recensioni 2008



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GEORGE BELLAS
“Planetary Alignment”
(Lion Music/Forntiers Records) 

Tracklist: 01.Color By Numbers, 02.Encoded In Light, 03.Subatomic Particles, 04.New Worlds Discovered, 05.Parallel Universe, 06.Overlapping Dimensions, 07.Escape Velocity, 08.Gravitons, 09. Planetary Alignment, 10. Supersymmetry .

Grazie ad una fama guadagnata a suon di scale iperveloci ed assoli, sorretti a loro volta da un tappeto di synth e citazioni classiche, il guitar hero americano George Bellas noto ai più per le sue numerose e illustri collaborazioni con Ring Of Fire, Mogg-Way (UFO), Magellan, John West e Vitalij Kuprij ritorna con un nuovo album Planetary Alignment . I l chitarrista applica la sua innegabile maestria ad uno schema strutturale che conosciamo: ritmiche pressanti, riffing serrato, assoli funambolici, classicità e professionalità d'esposizione. In Planetary Alignment i suoni sono caldi e ben curati, non ci sono particolari innovazioni stilistiche, ma solo il piacere di ascoltare un chitarrista che suona come si deve e con l'immancabile velocità esecutiva. Interamente strumentale i brani si sussegono viaggiando su coordinate già tracciate, un terreno su cui s'innesta il virtuosismo di George. Dieci brani che si rincorrono su strutture progressive e sfumature jazz. Ovviamente il suono di uno strumento non è dato solo dall'apparecchiatura, ma soprattutto dalle dita dell'esecutore, e qui senza dubbio ci troviamo al cospetto di un talento. Un disco che si farà apprezzare dagli amanti sfegatati della sei corde.

AngelDevil

 

 

MYLAND
“No Man's Land”
(Valery Records)

Tracklist: 01. Anytime, 02. The Wind Of Late September, 03. (Someday) Love Leaves You Lonely, 04. Heat Of Emotion, 05. How Much Love, 06. Age Of My Dreams, 07. Voices, 08. One Step Closer, 09. Running In The Night, 10. Prisoner Of Love .

Line up: Guido Priori (vocals), Paolo Morbini (drums), Marco Andreasi (guitars), Marzio Ker (guitars), Stefano Andreasi (keyboards), Clod Corazza (bass). Special guest: Kee Marcello (guitars), Tommy Denander (guitars).

A due anni di distanza da The time is Over , album autoprodotto che tanti consensi aveva ricevuto sia da parte degli ascoltatori, sia da buona parte della critica musicale, ecco il ritorno sulla scena musicale dei nostri Myland con l'ultima fatica No man's Land targato Valery Records che, già dal primo ascolto si propone interessante sotto ogni punto di vista. Nei dieci brani che i nostri ci presentano, vi è riposto un lavoro di pregevole fattura, ad un livello maggiore di complessività e varietà compositiva con una cura particolare di suoni e composizioni, un mid tempo che fa saltare qualsiasi vero appassionato di AOR- hard rock. Un ritorno al passato con melodia e ispirazione come mai prima d'ora. Le canzoni hanno un fascino particolare, dotate di una ritmica melodica e stilistica positivamente contagiosa che mette in netta luce l'esperienza e la classe coadiuvata e supportata da musicisti straordinari dei noti leader Guido Priori e Paolo Morbini rispettivamente voce e batteria, dei chitarristi Marco Andreasi e Marzio Ker, dal tastierista Stefano Andreasi e dal bassista Clod Corazza; inoltre spicca la presenza di due ospiti d'eccezione: Kee Marcello (Europe-Easy Action) e Tommy Denander (Toto, Chicago, Paul Stanley). Ciò che distingue i Myland dalla miriade di band made in italy è l'attitudine, niente ruffianerie o sofisticatismi forzati, ma tanta passione. Un album suonato sull'alternanza di atmosfere incentrate sulla melodia e su un sapiente connubio tra la potenza del basso e batteria, suonata sapientemente da Paolo Morbini al feeling trascinante della tastiera scandito dai riffing delle chitarre che riescono ad esaltare ogni minima sfumatura delle sei corde e l'ottima interpretazione canora di Guido Priori accompagnata ad una classe che si sente di rado nelle band italiane. Molti i brani pregevoli a partire dall'opener Anytime, seguita da una maestosa The Wind Of Late September, proseguendo con Heat Of Emotion e How Much Love che regalano la giusta dose di calore e le strepitose Voices, One Step Closer, Running In The Night e Prisoner Of Love . Nota di merito per la pulizia estrema delle trame musicali, sull'orecchiabilità e sull'enfasi dei brani. No man's Land un album che non può mancare nella propria discografia. Consigliato! Sito Myspace: www.myspace.com/mylandproject

AngelDevil

 

 

 

 

PINO SCOTTO
"Datevi Fuoco (Lo Scotto da pagare)"
(Valery Records)

Tracklist : 01. Come Noi, 02. Il Grido Disperato Di Mille Band, 03. Dio Del Blues, 04. Piazza San Rock, 05. Segnali Di Fuoco (nell'Agorà), 06. Le Stelle Cadenti, 07. Guado 3000, 08. Di speranza, 09. Predatori Della Notte, 10. Nunù, 11. Code Di Cometa, 12. Gamines .

Quando si parla di Pino Scotto trattandolo alla stregua di un semplice cantante della scena hard'n'heavy italiana , si rischia di incorrere in una scomunica popolare, data la mitizzazione che ormai si è creata attorno al suo personaggio e alla sua persona negli ultimi anni, grazie al programma "Database" in onda su RockTV, in cui il nostro con schiettezza esprime in totale libertà tutto quello che non gli va a livello musicale e non. Non si può, in effetti, parlare di Pino Scotto senza ricordare che è stato il fondatore e leader dei Vanadium , band che lo ha reso famoso nei ruggenti anni '80, e ora dei Fire Trails. A ben otto anni dal suo ultimo lavoro solista l'inossidabile Pino Scotto per il suo nuovo lavoro ha voluto forze nuove . Dall'alto della sua esperienza spartisce la musica con un raro (direi unico) spirito di condivisione rivolto ad un pubblico più vasto: per "svecchiare" le sonorità dei migliori brani della sua carriera solista riarrangiati in chiave moderna e con una fusione di generi musicali e di stile ben distanti dalle originali. Datevi fuoco (Lo Scotto da pagare) è un'album multiforme e coincide con gli ospiti straordinari quali: Mauro Pagani, J.AX (Articolo 31), Enrico Ruggeri, Tommy Massara e G.L. Perotti (Extrema), Aida Cooper, Criz Mozzati (Lacuna Coil), Fabio Treves, Le Vibrazioni, Trevor (Sadist), Saturnino, Gigi Schiavone (Ruggeri band), Mario Riso (Movida e mentore dei Rezophonic), Bud e Dario Cappanera (Strana Officina), Andy (Bluvertigo), Briegel (Ritmo Tribale), Tato (Fratelli Calafuria), Pier Gonnella e Roberto Tiranti (Labyrinth), Morby (Dominae), Olly (The Fire), Lella (Settevite), Marco Melloni, Maurizio Belluzzo (Alchemy), Maurizio Roveron, Stefano Brandoni (Renga), Steve Anghartal (Fire Trails), Steve Volta. Il platter inizia subito deciso e moderno con un'esplosiva Come Noi, brano che vede la partecipazione di G.L. Perrotti e Tommy Massara degli Extrema e J.AX degli Articolo 31, proseguendo con le stupende Il Grido Disperato Di Mille Band e alla trascinante Dio Del Blues con la partecipazione di Francesco Sarcina delle Vibrazioni. Due canzoni, due centri pieni. Nota di merito per l'accattivante versione di Piazza San Rock, con la partecipazione vocale di Bud e alla chitarra di Dario Cappanera (degli Strana Officina), e i Predatori Della Notte, che si fregia della partecipazione straordinaria di Enrico Ruggeri, in duetto con Pino Scotto un brano d'atmosfera, con pianoforte e tastiere, brano da brividi. Si arriva così al capolavoro del platter: la conclusiva Gamines , impreziosita dall'assolo di violino del grande Mauro Pagani sorretta da un evocativo canto estremamente dolce, un brano dedicato a tutti i bambini poveri del mondo. Niente da togliere a tutte le altre canzoni ovviamente, che vanno dall'heavy all'hard-rock passando per il blues a ritmi più veloci e grintosi. Questo, insomma, è un album degno di attenzione, che riesce ad unire la melodia con ritmi più veloci ed energici aperta ad esplorare nuove strade. Datevi fuoco (Lo Scotto da pagare) con un Pino Scotto in gran spolvero e un lavoro che farà sicuramente parlare.

AngelDevil

 

 

VIRON
‘Ferrum Gravis'
( Metal Heaven / Frontiers)


tracklist: Liberator / On The Run / The Isle Of Man / War / Beyond The Gates / Metal Ball / Playground For Billions / Led Astray / Sniper

line uo: Alexx Stahl - vocals, Thilo Feucht - guitar, Roger Dequis - guitar, Ingmar Holzhauer- bass, Neudi - drums

Lo ammetto..il nome mi è sembrato "alquanto" bizzarro, ormai non si sa più cosa inventarsi sia a livello sonoro che a fantasia in quanto crearsi un nome, un identita' ecc.. Quando parte la prima traccia ‘Liberator' capisco che l'inventiva è mancata solo nel darsi un nome poichè i Viron sono una band in bilico tra il power tedesco ed il classico heavy metal, senza mai sfociare ne troppo da una parte ne troppo dall'altra! Per loro stessa (credo) autodefinizione sono "N.W.O.G.H.M." (New wave of german heavy metal) ma con questo termine a mio avviso c'è l'invitabile paragone con UDO (e gli Accept), paragone che non ci sta... sono totalmente due mondi diversi poichè in questi anni 2000 stiamo ancora vivendo gli "straschi" della "Wave" power metal e tutti questi gruppi"soffrono" di questa cosa. ‘The Isle Of Man' pezzo abbastanza pauroso a tutta velocità, ritmica fenomenale ed assoli taglienti con un potentissimo vocal-solos in cui il singer (Alexx Stahl) fa sentire di cosa è capace! Più coinvolgente e ricca di "Pathos" invece è War, lenta/ballad del cd come non se ne sentivano da un pò. Potentissima dal riff rocciosissimo è ‘Beyond The Gates' sulla stessa falsariga ‘Metal Ball' invece ‘Palyground For Billions' ha un inizio "epico" e cupissimo che ricorda le parti più lente degli Iron Maiden per sfogarsi con tutta la loro grinta nelle parti centrali con un coinvolgentissimo mid-tempo. In ultimo segnalo ‘Sniper' come pezzo killer dell'intero cd poiche' questa song è il trionfo della melodia e della varietà. Di tanto in tanto su tutto il cd non manca qualche "sfuriata thrash" segno che i tempi stan cambiando e che ormai di un vero e proprio genere non si può parlare. Nel complesso un buon cd che scorre via dolcemente, forse solo un pò troppo breve (a parte ‘Sniper' che dura piu di undici minuti solo lei) ottimo per una giornata rilassante o per un viaggio in macchina (personalmente me lo terrò per queste occasioni), il metal serve anche per rilassarsi non solo per prendersi a craniate nel pogo! Per chi ama ancora sognare con la musica di sottofondo!

Sam ‘Thrasher'

 

 

OVERDRIVE
‘Let the Metal Do the Talkin'
(Lion Music / Frontiers)


linup: Per Karlsson – Vocals Janne Stark - Guitars, Kjell Jacobsson - Guitars Kenth Ericsson – Bass, Kenta Svensson - Drums

tracklist: Army Of Darkness / Let The Metal Do The Talking / Fight To The Finish / Bring Me To Submission / Trapped Under Ice/ Decived / Den Of Eniquity / Gravy Train / Chasing Highways / Lodestar / Sinister Warfare / Reincarnation


...Allora: prima di tutto prendete mano al dizionario italiano-inglese.. cercate sotto parola "power" e guardate se sotto questa voce trovate la parola "Overdrive" poichè questa band sta riscivendo il significato stesso della parola "Power". Dimenticatevi gli Stratovarius dimenticate il power melodico insomma, e ricordatevi le parole "Rage" e "Running Wild".. il meglio di queste due band fuso assieme insomma. Nati nel lontano 1980 con tre all'ulnum all'attivo e poi scioltisi intorno al 1990 sono tornati con il loro sound che riconduce, tra riffs di chitarra e arrangiamenti, alla band dei pirati mentre il cantato è molto più ispirato e melodico (non si trovano paragoni con nessuno, forse perchè non ci sono..) ma la grinta espressa nelle prime due canzoni (‘Army Of Darkness' e ‘Let The Metal Do The Talkin') è paragonabile sono alla band di Matt Sinner, si sto parlando dei Primal Fear... quindi anche per voi amanti dei Judas Priest è consigliato perlomeno l'ascolto (e secondo me non ne rimarrete delusi, fidatevi di zio Sam...). Basterebbe ascoltare "Bring Me To Submission" per capire che ho ragione, canzone che ricorda i lavori di Halford da solista con un ritornello veramente potente e coinvolgente! Come anche il sound à la Maiden in "Den of Eniquity" (brano strumentale) dove la band paga dazio pure alla storica vergine di ferro degli esordi, chiare e soprattutto NETTE le ispirazioni dei riffs...e tanto per segnalarvi un pezzo "killer" ecco a voi.. ‘Sinister Warfare' (in ogni caso anche loro hanno vissito la NWOBHM). Purtroppo per me il dischetto in mio possesso è sprovvisto di molte informazioni, quindi non saprei darvi ulteriori delucidazioni sulla band (e mi piacerebbe), l'unica mia speranza è che qualcuno che stia leggendo ora questa recensione (e che mi reputa un inteditore di metallo) dia modo a questa band di sopravvivere ancora dopo qauesto suo come back questo perchè veramente meritano di essere ascoltati e di non finire tra i tanti gruppi dimenticati che ogni mese escono ma vengono "soverchiati" da band con nome più "blasonato" che putroppo spesso ci offrono un prodotto che definire di "dubbia" qualità è ancora fare un complimento! Personalmente li Overdrive faranno parte della mia collezione più preziosa! Bnetornati.

Sam ‘Thrasher'

 

 



POWERWORLD
‘Powerworld'
(Frontiers / Metal Heaven)

Line up: Steffen Brunner – voce, Ilker Ersin – basso, Barish Kepic – chitarra, Nils Neumann – tastiere, Jürgen Lucas - batteria
tracklist: The Dark / Creatures / Lake of Eternity / Fight Fire with Fire / Signs In The Sand / I Reach The Light / Dancing With Angels / Your World is Not Mine / I Died In Your Arms / Breaking The Silence/Don't Walk On Broken Glass / Our Melody


Per i nostagici di power metal alla Helloween (intesi come primi Helloween) e per gli appassionati di power metal, quello melodico, melenso dolce fino alla cariazione di tutti i denti: questo è un cd che per forza vi piacerà, differente dai gruppi storici del genere nessuna, somiglianza con Stratovarius, Gamma Ray e con gli stessi Helloween...ma questo disco suona "power" che piu' "power" non si puo', figlio di quell'ondata che negli anni 2000 ha intasato i nostri impianti stereo, anche se oggi a dire la verità come metal risulta un po' "saturo". I Poker Wolrd riescono a sembrare più originali di tanti altri, stando sempre sotto per carità ai mostri sacri del genere, questo album non delude le aspettative di chi vuole esattamente un disco power con la "P" maiscuola, inutile stare a sottolineare la bravura del cantante (altrimenti non sarebbe li ad incidere con questa band e con questa label). L'unica band a cui si ispirano sono sicuramente i Dream Theater, lo si riconosce nella voce, nei tentativi di riffs e nelle melodie ..ma ahime' non nelle ritmiche, forse l'unico punto debole del cd, ma nel complesso non lascia l'ascoltatore deluso. Nella song "Dancing With the Angels" riscopriamo l'anima "Rhapsody" della band (eh sì ormai i nostrani Lione e Turilli han già fatto scuola) in tutte le altre songs vale quanto detto prima! Poweroni e defenders accorrete!

Sam ‘Thrasher'

 

 

WHITESNAKE
‘Good To Be Bad'
(Steamhammer /Audioglobe)

Line up: David Coverdale – Voce, Doug Aldrich – Chitarra, Reb Beach – Chitarra, Uriah Duffy – Basso, Chris Frazier - Batteria

Tracklist: b1. Best Years , 2. Can You Hear The Wind Blow, 3. Call On Me, 4. All I Want All I Need, 5. Good To Be Bad, 6. All For Love, 7. Summer Rain, 8. Lay Down Your Love 9. A Fool In Love, 10. Got What You Need, 11. `Til The End Of Time

Cari tutti….finalmente il MOMENTO è arrivato. Cercherò (da buon recensore...spero) di non essere di parte, poichè gli Whitesnake, su tutti....ma proprio tutti, sono per me una parte della mia giovinezza, del mio background musicale, li ho sempre seguiti sin dagli albori (nel senso che ho preso i dischi...poichè nel 1978 avevo dieci anni ...ehm....ndr) e il sempreverde biondo vovalist è “a tutto tondo” la quintessenza dell'hard rock. Hard rock puro, incontaminato, che prende a piene mani da un vasto repertorio blues, che macina riff, regala suadenti emozioni, parla d'amore, di sesso, di legami e non di violenza, guerre, sadismi vari e cazzate del genere. Nel mondo c'è abbastanza cattiveria che non abbiamo bisogno di andare a ‘nutrircene' ascoltando la nostra musica preferita. E questo è anche il pensiero di David Coverdale (me lo ricordo in una vecchia intervista di anni fa....); lui ama la vita, ama parlare di ‘wine, women and song'...come citava una sua bellissima canzone ...ama tutto ciò che è positivo, e quindi il sound che scaturisce dal ‘Serpente Bianco' è sempre stato sinonimo di divertimento, riflessione, amore, adrenalina, vita!!! Sono tantissimi anni; si partì nel 1978 con ‘Snakebite' per arrivare a ‘Saints & Sinners (1982) con quella che potremmo definire WHITESNAKE MARK I. La formazione storica con il duo Marsden/Moody alle chitarre e un trittico quale Neil Murray, Jon Lord e Ian Paice a completare la line up stellare. Poi altri chenge in line up, come la presenza del grandioso ( e compianto drummer) Cozy Powell e l'avvicendamento di Mel Galley al posto dello storico Bernie Marsden su ‘Slide It In' e addirittura Jhon Sykes (nella versione USA) del medesimo album targato 1984. Poi il break...la pausa e quindi il grande ritorno con un Coverdale che aveva superato anche i precedenti problemi alla voce: ‘1987'...un album ‘epocale' che ha segnato il nuovo cammino degli WHITESNAKE MARK II con il sommo David alle prese con una nuovissima line up che poi variava tra disco e tour. In ogni caso fior fiore di musicisti quali Sykes, Vandenberg, Campbell, Don Airey, Rudy Sarzo, Tommy Aldridge ad eccezione dell'unico rimasto della ‘vecchia' line up, Neil Murray... Il disco fu un successo enorme, sia come vendite sia come qualità. Superlativo e travolgente come mai lo erano stati gli Whitesnake, meno bluesy e più hard (anche se il blues c'è sempre e comunque!!!) Il seguito venne segnato dall'ottimo ‘Slip Of The Tongue' che non arrivava ai livelli del predecessore ma era di indubbia qualità, poi....il silenzio. Un lungo silenzio/scioglimento durato venti lunghi anni se si fa eccezione della ricomparsa della band dal vivo un paio di anni fa e il rispettivo e bellissimo dvd live e cd doppio in studio Live...in The Shadows Of The Blues (2006) con alcuni brani inediti che, purtroppo, non sono stati inseriti in questo nuovo album. Dico questo poichè ‘Ready To Rock', ‘If You Want Me ( I'll Come Running )', ‘All I Want Is You' e ‘Dog' erano quattro perle che non avrebbero sfigurato, anzi, avrebbero elevato ulteriormente la caratura di questo ‘Good To Be Bad'. Tanto tempo è passato e credo che i tantissimi fans sparsi per il mondo stiano ‘sbavando' dalla voglia/curiosità di sentire quanto Mr.Coverdale e Mr.Aldrich (che praticamente è il secondo songwriter nonchè producer dell'album) siano riusciti a tirar fuori. L'album mè bello, nulla da eccepire, e piace man mano si procede all'ascolto; un album di solido hard rock che sta ‘in bilico' tra ‘1987' (sempre e comunque inarrivabile!) e ‘Slip of The Tongue'. Un sound quindi sempre ‘elettrico' e tagliente quando i due axe man si cimentano sulle loro asce ma anche splendidamente eufonico quando David la fa da padrone con la sua carismatica, inimitabile, ammaliante voce. Otto brani ‘hard' e tre melodici giusto per ottenere un corretto equilibrio e elettrizzare per poi addolcire l'ascoltatore. Ma veniamo all'album e alle sue undici tracce. Si parte con ‘Best Years' che coi suoi ritmi sostenuti gli ottimi arrangiamenti e il ‘tiro' giusto mette subito la ‘quarta' e fa partire in pompa magna il cd che subito replica con la seguente ‘Can You HearThe Wind Blow' e crea un'ottima accoppiata vincente che fa ben sperare per il prosieguo. Con ‘Call Of Me' si sentono finalmente ruggire le chitarre del duo Beach/Aldrich è per la gioia di noi tutti sembra di tornare alle carismatiche e pompose sonorità di fine eighties. Ecco quindi il momento della prima (semi) ballad 'All I Want All I Need' che però in alcuni momenti si inalbera su riff sostenuti e che sarà sicuramente un'arena song con il chorus che verrà fatto cantare a squarciagola da tutti i fans nelle prossime esibizioni live dei nostri. Un brano che ti entra subito ‘in circolo' e lo metabolizzi facedolo tuo all'istante. Bene...dopo la melodia ecco la title track che ‘spacca' con il suo potente ‘anthem' in puro Coverdale-Style...e con il grandioso supporto dei due chitarristi. Un diretto ed incontaminato hard rock style che poteva far parte anche della ‘vecchia scuola del Sepente Biamnco ovvero il periodo MARK I, magari arrangiata diversamente....ma su in disco come ‘Slide It In' ci sarebbe stata benissimo! Passiamo da ‘All For Love' un buon pezzo, senza infamia e senza lode anche se la classe c'è e si sente sempre per giungere alla prima vera ballad, quella ‘Summer Rain' che ci regala tutto il pathos ed il carisma di David e del suo cantato con tanto di ‘sospiro' ammaliante ed evocativo. Non sarà certo una ‘Her I go Again' o ‘Ain't No Love In The Heart Of The City' (beh…forse pretendo troppo ....) ma si lascia ascoltare molto bene e riesce a addolcire I nostri animi...peccato che non ho il testo (la copia in possesso è un promo senza booklet) poichè presumo sia molto interessante. Con ‘Lay Down Your Love' si torna a rockare e “picchiare duro“ con poderosi ‘stop&go' e ripartenze al fulmicotone sempre supportate da un guitar working da paura ed una sezione ritmica da incorniciare in quanto a puntualità, potenza e precisione. Segue ‘A Fool In Love' che ci delizia e ci ricorda il passato con il suo potente hard blues…stupenda come impatto e carisma e impreziosita dai solos dei due axe man, cantata magistralmente da David e, comunque, sempre ridondante intense armonie di base. Siamo alla penultima traccia, la veloce ‘Got What You Need' che ha un ‘giro di chitarra' à la ACDC, ma poi tutto finisce qui, poichè i nostri non devono copiare nessuno...anzi...semmai vengono copiati. Un brano veloce sulla scia di ‘Take Me With You' –tanto per fare un esempio- che sarà un altro cavallo di battaglia on stage!! Arriviamo quindi alla fine di questo grande album con uno dei brani ‘clou': la lenta acustica e bluesy (quasi country in certi momenti) `Til The End Of Time' anch'essa indiscutibilmente eccelsa e imperniata sulla voce di Coverdale e su delle bellissime chorus line ed una chitarra acustica che detta il tempo ed il sound. Non posso che rimanere soddisfatto da questo parto discografico del ‘Bluesman Bianco' come viene –giustamente- definito da tantissimi il sempre grande David. Gli Whitesnake hanno fatto la storia del rock (hard & blues), sono una pietra miliare e, come oramai capita raramente, un'autentica leggenda vivente ed in grado di produrre musica che solo in pochi riescono ad eguagliare. Correte a comprare questo album...per me già al top della produzione di questo 2008. Grande!!

Roby Comanducci

 

FATAL SMILE
“World Domination”
(Locomotive / Frontiers)  

Tracklist: 01. S.O.B., 02. Stranger, 03. Primed & Ready, 04. Too Far Down, 05. No Tomorrow, 06. Out Of My Head, 07. Run For Your Life, 08. Fatal Smile, 09. Straight To Hell, 10. Eve Of War .

Line Up: Blade (vocals), Y (guitars), Alx (bass), Zteff (drums).

Davvero gradito il ritorno degli svedesi Fatal Smile che ci consegnano World Domination , dopo le promettenti releases degli anni scorsi, Beyond Reality del 2002 e Neo Natural Freaks del 2006. Il nuovo album è notevolmente migliore e più completo dei precedenti lavori, suonato in maniera impeccabile pregno di momenti topici che tengono sempre e in ogni modo alta l'attenzione dell'ascoltatore; grazie soprattutto alla scelta di Y, frontman e chitarrista di rifondare l'intera line up. Si vede che la band c'è e ci crede, non ci sono cali ma, tanta energia sprigionata da un vocals deciso e potente dal nuovo singer. Dieci brani che sprigionano una carica dannatamente vincente e coinvolgente; una miscela esplosiva di puro, sporco, sano ed onesto rock-metal. Canzoni come S.O.B., No Tomorrow, Run For Your Life, Fatal Smile ed Eve Of War sono la prova per rendere il disco irresistibile con riff sporchi, accattivanti ed elettrici quanto basta, per ficcarsi in testa fin dal primo istante. Un'esplosiva Swedish invasion rock-metal per questo World Domination . Credo che una lunga recensione non è necessaria per capire che si tratta di un buon prodotto. Pagina Myspace http://www.myspace.com/fatalsmile1

AngelDevil

 

 

STEVE LUKATHER
‘Ever Changing Times'
(Frontiers)

Line up: Steve Lukather - vocals & guitars, John Pierce – bass, Abe Laboriel Jr. - drums, Jeff Babko - keys & synth, Lenny Castro – percussion

Tracklist: Ever Changing Times, The Letting Go, New World, Tell Me What You Want From Me, I Am, Jammin' With Jesus, Stab in the Back, Never Ending Night, Ice Bound, How Many Zeros, The Truth

Bah…. Cosa dire sul grande Steve Lukather che non sia già stato detto? Steve è un chitarrista anomalo: è un autentico guitar hero, un maestro del suo strumento, ma soprattutto è un grande compositore, un grande session man, un artista al 100% che si prodiga in mille progetti senza mai dimenticarsi delle sue origini e della band ‘madre' i mitici Toto. Ma lui non è solo il chitarrista dei Toto (cosa che, comunque, basterebbe ad elevarlo nell'olimpo dei guitar man) bensì è un musicista che ad ogni sua uscita riesce a stupire e a ragguagliare tutti, facendo capire chi sa suonare veramente e chi invece lo fa solo per ....'passatempo'. La sua carriera è lunghissima e costellata da innumerevoli successi coi Toto ma anche da solo e con altri side project, senza contare le tantissime gigs live in compagnia di svariati artisti di diversa estrazione musicale. Se a qualche chitarrista si potesse dare una definizione di “non solo Rock”, questi potrebbe essere Steve Lukather. Il suo background è enorme e spazia dal classico rock, al rock'n'roll, hard rock, pop, soul, jazz, fusion, funky, classica. Tutti questi generi di alta scuola musicale convogliano sempre nei suoi lavori solisti dove, ovviamente, si apprezza maggiormente il suo immenso talento. E' l'uomo che riesce a costruire una bella canzone e, poi, impreziosirla col suo ‘tocco' di chitarra. Non è uno ‘smanettone da 1/64' iperveloce oppure troppo iper-tecnologico e avanguardista da fare annoiare l'ascoltatore. Tuttaltro. Questo bellissimo nuovo album è in effetti il summa di quanto appena detto; un mix straordinario di stili che comunque si attesta sempre su un grande rock di base. Un disco di ROCK scritto a lettere maiuscole, dove si riescono a percepire track by track differenti e sublimi emozioni. Tanto per ricordare qualche suo ‘gioiellino' voglio menzionare Candyman ('94) e ‘Luke' ('97) due lavori da non perdere ma soprattutto l'inarrivabile bellezza del masterpiece'Lukather ‘ (1989) ad oggi ancora il suo lavoro solista migliore. ‘Ever Changing...' è una miscela di questi tre eccellenti album e forse, si ispira maggiormente a tematiche care al grandioso ‘Lukather' (pur non eguagliandone la bellezza....). Atmosfere ariose e da vasto airplay si succedono a momenti intimi ma sempre stemperati da un guitar work stratosferico e tecnicamente ineccepibile e originale. Momenti pop rock si alternato a robusti fraseggi ‘hard rock'...insomma, in questa ultima fatica del nostro ci sono tutti gli ingredienti per deliziare le nostre orecchie. La title track, ad esempio, è un rock robusto e immediato che ci introduce al meglio questo nuovo album, come anche il tagliente ed eccelso guitar work presente su ‘Jammin With Jesus'. Magniloquente e radiofonico il pop rock ‘The Letting Go', mentre di elevato spessore tecnico –compositivo è l'alternanza su una base melodica di un brano espressamente ‘soft' di violenti riff heavy rock come potrete sentire su ‘Tell Me What You...' Da lode l'immenso lavoro nella parte solista e negli arrangiamenti della superba ‘Icebound' mentre una menzione particolare va alla suadente strumentale ‘The Truth' che incanala tutto il feeling che Steve riesce ad esprimere con la sei corde. Un disco da avere assolutamente, non potete far mancare alla vostra personale collezione un ‘pezzo da novanta' come questo. Grande Lukather!!!!!

Roby Comanducci

 


ROYAL HUNT
“Collision Corse”
(Frontiers Records) 

Tracklist: 1. Principles Of Paradox, 2. The First Rock, 3. Exit Wound, 4. Divide And Reign, 5. High Noon At The Battlefield, 6. The Clan, 7. Blood In Blood Out, 8. Tears Of The Sun, 9. Hostile Breed, 10. Chaos A.C.

Line up: Andrè Andersen (keyboards, guitars), Mark Boals (vocals), Marcus Jidell (guitars, cello), Per Schelander (bass), Allan Sorensen (drums, percussion).

Guests: - Ian Parry, Doogie White, Kenny Lubcke, Henrick Brockmann, Maria McTurk, Soma Allpass, Michelle Raitzin (additional vocals), Patricia Skovgoard (violin), Soma Allpass (cello), Erik Rosenqvist (woodwinds, accordion).
 

Forti dell'innesto in formazione del nuovo vocalist Mark Boals, ( Rising Force e The Codex ) cantante ricco di talento e carisma, in sostituzione di John West, i Royal Hunt, band del tastierista Andrè Andersen, nonché leader indiscusso, tornano con un nuovo album. La ricetta che ci propone Collision Corse è un ottimo progressive metal e power melodico, con chitarre taglienti e veloci, riff granitici, orchestrazioni sinfoniche, cori e grandi aperture tastieristiche da urlo e tutti i clichè facenti parte del marchio di fabbrica dei maestri danesi. Non passa inosservata la partecipazione di illustri personaggi del calibro di Doogie White (Rainbow, Y. Malmsteen), Ian Parry (Elegy, Consortium Project), Kenny Lubcke (Jokers Wild, Narita) e Henrik Brockmann, oltre la presenza importante di cori - con voci femminili, dove ritroviamo Maria McTurk, arrangiamenti di archi e fiati con una produzione eccellente che riporta la band a livelli stellari. Ecco allora nascere canzoni come la maestosa The First Rock, seguita dalle sorprendenti Exit Woun e Divide And Reign, la trascinante High Noon At The Battlefield, che rallenta il ritmo con una melodia davvero bella, mentre si accelera in Tears Of The Sun e Hostile Breed due chicche di pura energia in bilico tra i vecchi e i nuovi Royal Hunt. Collision Corse è un album certamente degno di attenzione.

AngelDevil 

 

 

TILES
“Fly Paper”
(InsideOut/Audioglobe)

Tracklist: 01 Hide In My Shadow, 02 Sacred & Mundane, 03 Back & Forth, 04 Landscrape, 05 Markers, 06 Dragons, Dreams & Daring Deeds, 07 Crowded Emptiness, 08 Hide & Seek .

Line Up: Paul Rarick – Vocals, Chris Herin – Guitars, Jeff Whittle – Bass, Mark Evans – Drums.

Additional Musicians: Alex Lifeson - Guitar ( Sacred & Mundane ), Sonya Mastick  – Percussion, Nate Mills - Vocals ( Landscrape ), Kim Mitchell - Guitar ( Dragons, Dreams & Daring Deeds ) Alannah Myles - Vocals ( Back & Forth ), Matthew Parmenter - Keyboards ( Markers, Hide & Seek ), Vocals ( Crowded Emptiness ), Hugh Syme - Keyboards ( Crowded Emptiness ).

A quattro anni di distanza dal precedente Window Dressing , tornano gli americani Tiles che giungono con questo Fly Paper al quinto album, prodotto da Terry Brown (Rush, Fates Warning e Voivod). I nostri per realizzare queste nuove otto tracce si avvalgono della partecipazione di molti ospiti, fra i quali Alannah Myles , Kim Mitchell ( Max Webster ) ed Alex Lifeson ( Rush ). Il sound tipico della band è rispettato, producendo un progressive rock old school, devoto a Rush e Fates Warning dalle tinte melodiche che però ingloba, anche ritmiche granitiche. La formazione è rimasta compatta, troviamo Paul Rarick alla voce, Chris Herin alla chitarra, Jeff Whittle al basso e Mark Evans alla batteria. Fin dall'iniziale Hide In My Shadow si prosegue senza cedimenti e ogni traccia è un piccolo affresco sonoro carico di emozioni e di gusto. Un disco che conferma la capacità della band di riuscire a risorgere e a riproporsi con tanta passione, grazie a una lista di brani curati e vari. Nota di merito per l'art-work della copertina.

AngelDevil

 

MAGNUM
”Wings Of Heaven Live”
(SPV / Audioglobe)

Tracklist: CD 1 : 01 – When We Were Younger, 02 – Back Street Kid, 03 – Out Of The Shadows, 04 – Like Brothers We Stand, 05 – How Far Jerusalem, 06 – Dragons Are Real, 07 – All Englands Eye, 08 – Vigilante, 09 – Kingdom Of Madness . CD 2: 01 – Intro, 02 – Days Of No Trust, 03 – Wild Swan, 04 – Start Talking Love, 05 – One Step Away, 06 – Must Have Been Love, 07 – Different Worlds, 08 – Pray For The Day, 09 – Don't Wake The Lion, 10 – Sacred Hour .

Linu up: Bob Catley (vocals), Tony Clarkin (guitars & vocals), Mark Stanway (keyboards), Al Barrow (bass & vocals), Jimmy Copley (drums).

Tornano i maestri del pomp AOR con Wings Of Heaven Live, un doppio live album sunto del tour tenutosi tra il 10 e il 17 novembre dello scorso anno in Inghilterra per omaggiare l'album di maggior successo degli inglesi Magnum, Wings Of Heaven uscito nel '88. L'inconfondibile e superlativa bravura dei leader Tony Clarkin (chitarrista) e Bob Catley (cantante), accompagnati dallo storico tastierista Mark Stanway, il bassista Al Barrow e il batterista Jimmy Copley è da brividi dall'inizio alla fine; quasi due ore e ben diciannove canzoni tra le più belle che i nostri hanno realizzato in questi anni. La scaletta nel primo CD propone classici e brani recenti presenti nell'ultimo album Princess Alice & The Broken Arrow . Così il primo CD si può considerare un vero Greatest Hits rappresentato dalle stupende When We Were Younger, How Far Jerusalem, Kingdom Of Madness . Nel secondo CD compaiono i nove brani di Wings Of Heaven con un'esecuzione di una grandezza difficilmente descrivibile a parole, mentre si ascolta danno l'esatta dimensione della grandezza e di cosa si prova con brani che tolgono il fiato come Days of no Trust, Start Talking Love, Don't Wake The Lion e Sacred Hour . Un ottimo live album contenente gemme di classe cristallina. Consigliato a tutti!

AngelDevil

 

DOKKEN
‘Lighting Strikes Again'
(Frontiers)

Line up: Don Dokken – lead vocals, Jon Levin – guitars, Barry Sparks – bass, Mick Brown –drums/vocals

Tracklist: Standing On The Outside, Give Me A Reason, Heart To Stone, Disease, How I Miss Your Smile, Oasis, Point Of No Return, I Remember, Judgment Day, It Means, Release Me, This fire

Finalmente è uscito. L'aspettavo con ansia il nuovo parto discografico della band che ha inventato il class metal americano. Li aspettavo dopo la buona prova di quattro anni fa, ‘Hell To Pay' ed eccoli qua, con la medesima line up di quel disco a deliziarci con dodici nuove tracce. La band di Don Dokken ha scritto e marchiato letteralmente a ferro e fuoco il music world con album intramontabili quali ‘Tooth And Nail' ('84) e ‘Under Lock And Kay' ('85) nel quale era presente quel piccolo gioiello di song che risponde al titolo di ‘Lightnin' Strikes Again' ....frase ripresa per dare un nome a questo nuovo capitolo della storia Dokken. Non a caso credo, anzi: se mi capiterà di fare due chiacchiere ancora una volta con qualcuno della band glielo chiederò ma penso proprio che il ‘ripescare' il nome di una gloriosa song del periodo d'oro sia una sorta di monito a quanto stanno facendo e vorranno fare i nostri artisti. Infatti ‘LSA' suona maledettamente anni ottanta, come e forse più di qualsiasi lavoro recente della band. Questo si che, a tutto tondo, potremmo definirlo un vero ritorno dei Dokken! Un ritorno in ‘pompa magna' con il loro classico ed inimitabile stile che pesca dai due album sopra citati ma anche dall'eccelso debut ‘Breackin' The Chains (signori.si parla del 1981!!!!) oppure dell'elegante potenza sprigionata su ‘Back For The Attack'. Non c'è più il guitar hero Lynch, poi ritornato su album quali ‘Dysfunctional' e ‘Shadowlife' e poi nuovamente sostituito da Reb Beach e John Norum nei lavori successivi. Adesso è la volta (la seconda compreso l'album precedente) del bravissimo Jon Levin...forse colui che fra tutti ha il ‘tocco' più simile a George Lynch e che quindi crea con il suo guitar work una sonorità che rimembra gli ‘antichi' fasti del combo americano. Come scritto ad inizio recensione ‘Hell To Pay' mi aveva soddisfatto, con il suo ritmo e la sua musicalità sicuramente sopra la media ma questo nuovo lavoro è un gradino superiore. Qui veniamo catapultati nei famigerati eighties dove il sound era sì più pomposo ma anche ammiccante, tagliente, vero, intrigante. Il nostro singer, leader e mattatore da sempre, ci fornisce una prestazione vocale degna del suo migliore passato, il fido drummer Mick (che oramai lo segue da sempre) in compagnia del bravissimo Barry Sparks sono un autentico treno e non sbagliano un colpo. Menzione particolare per l'eccelso guitar work di Levin; in assoluto il marchio di qualità di questo album, con arrangiamenti sopraffini, eleganti e mai esagerati solos e tanti ...ma proprio tanti riff che ti si conficcano nel cervello e non vanno più via. Già dall'inizio godiamo col puro class metal di ‘Standing On The Outside' per poi continuare su ‘Give Me A Reason' un altro eccellente heavy rock e deliziarci con un classicissimo sound “à la Dokken periodo ‘Under Lock and Key” di ‘Heart To Stone'. Ammalianti le due ballad ‘How I Miss Your Smile' e ‘I Remember' che la dicono tutta sulla vena creativa del songwriting di Dokken and co. Ma sono le parti più heavy che ci stupiscono con la loro pulsante forza ed adrenalina. Un bell'esempio è ‘Judgment Day', dove un ottimo guitar working si accompagna –come è nel loro consueto stile- a chorus line e parti armoniche veramente notevoli oppure l'up-tempo vigoroso e pulsante di ‘Point Of No Return', decisamente la traccia più heavy dell'album che vi farà indiscutibilmente saltare sulla sedia. Altra menzione particolare per il guitar riffing tagliente della ruvida ‘This Fire' che chiude questo ‘Lighting Strikes Again' già da ora nella mia top ten per questo 2008...un album veramente sopra le righe. Grandi Dokken!!!

Roby Comanducci

 



STICK IT OUT
“Stick It Out”

(Autoprodotto)
 

Tracklist: 01. Marry The Swine, 02. Dog's Friday Nite, 03. SGT Lizzie, 04. Jack The Bastard, 05. Slippin' Away, 06. I Wanna Be A Parasite Too, Neat Neat Neat, 8. Stop Teasin' Me, 09. Soakin' Wet Skin, 10. Touch, 11. You S.U.C.K., 12. Wooden Spoon . 

Line up: Freddie (vocals), Dave (guitars), Andy (guitars), Trip (bass), Fo (drums).

Notevolmente esplosivo il debut ufficiale degli Stick It Out, band romana nata nel 2005 formata dai due leader e chitarristi Dave e Andy, il cantante Freddie, il bassista Trip e il batterista Fo. Il quintetto sforna un album rock “sporco e cattivo”, che strizza l'occhio allo street- punk rock adrenalinico. Il sound dei nostri si presenta energico ed esplosivo, grazie anche alla voce accattivante e graffiante di Freddie che unita ad un guitar work d'impatto a rulli di drums ben decisi, al suono compatto del basso e strutture compositive semplici ma dalla grande efficacia, creano gli elementi base dell'esuberanza adrenalinica. L'album parte subito in quarta esordendo col botto: Marry The Swine è decisamente una bomba nella quale il gruppo già mostra i denti. Il riff iniziale è potente e azzeccato, ruvido e incazzato quanto basta per capire che fanno dannatamente sul serio. Senza interruzioni arriva Dog's Friday Nite, dal refrain irresistibilmente trascinante che vi spazzerà via con la sua rabbia e i ritmi corposi e "pesanti". Non mancano anche momenti più "intimistici" dove il timbro vocale "dell'indiavolato" Freddie si ammorbidisce coinvolgendoci nella bella ballat Slippin' Away . Il momento di "calma" finisce subito, spazzato via da pezzi tirati quali I Wanna Be A Parasite Too e Stop Teasin' Me, quest' ultima dal trasporto notevole: rock duro e selvaggio, pompato da chitarre urlanti ed aggressive ed una batteria dai ritmi potenti. Non mancano di stupire le seguenti Soakin' Wet Skin, Touch, You S.U.C.K. con un vocals in primo piano graffiante e ritmiche e sonore taglienti e sorprendentemente efficaci. A chiudere ci pensa una particolarissima e articolata Wooden Spoon . La scossa che questi cinque ragazzi trasmettono è power rock duro e selvaggio, senza tanti fronzoli, tosto e orecchiabile del quale non vi stancherete facilmente. Ottimo esordio! Album consigliato. Pagina MySpace http://www.myspace.com/stickitout

AngelDevil



DEATH ANGEL
‘Killing Season'
(Nuclear Blast)

Line up: Mark Osegueda – Vocals, Rob Cavestany – Guitars/Vocals, Ted Aguilar – Guitars, Andy Galeon – Drums, Dennis Pepa – Bass/Vocals

tracklist: Lord Of Hate, Sonic Beatdown, Dethroned, Carnival Justice, Buried Alive, Soulless, The Noose, When Worlds Collide, God vs God, Steal the crown, Resurrection machine


Il gruppo che mi accingo a recensire non è mai stato tra i miei preferiti, ho visto ed ammirato la suddetta band in due occasioni al No Mercy ed all' Evolution; se nel primo festival erano apparsi come la band piu' in forma in quel periodo tanto da sovrastare gli headliners Testament e da cancellare i Nuclear Assault, nel secondo erano apparsi stanchi, svogliati tanto da risultare piu' "leggeri" dei Saxon... Sinceramente il cd predecessore non mi era sembrato nemmeno degno di nota, con le buone band thrash metal che ci sono in giro ( e magari non famose come i Death Angel) si poteva sicuramente fare di più ! Quando parte ‘Lord of Hate' mi accorgo che quel qualcosa in più è stato fatto (almeno nella prima song...) e il "qualcosa" che intendo io è thrash puro e semplice senza tante menate. Il cd scorre via bene, ‘Buried Alive', ‘When Worlds Collide' sono i pezzi killer dell'album, molto carina anche ‘God vs God' ottima la parte ritmica mai esasperata ma sempre convolgente, ottimi riffs e decisamente ottimi assoli. Bellissimi i cori di ‘Sonic Beatdown', il paragone con gli ultimi Megadeth è più che lecito non fosse per il cantato decisamente superiore a quello di Mustaine & co., altri paragoni invece sono improbabili poichè i Death Angel hanno una loro storia ben precisa, loro sono ‘loro' e basta, ci potrà essere qualche somiglianza ma nulla più... Un disco con molte melodie, non troppa cattiveria che non brillerà per tecnica ma sicuramente per sostanza. Nel complesso ci troviamo di fronte ad un cd gradevole, non noioso, a tratti divertente, incredibile la facilità e la velocità in cui "scorre via" mettendo a proprio agio l'ascoltare, talvolta rilassandolo ma anche ‘svitandogli il cranio' a furia di headbang! Tutto sommato un buon cd Heavy Metal con qualche sfuriata thrash, con queste sonorità mai totalmente aggressive ma che puntano molto sulle melodie... un vero must da non perdere! Non ho scritto moltissimo poichè –credo- che questo cd parli “da solo” e talvolta è meglio farsene un'idea ascoltandolo attentamente track by track piuttosto che leggere una lunga recensione: questo è il caso di ‘Killing Season'.

Sam ‘Thrasher'



HOUSE OF LORDS
‘Come To My Kingdom'
(Frontiers)

tracklist: Purgatorio Overture n.2, Come To My Kingdom, I Need To Fly, I Don't Wanna Wait All Night, Another Day From Heaven, In A Perfect World, The Dream, One Foot In The Dark, Your Every Move, I Believe, One Touch, Even Love Can't Save Us, In The Light, Another Day From Heaven (Acoustic Version - European bonus track)

line up: James Christian – voce/ keyboards, Jimi Bell – chitarra, Chris McCarvill – basso, B.J. Zampa – batteria

Leviamoci il cappello signori, di fronte ad una delle più acclamate - e a ragione - importanti band che la storia del ‘rock adulto' e del pompous rock abbia mai avuto. I signori in questione sono stati gli artefici di autentiche perle intramontabili quali il debut omonimo targato 1988 ed il superlativo ‘Sahara' 1990...ancora oggi, forse, la loro vetta più alta come musicalità espressa. Come possiamo non ricordare la stellare line up che diede vita (frutto comunque del genio di Mr. Giuffria) alla grande avventura dei ‘Lords'....: Christian, Cordola, Wright, Giuffria, Mary. Una line up da urlo.... Sono passati ben venti (VENTI!!!) anni ragazzi e tante cose son successe in casa di questi artisti. Cambi di line up ma soprattutto un black –out / scioglimento durato dal 1993 al 2000 ed il successico come back discografico pubblicato ben quattro anni dopo ‘The Power and The Myth'. In tanti anni quindi (ma ovviamente bisogna tener conto dal break decennale) solo sette album di cui uno live....ma tanto è bastato per farli salire e restare gli Dei indiscussi nell'Olimpo dell'AOR. Eccoci qui, dunque, ad ascoltare il nuovissimo ‘Come To My Kingdom' della band nella quale milita però (della formazione originale) il solo James Christian coadiuvato sempre e comunque da musicisti stratosferici e senza –purtroppo- il genio del grande Greg Giuffria...ma tantè. Sicuramente questo album è superiore ai due precedenti, il gia citato ‘The Power..' e ‘World Upside Down' di due anni fa. Ottimi album certo, ma questo nuovo parto di Christian & Co. è più graffiante, più pompous e meno edulcorato e ‘rifinito' dei due cd precedenti. Lo trovo più ‘heavy' in certe parti, con un guitar work più tagliente e comunque sempre coadiuvato da un immenso lavoro in fase di arrangiamento, keyboards sound e armonie di base. Su tutto, poi, è sempre la voce del nostro singer a farla da padrone e a regalarci le più forti emozioni. Sembra che per James il tempo non passi mai e la sua ugola calda, dalla timbrica potente ed ammaliante al tempo stesso, è il ‘non plus ultra' per qualsiasi amante della grande musica rock. Quattordici tracce di cui una riproposta nel finale in veste acustica ci fanno ancora una volta innamorare e sognare ad occhi aperti. Basta la breve opener di un minuto per introdurci al potente e travolgente pomp rock della title track. Eccelso melodic rock è la successiva ‘I Need To Fly' mentre il poderoso guitar work fa di ‘I Don't Wanna Wait...' un'ottima hard rock song. Eccoci quindi alla ballad sempre elegante (come è nello stile della band), dove le emozioni trasmesse da questi musicisti e soprattutto dall'ugola di James sono a livelli elevatissimi! Si torna a ‘rockare' con la diretta ‘In A perfect World' ma gli animi vengono placati dalla successiva ‘The Dream' melodico Aor ricco di pathos ed eccelse chorus line. Ancor hard sound su ‘One Foot In The Dark' e ‘Your Every Move' ottima accoppiata dove si sente la carica di adrenalina del combo ma anche la loro travolgente vena pomp-rock. Con ‘I Believe' una sorta di semi-ballad si rientra nei canoni della grande melodia di base mentre dell'ottimo pompous rock di alta scuola lo ascoltiamo nella successiva ‘One Touch'. Si va verso il finale e l'eccelso melodic rock di ‘Even Love ...' e la più grintosa ma sempre molto ‘edulcorata' ‘In The Light' tengono sempre alto il livello di questo ‘ComeTo My Kingdom'. Si conclude con la riproposta in chiave acustica della bella ‘Another Day...' qui ancora più ammaliante essendo basata solo su voce-chorus line e piano.Un avera chiocca!! Un album che conferma ancora oggi (ma non ne avevamo bisogno...) la forte supremazia degli House of Lords in questo settore musicale (e non solo credetemi!!). Eccellente album!!

Roby Comanducci

 

ERRORHEAD
‘Modern Hippie'
(Lion Music / Frontiers)

TrackList: That's Good, Connected, For My Brothers, Dave, Temporary Impression, Yeah Man, Watch My Cloud, Northern Lights, Heaven, Bhangra Baby, We Come in Peace, Follow Your Dream, Tata

Line Up : Marcus Deml - Guitar/Vocals, Frank Itt – Bass, Zacky Tsoukas - Drums

Strabiliante, pazzesco ed io non lo conoscevo ancora!!!! Nonostante la mia passione per i guitar hero e la mia collezione (che spazia su tutti i generi musicali) di axe man della sei corde, tale Mr. Deml....manco sapevo esistesse.... Ecco quindi che la sempre lodevole Frontiers con il suo grande lavoro di label & distributor mi ha messo dentro il pacco dei promozionali anche questo gioiellino marchiato Lion Music; un cd senza booklet (come spesso fa la Lion M.) senza nemmeno la cover, un semplice cd con nome artista e titolo dell'album impresso e stop. Uhm...chi sarà mai, ho pensato io, e quindi ho acceso il lettore cd ed ho fatto partire questo album ma prima mi sono informato by internet ed ho scoperto chi è questo funanbolico chitarrista. Prima di tutto trattasi di una vera e propria band di tre elementi (in questo album coadiuvati anche da altri session man) provenienti tutti dalla Germania che hanno come punta di diamante il sound ed il guitar work del leader Marcus Deml. (non dimentichiamoci però del prodigioso talento al basso di Itt - Terence Trent D”Arby, Jule Neigel, Jasper Van”t Hof – e dell'immenso lavoro dietro le pelli di Tsoukas - John Hayes, Billy Sheehan, Helmut Zerlett – nonchè il supporto vocale del bravo singer Robbie Smith). Il musicista in questione non è affatto sconosciuto, anzi: è stato votato dalla prestigiosa rivista Guitar Player Magazine come uno dei 3 migliori guitar hero in circolazione, è stato invitato dalla Rock'n' Roll Hall of fame di Cleveland dove gli è stato consegnato un award nientepopodimenoche da Steve Lukather e Joe Satriani...e questo solo per citare due grossi ‘fatti' a lui dedicati senza procedere oltre. Poi, le innumerevoli collaborazioni.... basti pensare che solo negli ultimi dieci anni ha fatto oltre 300 session con grandissimi artisti collaborando sempre ai massimi livelli. Inoltre la sua attività ‘solista' con la sua band, gli Errorhead appunto, di cui questo nuovissimo ‘Modern Hippie' è il terzo full lenght studio album. Ma dove ero rimasto?...ah si...al momento di accendere il lettore cd del mio stereo. Mamma mia.... sono stato letteralmente rapito da un sound geniale, originale, eclettico, potente ma anche tremendamente eufonico e.... innovativo!! Sembra di sentire un mix tra l'inventiva del grande Jeff Beck, l'originalità di Satriani, il feeling di Gary Moore, la gran classe del migliore David Gilmour, il tocco inimitabile del maestro Hendrix....il tutto sempre e comunque stemperato da una vena creativa sopra le righe che raramente, in questi ultimi anni (attenzione ho detto ANNI...) mi era capitato di ascoltare. Questo album parla da solo.... ti comunica, ti coinvolge, ti diverte. Non è un album tutto strumentale (e spesso noioso come può capitare in questi casi), non è nemmeno un'esasperazione assoluta di tecnica fredda e senza anima. Qui il suono che scaturisce sembra molto più easy di quanto effettivamente è: una tecnica di assoluta qualità si mette al servizio della canzone stessa e solo se ci soffermiamo un attimo, capiamo a chi siamo di fronte, a quanto genio c'è nell'artista Deml, al portentoso guitar work, al grande feeling. Non c'è un solo momento ‘down', non si riesce ad annoiarsi anzi, canzone dopo canzone cresce l'adrenalina e la curiosità, poichè ogni brano affronta una diversa tematica strutturale-musicale. C'è il blues, il grande rock, passaggi hard rock, swing, tanta innovazione e qualcosa di ‘sperimentale', ma il tutto è amalgamato nel migliore dei modi e le song sono tutte piccole ed autentiche perle di bellezza. Si parte con un prologo ‘parlato' di 20 secondi del nostro per poi immergersi nella bella ‘Connected'che rimembra un sound caro al Kotzen di ‘Go Faster'. Andiamo avanti e la successiva ‘For My Brothers' rispolvera il sound del mitico Jeff Beck per una track accattivante ed al tempo stesso grintosa, mentre di tutt'altra ‘pasta' è la suadente (strumentale), melodica e ammaliante ‘Dave' peccato duri pochino (circa un minuto e mezzo) che però ha il compito di ‘scaldarci' per l'ascolto di un'altra perla (anche questa tutta strumentale) in quanto a melodia e pathos, ‘Temporary Impression' che evoca i grandi Pink Floyd e la sei corde di un certo signor Gilmour. Superba!! I trenta secondi di ‘stacco blues' di ‘Yeah Man' (con parlata del nostro ad accompagnare una veloce scala bluesy) ci aprono le danze di ‘Watch My Cloud' una eccelsa rock song che potrebbe ricordare il grande Gary Moore. ‘Northern Lights' ci coinvolge in un intenso vortice di emozioni; song molto introspettiva (strumentale) e basata su intense eufonie che cullano l'ascoltatore facendolo ‘volare' col pensiero e con la mente. Anche qui lo ‘spettro' Pink Floyd è ben presente e quindi non sto nemmeno a dirvi la grandezza di questo brano. Un'altra piccola perla assoluta!! ‘Heaven' è un'altra chicca che fa il verso al gia citato Gary Moore, una melodic song venata da tinte bluesy che si fa amare dalla prima all'ultima nota. Arriviamo al momento ‘clou' dell'intero album: la strumentale ‘Bhangra Baby'. Una song che da sola vale l'acquisto del disco imperniata su un guitar work maestoso, un vortice miscelato di stili che si imbatte violentemente nei vostri amplificatori. Il ritmo è veloce, una heavy rock song sullo stile di ‘Surfing With The Alien' e quindi immediata ma allo stesso tempo complessa come struttura, però dotata di un ritornello che ti si stampa nel cervello ma anche basata su innovazione ed un pizzico di sperimetazione. Una song superlativa che nonostante sia un omaggio alla tecnica fa letteralmente venir voglia di ballare essendo carica di massicce dosi di adrenalina. La seguente ‘We Come in Peace' è un ottimo rock che mette in evidenza ancora una volta la grande maestria di questo musicista nell'unire tecnica a passaggi originalissimi mentre si torna su atmosfere ‘soffici' e sognanti nella bella ‘Follow Your Dream' (strumentale). Come poteva concludersi un album così particolare? Certo non con una song ‘normale'...ed ecco quindi servita al tavolo ‘Tata' una sorta di swing rivisitato “in chiave Deml” (strumentale), altri tre minuti e mezzo per assaporare un'ulteriore trovata di questo assoluto maestro della chitarra. Basta. Cari amanti della chitarra e amanti della musica con la ‘M' maiuscola, quest'album è per voi!!!

Roby Comanducci

 

ANDRE MATOS
‘Time to Be Free'
(SPV / Audioglobe)

Tracklist : Menuett (intro), Letting Go, Rio , Remember Why, How Long ( Unleashed Way ), Looking Back, Face The End, Time To Be Free, Rescue, A New Moonlight, Endeavour

Line up: Luis Mariutti – bass, Hugo Mariutti – guitar, Fabio Ribeiro – keyboards, Eloy Casagrande – drums, ‘Zaza' Hernandes - guitars

Ebbene si….il bravissimo e talentuoso singer Andre Matos torna al disco con questa che si può definire a tutto tondo la sua ‘prima vera prova da solista' anche se, poi, come si evince dall'intervista (che potete leggere nella nostra apposita sezione del sito) trattasi di un grande e meticoloso lavoro di equipe con l'ausilio di grandi musicisti (ex Angra come potrete leggere nella line up sopra elencata) tra cui colui che viene –a ragione- definito come un vero ‘asso della sei corde' dal Brasile e che risponde al nome di ‘Zaza' Hernandes. Il buon Matos, quindi, non ha lesinato in quanto a ‘compagni di viaggio' per questo ‘Time to be Free' ed il risultato gli da ragione. Il full lenght album è in primis un vero e proprio concept basato sulla tematica della ‘libertà' del singolo individuo nei confronti del mondo...e su questo concetto, la libertà appunto, si basano tutte le tracce presenti nel disco. L'alternanza di momenti più progressive e pomposi, ridondanti intense armonie e pathos si alternano ad altri più heavy oriented, ma sempre con l'ausilio di grandi arrangiamenti e grande feeling. Certo, lo spirito ed il sound dei primi Angra si ‘affaccia' in diversi momenti del disco e questo è inevitabile poichè Andre è stato l'anima di quella gloriosa band, però la nota positiva è che ‘Time To Be Free' vive di luce propria e non è un album stilisticamente clone di Angra o Shaaman... Tanto di cappello, quindi, al nostro bravo artista che ancora una volta riesce a stupirci e ammaliarci col suo lavoro. Inutile, in un concept album così particolare, citare una song su un'altra...tutte vanno ascoltate in un sol colpo per potere apprezzare in pieno la totalità e la maestosità del songwriting di Matos ed il grande lavoro dei musicisti. Nota particolare per l'eccelso guitar work, gli ottimi arrangiamenti ed il notevole tappeto ritmico di basso e batteria. Un'altra peculiarità di questo concept è che, a differenza di molti, può essere assaporato anche track by track... senza impegnare a dismisura l'ascoltatore evitando – magari- di risultare noioso per coloro che non sono abituati ad album di questa fattura. In ogni caso...che ascoltiate l'intero album oppure “random” track by track rimarrete sempre e comunque soddisfatti ed ancora una volta potrete elogiare il talento del bravissimo singer carioca.

Roby Comanducci

 

 

STOP
“Live at MC Pavarotti”
(Croatia Records)

Tracklist: 1. Stone Free, 2. Foxy Lady, 3. Sunshine of Your Love, 4. Red House, 5. Manic Depression, 6. Baby Please Don't Go, 7. Born To Be Wild, 8. Jesus Just Left Chicago, 9. Purple Haze, 10. Hey Joe, 11.Stevie's Blues, 12. Fire, 13. Crossoads, 14. I Woke Up This Morning, 15.White Room, 16. Hush, 17.Vodoo Child .

Line up: Ervin Baucic (vocal), Nikola Sarapa (lead guitar), Ico Miksic (bass), Goran Markic (drums).

L'esperienza accumulata negli anni fanno degli Stop, band di Zagabria (Croazia) nata nel 1978, dei veri professionisti da palcoscenico facendo sì che la sede live sia il momento migliore per apprezzarne le indubbie qualità; è così che in questo Live at MC Pavarotti ci regalano l'esecuzione con un esaltante repertorio di cover con cui i nostri ricordano le hit di Jimi Hendrix, J. Bruce, P. Brown, E. Clapton, B.J. Williams, V. Morrison, M. Bonfire, F. Leebeard, B.F. Gibbons, J.M. Hill, B. Roberts, S. Winwood, R. Johnson e J. South. Settanta minuti, diciassette brani, suonati con passione e interpretate in maniera impeccabile dal cantante Ervin Baucic, il chitarrista Nikola Sarapa, il bassista Ico Miksic e il batterista Goran Markic. E' così che brani come Foxy Lady, Red House, Baby Please Don't Go, Purple Haze, Hey Joe, Hush, Vodoo Child, e via discorrendo confermano le ottime qualità della band nella dimensione live. Pagina MySpace della band http://www.myspace.com/stopzagreb

AngelDevil

 

WORK OF ART
“Artwork”
(Frontiers)

line up: Lars Säfsund – Voce / Tastiere, Robert Säll – Chitarra, Herman Furin – Batteria, guest musicians: Andreas Olsson – Basso, Urban Danielsson – Basso, Henning Axelsson - Tastiere

tracklist: 01. Why Do I? 02. Maria 03. Camelia 04. Her Only Lie 05. Too Late 06. Whenever U Sleep 07. Once In A Lifetime 08. Peace Of Mind 09. Lost Without Your Love 10. Like No Other 11. Cover Me 12. One Hour

Siete amanti dell'AOR di classe, quello veramente d.o.c che si ispira ai grandi Toto, Survivor, Pride Of Lions, Bobby Kimball, Jeff Paris ecc?? Allora questo debut album dei nordici (dalla Svezia !!!) Work Of Art fa al caso vostro. Attivi sin dal lontano 1992 solo adesso danno vita al loro primo parto discografico ufficiale e soprattutto un full lenght album. Ok, ci avranno messo un po di tempo ma i motivi ci sono stati ....tantè...l'importante è che abbiano sfruttato il tempo a loro favore e, cosa dire, l'hanno fatto nel migliore dei modi!! Questo ‘Artwork' è figlio legittimo dei migliori Toto e le sinfonie, il feeling, la melodia che si respira in tutte le dodici tracce è il ‘non plus ultra' per qualsiasi fans della grande musica ‘adulta' ma non solo. Qui siamo al cospetto di un piccolo gioiellino di alta scuola: ottimi arrangiamenti, canzoni ad ‘ampio respisro' con apertrure da vasto airplay, una voce intensa e pulita ed anche un buon lavoro di guitar work e sezione ritmica. Come non rimanere estasiati dalle intense eufonie della ballad ‘Once In A Lifetime', dal pomp rock dell'opener ‘Why Do I?', dall'elegante Aor di ‘Her Only Lie' ...e ci sarebbe da scrivere su tutte le song. Lascio a voi il compito (la gioia oserei dire) di scoprire le altre tracce. Correte a fare vostro questo cd...ne vale veramente la pena!!!

Roby Comanducci

 


SHADOWSIDE
“Theatre of Shadows”
(Chavis records)

Tracklist: 1. Enter the Shadowside, 2.Vampire Hunter, 3.Highlight, 4.We Want A Miracle, 5. Illusions, 6.Queen Of The Sky, 7. Believe In Yourself, 8.Tonight, 9. Kingdom Of Life , 10. Red Storm, 11 .Act 1 - Shadow Dance, 12. Act 2 - Here to Stay, 13. -Bonus track –Rainbow in the Dark.

Line up: Dani Nolden (vocals), Raphael Mattos Lemes (guitar), Fernando Peto (bass), Fabio Buitvidas (drums).

I brasiliani Shadowside nati nel 2001 sono autori di un debut album che dimostra come la band è in grado di coniugare la potenza dell' heavy-metal dalle intriganti tinte power alla melodia. Theatre of Shadows è impreziosito soprattutto dalla sorprendente voce della bella Dani Golden che, grazie al timbro potente e graffiante è capace di interpretazioni molto tecniche, in grado di dare l'adeguato feeling e la giusta aggressività alle varie composizioni . Canzoni come Enter the Shadowside e Queen Of The Sky esemplificano al meglio quanto detto, con un incedere aggressivo e allo stesso tempo elegante. Riff immediati e veloci come fulmini, assoli di chitarra sempre presenti, batteria e basso che seguono lo stesso tempo in maniera perfetta. Tutto il disco si rivela pieno di ottime composizioni, per questo motivo tutti quelli che amano l'heavy metal potranno trovare negli Shadowside un nuovo gruppo da ascoltare con molto piacere. Punto di forza di questo disco è sicuramente la sezione ritmica e la voce dannatamente perfetta di Dani che, fanno di questo disco un lavoro di pregevole fattura. Pagina Myspace http://www.myspace.com/shadowsideband

AngelDevil

 

 

CELLULITE STAR
“Explicit Attitude”
(Andromeda Relix)

Tracklist: 01. Shake your Music, 02. Your Dog, 03. Green For us, 04. Baby Don't Go, 05, Call Me, 06. My Man, 07. Don't Worry, 08. Numbered Days, 09. Are you Ready?. 10. Hey You…, 11. I can Guess, 12. Not too Smart, 13. Have you benn Around .

Line up: Silvia (lead vocals, rhythm guitar), Klaudia (lead guitar, backing vocals), Desiree (bass, backing vocals), Lara (drums). Guest Star: “Hey You” Ending solo by Royce – Crackhouse, “Call Me” solo by Alex T. Vine – Baby Ruth, “I Can Guess” male vocals by Max - Baby Ruth. Female backing vocals by Alice V. & Giulia G. Male backing vocals by Kelly & Royce – Crackhouse – Nikki & Andy – Side One.

Ruvido, malizioso e diretto! Ecco sintetizzata in poche parole l'energia sprigionata dal debut album delle Cellulite Star, band tutta al femminile di Padova. Le ragazze hanno deciso di mostrare il loro lato più selvaggio proponendoci Explicit Attitude, un album che sprigiona energia e spontaneità con del grezzo hard rockpunk. Il cd prodotto da Massimo Bettinazzi, braccio destro di Andromeda Relix, è stato registrato al Rocketbooster da GG Rock e masterizzato al Nautilus da Claudio Giussani. Senza tante “moine” e fronzoli le Cellulite Star hanno dalla loro irruenza ed immediatezza; che si apprezzano nelle undici tracks originali dotate di un chorus tanto catchy quanto pregno di un sex appeal volutamente grezzo, che conferisce alle canzoni aggressività, emotività contemporanea espresse attraverso alcune ritmiche sincopate, chitarre ruvide e taglienti con evidenti influenze punk, specialmente nel canto. Nota di merito per l'interpretazione accattivante delle due cover, il classico Call Me dei Blondie e Have You Been Around degli Hardcore Superstar. Da menzionare, su tutti gli episodi, la trascinante rock song Shake your Music, Baby Don't Go e Hey You . Viaggiano spedite dall'inizio alla fine trasmettendo una sincera rabbia e aggressività. Non c'è che dire ottimo esordio per le Cellulite Star che picchiano duro e lo dimostrano con “Esplicita Attitudine”. Pagina Myspace http://www.myspace.com/cellulitestar

AngelDevil

 

STRIPWIRED
' Stripwired'  
(Marque Records)

Track List : 01. Doghouse, 02. Another Shot, 03. Drop The Bomb, 04. Backdoor, 05. Fifty Cent Millionaire, 06. Break Las Vegas , 07. Knock Me Out, 08. Cat Drag, 09. Walk Away, 10. Burn Bitch Burn, 11. Dirty Love .

Line up : Darren Caperna (vocals), Mike Mroz (guitar), Mike Wagner (guitar), Taylor Smith (bass), Jay Benzi (drums).

Nati come tribute band degli AC/CD con il nome di Back in Black da un'idea di Mike Mroz e Darren Caperna, decidono dopo anni di realizzare un album con il moniker di Stripwired. Il suono dei texani si avvale soprattutto delle influenze degli AC/DC, plasmando qualcosa di assolutamente trascinante e godibile grazie ad anni di esperienze alle spalle. Undici canzoni di fottuto rock suonato con cura e prodotto dal chitarrista Mike Mroz in maniera buona. Dalla prima traccia è subito evidente la voce straordinaria di Darren, simile al mitico Brian Johnson. Queste undici canzoni caratterizzate da un riffing selvaggio, solido e inattaccabile, da manuale dell'hard rock si possono tranquillamente confondere con un brano (qualsiasi) degli AC/DC. Il sound compatto e diretto è davvero notevole per tutta la durata dell'album; si avverte uno scossone di energia che è impossibile restare fermi. Un lavoro che non ha la pretesa di inventare niente di nuovo, ma si tratta in ogni modo di un disco onesto e intelligente. Anche dopo ripetuti ascolti l'album mantiene vivo l'interesse grazie alla bravura di questa band! Pagina Myspace www.myspace.com/stripwired

AngelDevil

 

 

BASSINVADERS
‘Hellbassbeaters'
(Frontiers)

Line up: Markus Grosskopf, Tom Angelripper, Schmier - Bass, Apollo Papathanasio, Jesper Binzer, J.C. - Guest Singers, Stefan Arnold, Andre Hilgers - Guest Drummers

Guest Players (Bass Solo): Billy Sheenan, Dennis Ward (Pink Cream 69), Rudy Sarzo, DD Verni (Overkill), Lee Rocker (Stray Cats), Marco Mendoza, Joey Vera (Fates Waring, Armored Saint), Muelli, Wyzard (Mother's Finest), Nibbs (Saxon), Jens Becker (Grave Digger), Eggy, Stig Peterson (D.A.D), Jan Eggert, Dirk Schlachter (Gamma Ray) -

Tracklist: Awakening The Bass Machine, We Live, Armageddon, Romance In black, Godless Gods, Empty Memories, Boiling Blood, Far Too late, The Asshole Song, Dead From The Eyes Down, Razorblade Romance, Voices, Eagle Fly Free, To Hell And back (Bonus track - Europe)

Un pugno diretto allo stomaco, una violenta accellerazione tipo dragster, una scossa elettrica ad alto voltaggio: queste sono le prime definizioni/sensazioni che vengono alla manete dopo un veloce ascolto di questo piccolo ‘gioiellino' che la mente del bass player e co-fondatore degli Helloween ha partorito per questo 2008. Bassinvaders è un progetto assolutamente originale, strutturalmente perfetto e grondante groove, potenza, energia ma anche - perchè no- tanto feeling. ‘L'invasione dei bassisti' è quanto di più interessante mi sia capitato di ascoltare in questi ultimi tempi. Ok... nella storia del rock ci sono stati tanti (beh, tanti non proprio hehe) gruppi di grande valore che suonavano/suonano rock, progerssive rock senza l'ausilio della chitarra, Emerson Lile & Palmer (i maestri) su tutti, i bravi Lunar Chateau ecc... però il loro genere era molto progressive, sinfonico, pompous. In campo prettamente metal, invece, un progetto così particolare, personalmente (smentitemi in caso contrario) non me lo ricordo. Questo ‘Hellbassbeaters' è un succulento album di heavy metal/heavy rock che si basa esclusivamente sull'apporto del basso escludendo la chitarra. Inoltre si avvale della collaborazione di tre batteristi, altrettanti vocalist e, nientepopodimenoche quindici guest bass player in veste di ‘solisti'. Immaginatevi quattordici vere e proprie canzoni (perchè qui non siamo al cospetto di un album ipertecnico-strumentale attenzione!!) ognuna a suo modo originale e accattivante, mai ripetitive ed in grado di basarsi su diversi stilemi metal e rock: si va dal pulsante hard rock, allo speed metal, al tecno thrash, thrash, heavy rock, ed anche (l'ultima song) dedita ad un ‘particolare' boggie r'n'r. Cosa potevate aspettarvi dal summa musicale di Mr. Schmier (Destruction), Mr. Angelripper (Sodom) e Mr. Peavy (Rage) coadiuvati da questa immensa corte di session man??? Un disco che è un'autentica bomba pronta a scoppiare dalle casse del vostro lettore cd. Non c'è spazio per ‘cuori teneri' e sin dall'intro ‘Awakening The Bass Machine' che introduce il potente hard rock sound di ‘We Live' si capisce subito in cosa ci siamo ‘scontrati'. Tutte le tracce, senza esclusione di alcuna, sono di elevata caratura tecnico-compositiva ma soprattutto hanno il ‘grip' giusto per farvi buttare fuori tutta la vostra adrenalina. Come rimanere ‘fermi' all'ascolto del tecno thrash di ‘Armageddon', al trash metal di ‘Godless Gods', oppure la bella power ‘ballad' ricca di pathos ‘Romance In Black', il gustosissimo rifacimento di una classica Helloween song quale ‘Eagle Fly Free', il già citato e potente hard'n'roll della finale ‘To Hell and Back' o le ammiccanti chorus line su una base power metal di ‘Far Too Late' ma anche il poderoso speed-trash di “scuola” Exciter presente su ‘Dead From The Eyes Down'... Non vado oltre. Sicuramente un album che entrerà nella mia personale top del 2008. Eccellente!

Roby Comanducci

 

 

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