INTERVISTA A DARIO CICCIONI

 

Suona la batteria con personalità e musicalità, trasmette energia e tiro perchè ha una passione sfrenata, ha una buona cultura musicale e quindi può suonare tutto alla grande.

 

Interview by AngelDevil

 

http://www.myspace.com/dariociccioni

 

 

 

Ciao Dario, come stai?

Molto bene, grazie! Sono onorato di poter partecipare a questa intervista!

Partiamo dagli inizi, dagli anni in cui cominciavi a muovere i tuoi primi passi nella musica...

Come nasce Dario Ciccioni come musicista? Quali studi hai fatto?

Il Dario “musicista” nasce alla tenera età di 4 anni, quando ho iniziato a tamburellare su tutto ciò che producesse rumore, oggetti sparsi per casa prima, tamburi e batterie giocattolo poi. Ho iniziato a prendere le prime lezioni di musica a 7 anni, associando un po' di solfeggio classico alle tecniche del tamburo. A 12 anni ho conosciuto un validissimo insegnante con cui ho approfondito ulteriormente i rudimenti classici e la lettura. Dal 2002 sto proseguendo i miei studi come autodidatta.

Qual è stato il tuo primo "momento importante" in cui hai sentito di essere entrato nella categoria "musicisti"?

Sicuramente il momento più emozionante è stato il giorno della release del primo episodio della Genius Rock Opera…vedere il mio nome su un disco affiancato ai nomi di grandi cantanti sul banco di un negozio mi ha galvanizzato! Ovviamente ci sono tanti episodi precedenti che hanno avuto grandissima importanza, come ad esempio l'incontro casuale tra me e Daniele Liverani nel 1998, senza il quale probabilmente non sarei qui a parlare della mia “carriera”.

Come sei entrato in contatto, con Oliver Hartmann? Cosa vuol dire suonare al fianco di uno come Oliver Hartmann?

Io e Daniele lo abbiamo conosciuto attraverso un vecchio demo dei Centers, mentre stavamo selezionando cantanti per la Genius Rock Opera. Dopo aver preso parte al primo episodio e aver cantato i cori per il secondo, Oliver mi ha contattato per farmi avere i demo del suo progetto solista al quale mancava un batterista. Purtroppo all'epoca non ci furono le condizioni per aprire una collaborazione immediata e l'album (Out in the cold) venne registrato dal grandissimo Bodo Schopf (MSG). Ma pochi mesi dopo Oliver si è fatto vivo e mi ha proposto di entrare nella band per alcuni eventi live che erano in programma, e io ho accettato di buon grado! Per me è stata una grande fortuna essere accolto in una band come questa, fatta di persone splendide e soprattutto di grandissimi professionisti.

In questo periodo sei stato impegnato nella realizzazione di un dvd unplugged del vocalist Oliver Hartmann, cosa puoi raccontarmi?

E' stata un'esperienza tanto formativa quanto divertente! L'idea dell'unplugged è nata dal tour che abbiamo fatto nell'estate 2007 come supporter dei The Hooters. In occasione di quel tour abbiamo, infatti, deciso di preparare una breve setlist acustica, rinunciando all'energia delle chitarre elettriche e alle sequenze. Il pubblico ha talmente gradito queste nuove versioni che l'idea di fissarle su un disco è venuta da sé. Poi abbiamo pensato che dopo due studio album e 5 anni di attività, un DVD fosse il formato più naturale e valido per celebrare gli sforzi della band. Alla realizzazione hanno partecipato anche tre coriste d'eccezione: Kolinda Brozovic (corista della pop-star tedesca Joana Zimmer), Tiffany Kirkland (che ha partecipato anche all'album “Home”) e Ina Morgan. Le riprese sono state effettuate durante 2 serate consecutive al Pegasus Theater di Bensheim. Il DVD è uscito ufficialmente il 15 Marzo ed è disponibile per ora attraverso l'on-line shop del sito www.oliverhartmann.com , ma sarà presto distribuito anche nei negozi.

Suoni in diverse band tra cui i Khymera, Twinspirits , Hartmann e altre collaborazioni che rivelano un ampio campo di applicazioni e di espressioni. Che ne dici di iniziare a parlare del nuovo progetto con i Twinspirits?

I Twinspirits sono nati nel 2004, dall'idea mia e di Daniele Liverani di formare una vera band dopo anni di studio-projects. Dopo aver iniziato una collaborazione nel 2003 con Tommy Ermolli, all'epoca tredicenne e vero prodigio chitarristico, abbiamo reclutato Alberto Rigoni (all'epoca bassista della Dream Theater tribute band “Ascra”) al basso e abbiamo iniziato a lavorare ad alcuni brani composti da Daniele. La direzione della band è stata fin da subito quella di proporre un genere progressive che fosse accessibile anche ai “non-fanatici”, con uno spirito rockeggiante e decisamente orecchiabile. La voce di Søren “Nico” Adamsen, con la sua versatilità, ci ha poi permesso di spaziare di brano in brano dalle atmosfere più soft delle ballad a quelle decisamente “cattive”, mantenendo però un sound abbastanza caratteristico. Il disco di debutto “The Music That Will Heal The World” è stato accolto in maniera interessata dalla critica: abbiamo ottenuto recensioni molto contrastanti, alcuni ascoltatori entusiasti e altri decisamente inorriditi, e questo credo sia il prezzo da pagare quando si propone qualcosa che in qualche modo suona “nuovo”. Stiamo attualmente lavorando al secondo album che dovrebbe vedere la luce nel 2009.

Per quanto riguarda la mia tendenza a suonare “di tutto”, posso dirti tranquillamente che è una forte necessità che avverto come musicista e artista. Ho sempre avuto dei gusti musicali molto ampi e anche come musicista mi piace mantenere questa attitudine “open minded”: mi aiuta ad avere sempre nuovi stimoli e ad arricchire il mio bagaglio tecnico e musicale.

 

Sicuramente dal vivo il musicista esprime meglio la sua musicalità e vitalità, tu preferisci lavorare in studio o suonare dal vivo?

Sicuramente suonare dal vivo! Ma mi spiego per non sembrare superficiale… Registrare un disco è sempre una forte emozione, sai che stai fissando qualcosa che rimarrà praticamente in eterno e sai che devi dare il massimo perché quello che offri potrà essere ascoltato, riascoltato e analizzato nei minimi particolari, quindi ogni imprecisione diventerà parte dell'opera e non potrà più essere modificata. Allo stesso tempo devi riuscire a trasmettere con i soli suoni una serie di messaggi che fanno parte del brano e del disco che stai registrando: una bella responsabilità e sicuramente uno degli aspetti più avvincenti dell'attività di registrazione. Suonare dal vivo significa “dare tutto” in poco più di un'ora di show. Significa che devi riuscire a lasciare un'impronta indelebile nella memoria degli spettatori ma hai a disposizione solo un tentativo. E devi veramente concedere tutto quello che puoi per trasmettere a chi ti guarda le tue emozioni. Non basta suonare in maniera impeccabile ogni brano, bisogna “far vedere” che stai vivendo un momento prezioso e che lo vuoi condividere con ognuno degli spettatori. Dev'esserci sempre qualcosa “in più” che giustifichi l'esibizione live, una componente visiva ed emozionale che non è possibile inserire in una registrazione e deve spingere la gente a venire al concerto. Per questo secondo me suonare dal vivo è la massima realizzazione di un musicista. 

Suoni in nazioni diverse, durante i tuoi tour. Qual'è la differenza tra il pubblico dei vari posti dove hai suonato? Non solo da nazione a nazione, ma anche con le varie bands con cui hai suonato.

Le differenze sono tante e a volte sconcertanti! Recentemente ho terminato un breve tour italiano con i Twinspirits, suonando in diversi locali sia al nord sia al sud. Il pubblico dei Twinspirits è un pubblico di appassionati del genere, spesso musicisti, gente che viene al concerto e ti fa una recensione tecnica dettagliata il giorno dopo su un forum, annotando ogni dettaglio, ogni imperfezione e addirittura marche e modelli della strumentazione utilizzata. Da una parte è un po' “stressante” se vuoi, sapere di essere sotto analisi per due ore, dall'altra però sai che chi ti ascolta così attentamente saprà anche godere del livello tecnico di ciò che proponi. Il pubblico di Hartmann invece è meno fanatico, viene ai concerti per ascoltarsi della buona musica e magari bere una birra, cantano e seguono la serata cercando di partecipare attivamente. Al di là di questo, parlando di differenze culturali, ho notato che purtroppo in Italia la cultura della musica live sta tristemente scemando, e non per colpa di chi la propone ma soprattutto di chi dovrebbe pretenderla. In Germania ad esempio non esiste una festa senza musica live, i DJ compaiono solo dopo le 2 di notte per chiudere la serata. E la gente partecipa sempre e in massa agli eventi live, al chiuso o all'aperto, col sole o sotto il diluvio. In Italia è diventata durissima attirare gente ai concerti, la gente va solo dove “c'è gente”, i locali ti fanno suonare solo se “porti gente” e il cane si morde inesorabilmente la coda.

Verissimo, purtroppo c'è poco cultura musicale da noi e la musica è considerato solo come un punto a favore del music business. Secondo te un ragazzo che cresce musicalmente in Italia è “obbligato” a prendere spunti dall'estero?

Nessuno è obbligato, ma col senno di poi lo consiglierei vivamente. Non si tratta di voler essere esterofili o di rinnegare le proprie origini e la propria cultura, ma di arricchirsi cercando anche punti di vista diversi da quelli offerti dal proprio paese. Musicalmente parlando l'Italia è un ottimo paese per studiare e suonare, ma manca totalmente il concetto di “musicista” come figura professionale, con tutto ciò che ne deriva.

Come consideri la scena discografica italiana? E' difficile potersi affermare? All'estero è più facile?

Ricollegandomi alla risposta precedente credo che, al di là del discorso discografico, la professione del musicista in Italia attualmente non sia contemplata, se non per quei pochi eletti che possono vantare collaborazioni con i grandi artisti. Di conseguenza è veramente dura riuscire ad affermarsi, perché se il successo non arriva rapidamente, si è costretti a mollare la presa per dedicarsi ad un impiego remunerato. All'estero esistono i “musicisti” e sono considerati e tutelati al pari di tutti gli altri lavoratori, insegnano, suonano, registrano e si guadagnano da vivere. A questo si ricollega ovviamente anche il discorso che facevamo poco fa sulla musica live.

Quali ritieni siano le tue maggiori doti o qualità, musicalmente parlando?

Faccio sempre molta fatica a parlare di me stesso in questo senso, lascio volentieri la parola a chi mi ascolta e chi mi guarda. ;) Posso dirti però che sono contento di essere “open minded” e di non essermi soffermato su un solo genere musicale: credo che questo abbia portato un notevole valore aggiunto al mio profilo di musicista.

Quali sono i tuoi punti di riferimento dal punto di vista strumentale?

Sicuramente in prima fila abbiamo i batteristi. Uno su tutti, Deen Castronovo (Bad English, Cacophony, Steve Vai, Ozzy Osbourne, G//z/r, Journey), granitico e virtuoso, potente ed espressivo. Lo adoro! Poi tanti altri, ovviamente…da Bonzo Bonham a Paice, da Portnoy a Haake (Meshuggah), e ovviamente i grandissimi Porcaro, Colaiuta e Gadd. Cerco di prendere spunti diversi da ognuno di loro. Ci sono poi altri artisti che seguo da sempre e che in un modo o nell'altro hanno influenzato il mio stile: Michael Jackson, Stevie Wonder, i Beatles…dischi che hanno suonato per anni e anni nel mio stereo e che rimangono indelebili.

Qual è il tuo modello preferito di batteria e perché?

Uso solitamente batterie DW, mi piace come suonano e come si possono adattare ai generi più disparati. Non sono comunque “fissato” con le marche in generale, credo che la maggior parte dei grandi produttori al giorno d'oggi producano strumenti professionali di grandissima qualità. E' solo una questione di gusti personali. Uso piatti Paiste, sempre per lo stesso motivo, e bacchette Vic Firth. Colgo l'occasione per ringraziare queste due ditte per l'immenso supporto che mi danno da quasi 5 anni.

Qual è stato il commento che hai letto o sentito in giro che ti è piaciuto di più riguardo al tuo modo di suonare?

Uno dei commenti che ho recentemente letto appartiene a Christian Meyer, batterista degli Elio e le storie tese, che ha detto “Dario suona metal da paura, con personalità e musicalità”. Detto da un professionista come lui e soprattutto da un non-proprio-estimatore del genere, mi ha veramente fatto molto piacere!

Che importanza dai alla tecnica nella musica? E' più importante o meno della creatività?

La tecnica del musicista è paragonabile alla tavolozza dei colori del pittore. Senza colori un quadro è sempre meno espressivo e dettagliato, ma se hai 64 colori e niente da dipingere la tela rimane bianca. Con questo intendo dire che la tecnica è indispensabile per permettere al musicista di trasmettere il suo messaggio e svolgere la sua funzione in un brano, ma solo quando è al servizio della creatività. Quando la tecnica prende il sopravvento diventa un'autocelebrazione inutile e poco fruibile.

Quali credi siano le qualità che un buon batterista debba avere? Cosa ritieni fondamentale nel bagaglio tecnico di un buon batterista?

La qualità indispensabile è “ricordarsi di essere un musicista”, quindi di “fare musica”. Questo significa saper analizzare il contesto musicale in cui si sta suonando e inserirsi in maniera sensata, apportando qualcosa in più ma senza esibizionismo. Parlando di rock e metal, credo che siano i generi nei quali la batteria ha un ruolo abbastanza di primo piano da non dover per forza “farsi spazio” con virtuosismi o solismi inutili. Credo quindi che oltre ad un bagaglio tecnico “canonico” della batteria (postura, rudimenti, lettura…) sia importante fare tante esperienze di gruppo: suonare con altri musicisti permette di avere un confronto diretto con altri punti di vista e aggiungere qualcosa di “nuovo” al proprio stile.

Quali sono i generi musicali che più segui e da cui trai ispirazione?

Come dicevo, sono molto open-minded! ;)

Scorrendo la lista degli artisti nel mio iPod puoi trovare nella stessa playlist Led Zeppelin, Meshuggah, Pain Of Salvation, Eva Cassidy, Dream Theater, Chemical Brothers, Ivan Graziani, Stevie Wonder, Fear Factory e Beatles! Diciamo che sono nato negli anni 80, con i vinili dei Beatles e Guccini e le cassette di Tina Turner e Joe Cocker, sono cresciuto negli anni 90 a suon di Guns'n'Roses e Nirvana per poi approdare al prog-metal di stampo Dream Theater e Fates Warning. Tutti questi generi mi hanno lasciato qualcosa.

Credo che ognuno di noi, per un motivo o un altro sia più legato ad una canzone piuttosto che un'altra; a quale sei più affezionato e perchè?

Se parliamo di canzoni in generale, potrei fartene un elenco infinito. Dirò “Take The Time” dei Dream Theater perché è stata responsabile della mia folgorazione per il progressive metal. Se invece intendi un brano suonato da me, direi “I die” dal terzo episodio della Genius Rock Opera: un brano stupendo, il momento di massimo pathos dell'opera e il mio cantante preferito (Daniel Gildenlöw) in una prestazione da brividi.

Cosa pensi di MySpace? Si vede crescere la popolarità di molte band proprio grazie a questa grandissima community...

Penso che sia una vera e propria droga! Hahahahh!!! No, parlando seriamente, credo che tutte le virtual community stiano davvero cambiando il concetto di networking e promozione musicale. E' diventato facilissimo conoscere nuovi musicisti, tutti hanno la stessa visibilità e tutti possono far sentire quello che hanno da proporre. Questo potrebbe essere il punto di svolta per tornare alla vera meritocrazia musicale! ;)

Vorrei chiederti qualcosa su il free downloading; reputi che sia un'opportunità o, piuttosto, un danno per una band?

E' un danno per chi vendeva i dischi e una manna per chi non riusciva a farsi sentire. Basta vedere l'esempio delle tantissime band che sono venute alla ribalta dopo aver diffuso brani o video attraverso la rete…probabilmente se avessero tentato la via “canonica”, ovvero pubblicare un disco con un'etichetta discografica in grado di promuoverlo su larga scala, sarebbero ancora sconosciuti. L'altro lato della medaglia mostra però che purtroppo anche chi riesce a pubblicare un disco poi fa molta fatica a venderlo, nonostante la promozione avvenga anche attraverso questi nuovi canali, e l'aspetto economico diventa un fattore limitante.

Cosa fai, quando non c'è un tour o un lavoro in studio?

Cerco di mantenermi allenato sullo strumento, fisicamente e mentalmente. Ascolto tantissima musica, insegno batteria privatamente, produco loghi e artwork per cd…e ovviamente passo ore ed ore a fare “networking” per gestire gli impegni e mantenere i contatti. Appena gli impegni e le finanze me lo permettono, viaggio!

Quali altri progetti sono "in cantiere"?

Ce ne sono diversi in effetti! Oltre a Twinspirits e Hartmann, di cui abbiamo parlato, sono recentemente entrato a far parte degli empYrios, band del chitarrista riminese Simone Mularoni (DGM). Abbiamo appena registrato il secondo album della band che si chiamerà “The Glorious Sickness” e vedrà la luce probabilmente entro l'estate 2008 grazie a Scarlet Records. Il genere è un mix di Fear Factory, Symphony X, e Meshuggah. A Maggio uscirà invece per Lion Music l'album “First Touch”, debutto solista del cantautore greco John Jeff Touch, su cui ho suonato alcuni brani. Per chi fosse curioso e volesse maggiori informazioni riguardo ai progetti attuali e futuri, il mio sito www.dariociccioni.net riporta news aggiornate almeno ogni due mesi (…ci provo!).

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Volentieri!! Ai fedelissimi che hanno avuto la pazienza di leggere tutto il papiro!! Spero di vedervi presto da qualche parte e di poter raggiungere la vostra città con un po' di sano rock!! ;)

Bene, non resta che ringraziarti per il tempo che mi hai concesso e spero di vederti presto sui palchi di Milano!

 

 

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