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o a mettere in risalto tanto la voce di Danny quanto la raffinata bravura di Tony Marshall, Pat Heath, Steve McKenna e Lee Morris in una sapiente alternanza di pezzi più compatti e serrati e brani maggiormente rilassati. Che dire un ottimo album!
AngelDevil
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TAROT
‘Crows Fly Black'
(Nuclear Blast /Audioglobe)
line up: Marco Hietala – bass & vocals, Zachary Hietala – guitars, Pecu Cinnari – drums, Janne Tolsa – keyboards, Tommi "Tuple" Salmela – vocal & sampler
tracklist: 1. Crows fly black 2. Traitor 3. Ashes to the stars 4. Messenger of gods 5. Before the skies come down 6. Tides 7. Bleeding dust 8. You 9. Howl! 10. Grey
Eccellente. Questo il primo aggettivo che scaturisce dalla mia bocca dopo un primo e veloce ascolto di questo nuovissimo album dei finnici Tarot. La band finlandese in ‘auge' dal lontano 1986 (data di uscita del debut album ‘Spell Of Iron') non ha mai mollato, mantenendosi sempre su altissimi livelli tecnico-compositivi e, soprattutto, regalandoci sempre album basati su un metal carico di groove, potenza ma anche originalità e grandi atmosfere. I fratelli Hietala son da sempre i fondatori e leader indiscussi e Marco, poi è entrato anche nei Sinergy e nei Nightwish, non ha mai abbandonato la band ‘madre'. Infatti eccolo qui ancora al ‘timone' del quintetto con la preziosissima aggiunta di Tommi Salmela (entrato nel 2006) in qualità di back vocals, seconda voce & sampler. Questo ha donato ulteriore incisività e pathos a questo full lenght album che sin da ora si attesta sicuramente in vetta alle uscite discografiche di questo (appena iniziato) 2007. Dieci brani che non lasciano un attimo di respiro, quasi concatenati senza attimi di pausa e ridondanti adrenalina pura dal primo all'ultimo minuto. Si sente anche un certo sound ‘a là Nightwish' soprattutto su certe linee musicali dense di feeling e armonia. Il Tarot sound è indubbiamente potente, il guitar work è eccezionale ed infatti ascoltatevi i solos e gli arrangiamenti alla chitarra di Mr. Zachary Hietala nella stupenda ‘Messenger Of Gods' e mi direte... La band riesce in un eccellente mix tra potenza e originalità che pochi possono vantare di avere. In questo lavoro si miscelano anche ‘tinte' new romantic (merito di chorus line & keys work) e la doppia lead vocals del duo Hietala – Salmela contribuisce a rendere questa cosa il ‘non plus ultra' di ‘Crows Fly Black'. Un cd da assaporare per i suoi momenti di magica e controllata potenza. Un album maturo che strizza l'occhio al modern metal senza però divagare su ‘linee sonore' troppo eterogenee. Da avere assolutamente.
Roby Comanducci
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AGONY
"Your Dark Grace&qass="style78">Bleeding dust 8. You 9. Howl! 10. Grey
uot;
(autoprodotto)
Tracklist: 1. Intro, 2. Velvet Abyss, 3 . Your Dark Grace , 4. Sweetes Longing, 5. Frozen .
Line up: Andreas Blackrose ( Vocals), Valek ( Rhythm Guitar), Pale (Lead & Acoustic Guitar), Ste (Keyboards), Miki (Bass), Lory (Drums).
Your Dark Grace è il titolo dell'EP di debutto dei giovanissimi milanesi Agony, band che vede la luce nella primavera del 2005 per mano del cantante Andreas e del chitarrista Valek. Tra i vari cambi di line up la band trova il giusto equilibrio con Andreas alla voce, Valek e Pale alla chitarra, Ste alle tastiere, e le due girls Miki al basso e Lory alla batteria. I Nostri musicalmente parlando si cimentano in un gothic rock e brano dopo brano si scopre un gruppo dall'animo delicato, ma che riesce a creare ritmi compatti e rocciosi. Le melodie sono piacevoli, troviamo suggestioni elettriche e acustiche in una sorta di danza, che fonde le sue radici nella migliore tradizione dark. La sensualità e il romanticismo che produce la tastiera nell' Intro, è come il volo leggero di una piuma, come il cadere delle foglie in autunno, delicato ed emozass="style78">Bleeding dust 8. You 9. Howl! 10. Grey
ionale il suono ti introduce ai riff più taglienti delle chitarre di Velvet Abyss , canzone che merita attenzione. Con un vocals cupo e profondo Andreas, interpreta questo genere con la giusta direzione. Gli Agony c ollocano il proprio gothic-rock chitarristico tra atmosfere più marcatamente d'impatto come in Your Dark Grace . La carta vincente del disco sta in questa canzone , troviamo un abbondante uso di tastiere per una musica sussurrata e schitarrate elettriche, che si colloca a metà strada fra suggestioni eighties e nuove tendenze che provengono dalla Sandinavia. Un'altra traccia interessante è la conclusiva Frozen , un cantato deciso che fa intuire la passione per gli H.I.M. Che dire non male per essere agli esordi! http://www.myspace.com/agonyband
AngelDevil
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ULI JOHN ROTH
"The Best Of"
(SPV/Audioglobe)
Tracklist: CD 1 : 01. The Tempest, 02. Bridge To Heaven, 03. Pegasus, 04. Tod Und Zerstörung,
05. E Lucevan Le Stelle, 06. War Of The Winds, 07. Thunder Cadenza, 08. Cry Of The Night,
09. Starlight, 10. Air De Bach, 11. Why?, 12. I'm A River, 13. I'll Be There, 14. Sehnsucht – Mazurka, 15. The Heart Of Chopin, 16. Dance Of Water Spirits, 17. Transfiguration, 18. Venga La Vita , 19. Aqua Vitae, 20. Bonus Video: Cry Of The Night .
CD 2: 01. Still So Many Lives Away, 02. Winter Days, 03. Burning Wheels Turning, 04. Firewind
05. Hiroshima Today, 06. Voodoo Chile , 07. Little Wing, 08. White Room, 09. Sky Overture,
10. Rondo Alla Turca, 11. Aquila – The Eagle And The Rainbow, 12. Lethe – River Of Oblivion .
Arriva alle mie orecchie una delle più sorprendenti release che porta la firma di Uli Jon Roth. La creatura musicale del chitarrista conosciuto anche per la sua militanza negli Scorpions, ci offre una collezione di canzoni raccolte in questo Best Of, curato dallo stesso Uli. Due CD, trenta brani, un bonus video di Cry Of The Night, che testimoniano il lavoro solista di Roth, scritte dall'uscita dei leggendari Scorpions. Il chitarrista tedesco ha anticipato un modo di suonare che fondeva la musica classica al rock'n'roll, unendo la passione per la musica classica, alla propria chitarra elettrica, e la sua passione per Jimi Hendrix, diventando fonte d'ispirazione per intere generazioni di musicisti. Questa raccolta che considero una vera pietra miliare, mostra le due facce di Uli: nel primo CD troviamo le sonorità più estrose, il lato più classico, e raffinato, quindi le reinterpretazioni delle Quattro Stagioni di Vivaldi, i classici di Puccini, Bach e Chopin, suonate con la collaborazione di un'orchestra, una vera fusione di sonorità. Nel secondo CD Uli mostra il lato più rock dando spazio a brani più elettrici, ed energiche nell'esecuzione, pilotate con vigore e capacità espressiva che mostra la versatilità dell'artista. Troviamo le due cover Voodoo Child e Little Wing del grande Jimi Hendrix. Questa raccolta sicuramente farà gola ai fans di Uli, ma conquisterà anche i più attenti pronti a scoprire o semplicemente riascoltare i successi di un chitarrista di grande talento.
AngelDevil
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PRIDE OF LIONS
"The Roaring of Dreams"
(Frontiers Records)
Tracklist: 1. Heaven On Earth, 2. Book Of Life, 3. Love's Eternal Flame, 4. Language Of The Hearth, 5. Let Me Let You Go, 6. Faithful Heart, 7. Defying Gravity, 8. The Roaring Of Dreams, 9. Secret Of The Way, 10. Astonish You, 11. Tall Ships, 12. Turnaround .
Line up: Jim Peterik (vocals, guitars, keyboards), Toby Hitchcock (vocals), Mike Aquino (guitars), Ed Brekenfield (drums), Christian Cullen (keyboards), Klem Hayes (bass), Thom Griffin (background vocals).
Accingersi alla recensione di un album di Jim Peterik è certamente un compito agevole, e di grande importanza. The Roaring of Dreams è il nuovo, e terzo album dei Pride Of Lions, grande band AOR fondata dal cantante chitarrista Jim Peterik pluri-premiato nel corso della sua lunga carriera risalente addirittura agli anni '70, ha realizzato brani considerati oggi storia della musica, ha composto, collaborato, e suonato con diversi artisti dai Survivor (quelli di “Eye Of The Tiger” per intenderci), a Don Barnes ed al mitico Sammy Hagar (Van Halen) dai 38 Special ai REO Speedwagon fino a formare i Pride Of Lions, e creare un suo album Above The Storm , che ne conferma la straordinaria classe e bravura. Come sempre la voce straordinaria di Toby Hitchcock, dotato di una timbrica calda e potente interpreta egregiamente le dodici canzoni contenute in quest'album. Godetevi le melodie stellari dell'opener Heaven On Earth si presenta potente e melodica, con un ritmo sostenuto, segue il ritmo incalzante di Book Of Life, per poi passare alla trascinante ed emozionale Love's Eternal Flame, seguita da quella che si propone subito come una hit Language Of The Hearth, dall'incedere veloce e grintoso, per poi ammaliarvi dalla raffinata bellezza della sesta traccia Faithful Heart intrisa di pathos, ma ogni brano merita una menzione, come la conclusiva Turnaround con un'ottima interpretazione di Toby al microfono, versatile e da brividi, che duetta con la sorella Tori Hitchcock. Un album di pregevole fattura, suonato perfettamente, e interpretato come sempre in modo impeccabile da Jim Peterik e Toby Hitchcock. The Roaring of Dreams è un album che merita assolutamente di essere ascoltato e apprezzato per il suo indiscutibile valore: unisce all'eleganza, l'estro che incontra il sublime. Un disco che consiglio caldamente!
AngelDevil
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OLIVER HARTMANN
"Home"
(Frontiers Records)
Tracklist: 01. Coming Home To You, 02. The Sun's Still Rising, 03. My Everything is You,
04. Somewhere Someday, 05. Just For You, 06. I Don't Want To Know, 07. Higher Than Me
08. Why Do I, 09. Millionaire, 10. Crying,11. Lay All Your Love On Me .
Line up: Oliver Hartmann (Vocals & Guitar), Mario Reck (Guitar), Juergen Wuest (Keyboards),
Armin Donderer (Bass), Dario Ciccioni (Drums).
Che album!!! C'è poco da fare, quando un disco è perfetto te ne accorgi già dopo pochi minuti, perché ti catturano ll'istante i suoni cristallini e potenti, e la voce accattivante e ammaliante di un grande musicista. Home questo il titolo dell'album degli Hartmann, band che prende il nome dal suo leader Oliver Hartmann, un artista che vanta un'esperienza non indifferente; da ricordare le sue collaborazioni con Edguy, Rhapsody ed Helloween, e per la sua militanza negli At Vance. Dopo il debut Out In The Cold , il nostro ci regala un altro capolavoro di grande classe, e dalla produzione impeccabile in compagnia di ottimi musicisti. Troviamo Mario Reck alla chitarra, Juergen Wuest alle tastiere, Armin Donderer al basso, e con mio immenso piacere ritrovo Dario Ciccioni, ottimo batterista che ho già avuto modo di apprezzare anche nei Khymera, e che riesce sempre a dare il meglio dietro le pelli con passione e tecnica. Tocca al brano Coming Home To You aprire il platter, un brano d'impatto, un hard rock roccioso che ti scuote e ti conquista all'istante, per poi travolgerti nella passionale My Everything is You, basterebbero da sole a far comprendere cosa si trova nel resto del cd: voce calda e coinvolgente, tastiera sognante, rullate precise e trasportanti, un basso corposo, ma mai prepotente, e ottime melodie di chitarra. Tra rock song pompose, come le belle The Sun's Still Rising e Millionaire e vere ballad strappacuore I Don't Want To Know e Crying, è un susseguirsi d'atmosfere calde, sentite, marchiate a fuoco dalla voce espressiva e toccante di Hartmann. Ogni singola canzone è una vera perla. Lay All Your Love On Me , elegante canzone chiude in maniera sbalorditiva un platter d'altri tempi. Un album che non può assolutamente mancare nella propria collezione! Caldamente consigliato.
AngelDevil
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MATT BEAL
"Contributions for an Atom Bomb"
(Corporate Anarchy Records)
Tracklist: 1. Atom Bomb, 2. Get In, 3.Sabrina, 4. Awake, 5. CuffyVitMitt, 6. Guarantee, 7. Things I Don't Need, 8. Love's the Drug, 9. In Heaven There's No Beer
Line up: Matt Beal (vocals, guitars), Miyuki Nakamura (bass), Matt Rohde (keys), Mike Wolpe (bass, drums), Ben Redfern (drums), Cynthia Catania (additional vocals), Kori Lynn (additional vocals).
Davvero un bel disco questo del chitarrista e cantante americano Matt Beal che ci regala un album con sonorità di puro rock, e di un interessante revival hard-rock , suonato con stile e classe. Il platter contiene nove canzoni per una durata di quasi trenta minuti. Si parte alla grande con Atom Bomb pezzo trascinante dal refrain irresistibile e dal riff accattivante che incolla le orecchie allo stereo, grazie sicuramente ad un testo riflessivo ed interessante. Le tracce scorrono veloci, fluiscono senza accorgersene e si arriva così alla quarta traccia, Awake, bellissima, raffinata semi ballad dal sound rock blues che sfocia in un ritornello a due voci melodico e catchy. Difficile fare un track by track una menzione la meriterebbero tutte le splendide canzoni contenute in Contributions for an Atom Bomb , ma a mio parere sarebbe futile, poiché il valore complessivo del disco è alto. Caratterizzato da sonorità emotive, ed enfatiche coinvolge ad ogni ascolto. Un disco ricco di idee, caldo, passionale, e grintoso che ti scuote, e ti emoziona. Matt Beal è un ottimo chitarrista con una voce davvero interessante, e con Contributions for an Atom Bomb si percepisce tutta la sua grinta e inventiva. Un album che straconsiglio a tutti; vi assicuro che il tasto play del vostro stereo sarà pigiato più volte, perché queste canzoni si lasciano amare da subito. Concludo con un complimento particolare a Matt che è riuscito a creare queste bellissime songs. Bravo!
AngelDevil
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SWAMPDAWAMP
'SwampadaWamp'
(Brown Penny / Gig Monster Music)
Tracklist: 1. I'm Feelin Saturday, 2. Sometimes, 3. Birthday, 4. Blind Crippled and Crazy, 5. Back Porch, 6. The River, 7. Sunday Southern Tradition, 8. Miss Becky, 9. Little Pill called the truth, 10. Tastes like Chicken to Me .
Line up: Gig Michaels (lead vocals), Marty Hill (lead and acoustic guitars), Duke Rivers (B3, piano) Miche Hough (guitars), Robbie Hegler (bass), David Lee (drums).
L'anno nuovo porta tante new release, ma anche album sfuggiti nel 2006 quello degli SwampadaWamp, band del North Carolina che si è formata nella primavera dello scorso anno, grazie all'idea del frontman Gig Michaels singer e songwriter. L'apertura è affidata a I'm Feelin Saturday, un ribollente rock sudista che viaggia a pieni giri come un treno merci, forte di un riff incisivo con la voce di Gig roca e graffiante che conquista all'istante per la sua imponente linea vocale. Sometimes, Blind Crippled and Crazy e The River calmano gli animi con una brillante prova di rock/blues, con ortodossi soli e pianoforte in sottofondo, creando un'atmosfera di pura classe e sentimento che traspare ad ogni singola nota. Ascoltare un album del genere è come un viaggio sonoro, dove si respira il profumo del fieno, tabacco e whiskey tra rock suddista, soul e rock-blues. Grazie alla sopraffina bravura della band e alla voce soulful, ritroviamo il sound della band. I pezzi godono tutti di una carica non indifferente come la simpatica Miss Becky, Little Pill called the truth, e Tastes like Chicken to Me . SwampadaWamp è un disco che è ottimo sia per gli appassionati di questo genere immortale, e per chi vuole ascoltare un album con grande musica, prodotto egregiamente da Joe Boyland, e magistralmente suonato da questi sei musicisti che danno vita a dieci canzoni ricche di feeling nel rock a tinte sudiste e blues. Un disco che consiglio a tutti! Web-site SwampdaWamp.com
AngelDevil
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REBEL MEETS REBEL
'Rebel Meets Rebel'
(Locomotive Rec/Frontiers)
feat. Dimebag Darrell
line up: Vinnie Paul- batteria, Dimebag Darrell –guitars, Rex Brown –bass, Allan Coe – vocals
track list: ‘Nothin' To Lose', ‘Rebel Meets Rebel', ‘Cowboys Do
More Dope', ‘Panfilo', ‘ Heart Worn Highway '. ‘One Nite Stands', ‘Arizona Rivers', ‘Get Outta My Life', ‘Cherokee Cry', ‘Time', ‘No Compromise', ‘N.Y.C Streets'
Grande, grandissimo musicista Dimebag Darrel che ci ha lasciati per colpa di un pazzo nel 2004! Questo che state leggendo è il mio resoconto, la mia review, di questo gustosissimo full lenght album di poderoso country southern rock venato di tinte power/ heavy rock. Un album che prende a piene mani dai migliori lavori dei celeberrimi Molly Hatchet e che quindi saprete già molto bene come potrà suonare e cosa potreste sentire uscire dalle casse del vostro stereo casalingo. Ovviamente trattasi di un progetto antecedente la tragedia del guitar player dei Pantera, realizzato tra un ‘buco' e l'altro nei loro lunghi ed estenuanti tour mondiali. Un album che ci presenta (anche se non c'era bisogno di dirlo...) la grande musicalità di Darrell, qui alle prese con un sound viscerale e crudo, carico e denso di calore, tutte caratteristiche insite nel grande southern rock. Il nostro era quindi un grande estimatore di questa sonorità ed insieme agli altri suoi compagni di ventura (tutti membri dei Pantera) e coadiuvato dalle bellissima voce del Grammy Award Country singer Allan Coe creò questo progetto ‘Rebel Meets Rebel'. Dodici song pregne di potenza e viscerali dalla prima all'ultima nota. Veloci e potenti come l'opener ‘Nothin' To Lose', grintose e ammalianti al tempo stesso come ‘Rebel Meets Rebel' dove un tagliente guitar work viene accompagnato da un ‘funambolico' violino (nel sountry –southern, strumento utilizzatissimo), oppure nell'ottima sequenza di solos e guitar work in ‘Cowboys Do More Dope'. Ascoltatevi attentamente anche il potente groove trasmesso dalla chitarra satura di Dimebag su ‘Get Outta My Life' ed anche ‘Time'!! Non riesco, sinceramente, a trovare una song ‘migliore', anche perchè sto ascoltando questo cd da quando mi è arrivato dalla label, quasi tutti i giorni. Non mi stanca, mi da carica, è rock sudato e ricco di adrenalina e poi, pensando a Dimebag, beh...un po di malinconia mi pervade. In ogni caso grande prova del nostro scomparso amico. Come dire...anche se non è più tra noi, la sua musica, (dal sound Pantera, a questo southern...) ci accompagnerà sempre. Eccezionale!!!
Roby Comanducci
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SHAW / BLADES
'Influence'
(Frontiers)
line up: Jack Blades- bass, acoustic guitar, percussion, vocals / Tommy Shaw- electric acoustic guitars, keyboards, percussion, vocals / Michael Lardie- keyboards / Brian Tichy- drums / Randy Mitchell- loops / Colin Blades- back vocals on ‘Your Move' / Ben Krames- drums on ‘Time of the Season'/ Kelly Keagy – drums on ‘Dirty Work'
tracklist: Summer Breeze, Time of the Season, Your Move, I Am A Rock, Lucky Man, Sounds of Silence, California Dreamin' , On a Carousel, Dirty Work, For What It's Worth, Dance With Me
A volte sono un vecchio nostalgico (beh vecchietto un pochino sì, all'alba dei miei quasi quarant'anni... hehe) ma, credetemi, me ne vanto. In tempi dove i musicisti, le case discografiche, cercano disperatamente ‘new comers' e non ne azzeccano uno (quanti nuovi artisti e rispettivi flop commerciali in questi ultmi anni?...una marea!!!), in tempi dove la ‘nuova musica' è solo ‘urlata' e carica di rabbia, come se l'equazione “essere più power = essere migliori e dimenticarsi le frustrazioni” fosse realmente valida...la nostra celeberrima Frontiers ci propone una chicca musicale eccelsa: ‘Influence'. E chi sono i mentori di questo grande retaggio anni sessanta-settanta, di questo bellissimo ‘amarcord' musicale alla ricerca di classici intramontabili ? Nientepopodimenoche Mr. Tommy Shaw & Mr. Jack Blades. Il primo chitarra e vocals dei leggendari Styx e bravissimi Damn Yankees, il secondo bassista e vocals dei mitici Night Ranger e anche lui membro dei class rockers Damn Yankees. Questi due ‘Signori della Musica' - che insieme facendo un summa delle vendite delle rispettive band hanno totalizzato quasi 50 milioni di copie vendute, hanno scalato classifiche, hanno scritto la storia con song memorabili- hanno ben deciso di mettersi insieme e riproporre alcune grandi song che li hanno fatti crescere, alcune song che per entrambi rappresentano la storia della musica rock & folk. Praticamente il duo suona tutti gli strumenti ad eccezione della batteria e keys in alcune tracce, produce per intero l'album avvalendosi del mixaggio del sapiente Norl Golden, (Sammy Hagar, Triumph & more). Il risultato è bellissimo. Undici tracce che ripercorrono la storia, e soprattutto NON stravolte in sterili cover song ma riproposte quasi in veste originale ma con l'aggiunta del gusto musicale di Tommy e Jack. Sentire cantare i nostri su song come l'ineguagliabile ‘The Sound Of Silence' di Simon & Garfunkel oppure la magnifica ‘California Dreamin' di Mamas and the Papas' fa venire la pelle d'oca. Ancora tante emozioni si dispensano nell'ascolto di ‘For What It's Worth' di Buffalo Springfield...ma direi di non proseguire, tanto l'importanza ‘storica' di queste canzoni sfiora quasi la leggenda. Ascoltatevi attentamente questo gioiellino per godere della maestosità della musica con la ‘M' maiuscola! Correte a comprarlo!!!
Roby Comanducci
, Sounds of Silence, California Dreamin' , On a Carousel, Dirty Work, For What It's Worth, Dance With Me
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PAIN OF SALVATION
‘Scarsick'
(Inside Out/Audioglobe)
line up: Daniel Gildenlow - vocals & guitar, Fredrik Hermansson -
keyboards, Johan Hallgren- guitar & vocals, Johan Langell - drums & vocals, Kristoffer Gildenlow -bass & vocals
Tracklist: 01. Scarsick 02. Spitfall 03. Cribcaged 04. America 05. Disco Queen 06. Kingdom of Loss 07. Mrs Modern Mother Mary 08. Idiocracy 09. Flame to the Moth 10. Enter Rain
Dal loro debut album targato 1996 dal titolo ‘Entropia' (ma i nostri erano già attivi da tempo come band ...) la band del mastermind Daniel Gildenlow ha regalato momenti entusiasmanti di grande musica nel corso della loro lunga carriera. Album pregni di grande musicalità sempre incentrati su base ‘concept' e su linee sonore originali e deri, Sounds of Silence, California Dreamin' , On a Carousel, Dirty Work, For What It's Worth, Dance With Me
vanti da un mix di alta scuola progressive, heavy rock, e prog metal. Come se si incontrassero i Queensryche più avanguardisti con i primi Dream Theater, qualche pizzico di Rush e i Marillion dell'era Steve Hogart. Il tutto, però, sempre ‘condito da una eccelsa dose di particolarità che ha sempre contraddistinto questi eccelsi musicisti svedesi. Eccoli quindi all'appuntamento con il nuovissimo full lenght album in studio, ‘Scarsick'; un lavoro di quasi settanta minuti e solo dieci song, dal quale si può dedurre che il concept-progressive sound la fa da padrone nelle lunghe song sempre imperniate su continui cambi di tempo, innovazione ed anche ‘piccoli e geniali accostamenti-eseprimenti sonori' come potrete ascoltare nella ‘dance' ‘Disco Queen'. Il disco si apre con la bella title track dal gusto sì progressive ma indiscutibilmente ‘metal' nelle basi. Ma le song sono tutte ad altissimo contenuto tecnico-compositivo senza però disdegnare la melodia. Melodia e phatos che vengono elevati alla massima potenza nella melanconica e suadente (ma non è una ballad attenzione) ‘Cribcaged' dalle eufoniee eccelse (uno dei momenti migliori del cd!!). ‘America' è un up tempo forte, diretto, molto originale che vi incollerà alla sedia mentre la già citata ‘Disco Queen' parte su una metrica musicale dance...si avete capito bene, disco music stile eighties per poi svilupparsi sempre con un heavy rock di base sempre presente. Elementi pop che si miscelano al rock duro...bella e soprattutto riuscita. La successiva ‘Kingdom of Loss' è un eccelso progressive sound magistralmente interpretato dalla filtrante voce di Daniel. Momenti più duri dediti esplicitamente un classico prog metal stile primi Dream Theater (ma la parola ‘classico' non calza molto ai POS...) li ascoltiamo su ‘Idiocrazy' mentre l'accostamento di fasi soft a passaggi metal-power sono il marchio sonoro di in un altro piccolo gioiellino che è 'Flame To The Moth'. Si conclude l'album con i lunghi dieci minuti della stupenda ‘Enter Rain' dove la musicalità e le linee marcatamente progressive pervadono l'intera traccia. Cosa dire? Un album eccellente da avere assolutamente nella propria personale discografia. Ottimo!
Roby Comanducci
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SYBA
'Dust'
(Cowkiller Records)
Tracklist: 1. The Baked Potato, 2. Dust, 3 HellyWood, 4. 55, 5. A Prayer For You, 6. Oregon Trip, 7. Rainbow, 8. Rat In A Room, 9. Dirty Hands, 10. Moscow Summer, 11. The Revenge .
Con l'arrivo del nuovo anno Syba “le mani che cantano”, ci regala un nuovo album, e come sempre interamente strumentale, il quarto della sua discografia. Lasciato alle spalle Target The Heart, disco datato 2006 il nostro realizza Dust a Los Angeles. Un album che documenta la sua esperienza e i suoi incontri nella città degli angeli, un vero viaggio sonoro che profuma di deserto, e mare. La chitarra elettrica è uno degli strumenti più complessi e più diffusi nella società contemporanea ed è forse quella che ha contribuito maggiormente alla nascita della musica rock, sviluppando in seguito tutti i vari generi affini. Difficile quindi inventare e reinventarsi, ma il nostro sembra proprio saperci fare creando linee sonore di raffinata classe, traendo spunto dai suoi chitarristi preferiti Steve Vai e Joe Satriani. Qui c'è spazio per tecnica e passione e gli amanti degli sweep estremi, del tapping ad otto dita, delle plettrate, ne saranno colpiti. L'innovazione e l'originalità restano sempre punti di forza del nostro, e l'ascolto dell'intero album ne conferma per la sua poliedricità e dolcezza. Nelle undici canzoni del platter si alternano rock, fusion, funky e blues, e riescono ad imprimersi nella memoria dopo pochissimi ascolti, grazie a refrain molto immediati. Nota di merito per The Baked Potato e 55 dai riff funky rock, Dust che suona un rock tagliente e armonioso, A Prayer For You struggente la melodia prodotta dalle sei corde di Syba, una canzone dedicata al padre che trasmette emozioni fino a provocarti brividi. Lasciate le note tristi e soffici i brani si alternano allegramente con riff veloci e con il loro groove pompato che non può assolutamente lasciare indifferenti, soprattutto se si ascoltano anche i virtuosismi che Syba ci propone con le divertenti note di Rat In A Room e Moscow Summer . Come si può ben capire questo disco contiene in se sonorità completamente diverse l'una dall'altra, e come ormai solito fare questo chitarrista. Questo è un album fine ed elegante, che conquisterà con soli pochi ascolti. Quando la passione e l'amore si tramutano in note il risultato, non può che essere ottimo. Dust un album che consiglio a tutti! http://www.myspace.com/sybamg
AngelDevil
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TARSHA
"Prophecies"
(Tarsha music 2006)
Tracklist: 1-Dirty 2-Ten stars away 3-My first hit 4-Skeletons 5-Galilean eyes 6-Let you go 7-Why fight 8-Cynical christ 9-Apostle 10-Buried on the inside 11-Modern-era exodus 12-Generation-11(2012)
Tutte le canzoni scritte, suonate, mixate e prodotte da Sheldon Tarsha.
Rockers, quando ho ascoltato per la prima volta questo "Prophecies" ho pensato che in questo mondo musicale dove le peggiori stronz*** finiscono su varie reti musicali, esistono ancora artisti che credono nella musica che producono e curano ogni particolare per regalarci le maggiori emozioni. Questo è il caso di Sheldon Tarsha, che diversi ricordano come ex-cantante degli Adler's Appetite che arriva sul mercato discografico con un cd che sta avendo un ottimo riscontro nelle radio americane con frequenti passaggi. Sheldon innanzitutto, ragazzi va detto, ha una voce incredibile, una delle più belle che ho avuto modo di ascoltare in questi anni e sa anche suonare bene ogni strumento. Il cd è stato registrato nei suoi studi di registrazione ed ha una produzione eccelsa. Si apre con "Dirty" che è la canzone che sta avendo il maggiore passaggio radiofonico, tale canzone è molto grintosa e ha un riff che ti rimane impresso dal primo ascolto. Che dire poi del ritornello "Good,good,dirty and feels good"...che ti rimane in mente e ti fa fare headbanging. Subito dopo c'è la ballata "Ten stars away", una canzone che ti fa venire i brividi e Tarsha sa toccare con la sua voce ogni singolo poro della tua pelle. "My first hit", anch'essa una song molto grintosa, immaginatevi gli Skid Row degli inizi che vanno ad incontrare i Foo Fighters nei loro migliori momenti, con la voce di Sheldon assolutamente padrona. "Skeletons", è un mid tempo che ha un solido riff di chitarra al quale fa da contrasto un basso molto suadente che aprono spesso a parti di batteria che portano la canzone a ritmi più elevati quasi da pogo. Nella canzone ci son vari cambi di tempo tutti logici con loro stessi ed è qui la sua bellezza. "Galilean eyes" è un'altra ballata, ma non di quelle tipiche strappalacrime, ma una ballad quasi spettrale visto quello che san creare gli strumenti. Assolutamente perfetta. La sesta canzone è "Let you go" che si apre con un bel giro di basso che introduce la voce evocativa di Sheldon, una voce che renderebbe grande anche un gruppo di media statura. Vi giuro, mentre ascolto questa canzone, ho i brividi, gli stessi brividi che soltanto il mai compianto Andrew Wood dei Mother Love Bone aveva saputo procurarmi al primo ascolto. Grazie Sheldon! "Why fight" si apre con la chitarra grintosissima che ti introduce ad una canzone granitica dove ogni stumento s'interseca alla perfezione con le varie tonalità che la voce di Tarsha disegna nella canzone. "Cynical christ" è come un'invocazione ad un Gesù Cristo talvolta cinico che non ascolta le nostre richieste ed è decisamente bella, anch'essa con la velocità di esecuzione al punto giusto e con un ritmo decisamente che ti entra in circolo. "Apostle" è invece incentrata su un giro di basso molto azzeccato accompagnata da un ottimo guitar work. Anche questa molto azzeccata. "Buried on the inside" ha ritmi che cambiano spesso nel corso della canzone e che continuano nel discorso intrapreso nel disco. "Modern-era exodus" è a mio avviso la canzone più dura del disco, con riffs di chitarra assolutamente massicci. Una song che ti da energia. Si chiude questo capolavoro assoluto con "Generation 11", pezzo che chiude in bellezza con un ottimo coro questo disco e con melodie che sanno arrivarti al cuore. Supportate questo artista:mvisitate il suo sito Sito ufficiale:http://www.tarsharock.com - Myspace: http://www.myspace.com/tarsharock
Mau The Alien
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TRICK OR TREAT
"Evil Needs Candy Too"
(Valery Records/Frontiers)
Tracklist: 01. It's Snack Time, 02. Evil Needs Candy Too, 03. Time For Us All, 04. Like Donald Duck, 05. Girls Just Want To Have Fun, 06. Joyful In Sadness, 07. Sunday Morning In London ,
08. Who Will Save The Hero, 09. Back As A Pet, 10. Perfect Life, 11. Back To Life .
Line up: Alessandro Conti (vocals), Luca Cabri (guitars), Guido Benedetti (guitars), Leone Villanti Conti (bass), Nicola Tomei (drums).
I frutti di questo lavoro si sono fatti attendere, e dopo anni di sforzi i modenesi Trick Or Trear riescono a creare un album davvero stupendo con sonorità power metal e un happy heavy metal. Grazie alla personalità dei brani ed alla stupefacente abilità tecnica dei nostri giunti in questa occasione al loro primo full-lenght, riescono a guadagnarsi l'attenzione di molti. Evil Needs Candy Too ci offre undici canzoni (compreso l'intro) sontuose e godibili all'ascolto, basate sulle chitarre di Luca e Guido esecutori raffinati capaci di irrorare i brani con riff taglienti e veloci . Degno di menzione è poi il vocalist Alessandro Conti, dal timbro deciso e personale riuscendo a toccare livelli elevati senza perdere in potenza o espressività. Nota di merito anche per Nicola il batterista che corre come un treno, seguito a ruota dal bassista Leone. Fin dall'iniziale Evil Needs Candy Too, le canzoni sono tutte sparate a velocità massima, eccezione fatta per la bellissima ballad Sunday Morning In London , qui i ritmi rallentano creando una melodia sognante. Davvero interessante e ammiccante lo stile adottato per interpretare Girls Just Want To Have Fun, la canzone che ha reso famosa la cantante Cyndi Lauper, un'icona degli anni '80. Concludendo un album che riesce in mezzo ai tanti platter tutti uguali e standardizzati di questo filone degli ultimi anni, a distinguersi un po' per personalità, simpatia e sicuramente per le ottime capacità tecniche. Complimenti!
AngelDevil
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RIOT
'Army of One'
(Frontiers Records)
Tracklist: 1. Army Of One, 2. Knocking At My Door, 3. Blinded, 4. One More Alibi, 5. It All Falls Down, 6. Helping Hand, 7. The Mystic, 8. Still Alive, 9. Alive In The City, 10. Shine, 11. Stained Mirror, 12. Darker Side Of Light .
Line up: Mike DiMeo (vocals), Mark Reale (guitars), Mike Flyntz (guitars), Pete Perez (bass), Frank Gilchrist (drums).
Era il 1977, quando suonavano le note dell'album d'esordio Rock City dei Newyorchesi Riot, e oggi dopo ventinove anni da quel primo disco ritornano alla grande con un nuovo lavoro Army Of One del 2006 distribuiti in Europa dalla nostrana Frontiers, dopo Through The Storm del 2002. La formazione del gruppo ha subito alcuni mutamenti nel tempo: l'unico sempre presente in formazione è Mark Reale , chitarrista, compositore, leader e fondatore del gruppo. Army Of One suona un hard n' heavy maturo, roccioso e tagliente. Un album dedicato a Guy Speranza, primo storico cantante della band deceduto nel novembre del 2003, e ora sostituito egregiamente da Mike. Quest'album è un ulteriore passo in avanti nella continua evoluzione musicale del gruppo. Le indiscusse capacità tecniche della “nuova” line-up, giungono alla loro finale consacrazione in quest'ultimo album, in cui il gruppo dà un seguito alla trentennale carriera facendo rinascere i nuovi Riot. Basta ascoltare le dodici tracce di Army Of One , un vero capolavoro di melodia, tecnica, aggressività, velocità ed atmosfera, per farsene un'idea. Stupiscono fino alla fine, con diverse canzoni che meritano attenzione come la title track Army Of One che sprigiona velocità e riff tirati che dettano legge, alla più ritmata One More Alibi, fino ad arrivare alle emozionali Helping Hand e Darker Side Of Light , qui strepitosa l'interpretazione di DiMeo. Un album che va ascoltato con attenzione e che conquisterà vecchi e nuovi fans. Consigliato!
AngelDevil
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KELLY KEAGY
'I'm Alive'
(Frontiers)
Tracklist: I'm Alive, Stolen, Blink Of An Eye, When Nobody's Looking, Back Of Your Mind, Life Worth Remembering, Re-Imagine, World Before And After, Where Are We Now, Where The Road Ends, Everything I Need In A Woman, Call In Another Day, Half A World Away
Line up: Kelly Keagy - Vocals, Drums, Guitar / Jim Peterik - Guitar, Bass, Keyboards, Backing vocals / Reb Beach – Guitar / Mike Aquino, Brian Bart, Bruce Gaitsch, Tommy Denander - Guest Guitars / Kent Slucher - Guest Drums / Michael Lardie, Mike Behymer - Guest Keyboards / George Hawkins - Guest Bass
Nuovo lavoro solista dell'ex drummer dei grandi Night Ranger. Kelly in questao suo nuovo full lenght album ha dato ulteriore prova di maturità compositiva e sfoggio di una sempre bella timbrica vocale. Il nostro cantante/batterista si è attorniato da una corte di grandi musicisti e session man, tra cui spicca il nome dell'eccelso guitar hero Reb Beach (Winger, Whitesnake) e del mitico Jim Peterik (Pride of Lions, Survivor). Tredici song che si attestano su una linea musicale dedita ad un maturo ma anche elettrico Aor probab passo in avanti nella continua evoluzione musicale del gruppo. Le indiscusse capacità tecniche della “nuova” line-up, giungono alla loro finale consacrazione in quest'ultimo album, in cui il gruppo dà un seguito alla trentennale carriera facendo rinascere i nuovi Riot. Basta ascoltare le dodici tracce di Army Of One , un vero capolavoro di melodia, tecnica, aggressività, velocità ed atmosfera, per farsene un'idea. Stupiscono fino alla fine, con diverse canzoni che meritano attenzione come la title track Army Of One che sprigiona velocità e riff tirati che dettano legge, alla più ritmata One More Alibi, fino ad arrivare alle emozionali Helping Hand e Darker Side Of Light , qui strepitosa l'interpretazione di DiMeo. Un album che va ascoltato con attenzione e che conquisterà vecchi e nuovi fans. Consigliato!
AngelDevil
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ilmente superiore anche al precedente lavoro del nostro, ‘Time Passes' di qualche anno fa (2001....se non ricordo male). Tutte le song sono degne di nota anche se la title track messa come opening song è uno dei momenti migliori per grinta e originalità. Semplice ma di sicuro effetto è ‘Where Are We Now', con solo canto , chorus line e percussioni. Ottimo il guitar working della pulsante ‘Stolen' come anche l'incalzante hard rock presente su ‘World Before and After'. Un album per gli amanti dell'hard rock melodico, capace comuqnue di ammaliare anche chi cerca qualche emozione più ‘forte'. Interessante!
Roby Comanducci
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AngelDevil
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e62 style51"> DRAMA QUEEN DIE
'She's The Kill'
(TB Records)
Pur palesando evidenti limiti a livello di registrazione, il disco di
debutto dei Drama Queen Die datato 2003 aveva lasciato intravedere buoni
spunti compositivi da parte del leader Andrew Walker. In questi tre anni
la band è maturata, ha limato ciò che rendeva zoppicante il debut album
e si ripresenta oggi con questo 'She's The Kill', lavoro decisamente più
heavy del suo predecessore pur non perdendo quella vena hard rock
californiana che ne aveva contraddistinto i primi passi. Questo disco è
un concentrato di energia, riff robusti e ruffianissimi chorus destinati
a stamparsi in testa all'ascoltatore sin dal primo ascolto come nel caso
delle varie 'Resurrect Mary', 'Chicago', 'Haunted' e 'Screem Queen'.
Degna di menzione anche la splendida ballata dal retrogusto
blues 'Sweat', una piccola gemma chiamata ad arricchire ulteriormente un
lavoro già di per sé notevole. Maggiori info: www.dramaqueendie.com
Fabio Magliano
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PAPERBACK FREUD
"Roller"
(Plugged Records)
Tracklist: 1. One Of Us, 2. Straight Out Of Hell, 3. Hats Are Gonna Roll, 4. Raise It Up The Flagpole, 5. Ain't The Last In Line, 6. Liquer, 7. Roadrunner Jr, 8. Kate, 9. Wild Ride 10. Devil Man, 11. Don't Blame Me, 12. Bonustrack: Video “Raise It Up The Flagpole” .
Line up: Snake (lead vocals), Savoy (guitar), Rocki (guitar), Yeti (bass), Thundersteel (drums).
Album datato 2006 ma giunto solo ora tra le mie mani... Roller è il debut album degli svedesi Paperback Freud, band nata a Stoccolma e pronta a colpire con un messaggio ben chiaro: f are rock duro, alla vecchia maniera, con forti tinte scan glam, sleaze, southern e tutto quanto suona anni '70 ed '80. Ci troviamo al cospetto di una botta di energia pura, di un rock venato di punk e blues, una vera miscela esplosiva. Undici tracce perfette che si susseguono e si incastrano tra loro splendidamente, è una musica energica e vitale come poche altre, che ti scuote, ti sfida e ti incalza fino a quando, riesce a farti battere il piede, agitare la testa, cantare a squarciagola, grazie ad un rock selvaggio e senza fronzoli. Brani tirati e potenti sin dall'iniziale One Of Us, che decanta subito le coordinate dell'album con un riffing molto ruvido e un groove accattivante sul quale il cantato di Snake è aggressivo come un leone ruggente, e accattivante al tempo stesso con una forza trascinante non indifferente. Impreziositi da tutta una serie di "chicche" che portano la firma di Paperback Freud l'album conquista all'istante, grazie a brani come Raise It Up The Flagpole, qui presente anche in bonustrack video, che conferma le potenzialità di una band a mio parere di tutto rispetto, o la trascinante Devil Man . Ogni singola canzone può essere considerata “hit”; gustatevi, quindi, questo "menu", imparate a memoria le canzoni, e poi scoprirete che 2 style51 style81 style76 style78">__________________________________________

PAPERBACK FREUD
"Roller"
(Plugged Records)
Tracklist: 1. One Of Us, 2. Straight Out Of Hell, 3. Hats Are Gonna Roll, 4. Raise It Up The Flagpole, 5. Ain't The Last In Line, 6. Liquer, 7. Roadrunner Jr, 8. Kate, 9. Wild Ride 10. Devil Man, 11. Don't Blame Me, 12. Bonustrack: Video “Raise It Up The Flagpole” .
Line up: Snake (lead vocals), Savoy (guitar), Rocki (guitar), Yeti (bass), Thundersteel (drums).
ne sarete dipendenti, e il tasto play del vostro stereo verrà pigiato più volte. Un album, e una band da amare. Consigliatissimo! Web-site www.paperbackfreud.com
AngelDevil
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JORN LANDE
‘The Gathering'
(Frontiers)
Tracklist: Something Real/ Gonna Find The Sun/ Bridges Will Burn/
Young Forever/ Tungur Knivur/ One Day We Will Put Out The Sun/ Sunset
Station/ Hourglass/ Gate Of Tears/ House Of Cards/ My Own Way/
Worldchanger/ Abyss Of Evil/ Where The Winds Blow/ Christine
Jorn Lande è senza dubbio uno dei singer più talentuosi apparsi sulla
scena heavy rock europea nell'ultima decade, come confermano gli
eccellenti lavori realizzati con Masterplan, Ark e in duetto con Russel
Allen. Anche e soprattutto per questo viene da storcere il naso davanti
a iniziative come questa. In una botta sola il singer norvegese rilascia
ben due lavori certamente validi ma dall'utilità dubbia, a meno che non
si sia autentici Lande-maniaci. L'uscita più interessante del lotto è
sicuramente questo ‘The Gathering' ovvero alcune vecchie song
pre/Masterplan riarrangiate e risuonate perché “La prima versione non mi
convinceva a pieno ed era giusto dare loro una seconda chance”.
Onestamente ignoro le versioni originarie quindi fare paragoni è
alquanto arduo, ciò che si può dire è questo‘The Gathering' suona oggi
fresco e potente, giocato su quell'heavy rock finemente venato di blues
che è da sempre marchio di fabbrica di Mr. Lande, autore di una prova
ancora una volta sopra le righe. Un oggetto “di culto” utile per
scoprire le origini del cantante scandinavo, in attesa del nuovo, vero
studio album.
Fabio Magliano
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PHENOMENA
'The Complete Works'
(Escape/ Frontiers)
Tracklist: CD 1 - Phenomena: Kiss Of Fire / Still The Night / Dance With
The Devil / Phoenix Rising / Believe/ Who's Watching You / Hell On
Wings / Twilight Zone / Phenomena (bonus track) / Still The Night (bonus
track) / Karma (bonus track) / Coming Back Strong (bonus track) /
Assassins Of The Night / Phenix Rising(bonus track)
CD 2 - Dream Runner: Dream Runner: Stop / Surrender / Did It All For
Love / Hearts On Fire / Jukebox / Double 6, 55, 44 / No Retreat No
Surrender / Move You Lose / Emotion Mama / It Must Be Love / Did It All
For Love (bonus track) / Forever (bonus track)
CD 3 - Inner Vision: Rock House / Banzi / What About Love / Into The
Fire / A Whole Lot Of Love / Secret Of Love / If You Want To Rock / How
Much Do You Love Me / Shape It Up / Rock My Soul / No Retreat No
Surrender (bonus track) / Scalpel And Heart (bonus track)
Bel colpo della Escape che, sfruttando l'ondata natalizia e facendo leva
sui buoni riscontri ottenuti da 'Psycho Fantasy', riesuma in toto il
progetto Phenomena gettando sul mercato questo appetibile box contenente
i primi tre capitoli discografici del super-gruppo ideato da Tom Galley.
Un'iniziativa sicuramente interessante visto che gli album in questione
iniziano ad avere i loro anni (il primo, omonimo capitolo è datato
addirittura 1985) e la loro reperibilità non è così scontata ma,
soprattutto, perché riporta alla luce tre lavori in grado di riscuotere
all'epoca ampi consensi, figli di un songwriting di prima qualità e di
una serie di line-up da urlo. Il debut album è forse il vero capolavoro
di questa band, un concept intenso ed avvincente perennemente in bilico
tra follia e realtà, tra atmosfere cupe ed oscure e aperture più solari.
Il ruolo del leone in questo lavoro al fianco del compositore/produttore
Tom Galley e del fratello chitarrista Mel (già con Trapeze e Whitesnake)
lo recita lo stratosferico Glenn Hughes, ma sconfinata è la lista degli
special guest, dal compianto Cozy Powell (Rainbow, MSG, Whitesnake,
ELP.) a Neil Murray (Whitesnake, Gary Moore), passando per John Thomas
(Budgie), Don Airey, Ted McKenna (MSG), Richard Bailey (Magnum) e
moltissimi altri ancora. La qualità dei brani è eccelsa, si passa da
song più dinamiche come l'opener 'Kiss Of Fire' e 'Hell On Wings' ad
altre più soffuse come 'Phoenix Rising' sino a giungere a 'Dance With
The Devil', forse la migliore song del lotto. Ad arricchire questo primo
CD ben cinque bonus track pescate da vecchi demo del 1982. Il secondo
album 'Dream Runner', vede la luce nel 1987 e rispetto al suo
predecessore mostra un approccio più easy alla musica con soventi
strizzate d'occhio al rock melodico, caratteristica questa che gli
permette di giungere ad un pubblico ancora più ampio come confermano le
250.000 copie vendute e le posizioni di prestigio nelle chart europee.
Tutta le attenzioni, questo giro, sono puntate sui personaggi che si
avvicendano dietro al microfono: oltre a Glenn Hughes
('Surrender', 'Hearts On Fire') troviamo John Wetton (Asia, King
Crimson), Max Bacon (GTR) e Ray Gillan (Black Sabbath) coadiuvati tra
gli altri da Scott Gorham (Thin Lizzy) alle chitarre e Neil Murray al
basso. Il disco, pur non raggiungendo i livelli del suo predecessore,
presenta una serie di song di assoluto valore, qui integrate da due
bonus track, l'inedita 'Forever' e una nuova versione di 'Did It All For
Love'. 'Inner Vision', il lavoro che completa l'opera, viene pubblicato
nel 1993 ma si rivela sin dalle prime battute solo un lontano parente
dei primi due album. Evidentemente il lungo break è andato ad influire
sul songwriting mentre i problemi finanziari che ne hanno limitato i
costi, hanno fatto si che la schiera di musicisti coinvolti venisse
ridotta all'osso, con Brian May a recitare il ruolo della star e Keith
Murell a districarsi dietro al microfono. Viene da sé che le
composizioni siano meno varie e più prevedibili rispetto al passato e
salvo rare eccezioni ('If You Want To Rock', 'What About Love') le song
stentano a decollare. E neppure le due bonus track, una versione
alternativa di 'No Retreat No Surrender' e l'interlocutoria 'Scalpel &
Heart' riescono a cambiare le sorti di questo lavoro. Il cui valore non
va comunque ad intaccare quello del progetto nel suo insieme,
assolutamente da riscoprire in attesa del quinto capitolo della saga
previsto nei prossimi mesi.
Fabio Magliano
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EXILIA
‘Nobody Excluded'
(Sony/Bmg)
Tracklist: Kill Me/ Nobody/ Destroy My Eyes/ No Colours/ Your Rain/ Get Sick/ Speed Of Light/ Fly High Butterfly/ My Prophecy/ In A Coma/ Cruel/ Justify Yourself/ Little Girl In A World/ Nowhere/ Kill Me (Video)
Gli Exilia del 2007 sono il volto di un prigioniero di guerra brutalmente torturato. Sono il volo caparbio di una farfalla che incurante della goccia che potrebbe esserle fatale punta decisa al cielo. Sono suoni dolci come ghigliottine. Sono le parole di Tiziano Terzani. Sono il malinconico scrosciare della pioggia. Sono la rabbia per i diritti del uomo spesso e volentieri violati. Gli Exilia del 2007 sono una band che nel giro di due anni ha saputo crescere, musicalmente, certo, ma soprattutto umanamente. Gli orizzonti di Masha si sono ampliati, dalle storie cariche di quella rabbia tipica di chi non è cresciuto nella bambagia ed è in costante lotta con il mondo intero, che comunque avevano reso ‘Unleashed' uno dei dischi di maggiore successo mai incisi da una metal band italiana (anche se, paradossalmente, a queste latitudini pochi paiono essersene accorti…)si è passati a temi ben più “spessi” e comuni, se vogliamo, a tutti noi. ‘Nobody Excluded' è un disco per la pace e contro quella violenza gratuita che sovente viene esercitata verso innocenti da parte del politicante di turno, è una presa di posizione rigida e decisa nei confronti di determinate realtà pur non essendo un disco politico (chi pensa di trovarsi davanti ad una nuova versione dei RATM in gonnella rischia di prendere un colossale granchio). ‘Nobody Excluded' sono idee, pensieri, emozioni della carismatica cantante, buttate in pasto all'ascoltatore su una base musicale che, rispetto a quanto già apprezzato in passato, è andata facendosi ancora più violenta e nevosa, aumentando però, contemporaneamente, il grado di melodia in ogni singola traccia. Ed è proprio su questo perfetto equilibrio tra potenza e melodia che va ricercato il segreto della band, una band che non ha paura di utilizzare come biglietto da visita quella ‘Kill Me' che, introdotta da un video shock, va a rasentare il thrash con il possente lavoro di chitarre di ElioAlien e l'aggressività vocale di Masha, dimostrando come il successo europeo di ‘Unleashed' non sia andato ad intaccare l'attitudine della band, quell'attitudine che emerge limpida nelle varie ‘Nobody', ‘Get Sick', ‘Speed Of Light', ‘In A Coma'…brani diretti giocati sempre su un solido muro sonoro destinato ad aprirsi in chorus di ampio respiro particolarmente efficaci, c'è da scommetterci, soprattutto in chiave live. Come avevamo avuto modo di ascoltare in una gustosa anteprima, però, gli highlight dell'album, che corrispondono anche alle “novità” degli Exilia targati 2007, vanno ricercati altrove. Prima di tutto nella meravigliosa ‘No Colours', song pacifista nella quale Masha disegna linee vocali da brividi scolpendole su una base dal grande impatto evocativo, quindi nella ballata ‘Your Rain', lentone semi-acustico destinato a mettere a nudo quel volto degli Exilia che nessuno si sarebbe mai aspettato. ‘Destroy My Eyes' ben fotografa la direzione che la band potrebbe prendere in futuro, con ritmiche serrate, una spruzzata di modernità qua e là, riff di chitarra taglienti come lame, botta e risposta vocali di grande impatto e una melodia sempre presente ma mai scontata in sottofondo. E poi ‘Fly High Butterfly', il simbolo di questo lavoro e della mente che l'ha ispirata, una power ballad dalla grande forza emotiva inno alla caparbietà, alla volontà di non arrendersi mai e di andare sempre avanti anche quando tutto intorno pare volgere al peggio. Un disco che ci restituisce una band a livelli altissimi, da sfoggiare con orgoglio nell'intasatissima scena metal europea…sempre che si riesca a superare quella barriera mentale che, a quanto pare, molto spesso ci rende ciechi e che ha sinora privato gli Exilia di un successo in patria, più che meritato.
Fabio Magliano
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PAUL STANLEY
‘Live To Win'
(Universal)
Tracklist: Live To Win/ Wake Up Screaming'/ Lift/ Everytime I See You Around/ Bulletproof/ All About You/ Second To None/ It's Not Me/ Loving You Without You/ Where Angels Dare
Questo piccolo gioiellino è del 2006 ma rimediamo anche in questo caso adesso. Paul Stanley – Gene Simmons 2 a 0. C'è poco da fare, lo aveva surclassato diciotto anni fa, quando i quattro Kiss decisero di lanciarsi nell'ambizioso progetto di realizzare in contemporanea quattro album solisti, si ripete anche oggi lo “Starchild”, sotterrando con ‘Live To Win' un Gene Simmons forse troppo impegnato a auto compiacersi e a elaborare le sue teorie finanziarie per dare vita a musica di qualità. Ok, fare meglio di ‘Asshole' non era un'impresa titanica, dopo tutto si parla di un disco composto da cover, pezzi ramazzati tra scarti del “Demone” e altri acquistati da misconosciuti artisti (i brani più interessanti, sarà un caso?), però Stanley ha voluto fare proprio le cose in grande, approfittando della lunga assenza dei Kiss dalla sala incisione per registrare uno di quei dischi che di elaborato hanno ben poco ma che, una volta messi su, difficilmente verranno scalzati d ritmiche serrate, una spruzzata di modernità qua e là, riff di chitarra taglienti come lame, botta e risposta vocali di grande impatto e una melodia sempre presente ma mai scontata in sottofondo. E poi ‘Fly High Butterfly', il simbolo di questo lavoro e della mente che l'ha ispirata, una power ballad dalla grande forza emotiva inno alla caparbietà, alla volontà di non arrendersi mai e di andare sempre avanti anche quando tutto intorno pare volgere al peggio. Un disco che ci restituisce una band a livelli altissimi, da sfoggiare con orgoglio nell'intasatissima scena metal europea…sempre che si riesca a superare quella barriera mentale che, a quanto pare, molto spesso ci rende ciechi e che ha sinora privato gli Exilia di un successo in patria, più che meritato.
Fabio Magliano
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al lettore CD. ‘Live To Win' è un disco facile facile, liscio liscio, carico di melodia, di ballate ruffiane e di eccellente hard rock a stelle e strisce, destinato a stamparsi nella vostra mente sin dal primo ascolto, uno di quei lavori che fa proprio della semplicità il suo punto di forza. Strofa ammiccante, chorus strappa orecchie, riff azzeccato, linee vocali di impatto… l'altra faccia dei Kiss la ricetta per comporre potenziali hit, è risaputo, la conosce a menadito, eppure non pago per ‘Live To Win' ha voluto fare le cose in grande, richiamando a sé quel vecchio marpione che risponde al nome di Desmond Child, l'uomo dalla penna d'oro, il Re Mida del rock, colui che ogni cosa tocca la trasforma in un successo planetario (se ‘I Was Made For Loving You' non era sufficiente, dalla sua mente sono anche state partorite ‘You Give Love A Bad Name' e ‘Livin' On A Prayer' dei Bon Jovi, ‘Angel' degli Aerosmith, ‘Poison' e ‘Bad Of Nails' di Alice Cooper…tanto per citarne un'infinitesima parte). Facile quindi capire perché ‘Live To Win' è un album capace di conquistare sin dalle prime battute: i dieci brani che vanno a comporre la mezz'ora abbondante di questo lavoro vanno giù che è un piacere, la title track è uno di quegli anthem da stadio da canticchiare tutto d'un fiato per poi sentirsi un leone pronto a spaccare il mondo, ‘Wake Up Screaming' cela sotto una patina più moderna lo spirito del vecchio hard rock con un refrain martellante davvero irresistibile, mentre in ‘Lift' fanno capolino echi del nuovo rock da classifica che negli ultimi anni ha preso sempre più piede nelle chart americane; giusto una parentesi perché con ‘Everytime I See You Around' torna in voga quel pop irrobustito che nota dopo nota lancia occhiolini a destra e a manca come solo Paul Stanley riesce a fare. Si serrano nuovamente i ritmi con ‘Bulletfroof' e con ‘All About You', song sculettanti con impressa a fuoco l'impronta dei Kiss, una sana scarica di energia in vista di ‘Second To None', insieme a ‘Loving Without You' la ballata strappamutande di rito ideale per far sospirare dolci pulzelle e far sciogliere anche il più duro dei cuori. A completare il lotto ‘It's Not Me' e ‘Where Angels Dare', la prima rock song ultra ritmata con un refrain rubato al miglior Bon Jovi, la seconda più moderna ed attuale, comunque ideale chiusura per uno dei dischi rock più coinvolgenti di questo 2006. Perché Paul Stanley non girerà reality show né si diletterà in lezioni di marketing e di economia e finanza, ma quando si tratta di comporre grandi canzoni continua a rimanere il numero uno…
Fabio Magliano
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THE LOVECRAVE
'The Angel And The Rain'
(RepoRecords/Audioglobe)
Tracklist: Vampires (The Light That We Are)/ Nobody/ Little Suicide/ Can
You Hear Me? / Fading Roses/ My Soul/ Runaway/ The Angel And The Rain/
The Chauffeur/ Dark City
Ottima uscita non recensita nel 2006....Dopo l'esplosione planetaria dei Lacuna Coil e gli exploit europei degli
Exilia, un'altra band italiana capitanata da una talentuosa vocalist si
presenta ai blocchi di partenza con ampie possibilità di successo. I The
LoveCrave guidati dalla bravissima Francesca Chiara e dal
produttore/chitarrista Tank Palamara con 'The Angel And The Rain'
sfiorano il colpaccio sfornando dieci brani in perenne bilico tra gothic
e rock elettronico destinati a imprimersi nella vostra mente sin dal
primo ascolto. Il fascino oscuro e malinconico di ogni composizione si
sposa infatti con un gusto per la melodia eccelso, ben fotografato da
refrain ad ampio respiro dall'irresistibile appeal. Ecco quindi che sin
dall'opener 'Vampires (The Light That We Are)' ci si trova al cospetto
di brani diretti, orecchiabili ma per nulla scontati, tutti marchiati a
fuoco dalla splendida voce di Francesca Chiara, suadente ma anche
rabbiosa quando l'atmosfera lo richiede. Impossibile trovare un vero e
proprio highlight in questo disco: dalla malinconica title track alle
incalzanti 'Nobody', 'My Soul', 'Runaway' sino alla riuscita cover dei
Duran Duran 'The Chauffeur' ogni episodio trasuda interesse, emozioni,
passione. Una nuova, grande band tutta da scoprire.
Fabio Magliano
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PETER FRAMPTON
'Fingerprints'
(SPV/ Audioglobe)
Tracklist: Boot It Up/ Ida Y Vuelta (Out And Back)/ Float/ My Cup Of
Tea/ Shewango Way/ Booze/ Cornerstones/ Grab A Chicken (Put It Back)/
Bouble Nickels/ Smoky/ Blowin' Smoke/ Oh, When./ Souvenirs De Nos Pères
Il bello dell'essere una "leggenda" sta anche nel fatto che un giorno ti
svegli, decidi che è giunto il momento di dare sfogo alle tue passioni
giovanili ed in men che non si dica ti ritrovi circondato da
altrettante "leggende" come te pronte a darti una mano per realizzare il
tuo progetto. A grandi linee si potrebbe sintetizzare così ciò che Peter
Frempton ha fatto per dare alla luce questo 'Fingerprints'. Il suo amore
per band strumentali come Shadows e Ventures, dopo tutto, è risaputo, ci
si chiedeva solamente quanto si sarebbe dovuto aspettare affinché il
guitar hero inglese realizzasse anche lui il suo album strumentale:
semplice, il tempo di chiamare a sé i vari Charlie Watts e Bill Wayman
(si, proprio quelli dei Rolling Stones!) Matt Cameron e Mike McCready
(Pearl Jam), Hank Marvin e Brian Benett (Shadows), Warren Haynes (Allman
Brothers e Grateful Dead) e ancora Paul Franklin, Courtney Pine, John
Jorgenson. e incidere quattordici brani che svariano con grande
naturalezza dal rock (suggestiva la cover di 'Black Hole Sun') al blues,
dalla musica latina alla roots americana sino ad arrivare al soul. Una
piccola gemma di gran classe.
Fabio Magliano
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LOVE/HATE
'Wasted In America'
(Bad Reputation/ Frontiers)
Tracklist: Wasted In America/ Spit/ Miss America/ Cream/ Yucca Man/
Happy Hour/ Tranquilizer/ Time's Up/ Don't Fuck With Me/ Don't Be
Afraid/ Social Sidewinder/ Evil Twin/ Castles From Sand/ I Am The Snake/
Why Do You Think They Call It Dope/ Soul House Tales
Anche per questa 'chicca' precedentemente non recensita rimediamo adesso! Continua a viziarci la Bad Reputation sfornando a getto continuo
ristampe che definire interessanti è almeno riduttivo. Questa volta a
scrollarsi di dosso la polvere degli anni è infatti 'Wasted In America',
secondo lavoro dei Love/Hate originariamente pubblicato nel 1992
sull'onda del successo riscosso dallo strepitoso debutto 'Black Out In
The Red Room'. Pur non arrivando a pareggiare qualitativamente il suo
predecessore, questo lavoro è da considerarsi ormai un classico dello
sleazy rock, forte di un Jizzy Pearl vocalmente all'apice e di un pugno
di song grezze all'eccesso ma dannatamente efficaci come la title track,
irresistibile con il suo melodico groove, la rozza 'Yucca Man',
l'esplosiva 'Tranquilizer' e la polverosa ballata 'Don't Fuck With Me'.
Questa nuova edizione è arricchita da quattro bonus track, le versioni
in studio di 'Castles From Sand', 'I Am The Snake' e 'Soul House Tales'
e un'energica 'Why Do You Think They Call It Dope' registrata dal vivo
al Rock City Nottingham. Un motivo in più per muovere il culo e andare a
riscoprire questo fiore sbocciato nel fango.
Fabio Magliano
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LOVE/HATE
'Wasted In America'
(Bad Reputation/ Frontiers)
Tracklist: Wasted In America/ Spit/ Miss America/ Cream/ Yucca Man/
Happy Hour/ Tranquilizer/ Time's Up/ Don't Fuck With Me/ Don't Be
Afraid/ Social Sidewinder/ Evil Twin/ Castles From Sand/ I Am The Snake/
Why Do You Think They Call It Dope/ Soul House Tales
Anche per questa 'chicca' precedentemente non recensita rimediamo adesso! Continua a viziarci la Bad Reputation sfornando a getto continuo
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THE ANSWER
'Rise'
(Albert/ Self)
Tracklist: Under The Sky/ Never Too Late/ Come Follow Me/ Be What You
Want/ Memphis Water/ No Questions Asked/ Into The Gutter/ Sometimes Your
Love/ Leavin' Today/ Preachin'/ Always
Primo "recupero di review" targato 2006 ma che non potevamo non mettere e quindi lo pubblichiamo in questa sezione del new year. "Il miglior album di debutto di una rock band Britannica negli ultimi
dieci anni!" Esclama entusiasta Classic Rock. "I The Answer sono nati
per essere delle rock star, sarebbe crudele non permettere ai loro sogni
di diventare realtà" gli fa eco l'esimio Kerrang. "Non c'è nulla di
sbagliato nel fare ciò che ti viene naturale, e sembra non ci sia nulla
di più naturale per i The Answer che suonare rock'n'roll" mette tutti
d'accordo Rocksound contribuendo massicciamente a quella pioggia di
critiche da brivido piovute a mo' di diluvio sull'album di debutto degli
irlandesi The Answer, accolti nel Regno Unito alla stregua dei nuovi Led
Zeppelin. "Bella forza - direte voi - da quelle parti dai The Strokes in
avanti ogni band era buona per gridare al miracolo ed a una nuova
rivoluzione rock!". Vero, verissimo, ma concedeteglielo: da quelle parti
anche loro ogni tanto ci azzeccano, anche senza tirare in ballo i
brillantini da classifica dei The Darkness. I The Answer sono proprio
una di quelle volte. Ascolti le prime due canzoni di 'The Rise' e ti
trovi a pensare: "Ecco l'ennesima band che gioca ad essere i Led
Zeppelin, e chi glie lo dice ora che quei tempi selvaggi sono passati da
mo' e gli squaletti, al massimo, li si possono vedere nuotare placidi in
qualche acquario!", poi prosegui nell'ascolto e nella tua mente ti si
insinua un tarlo :"Vuoi vedere che questi ragazzetti innamorati del
tempo che fu ci stanno fregando tutti quanti?" e quando arrivi alla fine
non puoi che annuire "Già già, quella che abbiamo tra le mani è proprio
una band con i controcoglioni". Si, perché quello nato come l'ascolto di
un gruppo innamorato fino all'eccesso di Page'n'Plant, The Black Crowes
e compagnia bella, finisce per rivelarsi uno sballato (e sballante)
viaggio alla scoperta di un gruppo che se da un lato affonda
profondamente le radici nel rock degli anni Settanta e nell'heavy blues
più marcio, dall'altro si diverte a rimescolare il tutto rileggendolo
sotto un'ottica molto più attuale, ottenendo un sound fresco e moderno
senza perdere di una virgola quell'attitudine affascinantemente retrò.
Ecco quindi che 'Under The Sky' e 'Never Too Late' (quest'ultima,
comunque, scelta come primo singolo' finiscono per essere solamente
specchietti per le allodole, mentre tocca alle cavalcate di 'Come Follow
Me' e 'Into The Gutter' indicare quello che è il vero spirito della band
di Downpatrick, lasciando al blues nero di 'Be What You Want' o alla
dolce ballata 'Always' il compito di spezzare una tensione tenuta alta
da brani elettrici, vibranti, costantemente sballottati tra grande rock
stradaiolo, cori anthemici, emozioni blues e tanta voglia di hard rock.
Vent'anni esatti fa se ne andava una delle più grandi rockstar mai nate
da "Madre Irlanda", vuoi vedere che è la volta buona che.
Fabio Magliano
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DOLLHOUSE
‘Royal Rendez-Vous'
(Bad Reputation/ Frontiers)
line up: Chris Winter, guitars & vocals – Marcus S Davis, drums – Andreas Heed, guitar – Yoda Chrome, bass
tracklist: 1. The rock & soul fever 2. Let's get it on 3. Living tomorrow 4. With my heart & soul 5. Do you know what I mean 6. Dead Man's hand 7. The worried blues 8. Hard to change 9. I just don't care
Eccellente new album di questa band svedese prodotta nientemeno che dal bravo Nick Royale degli Hellacopters. L'album è puro ed incontaminato seventies sound con inizioni di energia prettamente hard rock il tutto amalgamato in un calibrato e ‘caldo' blues rock sound. Sembra quasi di ascoltare gli ‘Experience' del mitico Hendrix (senza la sua magica chitarra ovviamente...ma inteso come sound in generale) oppure certi brani dell'albino bluesman Johnny Winter, miscelati ai suoi più old fashioned dei bravi Hellacopters. L'arrangiamento, la struttura e l'incedere delle track –tutte, nessuna esclusa- sembra partorito da qualche band ‘mostro sacro' dnswer, accolti nel Regno Unito alla stregua dei nuovi Led
Zeppelin. "Bella forza - direte voi - da quelle parti dai The Strokes in
avanti ogni band era buona per gridare al miracolo ed a una nuova
rivoluzione rock!". Vero, verissimo, ma concedeteglielo: da quelle parti
anche loro ogni tanto ci azzeccano, anche senza tirare in ballo i
brillantini da classifica dei The Darkness. I The Answer sono proprio
una di quelle volte. Ascolti le prime due canzoni di 'The Rise' e ti
trovi a pensare: "Ecco l'ennesima band che gioca ad essere i Led
Zeppelin, e chi glie lo dice ora che quei tempi selvaggi sono passati da
mo' e gli squaletti, al massimo, li si possono vedere nuotare placidi in
qualche acquario!", poi prosegui nell'ascolto e nella tua mente ti si
insinua un tarlo :"Vuoi vedere che questi ragazzetti innamorati del
tempo che fu ci stanno fregando tutti quanti?" e quando arrivi alla fine
non puoi che annuire "Già già, quella che abbiamo tra le mani è proprio
una band con i controcoglioni". Si, perché quello nato come l'ascolto di
un gruppo innamorato fino all'eccesso di Page'n'Plant, The Black Crowes
e compagnia bella, finisce per rivelarsi uno sballato (e sballante)
viaggio alla scoperta di un gruppo che se da un lato affonda
egli anni settanta ed invece ci troviamo di fronte a una band di giovani musicisti che ci stupiscono per capacità, originalità e attitudine. Ebbene sì: qui l'attitude di quegli anni c'è eccome ed è un piacere sapere che è propria di nuovi musicisti. Due chitarre, basso, batteria e voce, la line up doc per suonare questo genere. Tutte le nove tracce presenti sono ammalianti, viziose e aggressive al punto giusto. I nostri sanno ben calibrare il guitar work grezzo e ricco di ‘gain' tipico di quegli anni, con uno stile comunque particolare e non un semplice ed insignificante sound-fotocopia. Ascoltatevi su tutte ‘Do you Know What I mean' e ‘Dead Man's Hand' ma anche lo slow blues ammaliante e aggraziato da un ottimo guitar work 'The Worried Blues' e sono sicuro che verrete catapultati indietro di almeno....trent'anni. I Black Crowes erano una grande band che da molti era stata segnalata come ‘gli eredi dei seventies' e adesso noi, con tutta tranquillità, potremmo fare un pensierino con questi Dollhouse. Per gli amanti del blues-hard rock d'autore!
Roby Comanducci
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JORN
'Unlocking The Past'
(Frontiers)
tracklist: 1. On And On 2. Fool For Your Loving 3. Cold Sweat 4. Lonely Is The Word/Letters From Earth 5. Burn 6. Feel Like Making Love 7. Kill The King 8. Perfect Strangers 9. Naked City 10. The Day The Earth Caught Fire
line up: Jorn Lande (vocals) Jorn Viggo Lofstad, Tore Moren, Ronnie Le Tekro, Ralph Santolla, Shane French (guitar) Morty Black, Steinar Krokmo, Espen Mjoen, Manfred Binder (bass) Ronny Tegner, Don Airey (keyboards) Willy bendiksen, Stian L. Kristoffersen, John Macaluso, Oliver Hanson (drums)
Il singer norvegese Jorn Lande inaugura questo nuovo anno con ben due sue produzioni in studio; questa raccolta di cover inedite e il nuovissimo ‘The Gathering' che vedrete presto su queste pagine web recensito. Adesso, ovviamente, prendiamo atto di questa succosa compilation di grandi hard rock song che il prolifico ex Masterplan confeziona in questo bel dischetto da godersi tutto di un fiato e al massimo volume. Dieci tracks che l'ugola del nostro omaggia al meglio e dimostra (se ancora aveva qualcosa da dimostrare) il grande talento di questo artista. Jorn riesce al meglio nell'emulazione dei vocalizzi di Mr Coverdale, cosa assolutamente non semplice, ed infatti ‘Fool For Your Loving' del ‘Serpente Bianco' è uno dei momenti clou del disco. Ascoltatela attentamente e poi mi direte!! Eccezionale anche sulle Deep Purple's song quali ‘Burn' ed una ‘Perfect Strangers' molto particolare assolutamente non una semplice copia carbone dell'originale. Bellissima anche l'interpretazione di ‘On And On' di Michael Schenker e ‘Feel Like Making Love' dei grandi Bad Company. Inoltre, visto e considerato l'enorme spiegamento di ‘forze' in questa lunghissima line up di eccelsi session man, potrete immaginarvi il livello qualitativo di esecuzione dei brani presenti. Altra chicca che non potrete lasciarvi sfuggire. Ottimo!
Roby Comanducci
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HOUSE OF LORDS
‘Live In The Uk'
(Frontiers)
tracklist: Sahara, Chains Of Love, Love Don't Lie, Pleasure Palace, Talkin' Bout Love, The Edge Of Your Life, Mind Trip, All Is Gone, The Rapture , I Wanna Be Loved , Can't Find My Way Home, Slip Of The Tongue, Havana (studio bonus track)
line up: James Christian – Vocals, Lanny Cordola – Guitars, Ken Mary – Drums, Chuck Wright - Bass
Eccoci dunque al nuovo anno con già diversi cd pronti ad uscire sugli scaffali dei migliori negozi specializzati. Iniziamo molto bene oserei dire; questa è la prima review che pubblichiamo ed è sicuramente un ottimo auspicio per un ulteriore e grandioso anno all'insegna della grande musica d'autore. E chi più dei ‘Lords' scrive musica ‘d'autore'...?? Sicuramente James Christian & Co. sono ai vertici nel settore dell'aor mondiale. Dopo l'ultimo e pregevole full lenght album in studio i nostri hanno ben pensato di regalarci questa chicca dal vivo che riprende per intero il concerto tenutosi in quel di Nottingham il 26 Novembre 2005 al Firefest. Christian, Wright, Cordola e Mary ci deliziano con una performance sopra le righe che ripercorre la loro grande carriera includendo grandi classici come l'intramontabile ‘Sahara' (all'inizio...prepotente ed ammaliante....), ‘Chains of Love', ‘Can't Find My Way Home ‘ tutte tratte dal capolavoro ‘Sahara', oppure le stupende ‘Pleasure Palace', ‘I Wanna Be Loved' dall'omonimo debut (era il 1988...). Una bella produzione e soprattutto registrazione permettono di godere al massimo della sempre particolare musicalità dei Lords, cosa molto importante che dovrebbe essere caratteristica basilare per ogni live album che i rispetti. Da segnalare la presenza della bonus studio track, ‘Havana'. Per iniziare il 2007 alla grande...fate vostro questo live!
Roby Comanducci
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