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EVOLUTION EDEN
“ Story Road ”
(Autoprodotto)
Tracklist: 1. Ordinary Girl, 2. Puppet On a String, 3. Summer Nights, 4. Walls of Wonderland, 5. Love Goes Something Like This, 6. Ain't It Funny, 7. Radioactive, 8. Runner, 9. Tonight, 10. Break, 11. Make Believe, 12. Flesh, 13. New Horizon, 14. From the Ground Up .
Line up: Brandon Owen (vocals & guitar), Mike “Pap” Pappas (vocals & guitar), Andy Hewett (bass & backing vocals), Jim Bove (drums).
Evolution Eden, questo il nome della band di San Francisco, dedita ad un melodic rock. Story Road realizzato nel 2006 si è aggiudicato il premio come “Best Music You've Never Heard" -KGO- Contest”nel 2007. L'album si compone di quattordici tracce che si esprimono su buoni livelli a tratti ruggente ed altri delicato con una formula semplice e al tempo stesso efficace: melodie piacevoli, orecchiabili con un buon tiro, diretto e pieno di carica vitale. Ci sono molti brani interessanti come l'iniziale Ordinary Girl, Puppet On a String, energica e potente, dove la voce è decisa, Summer Nights ballad che ammalia e coinvolge, Radioactive una hard rock song accattivante, New Horizon e From the Ground Up . Story Road è un album suonato con il giusto piglio, che non propone virtuosismi, ma che confeziona musica che si ascolta volentieri. Non ci resta che aspettare il nuovo album che sarà mixato da Beau Hill Ratt (Winger, Warrant e molti altri). Website: www.evolutioneden.com & www.myspace.com/evolutioneden
AngelDevil
  
 GUIDO KING
“Red Album”
(Autoprodotto)
Tracklist: 01. By me driven, 02. Patriot, 03. Autumn sunrise, 04. Revenge, 05. Warship, 06. New world, 07. Hunting, 08. The art of aggression .
Guido King giovane chitarrista bergamasco al suo primo album si cimenta in un lavoro completamente strumentale autoprodotto. Le otto tracce si rifanno alla forza dirompente del power metal neoclassico. I brani sono vigorosi, sorretti da un chitarrismo ispirato, con una buona tecnica al servizio della melodia che si evidenzia in Autumn sunrise e New world, brano molto intimistico dove la poesia è l'ingrediente principale su cui Guido costruisce i suoi virtuosismi d'atmosfera. Con Revenge la sua sei corde produce ritmi dalle interessanti geometrie ritmiche, mantenendo velocità, ma anche ritmi più calmi che si intrecciano all'insegna di un sound d'impatto.Riff massicci e veloci per Warship che riconduce in parte allo stile Malmsteen. The art of aggression la carica dirompente di questa traccia fuoriesce con potenza dalle casse dello stereo, con un riffing aggressivo e potente. Quando si deve concepire un disco, il lavoro è enorme e gravoso, così come le difficoltà cui si va incontro, ma nell'insieme si può dire che Guido è riuscito a proporre qualcosa di buono, con brani che scorrono senza annoiare e presentano una discreta varietà. Pagina Myspace http://www.myspace.com/guidoking
AngelDevil
 

PLANET HARD
‘Crashed On Planet Hard'
(Autoprodotto)
Line up: Marco Sivo – vocals, Marco D'Andrea – electric, acoustic and classic guitar, banjo, Alessandro Furia – bass, Stefano Arrigoni- drums
Tracklist: You Know Who Tou Are, Unchain My Heart, If I Want To Forget (Her Love), I'll Be There, You Got That Fire, Without Words, She, Everything, Kill Me (But First Kiss Me), Fairy Tale
Probabilmente questo 2008 me lo ricorderò come uno dei migliori a livello di uscite discografiche ‘made in Italy', soprattutto per questa primissima parte dell'anno! Io non capisco però, come una band in ‘auge' gia da oltre quattro anni, con un primo album eccelso (‘So Good' del 2005 se non ricordo male...) tantissime esibizioni live tra cui una jam con Leo Leoni e Marc Lynn dei Gotthard ed un'ottima apparizone live nientepopodimenoche al Gods Of Metal 2007, si presenti con un'uscita discografica senza label fissa!!! Questo nuovissimo ‘Crashed On Planet Hard' è un disco eccellente, sicuramente ai vertici del genere musicale proposto dai nostri.... mi auguro quindi che qualche etichetta intelligente prenda al più presto –anzi subito!!!- sotto contratto e senza indugi questo combo milanese. Detto questo iniziamo la recensione. ‘Crudhed...' è un intenso mix di atmosfere hard rock e pompous con un lodevole guitar work ed arrangiamenti sopraffini. Il disco è sicuramente più ‘heavy' del precedente ‘So Good' poichè più grintoso ma comunque non esce dai binari del melodic rock d'autore, genere per cui i Planet Hard in italia (ma non solo credetemi) non devono rendere conto a nessuno. I quattro musicisti sfornano questo full lenght album carico di potenziali hit single e song che si fanno subito apprezzare sia per grinta sia per intense eufonie di base. Lo dimostra l'eccellente hard rock dell'opener ‘You Know...' e della successiva ‘Unchain My Heart', l'ottimo pomp rock con qualche influenza AOR di “I'll Be There”, l'heavy rock ammiccante presente su ‘Kill Me (But First Kiss Me)'... Oppure il grande feeling della ballad ‘She' e le suadenti armonie ricche di pathos che emergono dalla ‘chicca' di questo cd, la finale ‘Fairy Tale'. Un lento che da solo meriterebbe l'acquisto di questo album; melodie dettate dal piano e tastiere che colpiscono direttamente il nostro cuore coadiuvate da un'ottima interpretazione del vocalist marco Sivo. Superlativa. Una lode anche ad Alessandro Del Vecchio per l'importante lavoro di arrangiamento mixaggio ed anche hammond-keyboards player. Cosa dire di più....correte a fare vostro questo album!!!
Roby Comanducci
  

ETERNAL FEAR
“Evil Deeds”
(Autoprodotto)
Tracklist: 1. Evil Deeds, 2. Jaws of Death, 3. The Cross, 4. My Final Contribution, 5. Hate, 6. Ripples (on the water), 7. Demon Seed, 8. Sea of Fools, 9. Broken Pieces, 10. Sell my Soul, 11. The Call, 12. Tranquillity .
Line up: Ove Jonsson (vocals), Daniel Henriksson (guitar), Mattias Thomasén (guitar), Mattias "Matte" Lövdahl (bass), Stefan Almqvist (drums).
Band di Karlskoga, (Svezia) formata nel 1988 che si fa conoscere nel 1995 con il nome di Eternal Fear. Dopo 6 demo e l'album Neve Ending Existence del 2002 realizzano Evil Deeds . Cinque ragazzi pronti a dimostrare con la loro musica che suona heavy metal, il lavoro e l'impegno eseguito per realizzare queste nuove dodici canzoni. La tecnica è buona, e le capacità non mancano per dare qualche riferimento come episodi migliori considero ottime la title-track Evil Deeds che apre l'album in quarta; Jaws of Death per il suo incedere martellante e Hate, per le sue linee vocali ficcanti e arrangiamenti molto corposi che fanno la differenza rispetto ad altre. Il resto si mantiene su buoni livelli, ma senza eccedere. Il disco si articola in alti e bassi, certe melodie andrebbero meglio impegnate. Concludendo l a strada mi sembra quella giusta, serve probabilmente qualche idea più stimolante per catturare l'attenzione. Visitate la pagina MySpace della band www.myspace.com/eternalfearmetal
AngelDevil
  

VANITY FIRST PUSHER
‘Vanity First Pusher'
(Autoprodotto)
Tracklist: ‘Criminal System', ‘Workshop', ‘Band Crush', ‘Barrakuda', ‘No War' + track video .
Line up: Kimberly – vocals, Teko- bass, Will- guitar. Additional musicians: Pietro Galliano – drums (only studio recording)
Spesso ci sono dischi con oltre dieci tracce e si fa fatica a sentirle tutte, altre volte ci troviamo di fronte a lavori in studio con poche tracce ma ne vorremmo almeno il doppio. Ebbene si: questo parto discografico dei milanesi Vanity First Pusher trattasi di un mini album contenente solo cinque tracce (più una track video) ma è talmente interessante che il tempo di ascoltarle tutte vola e siamo subito li a riposizionare il lettore sulla prima traccia e schiacciare play. Questo per farvi capire che ‘VFP' è un eccellente mini-cd con tutte le carte in regola per ottenere ampi consensi e preparare il terzetto (il quarto membro ha solo partecipato come batterista in fase di registrazione) nel registrare al più presto un intero full lenght album poichè qua di classe ne abbiamo ma soprattutto spicca l'originalità, l'aggressività e quel pizzico di ‘sfacciata malizia' che differenzia una band ‘qualunque' da una band in gardo di dire la sua e farsi valere in questo music business saturo di falsi talenti. Cinque song dedite ad un moderno glam rock che sembra un mix tra i grandi Jetboy (ve li ricordate??), i primi 69 Eyes e qualcosa dei Bride Of Destruction... Tanta energia quindi come lo dimostra l'eccelso guitar work ricco di groove e basato sull'esecusione di riff taglienti che si conficcano nel cervello. La sezione ritmica è precisa e pulsante e la voce del singer convince ed ammalia in quanto a timbrica e modulazione. Tutte e cinque le canzoni sono degne di nota e mantengono l'ascoltatore in una fase di costante adrenalina. Da ascoltare al massimo volume ovunque voi siate...Ed ora aspettiamo con ansia il disco completo che speriamo non tardi ad arrivare. Ottimo lavoro. Per info sull aband: www.vanityfirstpusher.com www.myspace.com/vanityfirstpusher
Roby Comanducci
  

YU GUERRA
“ Dimenticato ”
(Squadra Ribelle Records)
Tracklist: 01. Dimenticato, 02 Amore Tossico, 03 Nel più vero dei miei modi .
Line up: Yu Guerra (vocals & guitars), Wilko Zanni (guitars and vocal), Tony Farinelli (bass), Gianluca Schiavon (drums).
Esistono secondo voi molti modi per ascoltare un cd e per recensirlo? Qualcuno potrebbe rispondere che esiste il modo più semplice: ascoltare il cd mentre gira nel lettore, mettersi seduti comodamente davanti al pc leggere la biografia e scrivere, ma non è cosi. Il trucco per arrivare diritti al cuore di un disco, è quello di prenderlo, leggere il titolo dell'album e delle canzoni, inserirlo nel lettore, e ascoltarlo in diversi momenti della giornata e luoghi. Nessuna ricerca su internet prima e durante l'ascolto. Questo fa sì che non siamo condizionati dai commenti letti, e per me è il miglior modo per ascoltare un album e recensirlo, perché si ascolta realmente la musica per “ quello che è ” a prescindere da quello che leggiamo. Il rock è un fuoco sacro e per vederne la luce occorre crederci sino in fondo. E' una musica ruvida impregnata di quel sapore polveroso e aspro che porta la smania per la rivincita, e per Yu Guerra è tempo di novità e di rivincite. Dimenticato è l'EP che, dopo il debut album Odio Vero conferma la maturazione artistica che si manifesta attraverso un vocal più deciso e ad una produzione di alta qualità. Il chitarrista Wilko Zanni, dei mitici Rats oltre ad estasiarci con riff da leccarsi il plettro, si è occupato anche della produzione artistica e la differenza con l'album precedente si nota. Wilko è entrato a far parte della band insieme al bassista Tony Farinelli sostituendo Marzio Manni e Max Jr. Pitta. Il primo brano è di quelli che fanno letteralmente saltare dalla sedia: Dimenticat o è senz'altro una canzone dalle potenti contaminazioni rock che irrompono nel classico riff catchy tunes per conquistare l'ascoltatore . Con i suoi cori, i riff duri e un arrangiamento travolgente per delicatezza e precisione si fonde alle dolci melodie per poi esplodere con schitarrate in bella evidenza su una ritmica dura e graffiante. Segue Amore Tossico che ci racconta quell'amore da dimenticare, da dimostrare e da ottenere; quella sensazione che trovi nei ricordi e nelle riflessioni del loro recente passato. Amore Tossico è uno di quei pezzi forti che farà cantare godere e che si stamperà nella testa come un video clip che rivedi e ascolti fino a diventarne la tua “dose sonora” giornaliera, un brano adatto come colonna sonora di un film. A chiudere questo EP troviamo Nel più vero dei miei modi già presente nel disco precedente in versione chitarra e voce, una buona ballata rock dai toni soffici. Le parole di questo brano ci conducono alle riflessioni, mentre i riff prodotti dalla chitarra di Wilko provocano brividi, una sensazione di realtà come una mano che ti sfiora e uno sguardo che condivide gli stessi pensieri. Chi ascolterà questo EP ci troverà la grinta e la passione, quella vera che trovi nei testi, nelle melodie e nella professionalità di questi musicisti. Tre tracce suonate in maniera impeccabile e con il giusto spirito. Ottimo lavoro! Correte a comprarlo! Visitate il web-site della band http://www.yuguerra.com e la pagina Myspace http://www.myspace.com/yuguerra
AngelDevil
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 YU GUERRA
“ Odio Vero ”
(Squadra Ribelle Records)
Tracklist: 01. Alibi, 02. Salto, 03. Il giro dei pensieri, 04. Odio Vero, 05. Come pioggia, 06. Fa tutto parte di me, 07. Filtri, 08. Nel più vero dei miei modi, 09. Salvami, 10.”Video Odio vero” .
Line up: Yu Guerra (vocals & guitars), Marzio Manni (guitars), Max Jr. Pitta (bass), Gianluca Schiavon (drums).
L'espressione del rock targato Yu Guerra, è un insieme di melodie e di parole profonde che passano dai ritmi graffianti del rock alle sfumature del punk di vecchio stampo a pezzi più "ragionati" e tranquilli, dove il vero senso è da trovarsi nei testi di immediata comprensione rock con una vena pop in cui il tutto è accompagnato da accordi lenti e da passaggi veloci. In questa avventura sonora accanto al bolognese Yu troviamo il chitarrista Marzio Manni, il bassista Max Jr. Pitta e il batterista Gianluca Schiavon. Odio vero è un disco altamente comunicativo che evidenzia un certo modo di vivere il rock. Canzoni melodiche, suoni moderni, freschezza nei testi e nel messaggio; è questo che sta dentro l'album. E' la bellezza delle cose semplici che assieme si riuniscono generando un mondo sonoro dove riflettere. Il traino del disco è il bellissimo singolo Odio vero che col riff accattivante e il testo denso e comunicativo, lascia immaginare la saggezza di un ribelle adulto e maturo, che profuma di irresistibile libertà espressiva. I piatti della batteria irrompono tra le chitarre elettriche che si intrecciano continuamente. La voce, non eccelsa, di Yu ha la giusta timbrica per questo stile fatto di suoni che cavalcano l'onda dell'eccesso e della pienezza. Nota di merito per la canzoni Nel più vero dei miei modi e Fa tutto parte di me, la sua onestà si sente dalle vibrazioni della sua voce, dal suono della chitarra, dagli arrangiamenti e dalla melodia. L'album risulta , omogeneo e capace di alternare momenti tirati ad altri più rilassati. Senza ombra di dubbio un ottimo esordio per una band alla quale non manca talento e gusto musicale. Visitate il web-site della band http://www.yuguerra.com e la pagina Myspace http://www.myspace.com/yuguerra
AngelDevil
  
 FRANCESCO DI LENGE
"Tree "
(Music Center)
Tracklist: 01. Tree roots, 02. Karpasia, 03. Irrational Anthem, 04. Akamas, 05. Grape Harvest Dance, 06. Runnin Away, 07. Afrodite, 08. Bassa Marea, 09. Hopes, 10. Tree Fruits .
Line Up: Francesco De Lenge (drums - all compositions written and arranged-all lyrics).
Additional musicians: Gabriele Orsi (guitars), Daniele Petrosillo (bass), Riccardo Di Paola (lead Synth- key- piano- rhodes- vocals), Gianmarco Trevisan (guitars), Massimiliano Maraschi (bass), Fulvio Ferrari (piano), Maurizio Signorino (sax), Biagio Coppa (soprano sax), Attilio Zanchi (double bass), Tony Guerrieri (vocals), Veronica Centamore (vocals).
Le emozioni si susseguono durante l'ascolto di Tree , ultimo album del talentuoso batterista Francesco Di Lenge. La musica jazz è comunemente composta da quattro strumenti, basso, batteria, piano e come solisti troviamo generalmente tromba e sax; il nostro non smentisce la tradizione e ci regala cinquanta minuti abbondanti di brani dalle sonorità jazz - fusion. Francesco si avvale della presenza di musicisti che, con il loro contributo e professionalità eseguono un lavoro notevole. L'album in questione è di qualità e dalla omogeneità dei brani stilare una classifica o indicare un brano fuori luogo è davvero difficile; poiché ognuna è intrisa di melodie piacevolissime, affascinanti e fatate. E' impossibile non socchiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle dolci noti di queste dieci canzoni. La chitarra, il piano, il sax e la batteria creano suoni molto belli, dinamici e variati, sia in stile d'accompagnamento propriamente jazz, sia in momenti più riservati dove Francesco dimostra pulizia esecutiva e controllo dello strumento sull'estensione dei timbri, sulle combinazioni dei suoni e dei ritmi con tecnica, feeling, passione, inventiva ed energia. La maggior parte dei brani sono strumentali ad eccezione delle bellissime Runnin Away e Hopes, cantate da Veronica Centamore. Ascoltare questo disco significa entrare in un nuovo universo della musica jazz, che si fregia delle caratteristiche tipiche di questa musica ma che è notevolmente contaminata da atmosfere ambient. Piacevole opera dall'atmosfera sognante, un platter carico e caldo, ideale per rilassarsi dopo una giornata intensa; strutture lineari mai troppo ripetitive, semplicemente intrise di phatos. Un disco ben curato nei particolari e dalla produzione impeccabile che non può non essere ascoltato grazie a brani come Karpasia, Runnin Away, Bassa Marea e Hopes . Visitate la p agina MySpace http://www.myspace.com/francescodilenge web-site francescodilenge.com
AngelDevil
  
 STONE RIDER
'Three Legs Of Trouble'
(Trustkill/SPV/Audioglobe)
Line up: Matt Tanner – vocals/guitar, Neil Warren – guitar, Jason Krutzky – drums, Champ Champagne - bass
Track list: 01 Rush Hour, Baby, 02. Back From The Dead, 03. Ramble Down, 04. Juice Man, 05. Wild Child, 06. Bad Lovin' Never Felt So Good, 07. Hair of the Dog, 08. Bite My Tongue, 09. Breakout, 10. Shut My Mouth
Proviene da Atlanta questo nuovo combo di rockers per I quali il tempo sembra essersi fermato negli anni settanta. Quattro musicisti guidati dalla sapiente mano del produttore Bill Appleberry (Operator/Wallflowers) noto anche per la sua collaborazione come keys playerr insieme a Joe Walsh (The Eagles), che hanno saputo creare un debut album di nudo e crudo rock anni settanta venato da tinte blues, un sound tagliente e ricco di groove, diretto ma al tempo stesso maledettamente energico e carico di adrenalina, merito del notevole lavoro di slide guitar e riff ‘assassini' del chitarrista Neil Warren (coadiuvato in fase di sezione ritmica da Matt Tanner). Un suono che deriva dai Rolling Stones, The Who, Led Zeppelin senza disdegnare momenti southern. Il più ‘moderno' (anagraficamente parlando) riferimento sono i grandi Black Crowes anche se gli Stone Rider, forse, sono leggermente più ‘hard' e taglienti. Dieci tracce tutte da assaporare ed ascoltare al massimo volume oppure nel vostro car stereo. Canzoni che si ‘incollano' nella memoria e sono ammalianti sin dalle prime note. Non ci si stufa mai nell'ascolto di questo 'Three Legs Of Trouble' anzi....man mano che si ascolta l'album rimaniamo eletrizzati e colpiti dal sapiente pathos che questo suono tipicamente settantiano riesce ancora a regalarci. Come non rimanere compiaciuti dal sound dell'opener ‘Rush Hour, Baby', dal groove espresso nella stupenda ‘Bad Lovin' Never Felt So Good' oppure dalle finali ‘Breakout' e ‘Shut My Mouth' dove un eccelso guitar working del bravo Warren pilota entrambe le song sui sentieri di un torrido e viscerale hard blues rock ... Potrei citare anche le altre sette song ma è inutile poichè lascio a voi il compito di scoprire la gioia nell'ascolto di un prodotto così interessante che farà sicuramente parlare di se....
Roby Comanducci
  
THE FAB
“ Lost in music ”
(Autoprodotto)
Tracklist: 01. Go To Nowhere, 02. Crazy Hard, 03. Forsaken, 04. The Explorer, 05. Slow Speed Tribe, 06. Kids, 07. A New Place To Live, 08 Answers, 09.Four-Ply Soul, 10. The Seamy Side Of Life, 11. No Doubt Blues, 12. Transparency, 13. Hot Wind, 14. Strange Vibes, 15. Mad Arab .
Line Up: The Fab ( a ll guitars, synth guitars, drum prog.& bass), Freak 70 (bass & cymbals on a lots of tracks), Franco Caforio (drum on "Go to nowhere"), Gabriele Tommassini (bass. on "Go to nowhere").
Lost in music è un disco di rock fusion suonato e prodotto da The Fab (Fabio), musicista di Misano Adriatico. L'album intimista e quasi ambient è composto da quindici brani strumentali (voce presente in alcune canzoni), sanno essere al contempo dolci e accattivanti quanto basta. Una cascata di sonorità che abbracciano molti altri territori, in particolare fusion. I loop nelle singole tracks sembrano tendenzialmente ripetitivi, ma, se li si ascolta con maggiore attenzione, si noterà come ogni struttura sonora sembri acquisire una propria energia che impreziosisce tutto il platter (ho ascoltato il CD anche nelle cuffie prima di esprimere un giudizio). Riff di chitarra ben congegnati a livello atmosferico/stilistico conditi a vari effetti piuttosto interessanti. E' il caso della quarta traccia The Explorer, o ancor più delle successive Kids, A New Place To Live, The Seamy Side Of Life e Hot Wind dove la voce femminile in sottofondo crea un'atmosfera sognante di pura atmosfera, glaciale, notturna; una delle mie preferite. Un album, dunque, che richiede molti ascolti per capirne le sfumature sperimentate . Visitate la pagina Myspace http://www.myspace.com/httpwwwmyspacecomthefab
AngelDevil
  
KRACKERJACK
‘Rock On'
(HitHouse/Poul Hansen Distr.)
Line up: Allan G Pedersen – vocals, Rene Mikkelsen - guitars, backing vocals, Claus Greve - organ, keyboards, Rasmus Bruun – bass, Jeppe Christensen – drums
Tracklist: Love 'Em To Death, This Heart, Rock On, Blame It On The Little Big Man, Lonely, Back Together, Waiting For Tomorrow, Hungry Boy, Lullaby, Too Late
Eccoci qua a recensire ‘Rock On' (il seguito dell'interessante ‘Good Thing Goin' datato 2005 e di ‘Call Of The Wild – The Early Years' che però conteneva registrazioni targate 1999...nda) ultima fatica del combo danese di Mr Pedersen & Co. Il sound non cambia anzi, risulta quasi più ‘graffiante' del penultimo full leght album ed il solido hard blues rock proposto dai cinque musicisti ci regala queste dieci tracce tutte da assaporare e gustare fino in fondo. Inutile dire che questo prodotto è diretto e puro, incontaminato nella sua musicalità che pesca tra fine anni settanta e metà anni ottanta. Testi e musica sono tutti (ad eccezione di Hungry Boy' e ‘This Heart' dove interagiscono altri membri della band) frutto della mente del guitar palyer Mikkelsen. Un album che si apprezza pienamente dopo qualche ascolto e questo non è assolutamente un difetto, anzi. Spesso...gli album che ti ‘prendono subito', poi alla lunga stancano. Viceversa un buon prodotto che si lascia ascoltare e pian piano ti entra ‘in circolo sanguigno' difficilmente verrà dimenticato. Come ho scritto prima, tutte le song sono dedite ad un rock ‘duro' ma anche denso di melodia...L'opener ‘Love 'Em To Death' è un ottimo hard rock venato da forti tinte blues che apre le ‘danze' nel migliore dei modi. Semplice nel suo incedere ma molto interessante la title track ‘Rock On' anche qui classico esempio di un hard rock ‘datato' e carico di adrenalina. Molto bella anche ‘Waiting For Tomorrow' impreziosità da un ottimo guitar work del già menzionato Mikkelsen. Altro pezzo di dirompente hard rock settantiano è ‘Hungry Boy' che si attesta come una delle migliori tracce di questo ‘Rock On'. Non andiamo oltre...un album per tutti gli estimatori del sound che ha fatto la storia, ovvero il vero ed incontaminato hard rock e il grande blues rock. Da avere.
Roby Comanducci
  

HOMERUN
‘Don't Stop'
(Sweet Poison Rec / Self)
Line up: Andrea ‘Andy' Ringoli – guitars, Simone Almasio – guitars, Matt Albarelli – vocals, Valentino Bello – bass, Ul Giurgin - drums, Walt Borrelli -
hammond & keys
Guest musicians: Frank Caruso (Arachnes) lead guitar on ‘North Winds', Stefano ‘Sebo' Xotta lead guira on ‘Only Love', Pierpalolo Buzzi lead guitar on ‘Don't Stop'.
Tracklist : Full Throttle, Rolling, Don't stop, I wanna rock you, Only love, North Winds, Baby, Right now, I'll never be you, Nothin'else
Oramai sono veramente tanti anni che seguo il mondo musicale rock e che faccio (anche) questo mestiere di umile scribacchino-recensore… bene, ne sono felice ma questa felicità viene elevata alla massima potenza quando, nel mio amato lettore cd, suona un album con la ‘A‘ maiuscola e se ‘made in italy' ancora meglio!! Questo è il caso degli Homerun, combo Milanese di sei musicisti che si appresta all'esordio discografico fresco di un ottima distribuzione e di un contratto molto validop con una label discografica. I nostri sono in auge sin dal 2000 ma solo ora danno vita al loro full lenght album definitivo. Come potrete leggere sopra c'è anche l'apporto di ulteriori musicisti ma, il frutto di cotanta bellezza, è indubbiamente merito di questi talentuosi artisti. Diciamo subito...e senza indugio, che se questo ‘Don't Stop' fosse uscito un mese fa sarebbe entrato nella mia personale top 10 dei migliori album dell'anno (non solo italiani...intendiamoci...) quindi, già da ora, lo metto in un'ipotetica lista per i best di questo nuovo anno musicale. Homerun è una band solida che fa hard rock puro, melodico certamente, ma capace di accativare ed essere tagliente al momento giusto. Prendete su tutti i grandi Gotthard, miscelate l'heavy rock di Danger Danger e Firehouse con un pizzico di Winger ed otterrete il sound dei nostri, il tutto però amalgamato con una buona dose di originalità. La qualità tecnico-compositiva del disco è indiscutibile, il vocalist Albarelli è l'autore di tutto il songwriting ma tutta la band ha dato il meglio in fase di arrangiamento. Un grande lavoro di ‘team' che non poteva non dare buoni frutti. Dieci songs che ti entrano direttamente nel cervello ed alcune le canti subito, come se le avessi già ascoltate mille volte; segno positivo che la musicalità in questione è carica di feeling, pathos ma anche ammiccante e capace di fare divertire. Prendete la title track, ad esempio, e dopo il primo ascolto continuerete a canticchiarne il ritornello. Non è facile credetemi. Ok, non è facile nemmeno suonare jazz ma la ‘presa' di una song sta nel suo feeling e non nella sua tecnica. Infatti ‘Don't Stop' nella sua semplicità è bellissima e vale “l'onore' di essere la title track. Ma l'album è un concentrato di song di elevata caratura tecnico/compositiva alcune indubbiamente superiori alla già citata song. L'opener ‘Full Throttle' è un hard rock pulsante, un up-tempo carico di adrenalina come i Gotthard di ‘Die Hard' tanto per capirci. Un ottimo hard rock sound lo ascoltiamo nella bella e diretta ‘I wanna Rock You' ma anche su ‘Rolling' mentre atmosfere più melodic rock style sono presenti su ‘Only Love' e ‘I ‘ll never be you'. ‘Baby' ci riporta ad atmosfere care ai Danger Danger mentre la seguente ‘Right Now' è la classica ‘arena song' che dal vivo farà cantare a squarciagola tutto il pubblico presente. L'ultima traccia ‘Nothin' Else' è un lento acustico che nell'ultimo minuto diventa 'più hard' accelerando su ritmo e con innesto di percussioni e chitarra elettrica non risultando mai stucchevole bensì un brano ricco di feeling e capace di ammaliare l'ascoltatore. Manca una song che non ho volutamente ancora citato lasciandola per ultima e trattasi della bellissima ‘North Winds'. Una melodic song che non è una ballad ma ha sicuramente molto più ‘charme' di tante meelense ballatone strappalacrime. In sostanza è un hard rock melodico di quasi sette minuti suddiviso in due parti...infatti verso i quattro minuti sembra finire ma una ‘reprise' pilotata da un eccelso ed ispirato guitar work ci fanno gioire per altri (quasi) tre minuti. Assolutamente la traccia migliore di tutto l'album. In ogni caso questo disco non deve passare inosservato e vi dico di farlo vostro appena potrete. Questi saranno soldi sicuramente spesi bene. I loro contatti: www.homerunrock.it - myspace www.myspace.com/homerunrockband
Roby Comanducci
  
 FATO
"Release my heart"
(Emania Productions)
Tracklist: 01. Release my heart, 02. Too cold, 03. My call, 04. Te face of love, 05. Movin' on, 06. Maybe, 07. The screma inside, 08. Touch the Sky , 09. Desert song.
Line up: Fato (vocals and all instruments).
Additional musicians: Michele Quaini (guitar solo in trk 1-2-3-4-5-6- all giutars in trk 6), Andrea Nichetti (giutar solo in trk 7-8), Igor Bellei (bass in trk 6).
Francesca De Mori ( backing vocals in trk 5).
Forte di una vena creativa aperta e fresca, il polistrumentista milanese Fato, ci presenta il suo debut album Release my heart, interamente suonato e autoprodotto . Nove brani tra cui una bouns track acustica e il video clip di Touch The Sky (canzone che parla della storia del Dracula di Bram Stoker), di buon livello artistico che si rifanno alle sonorità gothic- love metal . Tra riff elettrici, il fascino delle tastiere e la robustezza del basso e batteria; è Release my heart la prima song ad aprire questo disco che, con il suo groove e compatezza ci trasporta nell'atmosfera languida e romantica prodotta dalle successive Too cold, My call, Te face of love sonorità raffinate che sciovolano via sotto la pelle con la delicatezza della neve d'inverno. Atmosfera malinconica, da colori sfumati ed illusori che diventano poesie grazie ad un tappeto musicale prodotto dalla tastiera che crea degli intrecci sonori molto raffinati. Il ritmo si irrobustisce e la trama si tinge di colore con la voce calda di Fato nelle note evocative della bellissima Maybe . Nota di merito per la canzone e il video di Touch The Sky . Desert song in versione acustica chiude con trasporto un ottimo lavoro. Questo disco è consigliato a coloro che cercano l'armonia attraverso sonorità raffinate. Nove canzoni per chi sa capire la musica in tutte le sue sfumature per apprezzarne la pulizia del suono, il feeling e la perizia tecnica . Ottimo lavoro da parte di Fato che ci mette la giusta passione ed esperienza per realizzare Release my heart . Visitate la pagina MySpace http://www.myspace.com/ilfato e web-site ilfato.it
AngelDevil
   
SFD
"So far Down"
(Autoprodotto)
Tracklist: 01. Cold Hearted Misery, 02. Little girl, 03. Sorrow .
Line up: Brad Wilson (vocals and giutars), Kevin Gowin (bass), Niall Mellors (drums).
SFD trio proveniente da Toronto (Canada) attivo dal 2002 grazie al frontman cantante chitarrista Brad Wilson. La dote che contraddistingue queste canzoni è la qualità delle composizioni, tutte piuttosto appaganti e dotate del tiro giusto, qualità che permette di godere appieno il mini EP anche dopo parecchi ascolti. Devoti ad un hard rock genuino il disco parte subito bene con Cold Hearted Misery, una carica esplosiva costruita su linee ritmiche potentissime. Little girl grazie a strofe e riff accattivanti, è uno degli episodi più interessanti di questo lavoro che spiana la strada ad un melodico refrain, reso sublime dall'interpretazione di Brad Wilson. A chiudere si pensa Sorrow la rappresentazione in tempo reale di quello che è il melodic rock che elargisce forti emozioni, il suo procedere è cadenzato, nell'insieme un ottimo brano. Non ci resta che attendere il nuovo album dei bravi SFD. Visitate la loro pagina MySpace http://www.myspace.com/sixfeetdeepband web site SFDrocks.com
AngelDevil
  
CHEOPE
"Downloadideas"
(Heartlines Music/Ammonia Records)
Tracklist: 1. I'm Confused- Pt.1: Do I Believe in a Better World?, 2. Pt .2: Hypnosis,
3. Pt.3: Gravity Kills, 4. Again, 5. Leave Me Alone, 6. Risen, 7. Cheope Fm, 8. On Air,
9. Colors, 10. What D'U Want, 11. Downloadideas, 12. Face 2 Face, 13. I Belong,
14. Tell Me Why .
Line up: Enrico "Erk" Scutti (vocals), Fabio Serra (guitars), Daniele Bragaglia (guitars),
Tiziano Milani (bass), Dario Sacco (drums, percussion & samples).
Downloadideas, da il titolo al debut album dei romani Cheope, band già attiva dal 1999. La produzione di Downloadideas è stata affidata a Giuseppe Ranieri, mentre la masterizzazione curata da George Marino agli Sterling Studios di New York . Quattordici tracks dalla base heavy/nu-metal amalgamate con sapienza; con ottimi riffing potenti e convincenti. Il disco si apre in maniera promettente con I'm Confused, brano dotato di un inizio coinvolgente e trascinante; dove fanno capolino influenze nu-metal. L'inizio, quindi, è improntato sul fattore impatto che, con un sound roccioso e diretto è amplificato e approfondito nei passaggi intermedi dove ci si ferma tutti quanti, per ascoltare una sfuriata cadenzata di batteria e chitarre che riescono a creare una forte dose di ondata sonora. La voce di Enrico Scutti notevolmente forte e decisa negli urlati, riesce a buttare fuori scream taglienti e acuti modellati in modo da avere un effetto ancora più diretto. Le sonorità più serrate sono attutite da attimi di melodico in cui il tutto rallenta per poi riprendere in modo più potente. Sentiamo, quindi, chitarre serrate con batteria che passa da ritmi tirati, ad altri più prettamente d'accompagnamento. Questi ragazzi hanno davvero ottime capacità per quanto riguarda la tecnica e la costruzione delle canzoni che, in questo lavoro, sono articolate con molta attenzione. Sono sicuramente degne di nota Leave Me Alone, Cheope Fm, What D'U Want, Face 2 Face . Punti di forza del disco: la voce, il drumming creativo di Dario Sacco, e l'ottimo lavoro delle chitarre e del basso, i testi, maturi e ragionati; l'equilibrio perfetto tra violenza primordiale e raffinatezza, la bella sensazione di freschezza e spontaneità. In definitiva, quindi, Downloadideas è un prodotto di alta fattura. Complimenti anche per l'artwork della copertina; in versione jewlbox contenente un vinyl CD. Visitate la pagina MySpace della band http://www.myspace.com/cheope
AngelDevil
 

IMPERIAL VIPERS
“Imperial Vipers”
(Eminence Records)
Tracklist: 01. I' II Guess, 02. Check This, 03. Loves Fortune , 04. Another Suicide .
Line up: Ashley Simmons (Vocals), Wevs (Guitars), Corky (Guitars), Andrew Weatherley (Bass), Scott Cowell (Drums).
Nuove canzoni e presto un nuovo album per gli Imperial Vipers, band di Luton - Londra formata da Ashley Simmons, Wevs, Corky, Andrew Weatherley e Scott Cowell. Le new tracks dimostrano le ottime potenzialità della band già apprezzate in Searching Falling Silente, debut album datato 2006. Le coordinate stilistiche sono quelle dell'hard rock miscelato a parti più rock, condite come si deve da assoli di chitarra decisamente ben suonati e dal tiro consolidato in un sound rock punk. Il mood è variabile di song in song, passando da brani più tirati ad altri più esay. Quattro canzoni d'impatto dal songwriting molto essenziale danno luogo ad alcune belle trovate melodiche come Check This track di grande carica energetica, trascinante ed adrenalinica, perfetta per le esibizioni live, grazie anche alla voce accattivante di Ashley Simmons e al suo chorus trascinante che ti si stampa subito nella testa. Altra nota di merito va ad Another Suicide graziata anch'essa da un chorus sontuoso; un cocktail energetico di quelli che danno la scossa giusta. A questo punto non ci resta che aspettare il nuovo album, e nel frattempo alzare al massimo il volume dello stereo per ascoltare I' II Guess, Check This, Loves Fortune e Another Suicide . Complimenti! Davvero un ottimo lavoro. Visitate la loro pagina Myspace http://www.myspace.com/imperialvipers
AngelDevil
 

AUDREY HORNE
‘Le Foil'
(Indie Recordings / Audioglobe)
Tracklist: Last chance for a serenade, Jaws , Last call , Threshold , Monster , Afterglow , In the end, Pretty girls make graves , Bright lights , Hell hath no fury , Wish you well ,
So long euphoria
Line up: Toschie - Lead vocals, Ice Dale – Guitar, Thomas – Guitar, Kjetil – Drums
Questo combo norvegese nasce nel 2005 con l'album ‘No Hay Banda' che stravince classifiche e premi in patria e riscuote ottimi consensi anche fuori dai propri confini e quindi presso un pubblico più vasto ed eterogeneo. Il sound è particolare e sicuramente l'album è di buona fattura basandosi su un rock miscelato a tinte hard e a momenti più ‘Seattle sound' o post grunge. Voglio precisare che sto parlando di influenze e non che il suddetto ‘ Le Foil' suoni solo quel genere...altrimenti non avrei fatto la recensione su Cathouse (non essendo un genere trattato da noi...nda). Il cd invece è un giusto mix di sonorità hard rock e ‘moderne' che può piacere a divesi ‘palati musicali'. Sicuramente l'opener ‘Last chance for a serenade' ma anche ‘Threshold' e la carismatica ‘Moster' sono canzoni imperniate su un sound tagliente e grintoso. Altre song, come scritto sopra, strizzano l'occhio ad un rock con arrangiamenti più alternative che però non snaturano la buona levatura e classe di questo album che ha le carte in regola per farsi apprezzare anche da un ‘true' hard rock fan. Sicuramente un prodotto interessante. Da sentire! Roby Comanducci
  

HANOI ROCKS
”Street Poetry”
(Demolition / Frontiers)
Tracklist : 01. Hypermobile 02. Street Poetry 03. Fashion 04. Highwired 05. Power of persuasion 06. Teenage Revolution 07. Worth your weight in gold 08. Trascendental Groove 09. This one's for rock'n roll 10. Powertrip 11. Walkin' away 12. Tootin' Star 13. Bumblefoot and Busy Bee.
Line up : Michael Monroe (voce) Andy McCoy (chitarra) Conny Bloom (chitarra) Andy “A.C.” Christell (basso) Lacu (batteria)
Adoro i riti di passaggio. Specie quando il passaggio non è obbligato ma scelto (da me, of course) e quando il rito va a braccetto con il ritmo. Il rito pagano del glam/street rock scandisce a suon di chitarre vibranti il ritmo della poesia di strada, che, pur di passaggio, non è mai destinata a divenire fuori moda. E se il singolo di lancio di “ Street Poetry” (Demolition / Frontiers) è per l' appunto denominato Fashion , i conti tornano. Quei conti con il passato glorioso che ha conferito agli Hanoi Rocks il titolo di band immortale e sempre attuale. Il nuovo disco dello storico gruppo finlandese ripropone Michael Monroe e soci in grande spolvero, decisi a non snaturare la propria identità, contraddistinta da un sano rock'n roll saldamente ancorato all'approdo dell'easy listening style ma affatto banale. Sin dalle prime note di Hypermobile , canzone apripista, è evidente il connubio suffragato da melodie accattivanti e riff energetici, strutture semplici e d'impatto utili per accompagnare la voce selvaggia e terribilmente catchy del maestro del glam rock scandinavo, nei confronti del quale numerose band anni '80 hanno ben più di un debito (chi sussurrasse “Motley Crue” la pianti di sussurrare ed inizi a gridarlo a gran voce). Quel che potrebbe essere solo un approssimativo giudizio iniziale trova conferma nella qualità di pezzi come la zingaresca title track, nel peculiare tappeto di sassofono di Fashion e di Worth your weight in gold , nella genuina, instancabile esplosività di Teenage Revolution nonché in quell'incedere enigmatico che caratterizza la convincente Trascendental Groove. Gli Hanoi Rocks sono “Il ritratto di Dorian Gray” in formato rock band. Il ruolo di eterno fanciullo spetta a quella variopinta gazzella chiamata Michael Monroe, l'ingrato compito di interpretare il ritratto, destinato ad invecchiare per due, è appannaggio di mr.Andy McCoy. Ma solo dal punto di vista estetico, non certo musicale.
Scriveva James Joyce : “l'uomo, la donna, la musica, non sono che un tappo ed una bottiglia”.
Aggiungo io, da scrittore più aulico ma concreto : Street Poetry è il contenuto di tale bottiglia. Una bottiglia da scolare in un contesto incontestabilmente rockeggiante e dalla quale estrarre il Genio.
Mr.Woland – Il Vate
  
GARY JOHN BARDEN
‘Love and War'
(Escape Music /Frontiers)
tracklist: Creatures of the Night , Unchain Me, When the Lovin` Dies, The Last Samurai, You, The Dragon`s Fire, Voices in the Rain, Love lost, Burn on the Flame, Déja Vu, Love & War
line up: Gary Barden- vocals, Michael Voss – guitars, bass, drums, backing vocals, Hammond
...eccoci qua a ‘ripescare' questo album eccellente uscito nel tardo 2007 ma che, mea culpa, non avevamo inserito nelle nostre review. Il signore in questione trattasi nientepopodimenoche Mr. Gary Barden, ottimo lead vocalist di chiaro ‘stampo ottantiano' e pura matrice hard rock, molto conosciuto ai numerosi fans di MSG, ma anche Gary Moore, Praying Mantis e tante altre importanti collaborazioni. La sua ugola leggermente roca e tagliente al punto giusto, ha sempre deliziato gli estimatori del classico ed incontaminato hard rock...quello à la Rainbow, tanto per capirci. Ecco quindi che il nostro in compagnia del bravo polistrumentista (fa tutto lui ...praticamente nda) Michael Voss, sforna questo new album ‘Love and War' che si basa sulle sonorità appena menzionate. Undici tracce di buona fattura e arrangiamento con alcune che si elevano anche per originalità e grinta: questo è il caso del potente hard rock dell'opener ‘Creatures of The Night', della bella ‘The Last Samurai' (forse uno dei punti più ‘alti' dell'intero album) ma anche le atmnosfere più ‘aperte' da vasto airplay quasi tendente al pomp rock di ‘You' che ci regalano interessanti momenti di musica doc. Un album per chi ama il vero hard rock, senza particolari ‘contaminazioni' musicali ma solo imperniato su un ottimo guitar work, ritmiche sostenute e una voce rude ma carica di feeling.
Roby Comanducci
  
BIG COCK
“MotherLoad”
(Driven Wild Music)
Tracklist: 1 . Get a Load of Me, 2. Stamina, 3. Breaking My Balls, 4. Bump and Grind, 5. Road To Ruin, 6. Slave, 7. Don't Ask Me To Be Faithful,8. Live To Rock, 9. M .I.L.F., 10. Feverish,
11. Built for Speed .
Line up: Robert Mason (Vocals), Dave Henzerling (Guitars and Vocals), John Covington (Drums and Percussion), Colby (Bass and Vocals).
Ritornano alla grande dopo l'omonimo album del 2006 gli americani Big Cock che, hanno gettato le basi nel 2005 con l'ottimo Year of the Cock . Musica dalla grande forza espressiva scaturita da musicisti di alto livello come il chitarrista David Henzerling (a.k.a. David Michael-Philips - King Kobra, Keel, Lizzy Borden) che ha anche prodotto l'album, il cantante Robert Mason (Lynch Mob ), il bassista Colby e il batterista John Covington. Con questo nuovo lavoro si immergono in un turbinoso vortice di adrenalina rock, pescando a piene mani dalla scena che rappresentano e dal bagaglio di esperienza e autenticità che li caratterizza. Dall'iniziale Get a Load of Me alla conclusiva Built for Speed è un susseguirsi di brani marchiati a fuoco dalla chitarra, basso, batteria e dal vocals trascinante e accattivante di Robert. Staffilate di puro rock in Get a Load of Me, Breaking My Balls, Slave, e Built for Speed che sono gli assi portanti di questo disco. Una delle perle contenute nel cd è l'ammaliante ballad Don't Ask Me To Be Faithful con una menzione speciale a Robert Mason per l'interpretazione sognante che ne esalta la timbrica calda e suadente. MotherLoad è un album dannatamente Rock n' Roll che si candida fin da ora ad essere uno dei migliori dischi dell'anno. Web-site www.bigcockrocks.com -MySpace www.myspace.com/bigcockrocks .
AngelDevil
 

BLOODLIGHTS
‘Bloodlights'
(MIG / Audioglobe)
tracklist: Where The Stars Don't Shine, Bloodlights, Addiction, Bullshit On Your Mind, One Eye Open, Hammer And The Wheel, Rain On A Sunny Day, Screwing Yourself, Easy Target, Against The Flow, Bald And Outrageous, Over When I'm Done
line up: Captain Poon – guitars & vocals, Nicovon Shafer – drums, Ron Elly – bass & backing vocals, Howie B – guitars & backing vocals
Bene , bene….si comincia il new year con buone dosi di adrenalina e potente rock'n'roll venato da tinte punk e e qualche malizia pop rock a stemperare il tutto. E come mettere insieme Gluecifer, Motorhead, V8Wankers e...un pizzico dei Green Day nelle loro parti più ‘cattive' (con le dovute proprozioni ovvio...). Ecco quindi la miscela altamente ammiccante ed esplosiva che questa new band nata dalla mente dell'ex leader degli oramai sciolti Gluecifer, mister Captain Poon, ci propone in questo self titled album. Dodici tracce che devono molto al suono punk'n'roll diretto e allegro molto in voga in questi ultimi anni e ci mostrano il vocalist e leader , Poon appunto, in gran spolvero. Sinceramente mi dispiace per la sorte dei Gluecifer...erano un'ottima band e quindi non posso che ‘consolarmi' con questa nuova creatura anche se preferivo i primi... Tutte le song sono di buona fattura; certo non aspettatevi tecnica, originalità o quant'altro...ma state sicuri che la carica dei quattro musicisti sarà la colonna sonora di tante vostre party nite. Su tutte menzione particolare per l'opener ‘Where The Stars Don't Shine' e per le veloci e dirompenti ‘Addiction' e ‘Hammer and the Wheel'. Un disco da avere per divertirsi con gli amici in compagnia di un buon boccale di birra....
Roby Comanducci
 

LEVERAGE
‘Blind Fire'
(Frontiers)
Tracklist: Shadow In The Rain/ King Of The Night/ Stormchild/ Sentenced/Hellhorn/ Mister Universe/ Don't Touch The Sun/ Run Down The Hill/ Heart Of Darkness/ Learn To Live
Attivi sin dal 2004 ed in grado, due anni più tardi, di irrompere prepotentemente nelle chart finlandesi grazie al super-singolo ‘Superstition' (brano scelto come sigla televisiva per i Campionati del Mondo di Hockey), eccellente apripista del debut album ‘Tide', i Leverage tornano oggi alla ribalta grazie ad un nuovo deal con la nostrana Frontiers ma, soprattutto, grazie a questo ‘Blind Fire', eccellente lavoro costruito su un possente power metal nordico (in questo senso i paragoni con i Sonata Arctica si sono sprecati…) sempre propenso però a lanciare sguardi ammiccanti al rock melodico. Si parte in quarta con ‘Shadow In The Rain', brano che consente all'ascoltatore di calarsi perfettamente nel mood del disco, offrendogli uno spaccato di quella che è la dimensione sonora della band, basata su ottime melodie, refrain accattivanti, energiche accelerazioni e azzeccati inserti strumentali, con le chitarre in primo piano, quantomai propense a lanciarsi in assoli di stampo neoclassico. Il lato più pomposo del combo nordico emerge nelle varie ‘King Of The Night', ‘Mr. Universe', ‘Sentenced' e ‘Run Down', mentre con ‘Stormchild' e ‘Heart Of Darkness' fa capolino l'attitudine hard rock dei Leverage, che pescano con ‘Don't Touch The Sun' la ballad di rito, presto bissata da ‘Learn To Live', un altro stupendo lento dal grande impatto emotivo al quale è affidato il compito di chiudere questo disco, perfetto epilogo per un lavoro in grado di affascinare l'ascoltatore dalla prima all'ultima nota.
Fabio Magliano
 

SAINT DEAMON
‘In Shadows Lost From The Brave'
(Frontiers)
Tracklist: The Exodus (Intro)/ My Judas/ In Shadows Lost From The Brave/ My Heart/ The Burden/ No Mans Land/ Ride Forever/ Black Symphony/ Daemons/ The Brave Never Bleeds/ My Sorrow/ Run For Your Life
Nelle vene dei Saint Daemon scorre sangue svedese e norvegese, essendo questi nati nel 2006 dall'incontro tra il drummer svedese Ronny Milianowicz, già visto all'opera con i Dionysus, il bassista Nobby Noberg, il virtuoso della sei corde Toya Johansson (tutti i musicisti vantano passati di compositori per Hammerfall, Sinner, Primal Fear, Ride The Sky…) ed il singer norvegese Jan Thore Grefstad, già collaboratore di Ronnie LeTekro nel suo side project Wild Willy's Gang. Ma soprattutto scorre una classe cristallina in grado di rendere questo ‘In Shadows Lost From The Brave' uno dei migliori album di metal melodico degli ultimi anni. Gli undici brani (più un'intro) in esso contenuti, infatti, trascinano e affascinano l'ascoltatore dal primo all'ultimo secondo, catapultandolo in un irresistibile vortice fatto di power e metal neoclassico, hard rock e progressive, folk e metal sinfonico, grandi virtuosismi e cori ad ampio respiro, cavalcate chitarristiche e imperiosi refrain, trame ardite e repentini cambi d'atmosfera. L'apertura è di quelle che mozzano il fiato con la superba ‘My Judas', scheletro power e melodia da pelle d'oca, la title track e ‘Black Symphony' paiono essere uscite direttamente dalla penna degli Helloween più ispirati, il singolo ‘My Heart', inizialmente scritto per Tarja, è un rock melodico ad ampio respiro con un chorus strappaorecchie, ‘Deamons' è un piccolo gioiellino tra metal epico e trascinante power, ‘My Sorrow' è la ballata pianistica di rito, mentre in ‘Run For Your Life' emerge l'anima hard rock del combo nordico. Che con questo album si propone come uno dei dischi must di questo 2008, facendo dei Saint Deamon uno di quei gruppi da tenere rigorosamente d'occhio. Perché il futuro del metal melodico non può non passare da queste parti…
Fabio Magliano
 
 BENEDICTUM
‘Seasons Of Tragedy'
(Locomotive/ Frontiers)
Tracklist: Dawn Of Seasons/ Shell Shock/ Burn It Out/ Bare Bones/ Within The Solace/ Beast In The Field/ Legaci/ Nobodies Victim/ Balls To The Wall/ Steel Rain/ Seasons Of Tragedy
Quando nel 2006 i Benedictum fecero la loro comparsa sulle scene, furono in molti a strabuzzare gli occhi, e non solo perché a introdurli era la prorompente Veronica Freeman, fisico statuario, forme mai troppo celate e carisma da vendere. La band statunitense, grazie al debut album ‘Uncreation', proponeva infatti un metal classico ma rivisitato sotto un'ottica più attuale e moderna, in grado di fare idealmente incontrare mostri sacri del genere come Dio e Judas Priest con i migliori Nevermore. Dote questa che torna a ripetersi con questo ‘Seasons Of Tragedy', lavoro forse ancor più diretto ed immediato rispetto al suo predecessore, arricchito però a questo giro da special guest da urlo come George Lynch (ex-Dokken), Manni Schmidt (ex-Rage, Grave Digger), Craig Goldy (Dio) e al basso Jeff Pilson (ex-Dokken, Foreigner). Sin dalle prime battute l'album in questione si presenta come un disco maturo, compatto, ricco di brani granitici (‘'Shell Shock', ‘Bare Bones', ‘Beast In The Field') nei quali emerge un'attitudine metal classicamente a stelle e strisce, di sferzate rock (‘Burn It Out', ‘Within The Solace', ‘Nobodies Victim'), di contaminazioni moderne (‘Legacy') e di passaggi più emozionali, come confermano la power ballad ‘Steel Rain' e la maestosa title track, una lunga suite di oltre dieci minuti ricca di cambi di tempo, di sbalzi d'umore, di forti scariche adrenaliniche e di irresistibili break melodici. A completare il quadro di un album da promuovere a pieni voti, un'irresistibile cover di ‘Balls To The Wall' degli Accept. Alla faccia di chi pensa che Oltre Oceano, l'heavy metal sia ormai morto e sepolto.
Fabio Magliano
 
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