece si tratta di brani inediti, praticamente ventitrè canzoni per..udite udite..un'ora e quarantatrè minuti di metallo targato NWOFBHM! Qualcosa di mai visto (e sentito) prima! Questa cosa potrebbe essere un vero e proprio pregio ma anche un grande difetto poichè se nella storia del metal (ma della musica in generale) i cd durano quell'oretta scarsa ci sarà –credo proprio- un perche'.. Escluso il motivo commerciale, posso gia' azzardare che il cd risulta un po' dispersivo; non si puo' ascoltarlo "tutto d'un botto" (chi pouo' dire di avere due ore da dedicare alla musica al giorno? il sottoscritto no...). Tornando alla parte "tecnica" della recensione la risposta alla domanda e' "no"...se vi stavate chiedendo se siamo davanti al degno erede di quel lontano "Painkiller" degli anni novanta mi dispiace deludervi ancora una volta, però a differenza dei suoi tre predecessori (Jugulator/Demolition/Angel Of Retribution) questo e' sicuramente il migliore! Vuoi per il concept su ‘Nostradamus' il disco è molto "oscuro" quasi ‘doom', un full lenght album quasi "anomalo" per i Priest, piu' somigliante indubbiamente a certi lavori di solisti di Halford.Per tutti i fans italiani segnalo ‘Pestilence And Plague'...vorrei lasciarvi la sorpresa invece stavolta non lo faro': in quella canzone il mitico Rob canta in ITALIANO!!! Una chicca per tutti noi, peccato che questo brano non e' stato proposto anche in chiave live al Gods Of Metal! In coclusione, non vi troverete i Judas rock'n roll ne i Judas dei pezzi tirati e velocissimi, vi troverete invece di fronte ad un cd strano ma bello, sul resto che dirvi di piu'....? Sono i Judas Priest e questo nome dovrebbe bastarvi come garanzia!


Sam ‘Thrasher'

 

 

 

JOURNEY
‘Revelation'
(Frontiers)

line up: Arnel Pineda – voce, Neal Schon – chitarra/ backing vocals, Jonathan Cain – tastiere / backing vocals, Ross Valory – basso/ backing vocals, Deen Castronovo – batteria/ percussioni/voce

tracklist: 1. Never Walk Away, 2. Like A Sunshower, 3. Change For The Better, 4. Wildest, Dream, 5. Faith In The Heartland, 6. After All These Years, 7. Where Did I Lose Your Love, 8. What I Needed, 9. What It Takes To Win, 10. Turn Down The World Tonight, 11. The Journey 12. Let It Take You Back (European bonus track)

Bene …a circa tre anni dall'ottimo ‘Generations' ecco che Neal Schon & Co. pubblicano il tanto atteso successore, ‘Revelation'. Un album in classico e puro stile Journey che non si discosta minimamente dal loro grande sound regalandoci, quindi, un full lenght album che sicuramente si attesta tra le migliori uscite discografiche del settore (ma non solo) di questo 2008. Novità alla voce il singer Arnel Pineda, scelto tra tante audizioni e subito piaciuto alla band; un vocalist d'eccezione che va a rimpiazzare l'ottimo Steve Augeri, cantante che aveva ereditato alla grande la ‘tradizione' di Steve Perry....intramontabile e quasi inimitabile frontman dei Journey. Ad ogni modo Pineda ha l'ugola molto simile a Perry e ci regala una prestazione sopra le righe su tutte le tracce presenti eccetto la (bellissima) ‘The Journey', strumentale dove Mr. Schon ci delizia e si diletta con tutta la sua grande maestria da vero guitar hero riuscendo –come sempre – ad orchestrare stili e guitar work differenti in un summa sonoro di elevata caratura tecnica ma soprattutto di grandissimo feeling!! L'album è molto bello e sinceramente non trovo una song o diverse song superiori ad altre: è un album da ascoltare con calma magari anche con le cuffie per assaporare le tante sfumature. La melodia ma anche la ‘grinta controllata' che da sempre contraddistingue i Journey nel creare song energiche ma al tempo stesso ricche di pathos, in questo ‘Revelation' è espressa al 100%. Cosa dire di questi grandi musicisti che non sia stato gia detto? Grandissimi professionisti capaci di creare sempre la melodia giusta al momento giusto con il tocco di genialità che è oramai nel loro dna. Bella l'opener ‘Never Walk Away' quasi pompous rock ma anche il dirompente finale dove la sezione ritmica la fa da padrone su ‘Wildest Dream' oppure le dolci armonie della melodica e suadente ‘What I Needed'... Inutile commentare oltre. I Journey sappiamo tutti di cosa son capaci e questo ‘Revelation' ne è l'ulteriore prova . Da avere assolutamente.

Roby Comanducci

 

 

SILENT RAGE
‘Four Letter Word'
(Frontiers)

Line up: Jesse Damon -Vocals & Guitar, Mark Hawkins- Guitar & Backing Vocals, EJ Curse - Bass & Backing Vocals, Rodney Pino Drums & Backing Vocals
guest: Bobby Blotzer - Drums on tracks 3, 9 - Bruce Kulick – guitar solo& fills track 3

Produced by Gilby Clarke except tracks 8, 10, 11

Tracklist: 1.You Could Be The One, 2. Four Letter Word, 3. Man Or Machine, 4. Feel My Love, 5. Close Your Eyes, 6. Sinister Man, 7. Hard Habit To Break, 8. Nobody Knows, 9. Bona Fide, 10. I'm Not Lonely, 11. Trouble

Quattro album in ben vent'anni non sono certo una discografia da ‘mille e una notte' ma l'importante è che le cose siano fatte bene...allora si può ovviare la quantita per, ovviamente, la qualità. Infatti i Silent Rage, band che nella seconda metà eighties, raccolse consensi e –abbastanza- successo soprattutto con il platinato e zuccheroso ‘Shattered Hearts' (1987) album che era un'autentica fucina di hits e che faceva suo il caro e buon vecchio ‘hair metal' tanto in voga di quei tempi. Il successore ‘Don't Touch Me There' (1989) ottenne anche lui ottime posizioni nelle charts e poi il primo ‘break' per arrivare al 2002 dove venne pubblicato ‘Still Alive' e quindi lo stop lunghissimo fino ad arrivare ora...con questo come back in original line up e questo frizzante new full lenght album ‘ Four Letter Word '. Jesse Damon & Co. sono in buona forma e ci regalano un bel dischetto di hair pop metal energico e solare, come da sempre è stato il loro sound. Songs spensierate, da sentire a ‘palla' sul vostro stereo o in spiaggia con gli amici e, perchè no, alcune anche da ballare poichè in possesso del giusto groove e ‘tiro' musicale. Le undici tracce ad eccezione delle due centrali ‘Feel My Love', troppo ‘sempliciotta e scontata, e lo ‘pseudo' lento ‘Close Your eyes' che non riesce ad esprimere nulla fuorchè noia... beh le altre nove song sono di elevato livello. Si parte infatti con un'ottima song accattivante e graffiante al punto giusto quale ‘You Could...' per passare alla title track ed alla successiva ‘Man or Machine' dal tagliente riff di chitarra e dal potente groove. Saltiamo le due song sopra menzionate e arriviamo ad un'altra canzone diretta e interessante dedita ad un gustoso hard'n'roll ‘Sinister Man', mentre la maliziosa e accattivante ‘Hard Habit to Break' ci ammalia con il sax e le linee musicali dedite ad un robusto rock ricco di pathos. Siamo al momento clou, ovvero la bella ‘Nobody Knows' che sinceramente è una ‘spanna ‘ sopra la media di tutto il disco: una song originale, potente, intrigante e anch'essa maliziosa al tempo stesso che è praticamente la ciliegina sulla torta di questo album. ‘Bona Fide' e ‘I'm not Lonely' svolgono il loro compito su un hard rock easy e di facile assimilazione e si arriva , quindi, alla conclusiva ‘Trouble' un veloce e dirompente up tempo che meglio non poteva chiudere questo interessante ritorno in studio dei Silent Rage.

Roberto Comanducci

 

 

DARK QUARTERER
“Symbols”
(My Graveyard Productions)

Tracklist: 1. Wandering in the dark, 2. Ides of march, 3. Pyramids of skulls, 4. The blind church, 5. Shadows of the night, 6. Crazy white race .

Line up: Gianni Nepi (vocals and bass), Francesco Sozzi (guitars), Francesco Longhi (Keyboards)
Paolo Ninci (drums).

Tornano alla grande i Dark Quarterer, storica band nata negli anni settanta maestri dell'heavy metal epic-progressive italiano. I nostri con il nuovo album intitolato Symbols, mettono a segno un altro colpo vincente. Puro progressive metal melodico, tecnicamente molto pulito con alcune divagazioni più aggressive e più devote a sonorità più spiccatamente heavy -power, e altre con una buona dose d'atmosfera ed emozione al puro virtuosismo strumentale. Spicca su tutti la straordinaria voce del singer Gianni Nepi, sempre molto abile a giostrare con la melodia caratterizzando i vari pezzi con la propria voce indubbiamente a suo agio nel garantire un tocco più melodico ed accondiscendente anche alle parti più robuste ed aggressive, in cui virtuosismo e gusto melodico si coniugano perfettamente in una serie di intrecci strumentali che non fanno rimpiangere il mancato apporto vocale di Gianni. L'argomento affrontato nei sei brani si riferiscono alle imprese compiute da alcuni personaggi storici di varie epoche. Questa è l'essenza dei Dark Quarterer, un flusso inarrestabile capace di addentrarsi in situazioni non facili, ma anche di scorrere tranquillamente lasciandosi abbandonare ai romanticismi della musica. Un songwriting quindi complesso dalle partiture ricche le cui interpretazioni vocali sono senza dubbio l'aspetto vincente, oltre a quello strettamente compositivo e quello relativo alla parte strumentale dei singoli musicisti. Che dire.. senza dubbio un lavoro completo e più che convincente sotto tutti gli aspetti. Grandissimo album! www.myspace.com/darkquarterer

AngelDevil

 

 

KISKE
“Past In Different Ways”
(Frontiers Records)  

Tracklist: 1 - You Always Walk Alone, 2 - We Got The Right, 3 - I Believe, 4 – Longing, 5 - Your Turn, 6 - Kids Of The Century, 7 - In The Night, 8 - Going Home, 9 - A Little Time, 10 - When The Sinner, 11 - Different Ways .

Line up: Karsten Nagel (Drums), Sandro Giampietro (Guitars), Fontaine Burnett (Bass), Michael Kiske (Vocals, Guitars).

Guest musicians: Hanmari Spiegel: Violins, also Piano in “When The Sinner”. Georg Spiegel: Trombones and Accordeon. Benny Brown: Trumpet in “We Got The Right”.

Michael Kiske, ritorna in auge con i suoi brani scritti nel periodo Helloween, in una nuova veste dimostrando di avere ancora molte frecce nel suo arco. Past In Different Ways è un piccolo scrigno pregiato contenente dodici canzoni che appassionano fin dal primo ascolto e, che, hanno quel qualcosa che le rende speciali, raffinate e uniche come la bellissima Your Turn . Sono talmente belli gli arrangiamenti acustici che citare tutte le canzoni presenti è comunque riduttivo, bisogna ascoltarle per stupirvi della melodia che arriva al cuore con una forza ed una dolcezza assoluta, per capire di cosa sto parlando e cosa si prova nel momento in cui si pigia il tasto play. Un album di buona fattura che si lascia ascoltare davvero piacevolmente e, che, ci regala dei brani che sigillano nel migliore dei modi questo Past In Different Ways . Ennesimo plauso a Michael Kiske e alla Frontiers Records. Un album consigliato a tutti!

AngelDevil

 

 

JORN
‘Lonely Are The Brave'
(Frontiers Records)

Line up : Jorn Lande – voce, Tore Moren – chitarra, Jorn Viggo Lofstad – chitarra, Sid Ringsby – basso, Willy Bendiksen - batteria

tracklist: 1. Lonely Are The Brave, 2. Night City, 3. War Of The World, 4. Shadow People, 5. Soul Of The Wind, 6. Man Of The Dark, 7. Promises, 8. The Inner Road, 9. Hellfire

Jorn Lande, un nome un'autentica garanzia. Trattasi infatti di uno dei più quotati (...a ragion veduta) singer in circolazione attualmente nel panorama hard rock e alla sua superlativa voce si unisce un'intensa capacità nel songwriting che lo ha portato a collaborare con tantissimi artisti di fama internazionale (...Ronni Le Tekro, Malmsteen, Don Airey, Joe Lynn Turner, Uli Jon Roth,....e potrei andare avanti ancora...) ma soprattutto a costruirsi una bella carriera solista costellata da diversi album, (questo è il quinto appunto) tutti di elevato spessore artistico. Il nostro ci ha anche deliziato con stupende cover di grandi acts del passato ma in questo album (dalla copertina stupenda, lasciatemelo dire!!!) si destreggia su composizioni tutte originali e su un sentiero spudoratamente hard rock. Infatti, tra le note di queste nove tracce, sembra che il buon Lande evochi grandi nomi quali Rainbow, R.J.Dio, Black Sabbath miscelandoli insieme e creando un sound di forte impatto ma, al tempo stesso, ricco di pathos. In certe song poi, Jorn avvicina di molto la sua tonalità vocale a quella di Mr. Ronnie James Dio cosa che, indiscutibilmente, non può che farci amare questo gia accellente full lenght album. Soprattutto nell'opener e title track, come nelle due successive ‘Night City' e ‘War of The World' sembra essere al cospetto di un album del grande Ronnie...song che sinceramente non avrebbero sfigurato in lavori quali ‘Dream Evil'...e credetemi non è cosa da poco!! Tutto l'album si destreggia quindi su queste sonorità che devono molto al deciso, diretto e graffiante rifframa dei due guitar player coadiuvati da una possente sezione ritmica. Un album deciso e diretto grondante sano puro ed incontaminato hard rock! Decisamente una ‘sana boccata d'aria' in questo super-collassato panorama hard ‘n'heavy. Da avere!

Roby Comanducci.

 

 

REVOLUTION RENAISSANCE
‘New Era'
(Frontiers)

Line up: - Timo Tolkki – chitarra, - Michael Kiske – voce (2,4,8,9,10), Tobias Sammet – voce (1,6), - Pasi Rantanen – voce (3,5,7), Mirka Rantanen – batteria, Pasi Heikkilä – tastiere, Joonas Puolakka - tastiere

Tracklist: 1. Heroes, 2. I Did It My Way, 3. We Are Magic, 4. Angel, 5. Eden Is Burning, 6. Glorious And Divine, 7. Born Upon The Cross, 8. Keep The Flame Alive, 9. Last Night On Earth, 10. Revolution Renaissance

Dirvi chi è Timo Tolkki penso sia inutile e superfluo….chi non conosce questo grande musicista?!! Ecco...allora andiamo subito al dunque: Mr. Tolkki ha preso, creato e plasmato questa nuova band di eccellenti musicisti provenienti da Helloween, Edguy, Avantasia, Thunderstone ecc...scrivendo lui stesso e producendo tutto il materiale qui presente. Dieci tracce di grandissima scuola power melodic metal, un po come l'ultimo ‘Visions' degli Stratovarius tanto per fare un esempio. Infatti qui si respira a ‘pieni polmoni' il granitico ed al tempo stesso melodico sound di quella fenomenale band miscelato a sonorità care agli Helloween, Gamma Ray ed Edguy però, il tutto, in chiave molto più personale e leggermente più ‘melodica'. Il guitar work del nostro leader è superlativo e, soprattutto in fase di riff, cesella alcuni momenti di assoluta genialità. Ascoltatevi l'inizio di ‘Heroes' e quello di ‘We Are Magic' e poi mi saprete dire...L'idea di selezionare e diversificare le song su tre voci (guardate nella line up e vicino ad ogni singer c'è il n° della song da lui cantata) è stata un'idea geniale poichè ha apportato al prodotto originalità ma soprattutto una versatilità notevole con un ‘effetto novità' ad ogni song. Inutile dire dell'eccelsa prova vocale dei tre singer, tutti vocalist di elevatissima caratura musicale come anche il lodare l'eccelso keyboards sound che Joonas Puolakka ha creato su ogni song stemperando la potenza con massicce dosi di feeling e intense armonie di base. Ottima e puntuale (quasi dirompente in certe song) la sezione ritmica che non lascia nulla al caso e divorerà letteralmente le casse del vostro stereo. Tutte le tracce sono belle ma alcune sono al di sopra della media e sono autentiche chicche sonore: una di queste è la dirompente ‘Heroes' (quasi power speed in certi tratti) dal già citato riff assassino e con un prosieguo potente e carico di adrenalina. Altro bellissimo momento è ‘Glorious and Divine' dal ritornello oserei dire...stupendo, che si conficca nella testa e non lo dimentichi più. Altro bellissimo guitar sound lo troviamo su ‘We Are Magic' mentre come non rimanere estasiati dalla lenta melodia coadiuvata da un flauto magico e rumore di ‘onde del mare' in sottofondo della bella ‘Keep the Flame Alive' sempre impreziosità nel suo prosieguo dalla chitarra di Tolkki. Un ottimo e potente hard rock lo ascoltiamo nella penultima ‘Last Night On Earth' ma la perla di canzone top va alla stupenda ballad ‘Angel', in assoluto un lento da ‘pelle d'oca' dove Michael Kiske da veramente il meglio di se stesso! Un album imperdibile. Ottimo!

Roby Comanducci

 

 

MAEDER
“Maeder”

(Locomotive Records) 

Trackilist: 01. Never Last, 02. Another Thing Comin', 03. Future Story, 04. No Grass Is Greener Than Your Own, 05. Business In Me, 06. Night And Day, 07. You're A Freak, 08. You Make Me Die, 09. It's All Good, 10. Piece Of Me, 11. White Pillow, 12. Give Away .

Line up: Nic Maeder (Guitars, Vocals), Sebastian Maeder (Guitars), Kit Riley (Bass), Travis Dragani (Drums).

Opera prima per gli australiani Maider usciti sotto la Locomotive Records , che possiedono sorprendenti capacità nel creare un groove dall'elevato coinvolgimento, che sfoggia movenze rallentate e trattenute che vengono poi brillantemente liberate nel chorus. La band è formata dal cantante e chitarrista Nic Maeder, il chitarrista Sebastian Maeder, il bassista Kit Riley e il batterista Travis Dragani. Fin dalle prime note appaiono valide le potenzialità, l'energia e la voglia di questi ragazzi di suonare con il giusto approccio un hard rock'roll grezzo, ruvido, essenziale nella sua semplicità. Dodici tracce caratterizzate da una miscelazione piuttosto sapiente di influenze derivanti dal rock degli anni '80 alle più moderne che farà felice tutti quei ragazzi che vivono di rock n' roll. La produzione è ottima, riuscendo a tirare fuori dal gruppo un suond aggressivo dando ai brani quella energia che li contraddistingue. Nota di merito va sicuramente all'esplosiva It's All Good , canzone che non ci si stanca mai di ascoltare. Altre tracce da evidenziare sono Another Thing Comin', You're A Freak e Give Away . Ci troviamo di fronte ad un lavoro davvero buono, dove i ritmi mai tirati allo stremo e le chitarre sempre pronte a produrre riff accattivanti e trascinanti si fondono bene con il vocals graffiante e pieno di energia. Un album vincente che rappresenta un ottimo punto di partenza per la band australiana. Da avere!! Pagina Myspace http://www.myspace.com/maedermusic

AngelDevil

 

 

SKEW SISKIN
“Peace Breaker”
(Monongo)

Tracklist: 01. Metal In Your Face, 02. We're An Institution, 03. Ridin' With The Devil, 04. Trouble Shooter, 05. Hit You Harder, 06. Who The Hell Are You, 07. War, Fire, Guns & Blood, 08. I Wanna Be Me, 09. Eva Braun Is Back In Town, 10. I Don't Care, 11. Loser, 12. Can't Hear You, 13. Shoot The Rats .

Line up: Nina C. Alice (Vocals), Jim Voxx (Guitars), Henning Menke (Bass), Randy Black (Drums).

Nuovo contratto discografico nel 2007 per i tedeschi Skew Siskin con la Monongo , che realizzano Peace Breaker , sesto album della discografia della band capitanata dalla cantante Nina C. Alice. Tredici brani accattivanti, aggressivi e potenti a cavallo tra un heavy metal e un maestoso hard rock. Non passa certo inosservata la collaborazione del mitico Mr. Lemmy Kilminster in questo Peace Breaker che, con il suo stile ne aumenta il valore. Non ci sono punti deboli nell'intera tracklist e, canzoni come l'iniziale Metal In Your Face ne conferma il sound che scaturisce da questo cd che si caratterizza sicuramente per la corposita' e la compattezza in un lavoro veramente buono, suonato grande caratterizzato anche da ottimi testi. Una batteria pesante come il granito insieme al basso e alla chitarra si fanno pesanti con riff elettrici e taglienti che si fondono con la voce dura e inimitabile di Nina; il che non lascia dubbi sull'ispirazione e la convinzione proposta con la grinta di chi ha dalla sua il giusto entusiasmo. La forza magnetica tra rabbia e aggressività in questo nuovo album sono la conferma della qualità complessiva del prodotto. http://www.myspace.com/skewsiskin

AngelDevil

 

EVILFIRE
‘Tail Eating Dogs'
(autoprodotto
)

Line up: Elia Fagnani – bass, Andrea Strati- guitar, Mauro Mazzara – vocals, Loris Scalzo- lead guitar, Riccardo Mariani - drums

Tracklist: Die/No Skin, Painted Grey, Men, T.E.D, Wheels of time (chapter 1-The Fall)

Bene bene. Un ottimo debut album, in questo caso un Ep o mini cd di cinque tracce, per una band milanese di tutto rispetto , questi Evilfire che nati nel 1996 e dopo cambi di line up e tantissimi concerti finalmente ci regalano la loro musica su dischetto. Fanno tutto loro: registrazione, mixaggio, arrangiamenti e produzione (e a tal proposito rivolgo un appello alle label che leggeranno questa review: contattate questa band...ne vale la pena!!!!) ed il risultato è sicuramente lodevole. Inoltre citerei la preziosa apparizione in veste di ‘guest' di Zak Stevens (Savatage, Circle II Circle) che presta la sua voce negli ultimi versi della title track. Questi cinque musicisti suonano metal senza mezzi termini, senza particolari contaminazioni: sembra in certi momenti di rivivere i grandi Megadeth di ‘Peace Sells....' oppure gli intramontabili Savatage...tanto per fare qualche paragone doc. Ad ogni modo Gli Evilfire vivono di luce propria e sono capaci di costruire il loro sound potente con riff taglienti ed incisivi ed una possente sezione ritmica coadiuvato il tutto dalla bella voce del singer Mauro Mazzara e creando quindi un prodotto appetibile –questo ‘Tail Eating Dogs'- da diversi palati e non solo esclusivamente metal... Peccato siano solo cinque brani poichè solo trenta minuti finiscono presto e si ha subito voglia di risentire il tutto ancora una volta ...sicuramente un segnale più che positivo. Bravi quindi e....vi aspettiamo all'appuntamento col full leght album !!! Visitate il myspace: www.myspace.com/evilfireband

Roby Comanducci

 

 

 

CHROME DIVISION
‘Booze, Broads and Beelzebub'
(Nuclear Blast / Audioglobe)

Line up: Shagrath – Guitars, Eddie Guz – Vocals, Tony White – Drums, Luna - Bass guitar, Ricky Doom – Guitars

Tracklist: "The Second Coming (Intro)”, "Booze, Broads and Beelzebub", "Wine of Sin", "Raven Black Cadillac", "Life of a Fighter", "The Devil Walks Proud", "Hate This Town", "The Boys from the East", "Doomsday Riders", "Lets Hear It", "Sharp Dressed Man”, "Bad Broad (Good Girl Gone Bad)", "Raise Your Flag"

Letteralmente una bomba scagliata a ciel sereno in questi primi giorni di caldo torrido che sta invadendo la nostra penisola. Mamma mia che groove che hanno questi cinque ‘ragazzacci ‘ norvegesi che nascono dalla fervida mente musicale del bravo singe dei Dimmu Borgir, al secolo Shagrath. In ogni caso la line up è composta da artisti di notevole spessore e questo secondo full lengh album sta a dimostrare quanta potenza , originalità ed energia si sprigiona da queste tredici new songs. Già dal predecessore Doomsday Rock 'N Roll targato 2006 sempre per nyclear Blast, si sentiva che questi musicisti non scherzavano affatto ed il sound era quanto di più corrosivo e tagliente si potesse ascoltare in campo....rock'n'roll. Ebbene si, i Chrome Division suonano r'n'r, non metal o power eppure sono molto più ‘pesanti e cattivi' di molti ‘colleghi' più metallici. Il sound è un mix tra Motorhead, Black Label Society, Nashville Pussy e qualcosa dei Motley periodo ‘Shout at The Devil' ma con una massiccia dose di personalità. E come se prendessimo gli American Dog e si mettesse il loro sound a 45 giri...non so se ho reso l'idea. Rock'n'Roll duro , sporco, cattivo ma incredibilmente ammaliante che vi farà saltare sulla sedia e –mi raccomando- da ascoltare a volume alto !!! Le song sono tutte godibili ed alcune addirittura da incorniciare, come l'opener e title tracks (con tanto di intro iniziale che ad un certo punto fa sentire la voce di un insegnante che parla ai bambini dicendo che il r'n'r è la musica del diavolo....e tutti loro a rispondere in coro approvando il tutto) dirompente e fulminea oppure la superlativa ‘The Boys From the East', che da sole varrebbero l'acquisto di questo album. Stupenda l'interpretazione vocale del singer Eddie Guz con la sua ugola rauca e graffiante come un rasoio ed il supporto dei due axe man che cesellano un rifframa da antologia e solos brevi ma dirompenti sempre supportati da una sezione ritmica devastante come un treno. Unica nota dolente è la cover dei mitici ZZ Top ‘Sharp Dressed Man' completamente stravolta e riadattata al loro stile...ma queste cose non possono riuscire bene con i brani dei texani doc hehe... Tantè...è solo una song (cover tra l'altro), quindi il mio ‘spassionato' consiglio è di correre a comprare questo concentrato di pura adrenalina, ad ora una delle migliori produzioni nel suo settore musicale di questo 2008. Grandi!

Roby Comanducci

 

 

 

 

INCRAVE
‘Dead End'
(Locomotive Music / Frontiers)

Line up: Vocals: Johan Falk, Guitars: Jon Davidsson, Guitars: David Ohlsson, Bass: Martin Davidsson, Keyboards: Jonathan Stenberg, Drums: Josef Davidsson

Tracklist: Shattered, The Forgotten, A Shadow In The Dark, The Touch Of Death, Unveil The Truth, Shades Of Me, An Empty Soul, Scream In Silence, Nevermore, Dead End

Da qualche anno presenti nella scena metal melodica svedese e con già all'attivo un precedente cd ‘The Escape', questi sei ragazzi di Edsbyn in questo nuovo ‘Dead End' ripongono gran parte delle loro aspettative. Il new full lenght album è decisamente un ottimo prodotto basato su un classico heavy metal di stampo ‘nordico' e melodico e quindi impreziosito da un grande lavoro delle keyboards che supportano comunque un rifframa tagliente e sapientemente dosato dei due chitarristi. Termini di paragone potrebbero essere i Tad Morose o i Morgana lefay... tanto per farvi capire ‘il tiro' del sound degli Incrave. Dieci song tutte di buono e talvolta anche ottimo livello che non stancano mai (cosa molto importante) ed anzi, riescono anche a stupire per qualche trovata originale ed un sound potente e melodico al tempo stesso. Classico esempio è l'opener ‘Shattered' heavy e pomposa nel suo incedere e la seguente ‘The Forgotten' sempre grintosa ma con maggiore eufonia di base. Bella la ‘semi ballad' (se proprio vogliamo chiamarla così...) ‘Shades Of Me', un intenso concentrato di melodia e pathos senza però dimenticare una robusta struttura rock alla base di tutto. Considerato il fatto che i nostri sono ancora molto giovani direi che hanno tutto il tempo e le carte giuste per fare bene e affermarsi ancora di più su vasta scala. Bel lavoro!

Roby Comanducci

 

 

 


ROSE TATTOO
‘Blood Brothers - Special Tour edition'
includes bonus dvd live at Wacken 2006

(Wacken Records/SPV/Audioglobe)

Tracklist: DISC ONE - Black Eyed Bruiser - Slipping Away - Once in a Lifetime - 1854 - City Blues - Sweet Meat - Man About - Town Creeper - Standover Man - Nothing to Lose - Lubricated

DISC TWO - dvd live at Wacken 2006 plus tv interviews. Live tracks: 'Rock'n'Roll Outlow', 'Man About Town', 'Remedy', 'Black Eyed Bruiser', 'Assault and Battery' 'Tramp', 'Sweet Meat' , 'Rock 'n' Roll is King', 'Manzil Madness', 'Once in a Lifetime', 'Nice Boys', 'Bad Boy For Love', 'Astra Wally'

Line up: Angry Anderson - voce , Mick Cocks - Chitarra , Dai Pritchard – Chitarra, Steve King - basso , Paul DeMarco - batteria

Eccellente ristamp da parte della casa discografica in un ottimo packaging contenente l'eccelso ‘Blood Brothers' – album uscito nel 2007 e settimo full lenght album in studio dei Tattoo- e un bel dvd contenente un super infuocato live show al Wacken nel 2006, con l'aggiunta, anche , di intervista. Direi che c'è tutto quanto un fans (...e non solo) dei Rose Tattoo possa aspettarsi per godere della loro musica e vedere le loro gesta tramite dvd! Dell'album ‘Blood Brothers' penso sappiate già tutto, poichè trattasi di una ristampa di un album uscito solo un anno fa e che tutti i cultori della band avranno sicuramente acquistato (...per questo non mi dilungo in una recensione approfondita). Per coloro che, invece, non avessero già fatto loro questo interessante album beh....questa è una ghiotta occasione. ‘Blood Brothers' suona sporco, diretto, tagliente e dirompente rock'n'roll venato talvolta da tinte bluesy ed anche southern. Il loro sound è sempre quello: semplice ma in grado di coinvolgere anche un ‘morto'. Non si riesce a stare fermi all'ascolto di song come la superba ‘Slipping Away' ma anche tutte le altre dieci tracce non son certo da meno!! Ovviamente il pezzo ‘clou' è il dvd, perchè i RT sono prima di tutto veri animali da palco. Come non rimanere estasiati all'ascolto di classici quali ‘Rock'n'Roll Outlow', ‘Remedy, ‘Tramp' ed una certa ‘Nice Boys' poi coverizzata da molti ma soprattutto dai Guns'm'Roses?? Beh....Il buon vocalist Angry Anderson accompagnato dall'altro storico membro della prima line up Mick Cocks, si ripresentano sempre in gran forma nonostante gli anni passano, gli innumerevoli cambi di line up, il periodo lunghissimo dello sciolimento (ben 16 anni!) ed anche diverse morti di ex membri del combo australiano di Sidney. Insomma...se è vero che il rock'n'roll non muore e si mantiene vivo e vegeto grazie ad una forte rabbia e voglia di lottare beh....i Rose Tattoo sono ancora qui a dimstrarcelo. Da avere assolutamente!!

Roby Comanducci

 

 

 

AIRBOURNE
‘Runnin' Wild'

(Roadrunner)

Line up: Joel O'Keeffe- guitars & vocals, Ryan O'Keeffe- drums, David Roads –guitar, Justin Street – bass

Tracklist : 1.  Stand Up For Rock 'N' Roll, 2.  Runnin' Wild, 3.  Too Much, Too Young, Too Fast  4. Diamond In The Round, 5. Fat City, 6. Blackjack, 7. What's Eatin' You, 8. Girls In Black, 9. Cheap Wine, 10. Heartbreaker, 11. Let's Ride 

Airbourne: un nome nuovo del panorama hard & heavy ma che già sta facendo migliaia e migliaia di proseliti oltreoceano e soprattutto nella loro patria , l'Australia, e che ben presto travolgeranno tutto il resto del globo….questo è sicuro! Impegnati attualmente in un lunghissimo tour i nostri, tramite la sempre grande label Roadrunner, arrivano in Italia con questo album al ‘fulmicotone', un disco tanto semplice quanto potente e diretto e senza la minima pretesa di stupire con chissà quali ‘trovate stilistiche' bensì con la gran voglia di fare sano, nudo e crudo rock'n'roll (trattasi del first album, prima avevano pubblicato solo un Ep nel 2005 dal titolo 'Ready to Rock'). Come da loro stessi definito un ‘genuine fist- pumping, sweat-soaked rock'n'roll'. Il disco è del 2007 ma solo ora vede la sua grande distribuzione around the world....e devo ammettere che le prime risposte dei fans sono state più che positive. Questi quattro musicisti provengono dalla terra dei canguri come i padri ispiratori, i maestri AC DC ed è dalla loro scuola che gli Airbourne attingono come stile e sound. Praticamente, alcuni giornalisti, hanno già azzardato lo slang di ‘veri eredi degli ACDC...' e, se ascoltiamo le loro song, ne capiamo il motivo. La band dei fratelli O'keeffee è quanto di più ‘genuino' (musicalmente parlando) mi sia capitato di ascoltare in questi ultimi mesi: praticamente sono gli ACDC con qualcosa degli American Dog se proprio vogliamo....ma il suono è quello dei fratelli Young, non si scappa! Cloni....direte voi. Beh...se i cloni fossero tutti così farei una firma su un foglio bianco! D'altronde il genere è quello e rifare lo stile creato dai mitici AcDc è sì semplice ma anche complesso al tempo stesso. Complesso perchè , ovviamente , si rischia di cadere nel vortice delle band fotocopia, peccato che gli Airbourne hanno talmente tanta energia che si ‘sganciano' da questo ‘insieme ‘ di gruppi e riescono a vivere di luce propria. L'album, quindi, è un autentico concentrato di riff taglienti, potenti, veloci e diretti con due chitarre che svolgono un lavoro eccezionale senza mai dilungarsi in inutili e/o lunghi guitars solos, ma creando invece un tappeto di riff da dieci e lode. La sezione ritmica è precisa e dirompente e l'ugola del cantante-chitarrista Joel è molto simile a Mr . Brian Johnson anche se meno ‘graffiante' ma ugualmente carica di adrenalina. Undici song senza un attimo di respiro che includono anche i due hit ‘Runnin' Wild' e ‘Too Young, To Much, Too Fast' vera e proria arena song. L'iniziale ‘Stand Up for Rock'n'roll' sin dal titolo la dice lunga su quanto potrete ascoltare, ma sono le due superlative ‘Blackjack' e ‘Girls in Black' che stendono letteralmente l'ascoltatore con il loro veloce up-tempo, vigoroso e senza un attimo di respiro. Da sole varrebbero tranquillamente l'acquisto di questo già eccelso album. Non mi dilungo poichè lascio a voi il compito gradevolissimo di scoprire quanta carica sonora hanno questi ragazzi australiani che senza ombra di dubbio sapranno regalarci tante emozioni in futuro (...e sicuramente on stage, dove non vedo l'ora di vederli per saggiarne la violenta carica esplosiva!!! Nda). Da avere assolutamente!

Roby Comanducci

 

 

 

HEADHUNTER
‘Parasite Of Society'
(AFM Records )


line up: Schmier - Bass, Vocals, Schmuddel – Guitar, Joerg Michael - Drums

tracklist: 3rd man introduction / Parasite of Society / Silverskull / Remission / Doomsday for the prayer / 18 and life / Read my lips / Backs To The Walls / Egomaniac / The Calling / Payback Time / Rapid Fire


Prendi Marcel Schmier, cantante bassista dei Destruction, e Joerg Micheal batterista degli Stratovarius (e di tante altre band Power metal tedesche e non solo…) e cosa ti aspetti? Heavy metal dei piu' classici. Dopo un breve intro esplode la titletrack e sembra una song presa dagli ultimi Destruction, ma per dir la verita' sembra tutto molto piu' melodico, dubbio confermato da "Silverskull" song che probabilmente avra' dedicato all'asta del suo microfono! Ma di quanta melodia e' capace Schmier alla voce?? ....non ci crederete! Ma vi bastera' ascoltare il ritornello avvincente della canzone! Questa band conferma tutto cio' che io penso, ossia, non c'e' un buon metallaro che non ascolti hard rock, e le basi classiche degli Headhunter si sentono tutte, in ‘Remission' pezzo mid -tempos del cd che sembra voler ricalcare i vecchi Judas Priest e negli assoli gli Iron Maiden. Questa band anche se e' attiva dal lontano 1990, "soffre" anche di Destruction dipendenza, nonostante si tratti di un solo membro su tre militante in suddetta formazione e' chiaro come "la mente" di tutto sia Schimer. ‘Doomsday' e' un'altro pezzo che non sfigurerebbe sul prossimo cd del trio della "Bestial Invasion"! Ed ecco che cio' che non penseresti mai si realizza...si proprio lei ‘18 AND LIFE'!!! il grande successo degli Skid Row reinterpretato in maniera magistrale dal combo tedesco... certo il pezzo e' un po' "sporcato" dalla maggior distorsione delle chitarre e dalla graffiante voce di Schimer ma credetemi il risultato e' veramente ottimo, d'altronde che cover sarebbe se non fosse effetivamente rivisitata? (cover vuol dire rivisitazione del pezzo e non "clonare" il pezzo paro paro...) E' incredibile come su questo album sia stata pensata l'alternanza di "un pezzo tirato-un pezzo non tirato" la successione di "Read my Lips" e di "Backs to the Walls" ne e' un chiaro esempio, ‘Egomaniac' forse e' il brano piu' "killer", anche se nel complesso tutto quanto scorre via bene essendo un cd veramente orecchiabile e mai pesante! ‘The Calling' e ‘Payback Time' chiudono il cd dei pezzi inediti in maniera egregia, prima della seconda cover ed ultimo brano presente sulla release. E' la volta di omaggiare i Judas Priest con "Rapid Fire"! Che dire infine?...se avete amato Death Angel, Megadeth, Iced Earth, Destruction e l'heavy metal classico in generale questo cd fa per voi e personalmente lo ritengo gia' uno delle migliori uscite di questa prima metà 2008!


Sam ‘Thrasher'

 

 

 

KING'S X
‘XV'
(Inside Out / Audioglobe)

line up: Doug Pinnick - voce, basso, Ty Tabor – chitarra, Jerry Gaskill - batteria

tracklist: 1. Pray, 2. Blue, 3. Repeating Myself, 4. Rocket Ship, 5. Julie, 6. Alright 
7. Broke, 8. I Just Want To Live, 9. Move, 10. I Don't Know, 11. Stuck, 12. Go Tell Somebody  BonusTracks: 13. Love And Rockets (Hell's Screaming), 14. No Lie

Cosa dire sui King's X? ..che sono una delle band (poche) che sono riuscite a reinventare il suono rock apportando tanta innovazione stilistica accomunata ad una pregevole tecnica e, perchè no, anche a grandi dosi di feeling e pathos? Bah...credo che oramai lo sappiate tutti. Che i loro album non siano di ‘facile assimilazione al ‘primo ascolto' è cosa assai ovvia; non stiamo parlando di qualche canzoncina sleazy o punk (con tutto il RISPETTO dei due generi –tra l'altro- da me molto amati) bensì di un mix musicale che tre stratosferici musicisti sono riusciti nella loro carriera a costruire e proporci ( ve lo ricordate il memorabile esordio targato 1988? il bellissimo ‘Out of the Silent Planet'!!) Ecco quindi il loro nuovo ‘parto discografico', questo ‘XV' che –ma non c'è nemmeno bisogno di dilungarsi su questo- ha dalla sua sempre una costante elevata in fatto di qualità tecnico –compositiva che però, a differenza di altri lavori più ‘sperimantali' del combo di Springfield, è leggermente ‘meno elaborato' a favore di un suono più diretto e meno cervellotico. Infatti tutte le quattordici tracce (di cui due bonus-track) sono molto più ‘lineari' rispetto a certe passate composizioni ma, a dire il vero, un disco così ci voleva proprio...eccome. C'è quindi un'alternanza tra song più ‘tranquille' e ‘sognanti' come un esempio su tutte è la suadente ‘Repeating Myself' ed altre tracce sicuramente hard-oriented come ‘Rocket Ship', ‘Move' (dal ritornello azzeccatizzimo!!), ‘Go Tell Somebody' e le due finali (bonus tracks) tra cui una menzione particolare va fatta all'originalissima ‘No Lie'....Un'altra volta Mr. Tabor & Co. sono riusciti nell'intento di regalarci una chicca musicale sempre e comunque nel loro inconfondibile stile. Ottimo!!!

Roby Comanducci

 

 

 

MICHAEL BORMANN
‘Capture the Moment'
(Aor Heaven / Frontiers)

Track list: 1. When Push Comes To Shove, 2. Friends For A Lifetime, 3. Come Take Me Higher, 4. Live Your Life, 5. I Wanna Hear Your Voice, 6. Half Way Down, 7. I Will Hold The Line, 8. Love Is Magic, 9. Glory And Pain, 10. Don't Bother Me, 11. Doing Or Not, 12. Still Haven't Found It, 13. For Just A Little While, 14. Go Going Gone

Line-Up: Michael Bormann - lead & back up vocals, drums, bass, guitars, keys, producer-engineer-songwriter, Andreas "Rippel" Rippelmeier - guitars Chris Ivo, Eric Ragno, Niklas Olssen, Marco Grasshoff – keys, Sabine Edelsbacher (Edenbridge) back-up vocals on ( Glory and Pain ) and Sonja Rippelmeier (duet with Michael on Don't Bother Me), Guido Gallus - additional drums, Bobby Stöcker- additional solo guitars, Tommy Denander - additional guitars, bass & keyboards, Lanvall (Edenbridge) - additional solo guitar

Grande Michael. Ancora una volta ci stupisce con la sua ‘dorata' ugola e il suo eccelso songwriting. Lo seguo sin dai tempi dei bravissimi Jaded Heart che adesso –onestamente parlando- pur mantenendo alto il loro livello di qualità, hanno in ogni caso perso ‘qualcosa' dopo la dipartita di questo grande vocalist! Eh si...perchè Mr. Bormann dalla sua longeva carriera (iniziò nel music biz nel lontano 1982 e nel '90 entrò nei Jaded Heart) ha acquisito tutto il meglio ed è maturato grazie alle sue forti capacità ed anche le numerosissime collaborazioni con altri artisti e la presenza in band quali SYGNET e BONFIRE . Tutto questo potete ascoltarlo nelle quattordici tracce di questo bel disco di melodic rock che è il suo secondo album da artista solista, coadiuvato da numerosi musicisti (che potete leggere sopra nella line up). L'album, come appena detto, è un autentico concentrato di melodia, ricco di pathos, soavi armonie di base ed una magistrale prova vocale del nostro; probabilmente un Michael Bormann a questi livelli non l'ho mai sentito. ‘Capture the Moment' è capace, comunque, di miscelare autentiche chicche melodiche come la superba ‘Love is Magic' o la conclusiva ‘Go Going gone' a momenti più ‘elettrici e hard rock come l'opener ma anche ‘Come Take The Higher'....ma è giusto per fare qualche esempio. E' assai difficile scegliere la ‘best song' o il momento ‘clou' del disco, poichè è nella sua totalità che riesce a dare il massimo valore ed ogni song è veramente un piccolo e adorabile ‘momento sonoro' da gustarsi magari in ‘bella compagnia' oppure in radio al mare, in situazioni di completo relax. Dovrebbero uscirne di più di album come questo, ma tantè...accontentiamoci e fruiamo tutti del gustoso ed ammaliante sound di questo ottimo full lenght album.

Roby Comanducci

 

 

 

WARREL DANE
‘Praises to the War Machine'
(Century Media)


line up: Warrel Dane (v), Peter Wichers (g), Matt Wicklund (g), Dirk Verbeuren (d)

tracklist: When We Pray / Messenger / Obey / Lucretia My Reflection / Let You Down / August / Your Chosen Misery / The Day The Rats Went to War / Brother / Patterns / This Old Man / Equilibrium

Ti trovi davanti Warrel Dane e due ex membri dei Soilwork e ti aspetti il thrash violento e tecnico per antonomasia, invece ultimamente nel metal sta andando molto di "moda" (che brutta parola) sconvolgere l'ascoltatore con un genere che non ti aspetteresti mai da questi ‘combi' misti di superstars provenienti da diverse band famose per un loro "trademark" musicale. Nel caso di Warren non si può parlare di vero e proprio "trademark" poiche' la voce dei Nevermore ha cambiato stile di cantanto rispetto al suo passato coi Sanctuary... laddove la grande estensione acuta l'aveva vinta sulla melodica cantilena "dark" di adesso. Questo stesso tipo di cantato lo ripropone anche nel suo progetto solista, non fosse per le songs meno speed/thrash e dai suoni meno potenti rispetto al combo di Seattle, mi ritroverei a commentare un nuovo cd dei Nevermore, invece mi trovo ad ascoltare un lavoro di metal/progressive non come i Dream Theater, ma molto personale e classico, gradevole e trascinante, mai banale e sicuramente molto ricercato anche nei suoni, mai esasperati o alla ricerca della violenza, e nemmeno troppo melodic/power, a tratti dal vago sapore sabbathiano. Un lavoro "oscuro" come i gusti di Warrel (noto fanatico dei Bahuaus) consigliato ovviamente ai fan dei Nevermore ma anche a chi abbia voglia di ascoltare qualcosa di veramente diverso pur rimanendo nell'ambito hard 'n heavy.

Sam ‘Thrasher'

 

 

GLENN HUGHES
First Underground Nuclear Kitchen (FUNK)
(Frontiers Records)

Line up: Glenn Hughes - voce, basso, chitarra elettrica ed acustica - Chad Smith - batteria, percussioni - Luis Maldonado - chitarra elettrica ed acustica - Anders Olinder - tastiere

Guests: - JJ Marsh - chitarra in Oil And Water e Too Late To Save The World - George Nastos - chitarra in Never Say Never e We Go To War  - Ed Roth - tastiere in First Underground Nuclear Kitchen e Never Say Never, piano in Love Communion

Tracklist: 1. Crave 2. First Underground Nuclear Kitchen 3. Satellite 4. Love Communion 5. We Shall Be Free 6. Imperfection 7. Never Say Never 8. We Go To War 9. Oil And Water 10. Too Late To Save The World 11. Where There's A Will

Eh beh….ogni qualvolta mister ‘the Voice of Rock' si mette a fare un album, ci sarebbe da scrivere un autentico ‘papiro' di recensione. Il nostro artista (e dire artista nel suo caso è assai riduttivo) è una autentica leggenda vivente. Trapeze, Deep Purple ma soprattutto una carriera costellata da migliaia di collaborazioni e dai suoi bellissimi album solisti. Ottimo bass player ed anche chitarrista (al bisogno), ma soprattutto superlativo songwriter e stratosferico cantante. La sua voce era e lo è ancora – probabilmente- la più bella e ammaliante dell'intero panorama rock & hard rock mondiale. Alla sua età mantiene ancora alto il livello della sua ‘dorata' ugola e questo fa di lui un vero RE, un grande musicista ed una persona formidabile (quest'ultima cosa la posso dire io avendolo conosciuto ed intervistato tre volte ...nda). Bene. Ecco quindi Mr. Hughes che, come ci sta abituando/viziando, arriva puntuale al full lenght album quasi con cadenza annuale...Questa vola ‘The Voice' si è sbilanciato notevolmente a favore del suo primo e più grande amore in musica, il funk! Ed infatti l'album riporta (sin dal titolo) la direzione musicale che verrà proposta nel suo interno. Undici nuove song dove Glenn viene accompagnato dall'ormai noto drummer dei RHCP Chad Smith e da una moltitudine di session-man musicisti. Il risultato è indiscutibilmente di elevato livello, il sound prende a piene mani dal funk, dal soul miscelato ad un gradevole ed elegante pop e, ogni tanto, qualche sterzata ‘graffiante' di hard rock, ma poco rispetto ai suoi precedenti lavori. Questo è un vero album du funky rock con un ottimo guitar work e arrangiamenti sopraffini ma anche con tanti momenti ‘intimi' e ‘sofisticati', quasi evocativi, come solo il nostro singer sa fare. Giusto per fare un esempio ascoltatevi ‘Satellite' dove soul/pop la fanno da padrone e cullano l'ascoltatore con soavi momenti di eccellente eufonia. Funk & soul fanno ‘capolino' nella bella ‘We Shall Be Free' come nella stessa title track dove si respira un funk, soul e rock miscelati con classe sopraffina. Più hard rock –ma sempre venate da forti tinte funk- sono ‘Never Say Never' e ‘Oil And Water', insomma , credo abbiate capito il ‘tiro' di questo ‘First Underground Nuclear Kitchen'; album per ‘palati fini' e non per chi si aspetta solo un poderoso hard rock o up tempo vigorosi. Come sempre, la Voce Del Rock, ci ha regalato un altro piccolo gioiellino in musica. Grande Glenn!!!!

Roby Comanducci

 

 

M.ILL.ION
‘ Thrill Of The Chase '

(Metal Heaven / Frontiers)

Line up: Jonas Hermansson – Guitar, Johan Bergquist - Keyboards , B.J. Laneby - Bass , Ulrich Carlsson - Vocals , Per Westergren - Drums

Tracklist: Thrill Of The Chase , Menace To Society, Slave To You, The One Above, Lonely In A Crowded Room , U.F.O., From Heaven To Hell, Son Of The Sun, Through The Eyes Of A Child, Beware Of The Wolf, Fires Of Siberia, Need To Believe

Sesto lavoro questo ‘Thrill..' che marchia a ferro e fuoco la longeva carriera (dal lontano esordio targato 1992 -ma loro si formarono nel 1989) della band svedese M.ILL.ION, capitanata dal leader e bass player B.J. Laneby. Il loro è da sempre un vero e proprio concentrato di hard rock, suoni e riff taglienti, ottime keys e melodia da vendere. Una band che non ha guardato in faccia a mode e stili ed ha passato ‘indenne' i famigerati anni novanta, proponendo sempre il loro potente hard (pomp) sound! Ammettiamo che i nostri prendono a piene mani da grandi nomi quali Rainbow, MSG, UFO e i bravi Talisman....il tutto, però, sempre con quel tocco di originalità che non guasta mai. Le song sono tutte di elevata qualità tecnico-compositiva ma, soprattutto, sono tutte pregne di forti armonie e pathos. L'opener e title track è un coinvolgente pomp rock, la successiva e grintosa ‘Menace ...' è puro hard rock style. Emergono i Rainbow nell'ammaliante ‘The One Above' mentre ‘Lonely In a...' ricorda molto gli Europe. Un altro esempio di pomp rock tagliente ed incisivo è ‘From Heaven To Hell' mentre dovete aumentare il volume del vostro stereo al momento del veloce e poderoso up-tempo ‘Beware of The Wolf'. Un vero e proprio ‘rasoio' è il riff che apre ‘Fires of Siberia' e che caratterizza tutta la durata della song, dedita ad un potende hard sound style. Ancora una volta, quindi, questi musicisti di Goteborg hanno partorito un full lenght album vincente...complimenti!

Roby Comanducci

 

 

“The Heroin Diaries - a year in the life of a shattered rockstar”

Di Nikki Sixx e Ian Gittins

Non avendo uno 'spazio' (per ora) nel nostro website dedicato ai libri inseriamo qui la recensione dei diari del sognor Nikki Sixx

Questo libro, uscito nel Settembre del 2007, è un estratto dell'autobiografia di Nikki Sixx, al secolo Frank Ferranna, bassista, fondatore, compositore, e anima, nel bene e nel male, della leggendaria band dei Mötley Crüe. Nikki ha deciso di focalizzarsi sull'anno 1987, quello di "Girls Girls Girls": la band all'apice del successo, decine di altre band li imitavano o ne erano più o meno influenzati, nessuna donna poteva resistergli e, soprattutto, nulla pareva poter arrestare la loro corsa all'autodistruzione, fosse per uso e abuso di sostanze lecite e (più spesso) illecite come per qualunque forma di eccesso possibile. Nello specifico è ovvio che quest'ultimo tratto, l'autodistruzione, sia riferito a Nikki stesso più che ai suoi compagni di band, non tanto perchè meno coinvolti nelle disavventure della vita da rockstar, ma perchè le loro vicende hanno sicuramente meno influito, in quel preciso periodo, sulla carriera dei Crüe. La narrazione è basata sul diario di Nikki dell'epoca, casualmente ( ... sic ... ) rinvenuto giusto un paio di anni fa. Alle pagine si accompagnano dei commenti, perlopiù di Nikki medesimo, con aggiunte di vari elementi a lui vicini all'epoca: gli altri membri della band, la sua allora fidanzata Vanity, manager, guardie del corpo, roadie, amici (tra cui spicca un ragazzino riccioluto che si fa chiamare Slash) e altri. Nell'introduzione Nikki tratteggia ancora una volta la sua infanzia e le maggiori influenze sia umane (il rapporto conflittuale con la madre in particolare) che musicali. Successivamente vengono presentati i comprimari che contribuiscono alla narrazione; segue il libro vero e proprio, ovvero la trascrizione commentata del diario, e si finisce con una sorta di outro, sempre di Nikki, che tratteggia gli anni successivi oltre a una serie di considerazioni finali. Come molti di voi sapranno avendo letto "The Dirt", Nikki è un ottimo narratore, e lo si vede nel diario stesso come nei suoi commenti. L'obbiettivo che si propone però qui è quello di far luce su quello che egli ritiene, fondamentalmente a ragione, un periodo buio della sua vita, offuscato dalla dipendenza dall'eroina e dalla depressione, proprio mentre il mondo musicale si inchinava al successo planetario della sua band. La tematica della tossicodipendenza vorrebbe essere quella centrale (tra l'altro, a ciò è anche legato il fatto che una percentuale dei ricavi dalle vendite di questo libro venga devoluto in beneficienza proprio per questa causa). Dico dovrebbe perchè, tutto sommato, il sottotitolo del libro, "a year in the life ... " rende maggiormente l'idea di ciò che incontrerete tra le sue righe. E ad essere sinceri, è proprio quello che ci si aspettava, nonostante l'uscita della colonna sonora del libro che di quegli anni ha poco o nulla... ma ci ritornerò poi. Il racconto della dipendenza occupa pagine e pagine, sia direttamente che per le sue conseguenze come la depressione cronica, le crisi paranoiche, nonchè l'influenza sui suoi rapporti umani e sulla musica scritta ... ma è indubbio che il racconto proceda essenzialmente basandosi sui rapporti umani che Nikki aveva in quel periodo. E' significativo che la band occupi una parte relativamente limitata di queste vicende; maggiori sono gli interventi di Vanity (ex corista di Prince ...), o il management, o gli amici più stretti, oppure roadie, tecnici, addirittura la tizia che si occupava di casa sua mentre lui era in tour. Tra i musicisti una nota di merito va a Slash, già amico di Nikki nel periodo raccontato agli inizi del libro, quando è "solo" un giovane e talentuoso chitarrista alle prese con una band che prende faticosamente forma ... ed è decisamente interessante, e desta qualche sorpresa, il racconto del periodo in cui Crüe e Guns'n Roses erano in tour assieme nell'autunno dell'87. C'è poi il ricordo, tristemente sbiadito, di Robbin Crosby dei Ratt. Meritano menzione anche un paio di incontri con un giovane Sebastian Bach, e viene ricordato un incontro col biondo singer nel periodo in cui era un fan durante il tour di "Theatre of Pain" ... e naturalmente promette a Nikki che un giorno anche lui diventerà una fottuta rockstar. Gli crediamo? Venendo a un giudizio, inizierei con una riflessione musicale. Penserete che forse sarà inappropriata per un libro, ma dopotutto chi si avvicina a quest'opera al 90% avrà anche considerato la sua controparte musicale, e sinceramente mi pare decisamente appropriato consederare l'insieme delle due opere: infatti assieme a questo libro è uscita una colonna sonora, firmata dai Sixx-A:M, band composta dallo stesso Nikki, dal (grande) ex Beautiful Creatures DJ.Ashba e dal chitarrista/vocalist James Michael. La cosa che noto è cha tale colonna sonora, un rock cupo e al tempo stesso melodico, con con l'unico difetto di cercare non con insistenza ma, a tratti, con eccessiva disinvoltura, il tocco (il refrain o la melodia) commerciale, riesce solo in un certo senso a rendere la vicenda: o meglio, se è adatto come colonna sonora, può esserlo agli occhi di chi scrive, che guarda con gli occhi di oggi alle vicende di vent'anni fa, che noi sicuramente vediamo con occhi diversi, forse meno smaliziati e probabilmente (dico probabilmente ...) più affascinati. Per quanto rigurada il giudizio vero e proprio, questo non può che dividersi tra chi come me è fan fino al midollo dei Crüe, e chi non lo è. Per i primi l'acquisto è ovviamente molto consigliato, sicuramente per avere ancora la possibilità di sentire il racconto personale di Nikki, e le sue opinioni, su cosa accadde davvero in quegli anni, e altre storie del band più fottutamente perversa che ci sia. E' innegabile che il racconto stesso come il commento dei fatti sia influenzato da chi li scrive e, anche se sono presenti altre voci teoricamente discordanti (come Vanity, nel frattempo divenuta predicatrice evangelica ...), non ci si può attendere una critica severa a tutto ciò che accade. Ma come per "The Dirt", ritengo che il valore fondamentale stia nel racconto stesso dei fatti, che di sicuro non può non interessare... sta a chi legge come sempre interpretare ciò che è scritto ... Agli altri? Beh non posso che dirvi che questo libro contiene riflessioni e spunti, forse non eccessivamente profondi, ma almeno degni di più di una nota; ed inoltre quel pò di sana follia del rock che, se non disdegnate (mi auguro proprio di no) di sicuro non può dispiacervi. Io mi sento di consigliarvelo comunque: in ogni caso, anche se non siete fan dei Crüe, troverete diversi spunti interessanti. E, comunque, ma soprattutto in quest'ultimo caso, ricordate... it's only rock'n roll baby ...Buona lettura ...

Nikki666

 

 

DEF LEPPARD
“Songs From The Sparkle Lounge”
(Mercury Records) 

Tracklist: 1. Go, 2. Nine Lives, 3. C 'mon C'mon, 4. Love, 5. Tomorrow, 6. Cruise Control, 7. Hallucinate, 8. Only The Good Die Young, 9. Bad Actress, 10. Come Undone, 11. Gotta Let It Go .

Line up: Joe Elliott (vocals), Phil Collen (guitars, backing vocals), Vivian Campbell (guitars, backing vocals), Rick Savage (bass, backing vocals), Rick Allen (drums, percussion, backing vocals). Guests : Tim McGraw - vocals in Nine Lives .

Tornano alla grande i Def Leppard con un nuovo album intitolato Songs From The Sparkle Lunge, l'undicesimo della loro trentennale carriera. Con questo lavoro ci regalano delle perle indiscutibili, come l'opener Go, un mid tempo grintoso, ottimo per aprire un album che fa da apripista ad uno dei pezzi forti, ovvero Nine Lives utilizzato come singolo dalla band, vede la collaborazione del famoso artista country rock americano Tim McGraw. La grandezza di quest'album non si ferma qua! Degne di nota sono anche la stupenda ballad intitolata Love , Hallucinate , Only The Good Die Young e Gotta Let It Go . Non manca nulla a quest'album: è sinonimo di qualità, di emozioni e soprattutto di un pregevole esempio di hard rock melodico efficacemente cosparso di accattivanti venature pop ed impreziosito da un riffing originale, elegante, raffinato e prorompente ascoltato in opere fondamentali come gli storici album P yromania (1983) e Hysteria (1987), quest'ultimo si rivelò uno degli album più importanti e di maggior successo per il numero di singoli che hanno scalato le chart, rimase in classifica per tre anni e vendette oltre diciotto milioni di copie in tutto il mondo. Un ritorno in grandissimo stile per i mitici Def Leppard che, nonostante il passare degli anni, la classe del cantante Joe Elliott, i chitarristi Phil Collen, Vivian Campbell, il bassista Rick Savage e il batterista Rick Allen pare rimanere immutata nel tempo. Il mio consiglio a questo punto è di fare assolutamente vostro questo disco.

AngelDevil

 

 

 

KHYMERA
‘The Greatest Wonder'
(Frontiers)

line up: Dennis Ward - bass & vocals, Daniele Liverani - keyboards, bass, Tommy Ermolli – guitars, Dario Ciccioni – drums

Tracklist: Ablaze (intro), Beautiful Lie, Borderline, Burn Out, Since You Went Away, Love Has Been And Gone, No Sacrifice, The Greatest Wonder, Fight For Yesterday, If I Can't Be, Love Will Find You, Stay Forever, The Other Side

Eccoci quindi al terzo capitolo di questa super-band nata dalle menti del nostro pulistrumentista Daniele Liverani e lo storico Steve Walsh. Col tempo la formazione ha cambiato diverse line up e Walsh –purtroppo- li ha poi abbandonati, ma comunque i nostri hanno sempre mantenuto alto il livello tecnico –compositivo anche con l'ausilio di diversi (e sempre eccellenti) musicisti. In questo ‘The Greatest Wonder' tutto il songwriting è opera del duo Tom and James Martin (House of Lords, Ted Poley) mentre la line up attuale comprende oltre a Liverani, il bravo bass player and lead vocals Dennis Ward (Pink Cream 69), Dario Ciccioni (Hartmann) alla batteria ed un bravo axe men che risponde al nome di Tommy Ermiolli. L'album si snoda su dodici tracce più l'iniziale intro e si attesta sempre sull'ormai consueto ed eccelso ‘marchio di fabbrica Khymera', ovvero un adulcorato, zuccheroso, ammaliante Adult Oriented Rock. Ebbene si: questo è proprio il classico disco di AOR, con tanta armonia, pathos, una voce elegante e mai ‘fuori posto' con una timbrica calda e avvolgente, ottime chorus line e quel giusto ma mai esagerato guitar work a cesellare brevi ma eleganti solos qua e là durante l'esecuzione delle tracce presenti. Sinceramente non ho una song preferita, tutte sono di buon livello e consiglio quindi di assaporare l'album per intero tutto di un botto...per fare proprio il grande carisma e le eufonie espresse. Un album che, onestamente parlando, mi fa pensare all'estate, ascoltato al giusto volume (ma non esagerato attenzione) nella vostra automobile mentre percorrete le strade assolate verso il mare o direttamente sulla spiaggia ...mentre guardate l'otrizzonte. Bravi Khymera.....ancora una volta han fatto centro.

Roby Comanducci

 

 

FOOL' MOON
“Beyond The Sky”
(Andromeda Relix)

Tracklist: 1.  Night Music, 2.  Desert Soul, 3.  Farewell, 4.  Music, 5.  Life, 6.  Silly Sally,
7.  Our Song, 8.  Snakes & Ladders, 9.  The First Winters Summer Day, 10. Simple Man, Bonus Track: 11. Diamond Lights
. 

Line up: Jacopo Meille (Vocals) Lorenzo Tanini (Guitars), Matteo Panichi (Drums, Precussions). Guest Musicians: Antonio Benedetto (Bass), Nicola Serena (Bass, Keyboard, Piano Strings).

Uscito nel 2006 l'album dei Fools' Moon, merita un “ripescaggio” data la squisita eleganza dei brani proposti in questo Beyond The Sky . I Fools' Moon suonano come un vecchio disco anni 70-80, di puro energico hard rock con interessanti sfumature funky-southern rock . La vena melodica a dir poco ispirata del cantante Jacopo Meille (Mad Mice, Mantra, Tygers Of Pan Tang) è molto trascinante e graffiante; arriva direttamente sopra i ritmi incalzanti della batteria suonata da Matteo Panichi e, i riff energizzanti della chitarra di Lorenzo Tanini. L'opener Night Music è un brano orecchiabile che fa subito presa sull'ascoltatore e lo predispone favorevolmente ai successivi brani, che compongono un compatto sound che non s'interrompe mai, un'ottima amalgama fra suoni robusti e dolci, per un susseguirsi di ottime esecuzioni. Degne di nota sono Desert Soul, la s plendida ballata   Life, Our Song, The First Winters Summer Day e la bonus- cover track Diamond Lights dei Diamond Head. La voce di Jacopo Meille sempre ben modulata, mai statica, si fonde in maniera eccelsa con i ritmi imposti dalla band, mai banali e decisamente mutevoli. Voce pronta ad esibirsi in tonalità più sussurrate ad altre più acute, riesce così ad imporre quel tocco di imprevedibilità al tutto dando all'intero lavoro uno spessore maggiore. Un lavoro da cui si capisce che i nostri sono nati per suonare questo genere, poiché con tanta convinzione riescono persino a dare un taglio personale al loro sound. Beyond The Sky è senza dubbio il gusto della musica suonata per passione. Quello che colpisce è il grado di eccellenza raggiunto dai Fools' Moon che fanno parte della “scuderia” Andromeda Relix, etichetta veronese. http://www.myspace.com/foolzmoon

AngelDevil

 

 

CHRIS CATENA
‘Discovery'
(Escape Music / Frontiers)

Tracklist: Theme From “Discovery”, Freedom Bound, The Chosen One, New Dimensions, The Flight, The Spacefreak King, The Last Goodbye, The Flight (Reprise), Hot Damn Mercy Man, Resurrection, Cosmic Girl, Forgive Me, Open Letter, Memories, The Space, 1'45'' To Mother Earth, Landing (All My Dreams Have Come True), Back To Life Again, Comin' Home

Line up: Chris Catena – lead vocals/ backing vocals

Musicians: Eugene: vocoder, synthesizers, mellotron, samples, theremin, fender rhodes, programming, backing vocals – Janne Stark: lead & rhythmic guitar, bass - Pat Travers: lead guitar – Bobby Kimball : lead vocals – Daniel Palmqvist: lead guitar – Timothy Drury : piano – Tommy Denander: lead guitar – Tony Franklin : bass , frestless bass – Bruce Kulick: lead guitar – Carmine Appice: drums – Maurizio Solieri: lead guitar – The Rome Philarmonic Orchestra – Uriah Duffy: bass - & more……

Ecco qua il secondo lavoro in studio del nostro vocalist Chris Catena. Mi ricordo che avevo recensito anche il suo precedente lavoro ‘Freak Out' (2004) anch'esso figlio della collaborazione tra una miriade di musicisti e session man ed il risultato non era affatto malvagio. Per questo secondo cd si può tranquillamente dire la stessa cosa. Un enorme (sicuramente maggiore del debut album) stuolo di musicisti (i maggiori menzionati sopra...ma ce ne sono ancora...) che fa capo alla mente del nostro prolifico singer. Un album che si snoda su ben diciotto tracce musicali ed è –a detta dello stesso artista- un concept album. Per fortuna , pur essendo un concept, il prodotto qui presente non annoia l'ascoltatore anzi, è sempre in bilico tra eccentricità, originalità, estro e un pizzico di innovazione. Ogni song vive di luce propria e talvolta è strutturalmente l'opposto della precedente, cosa che contribuisce a rendere questo ‘Discovery' un album vario e stilisticamente eccelso. Parlando di stili e musicalità, il buon Chris accomuna blues, elettronica, heavy rock, funky in un vero e proprio must che va ascoltato almeno un paio di volte ma che poi entra in circolo sanguigno e non ti molla più. Però vorrei puntualizzare che l'esasperato mix di stili musicali l'abbiamo avuto col precedente ‘Freak Out', questo ‘Discovery' invece, è molto più hard rock oriented senza eccessive (ma sicuramente apprezzate) divagazioni stilistiche. Inutile menzionare tutte le song poichè sono tantissime e scriverei una pagina intera, un libro...altro che recensione (hehe...nda), ma tenete presente che non ci sono tracce sottotono ed il diosco scorre via che è un piacere. Eccellente l'opener ‘Freedom Bound' e la successiva ‘The Chosen One' basate su un classico hard rock style, ma anche l'originalità espressa su ‘Spacefreak King', oppure le grandi melodie della suadente ‘Open Letter'. Un album indubbiamente completo dalle mille sfacettature che accontenterà numerosi fans e farà provare forti emozioni.

Roby Comanducci

 

 

WEDNESDAY 13
“Skeletons”
(DR2 Records/ Frontiers)

Tracklist: 13a. scream baby scream, 13b. not another teenage anthem, 13c. gimmie gimmie bloodshed, 13d. from here to the hearse, 13e. put your death mask on, 13f . skeletons, 13g. my demise, 13h. with friends like these…, 13i. no rabbit in the hat, 13j. all american massacre, 13k. dead carolina .

Line up: Wednesday 13 (Guitars & Vocals), Racci Shay (Drums), Nate Manor (Bass).

Finalmente “Skeletons”, l'album più sofferto e più introspettivo del nostro caro Wednesday 13. Terzo album solista, dopo “Transylvania 90210” e “Fang Bang”, per l'ex vocalist dei Murderdolls è distribuito sul mercato d'oltreoceano da qualche giorno, ma presente nei negozi europei solo dal 13 maggio prossimo. Registrato quasi un anno fa e mixato da Andrew Alekel (Tiger Army, Rancid, Fu Manchu, No Doubt, Foo Fighters, Tool, Nine Inch Nails), “Skeletons” tira fuori tutti gli impolverati scheletri dall'armadio di Wednesday 13: la depressione, l'alcolismo e lati autobiografici inaspettati. No, non vi troverete tra le mani l'ennesimo cd da suicidio, colmo di ballads e melodie strappalacrime. Chi conosce Wednesday sa che non può né potrà mai essere così. Personale sì, ma l'autobiografia di Wed non può prescindere né dall'horror, né dal fun che, anche in questo lavoro, riempiono ogni brano. Pezzi degni di nota, la bellissima “not another teenage anthem”, secondo brano dell'album, in grado di rassicurare qualunque scetticismo: Wednesday 13 è sempre Wednesday 13, rock, graffiante, in grado di imprimersi nel cervello con ironica facilità; segue “gimmie gimmie bloodshed” trascinante e disimpegnata, un brano da live, in grado di travolgere il pubblico. Poi “Skeletons”, la sesta traccia, la più intimista aperta dal piano di Jamie Hoover e la bassissima voce di Wed, cupa, malinconica, ma nel finale decisamente cattiva. “no rabbit in the hat”, il coniglio murderdollsiano della nona traccia, riprende con la certezza di non poter fallire il sound veloce e “punk” di “Beyond The Valley of the Murderdolls” ed infine “dead carolina”, sofferta nella voce e bellissime chitarre. Piccola personale delusione per “my demise” che, subito dopo “Skeletons” e alla sua ombra, non riesce a catturare il mio interesse. «They're all the same, but they're so different.»

Lale


 

 

CHERRY LIPS
“Cherry Lips”
(Andromeda Relix)

Tracklist: 1 . Dead Or Alive? (Are You), 2. Haunted, 3. The Race Is On, 4. Right Now!, 5. On My Own, 6. Mean Hot & Nasty, 7. Heartbreaker, 8. Shadow, 9. Girls Just Wanna Have Fun, 10. Narcissus .

Line up: Stefy (voice & guitar), Karima (bass), Elisa (lead guitar), Serena (drums).

Grazie al contratto discografico con Andromeda Relix, etichetta italiana di Massimo Bettinazzi e Gianni Della Cioppa, le Cherry Lips , nuova "sensation" tutta al femminile composta da Stefy (voce, chitarra), Elisa (chitarra), Karima (basso, cori) e Serena (batteria), esordiscono con un energico debut album di sano e passionale rock. Davvero buono il mood di questa band, possiedono freschezza ed esuberanza giovanile oltre un'innata capacità nel suonare, e produrre dei brani interessanti. Queste ragazze si immergono in un turbinoso vortice di adrenalina rock, pescando a piene mani dalla scena che rappresentano e dal bagaglio di intraprendenza e briosità che invece le caratterizza. La band suona con energia e una certa classe realizzando un disco in cui si respira maturità e, allo stesso tempo, tutta la freschezza di una giovanissima band. In ogni frangente, la cantante Stefy offre una prova più che convincente, con una spontaneità che si percepisce già dal primo brano. L'album presenta una sequela di piacevoli canzoni d all'impatto sonoro ben congegnato e dalle melodie contagiose che rimangono in testa facilmente. Ad aprire le danze ci pensa l'open track Dead Or Alive? (Are You) che odora di singolo, grazie anche all'accattivante ritornello, segue la notevole e graffiante Haunted, e ancora Right Now!, Mean Hot And Nasty , Heartbreaker e infine la “stuzzicante” cover di Cindy Lauper Gilrs Just Wanna Have Fun . In realtà, tutto il disco scorre particolarmente liscio, e non c'è dubbio che Fabio Serra alla produzione ha fatto un ottimo lavoro. Un prodotto davvero godurioso per le vostre orecchie e, la grinta delle quattro graziose veronesi è senz'altro apprezzabile. Ottimo inizio ragazze.. senza dubbio! Acquisto consigliato. http://www.myspace.com/cherrylipsrock

AngelDevil

 

 

TESTAMENT
‘The Formation Of Damnation'
(Nuclear Blast)


line up: Chuck Billy : Voice, Eric Peterson: guitar, Paul Bostaph: drums, Alex Skolnick: guitar, Greg Christian: bass

tracklist: For The Glory Of.. / More Than Meets The Eye / The Evil Has Landed / The Formation Of Damnation / Dangers Of The Faithless / The Persecuted Won't Forget / Henchman Ride / Killing Season / Afterlife / F.E.A.R. / Leave Me Forever


Lo puntualizzo ora: la presenza di questo cd è “un'eccezione” qui nelle pagine web di Cathouse, non ho bisogno di dirvi quanto esso sia fuori genere col ‘tiro' musicale del nostro progetto...non fosse perchè sono i Testament e per l'importanza che han dato loro alla musica nel corso della loro carriera avremmo lasciato la recensione ad altri webzine specializzate del genere. Dopo dieci anni passati a romperci le palle con ‘best of...' rimasterizzati, otto milioni di tour mondiali, reunions, side projects vari, malanni abbastanza gravi ecc... ecco che ritornano i maestri della bay-area thrash! Sinceramente non ne potevamo veramente più di aspettare! ‘The Gathering' (il loro precedente album) aveva segnato un'epoca... aveva di fatti chiuso lo strapotere di power e black metal, molto in auge in quegli anni, riconsegnado il trono del metal al genere a cui è sempre appartenuto, dando il "la" ad una serie di come-back inpressionati di band pù o meno storiche, tra cui vorrei citare l'ultimo capolavoro dei Machine Head... I Testament si erano fatti fautori di questo movimento ma da allora vuoi per la sfortuna, vuoi per tante cose, non facevano più notizia... Oggi ritornano prepotentemente alla ribalta con un disco potente ma allo stesso tempo molto anni ottanta, è l'esatta fusione dei Testament primo stile quelli di ‘Pratice' tanto per intenderci e degli ultimi e brutali di ‘The Gathering –Demonic'. La line up è quella delle origini (a parte il batterista ma che comunque era presente sul disco di ‘Retrurn to Apocaliptic City'), inutile scrivervi cosa vi aspetta su questo cd; il marchio Testament è una garanzia ventennale, inutile essere troppo tecnici insomma se avete voglia di un cd che sia thrash al 100% e se volete il migliore cd thrash del 2008 non dovete avere dubbi....'The Formation of Damnation' è qui a dimostrarlo!

Sam ‘Thrasher'

 

 

KIP WINGER
“From The Moon To The Sun”
( Frontiers Records)

Tracklist: 1. Every Story Told, 2. Nothing, 3. Where Will You Go, 4. Pages and Pages, 5. Ghosts, 6. In Your Eyes Another Life, 7. Runaway, 8. California , 9.What We Are, 10. One Big Game, 11. Why, 12. Reason To Believe, 13. Monster (European Version - Bonus Track) .

Line up: Kip Winger (vocals, piano, acoustic and electric guitar, 12 and nylon string, bass, synth).

Additional musicians: Cenk Eroglu ( synth, guitar, effects), Alan Pasqua (piano), Noble Kim (piano), Andy Timmons (guitar), Ken Mary (drums), Rod Morgenstein (drums), David Davidson (violin), John Catchings (cello).

Kip Winger non ha bisogno di presentazioni, è un musicista nel senso più esteso del termine, un grande artista di quelli nel vero senso della parola, come personaggi capaci di muoversi al di fuori di schemi preconcetti ed imposti, per dar sfogo alla propria voglia compositiva e creativa. Un musicista che, all'interno dei suoi album, ha sempre cercato di esplorare il suono degli strumenti senza però perderne il fondamentale feeling, elemento diventato quasi distintivo del proprio modo di suonare. Una voce straordinaria, espressiva ed incisiva, un fuoriclasse assoluto che rimane intatto nel tempo. From The Moon To The Sun è il nuovo album solista del bassista e singer statunitense suonato per gente che vuole vivere in pienezza la musica e che lascia posto ad un hard rock venato da arpeggi quasi orientali dall'anima cadenzata e coinvolgente con la maestosità della musica classica. Un album profondo e riflessivo, di passioni mature, da ascoltare e riascoltare, da amare per la ricchezza di melodia; una specie di dipinto in cui colori astratti e trame più comprensibili si uniscono in un tutt'uno, dando vita ad un lavoro eterogeneo sotto tutti gli aspetti. N on esiste un brano che rallenti l'ascolto, è difficile scegliere un brano sugli altri tenendo conto che ce ne sono tredici e che sono tutti molto belli e alcuni costituiscono una vera scoperta. Fin dalle primissime note di Every Story Told si percepisce un senso di coinvolgimento non indifferente che ti avvolge trascinandoti in un vortice di emozioni, un riff unico e magnetico ed un vocals carismatico. Nothing, è un'altra eccezionale hit dall'appeal irresistibile, un pezzo grintoso e melodico dalla carica fortissima, una magnifica e raffinata operazione musicale che magicamente ci trasporta in Where Will You Go dal sound malinconico, magistralmente armonizzata dalla calda voce di Kip Winger. Ghosts, brano interamente strumentale mostra con impeccabile evidenza quali meraviglie possono generare, in musica, il magico incontro di un compositore sensibile come Kip con la musica classica, capace di nuove e commosse vibrazioni. Note d'atmosfera con un arpeggio raffinato prodotte dal violino ed il piano che impreziosiscono con eleganza ogni passaggio. G radevoli pezzi lenti carichi di passione si alternano ad altri più ritmati generando un capolavoro e canzoni come le già nominate o In Your Eyes Another Life, Runaway, Why ne sono la prova. Un album intenso dal grandissimo songwriting, eccezionalmente prodotto da Kip Winger e Cenk Eroglu, suonato magistralmente da grandi musicisti che hanno collaborato con il nostro. Ancora una volta Kip Winger è protagonista di un lavoro di alto livello dal sound a tratti più energico, altre più intimista, ma sempre molto ispirato e diretto. Il titolo dell'album rispecchia il suo contenuto dove convivono molteplici influenze, che si manifestano tutte ascoltando attentamente il lavoro. Una vera gemma che brilla in questo 2008. Da avere assolutamente! Pagina Myspace : www.myspace.com/kipwingermusic

AngelDevil

 

 

 

 

AGE OF DAZE
“ Hollywood Ending”
(Wide Awake Records)

Tracklist: 1. Afflicted, 2. Change Everything, 3. Believe, 4. Overrated, 5. Can't Live (In the Moment), 6. Thought You Should Know, 7. Cure For You, 8. Believe (Acoustic).

Line up: Tim Morrison (vocals-guitar), Matt McLaughlin (bass), Jamie Norrad (guitar), Jon Price (guitar), Pat Pelletier (drums).

Provenienti dal Canada, gli Age Of Daze rilasciano nel 2007 quest'ottimo Hollywood Ending . Si tratta, di un lavoro sia nella forma sia nei contenuti, strettamente legato al filone di un rock melodico che ci riconduce al sound prodotto dai Nickelback. La band è formata dal cantante e chitarrista Tim Morrison, il bassista Matt McLaughlin, dai chitarristi Jamie Norrad, Jon Price e il batterista Pat Pelletier. Il cd si compone, dunque, di otto tracce dal suono accattivante e cristallino che rendono giustizia alle buone doti compositive della band, capaci di rendere freschi e godibili i propri brani che scorrono via senza accorgersene, lasciando una gran voglia di riascoltarle più volte. Così ad aprire l'album è Afflicted, brano energico ed incalzante seguita da canzoni molto radiofoniche e molto belle come Change Everything, Believe, Thought You Should Know dall'atmosfera tipica dei lavori più ispirati. Believe è la chicca che chiude il disco, si tratta di una ballata semiacustica, molto orecchiabile che sfrutta al meglio le doti del cantante Tim Morrison. Il tutto viene svolto con passione e grinta, sicuramente uno dei punti a favore di questa giovane formazione canadese. Ci troviamo di fronte ad un lavoro davvero ottimo, dove i ritmi mai tirati allo stremo, si fondono bene con la voce graffiante del cantante. Pezzi melodici, si alternano molto bene, non annoiando mai, portando l'ascoltatore sempre ad una maggiore attenzione verso il cd. Canzoni queste che rimangono subito in testa, portandoti a canticchiare la traccia già dopo il primo ascolto. Uno di quei cd da viaggio, piacevole da ascoltare mentre si percorre l'autostrada. Consigliato. MySpace: http://www.myspace.com/ageofdaze

AngelDevil

 

 

FIRES OF BABYLON
“Fires Of Babylon ”

(Metal Heaven/Frontiers Records)
 

Tracklist: 01. Falling To Pieces, 02. Devilution, 03. When The Kingdom Comes, 04. Lake Of Fire , 05. Holy Resurrection, 06. Going Through Changes, 07. Lazarus Rising, 08. Revolution Coming, 09. Generation Of Destruction, 10. Castles Are Burning .

Line up: Rob Rock (vocals), Lou St. Paul (guitars), Kelly Conlon (bass), Bob Falzano (drums).

Il nuovo progetto del chitarrista Lou St. Paul ( Winters Bane ), prende vita con il nome di Fires Of Babylon. Accanto a Lou troviamo artisti ben noti nel mondo del metal, come il singer Rob Rock, una delle migliori ugole ora in circolazione, il bassista Kelly Colon ( Death ) ed il batterista Robert Falzano ( Shatter Messiah ). Con quest'a lbum omonimo siamo nei territori di un prog metal ad alto tasso energetico e potente, con grandi cavalcate metal dove la batteria e il basso si rincorrono in vorticose evoluzioni, che si sviluppano su una base epica che si fonde ai riff taglienti ben resi dal guitar-work dal sicuro potere persuasivo. La voce di Rob Rock dalla timbrica molto “heavy metal old school”e dalla tecnica cristallina è sempre ottima. I dieci brani puntano ad infervorare l'ascoltatore grazie alle linee melodiche tirate ed aggressive, con arrangiamenti molto corposi e un'ottima registrazione degli strumenti. Senza voler fare un track by track devo dire che il disco si lascia ascoltare volentieri, non avendo cali di tensione o brani riempitivi. Non eccelle certamente per originalità, ma il songwriting professionale, l'esperienza e la tecnica è assolutamente lusinghiera. Myspace: www.myspace.com/firesofbabylon

AngelDevil

 

 

ALBERTO RIGONI
“Something Different”
(Lion Music/Frontiers Records)

Tracklist : 01. The Factory, 02. Trying To Forget, 03. Glory Of Life, 04. SMS, 05. BASSex, 06. One Moment Before, 07. Roller Coaster, 08. Desert Break, 09. Jammin' On Vocal Drums, 10. Sweet Tears .

Line up: Alberto Rigoni (basso).

Additional musicians: Lorenzo Nizzolini (keyboards: tracks 1, 3, 6, 7, 10), Enrico Buttol (drums: tracks 3,4,5,7, 9), Marco Torchia (drums: track 1.), Tommy Ermolli (guitar: tracks 1, 3, 7), Daniele Gottardo (guitar: 9), Irene Ermolli (voce nella traccia 5), Daniele "Kenny" Conte (voce nella traccia 7).

Difficile a volte inventare e reinventarsi, ma il giovane bassista Alberto Rigoni (Ascra: cover band Dream Theater , Twinspirits) sembra proprio saperci fare creando Something Different , il suo primo album solista composto da dieci tracce, otto brani strumentali e due cantati. Il nostro si avvale della collaborazione di noti musicisti quali il batterista Enrico Buttol (Ascra: cover band Dream Theater, Catarrhal Noise), i chitarristi Daniele Gottardo e Tommy Ermolli (Twispirits, Khymera), il tastierista Enrico Nizzolini , Irene Ermolli e Daniele "Kenny" Conte. Questo non è un semplice cd strumentale, ma un lavoro che rappresenta e trasforma il ruolo del basso a creatore di melodie assolutamente originali nello stile, nell'attitudine e nei contenuti. Gusto e tecnica si fondono in un connubio geniale di sonorità heavy metal, rock, prog, fusion, funky, pop e sfumature elettroniche che riescono ad imprimersi nella memoria dopo pochissimi ascolti, grazie a refrain molto immediati. Con questa miscela di sonorità variegati, il tempo scolpisce la più compiuta definizione del viaggio musicale che il nostro ci rivela con questi brani. Come si può ben capire questo disco contiene in se sonorità completamente diverse l'una dall'altra, che prende dal primo ascolto e che si lascia amare fin da subito, grazie ad una cavalcata agrodolce tra cielo e inferno, dominata dalla potenza del basso con il suo timbro tondo, "spugnato" e macinante, diventando il tratto caratteristico che serve come espressione di una musica sublime che, generata dal suo cuore, affluisce in presa diretta allo strumento attraverso le sue dita. Tutte le progressioni d'esecuzione e le incredibili tecniche utilizzate sul basso hanno una loro ragion d'essere, sono parte integrante dell'armonia generale. Basta ascoltare brani come Trying To Forget , Glory Of Life o One Moment Before , dove si arguisce l'amore di Alberto per strutture melodiche e riflessive, per capire cosa intendo; fino ad arrivare all'incredibile forza dell'heavy track Roller Coaster, aggressiva e potente grazie anche alla voce di Daniele "Kenny" Conte, o l'estroversa Jammin' On Vocal Drums . Una nota di merito va ad una delle mie preferite, la bellissima calda e suadente BASSex, dove compare la sensuale voce di Irene Ermolli. BASSex, con sonorità pop-electro-rock è un brano malizioso che suscita eccitazione per chi la balla e per chi semplicemente l'ascolta, un brano che farà felici dj e cubiste. C anzoni come questa trasmettono un calore ed una positività che pochi artisti riescono a suscitare. E allora, perché il cuore e la testa, possano cogliere e apprezzare le molteplici sensazioni scaturite dall'ascolto dell'album, bisogna soltanto abbandonarsi al trepidante flusso emozionale in esso racchiuso che, una volta infiltratosi senza sforzo nella nostra testa, renderà inevitabile pigiare più volte il tasto play. Something Different è un capolavoro che può vantare della bravura di un bassista italiano. Consigliato a tutti! Pagina Myspace: http://www.myspace.com/albertorigoni web-site http://www.albertorigoni.net

AngelDevil

 

 

ANCARA
‘Beyond the Dark'
(Metal Heaven / Frontiers)

Line up: Timo Rajala (drums), Mika Rajala (bass), Sammy Salminen (lead vocals), Samuel Hjelt (guitar/ backing vocals), Juha Wahlsten (guitars/vocals)

Tracklist: Circles, Deny, Snowflower, Scarred, Just For Me, Cranium Tension, When Everyone Else Is Gone, In Silence, The World (full version bonus track), Burn In Hell (live, bonus track)

Assolutamente un album interessante ed anche innovativo poichè dedito ad un sound ‘fresco' e originale che dista anni luce da molte ‘supemegaultraclassicissime' produzioni metal che si rifanno sempre ai soliti cliché ed alla fine sono ridondanti e noiose. Innanzi tutto questo è un ‘melodic' metal proveniente dalla Finlandia, terra che oramai da diversi anni tra metal e rock sta partorendo autentici geni, inoltre i nostri si avvalgono dell' “estro genialoide” in fase di produzione di tale Mr. Emppu Vuorinen, al secolo chitarrista dei grandi Nightwish. Se poi aggiungiamo che la suddetta band sta letteralmente spopolando in patria a livello di fans e audience beh....le garanzie ci sono tutte non credete? Gia su disco nel 2006 con ‘Dawn' seguito da alcuni cd-single eccoci qua alla nuova release ‘Beyond The Dark' contenente dieci tracce di cui due bonus track. Il sound è subito d'impatto dall'opener ‘Circles' che mette subito in evidenza la sezione ritmica superlativa ed il grandissimo lavoro al basso di Mika Rajala, vero punto di riferimento per tutto il corso di questo cd. Una song energica, un up-tempo veloce e pulsante, molto originale e dalle chorus line eleganti ed incisive. Ma sicuramente non solo questo è il momento ‘clou' dell'album anzi; prenedete ad esempio la melodica (una sorta di semi ballad ma sempre stemperata da un groove sostenuto) ‘Scarred', suadente ed elettrizzante al tempo stesso, oppure ‘Just For Me' che corre su un veloce melodic rock elegante ed imprezionisto da stop & go mirati ad aumentare il carico di energia della song. Un'altra piccola perla che vi farà amare gli Ancara risponde al nome di ‘Cranium Tension' dedita ad un anthemico heavy rock impreziosito dal cantato del bravo singer Sammy Salminen e sempre supportata da una sezione ritmica di altissimo livello e chorus line eccelse. Da lodare e non dimenticare, ovviamente, anche l'eccellente guitar work con riff taglienti e arrangiamenti potenti ed incisivi ma mai esagerati, qui il sound è heavy ma melodico e ‘pulito' anche se iniettato con fortissime dosi di adrenalina. Un album che mi ha notevolmente stupito e che non riesco a togliere dal mio lettore cd....ottimo lavoro !!!

Roby Comanducci

 

 

ASIA
“Phoenix”
(Frontiers Records) 

Tracklist: 1 . Never Again, 2. Nothing's Forever, 3. Heroine, 4. Sleeping Giant/No Way Back/Reprise, 5. Alibis, 6. I Will Remember You, 7. Shadow Of A Doubt, 8. Parallel Worlds/Vortex/Deya, 9. Wish I'd Known All Along, 10. Orchard Of Mines, 11. Over And Over,
12. An Extraordinary Life
.

Line up: John Wetton (lead vocal and bass), Steve Howe (guitars), Geoff Downes (keyboards), Carl Palmer (drums).
Guests: Hugh McDowell (violoncello in I Will Remember You e An Extraordinary Life)

Preceduta da una semi-reunion, quella della coppia John Wetton/Geoff Downes, a nome Icon, gli Asia sono tornati in formazione originale per coronare un momento creativo importante. Dopo ben venticinque anni ritroviamo la stessa line up dei primi due album, ossia l'omonimo del 1982 ed il successivo Alpha del 1983, con John Wetton, Geoff Downes, Steve Howe e Carl Palmer. Con Phoenix il nuovo parto discografico deliziano i fans e gli amanti di certe sonorità melodiche tipicamente pomp/AOR- progressive rock. Le magiche atmosfere che tracciano le dodici composizioni di quest'opera, affondano le loro radici nella fluidità melodica, caratterizzate da alternanze stilistiche e strumentali, dalle cadenze raffinate ed eleganti . E' tutto un susseguirsi di emozioni difficili da esprimere, ma comunque viscerali ed esaltanti, per rivivere il passato. Un tappeto sonoro regale verso chitarre e tastiere, che si apprezzano notevolmente in Sleeping Giant/No Way Back/Reprise e Parallel Worlds/Vortex/Deya . Un pieno di feeling con I Will Remember You, Orchard Of Mines, Over And Over e An Extraordinary Life, in cui John Wetton regala come sempre una piacevole performance vocale. Il risultato è un album godibile con una buona qualità di produzione che, senza raggiungere la pomposa maestosità degli eighties, valorizza in maniera degna il come-back degli Asia.

AngelDevil

 

 

 

WHITE LION
‘The Return Of The Pride'
(Frontiers)

Line up: Mike Tramp - voce , Jamie Law - chitarra , Claus Langeskov - basso , Troy Patrick Farrell - batteria , Henning Wanner - tastiere

Tracklist: Sangre de Cristo , Dream, Live Your Life, Set Me Free, I Will, Battle at Little Big Horn, Never Let You Go, Gonna Do It My Way, Finally See The Light, Let it Be, Take Me Home ( Traccia bonus versione europea)

Ebbene si…ecco quindi il tanto atteso come back degli storici White Lion, o meglio…..se vogliamo dirla tutta il ritorno sotto il glorioso moniker dell'indiscusso leader Tramp con l'ausilio di una -completamente rinnovata- line up. Ma io dico: che fine anno fatto Lomenzo, D'angelo ma soprattutto la mente fautrice della gran parte del successo dei WL , il bravo guitar hero Vito Bratta? Boh.... mi sembra alquanto strano che nessuno di loro abbia sentito il ‘bisogno' del “richiamo del leone bianco”. Sta di fatto che il buon vocalist a tutti gli effetti pubblica il nuovo album dei White Lion intitolandolo nientepopodimenoche ‘The Return of the Pride' come per richiamare, ricollegare, ricongiungere l'attuale parto discografico con il loro top album di sempre, al secolo (scorso hehe) ‘Pride'. Quindi il compito è assai gravoso e la responsabilità enorme. Da ‘Mane Attraction' del 1991 (un album discreto) la band si sciolse e son passati ben.... 17 anni...non un giorno. Un paio di cd collection pubblicate da Tramp sono state messe sul mercato in questi ultimi periodi Anthology 83-89 ( 2006 ) e The Definitive Rock Collection ( 2007 ) che, per chi non avesse tutto della band sono consigliabili all'acquisto, e poi questo nuovo ritorno in pompa magna per cercare di riscattare il tempo perduto. Le undici tracce del disco sono belle, basate sul classico sound che rese famosi Tramp & Company anche se si sente la mancanza di un qualcosa...il passato di album come ‘Fight To Survive', Pride' non potrà più essere eguagliato. Semmai questo new full lenght album si avvicina maggiormente a lavori quali ‘Big Game' che, comunque, era sicuramente un buon album. L'importante però è avere il credo e la forza di fare le cose e questo nuovo cd, nonostante tutto, è di indiscutibile classe e ottima fattura. Se escludiamo l'iniziale ‘Sangre De Cristo', interessante sì, ma esageratamente lunga (quasi nove minuti) ed alla fine un pò noiosa, tutte le altre canzoni sono più easy, dirette e pregne di quel pathos che i White Lion hanno da sempre avuto come caratteristica base. Gli arrangiamenti sono buoni, Mike canta sicuramente bene, come un tempo oserei dire, la sezione ritmica fa il suo lavoro con onestà e precisione e la chitarra di Jamie Law ci regala buoni riff anhe se ho sempre in mente i passaggi del buon ‘vecchio' Vito... pazienza. Ad ogni modo siamo al cospetto di un album sopra la media che alterna melodic song come ‘Dream', le due ballad ‘Never Let You go' e ‘Take me Home' a passaggi più originali e hard tipo ‘Battle a Little Big Horn', ‘Finally See The light' con il suo heavy rock da classifica ammiccante ed elettrico al punto giusto oppure il classico hard rock style di ‘Live Your Life' e ‘Gonna Do It My Way'. Il dado –quindi- è tratto e sicuramente questo come back del Leone farà la gioia di molti fans e non solo, l'importante è non avere pretese enormi di equivalenza con i due masterpiece targati 1985 e 1987.

Roby Comanducci

 

 

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